• Terapia acustica

Si, sana e ritemprante terapia musicale.

Album fondamentale, un’ora di Jungle e DnB concepita, curata e rifinita con assoluta classe.

E con una serie di collaborazioni che rendono il tutto degno di essere annoverato tra i migliori lavori del periodo, senza che possano essere ammesse repliche di alcun genere.

Goldie, Grooverider, MC Conrad, Ronny Jordan, Tracey Thorn…

E poi regista delle operazioni: lui, il britannico Adam Fenton, in arte Adam F.

Regista che, all’epoca, aveva solamente 25 anni ma era già bello che consolidato come DJ attento e meticoloso nella produzione discografica.

Colours esce nel 1997 ed ottiene subito apprezzamenti presso gli appassionati e riconoscimenti da parte della critica.

11 tracce, un sound omogeneo e spazioso, un paio di capolavori (Circles su tutti) e nessun pezzo che sia messo lì per riempire vuoti esistenziali, come spesso accade, in particolare nei CD di musica elettronica.

No, qui ogni cosa è al posto giusto.

Parecchi addetti ai lavori tendono ad inserire Colours tra i più riusciti album di jezzstep, alias una coinvolgente mistura tra elettronica e jazz strumentale.

In effetti i reverberi jazzati non mancano di certo.

E il senso di raffinatezza rilasciato da diverse composizioni dopo l’ascolto, beh, riporta davvero ad un certo immaginario jazz, seppur più soffuso che notturno, forse addirittura sussurrato, in determinati frangenti.

Un beat furioso eppure mai fuori le riga, un ritmo forsennato quanto “organizzato”, un basso giamaicante ed elegante e quel tocco di purissimo stile, da deus ex machina, che a me ricorda il malefico geniaccio di Herbie Hancock.

Nulla di sobrio, ma neppure nulla di scomposto.

L’equilibrio regna sovrano, nel sound come nel movimento.

The Tree Knows Everything, con la suadente voce degli EBTG, rappresenta un viaggio nel soul, sensuale e vellutato, accompagnato egregiamente da una tastiera mai invasiva e preponderante.

Music in My Mind è ipnotico, come da titolo, penetrante, inglobante, rassicurante.

Aromatherapy, unitamente a Jaxx, è un manifesto jungle: di quella buona, va detto.

Dirty Harry vira verso il funk, che invero è presente in vari momenti dell’intero ensemble.

Metropolis, come il singolo che da il titolo all’album, non si batte.

Si ascolta in rigoroso silenzio, con accompagnamento a scelta, e basta.

Tutto il rimanente è altrettanto di livello: musicisti -si, musicisti e non suonatori session di passaggio o miscelatori di carburante tecno- fenomenali e produzione estremamente professionale, va ribadito.

L’etichetta non è la classica indipendente senza fondi e dietro di essa gira gente che sa il fatto suo.

Il risultato finale altro non è che una conseguenza naturale di ciò.

Adam F ha spesso raccontato di aver ideato e composto Colours ispirandosi ad artisti diversi tra loro, talvolta pure di molto, con il mirino puntato sul desiderio di unire, creare, scomporre e rigenerare, riuscire a dimensionare le emozioni vissute in alcune serate di jungle e DnB in una maniera che suonasse omogenea e, nel contempo, non alienante, discontinua, scocciante.

Vissuto ed immaginato in notturna, quindi.

E Colours si presenta e si racconta esattamente così, vivo e notturno.

Un classico che il tempo non deteriora, anzi.

1997, il prossimo millennio.

Adam F – Colours: 8

V74

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