• Alter ego

La rima c’è.
Platini-Genghini, citati entrambi con la i finale accentata alla francese anziché la penultima prunuciata all’italiana, come sarebbe da regola.
E vabbè, tralasciamo.
Anzi: tralasciamô, giusto per.
Entrambi di chiare origini italiane, entrambi calciatori di sicuro talento, entrambi Nazionali Francesi.
In carriera si sono intrecciati spesso, tra l’altro.

Differenze?
Parecchie.
Una, fondamentale: Platini è stato un autentico fuoriclasse, per quanto simpatico come un Mars sciolto nelle mutande durante la controra ferragostana in quel di Lampedusa.
L’altro, decisamente più alla mano, è stato un prospetto di ottimo livello, ricco di classe ma spesso altalenante.

Bernard Genghini: proprio un tipo da approfondire, ecco.

Soultz-Haut-Rhin, zona di vigneti e buon cibo dalle parti di Mulhouse, territorio francese che interseca il confine tedesco e quello francese.
Qui nasce Bernard Genghini, nel 1958.
Non ha ancora quindici anni quando viene notato da uno di quei tanti signori anzianotti che si mescolano tra il pubblico delle partitelle dando l’impressione di essere appassionati di Calcio che si godono la pensione.
E tali sono, in realtà.
Qualcuno di loro, però, ha occhio e competenza per andare oltre.

Il signore in questione lavora per il Football Club Sochaux-Montbéliard, noto più semplicemente come Sochaux, connesso visceralmente alla casa automobilistica Peugeot.
Bernard viene invitato per uno stage nel nuovissimo centro di formazione della società e se la cava benino.
Un paio di settimane più tardi una selezione giovanile dei lionceaux, come vengono chiamati i calciatori gialloblu, deve incontrare i pari età del Guebwiller, il piccolo club che detiene il cartelllino di Genghini.
Quest’ultimo capisce che la gara in questione sarà il vero banco di prova per decretarne l’ammissione all’Accademia Sportiva del Sochaux e sforna una prestazione monstre, con una quadripletta a corredo di tutta una serie di giocate spettacolari.

L’affare va in porto prima che Bernard finisca di fare la doccia, a fine partita.
Un triennio di crescita ed il ragazzo viene lanciato nella mischia. appena maggiorenne.
L’FCSM, dopo essersi salvato per un soffio dalla retrocessione dodici mesi prima, nell’ultima stagione è giusto terzo, Division 1 di Francia.
Nel torneo d’esordio di Bernard la squadra chiude a metà classifica.
Dove si stabilizzerà per qualche annata, per poi arrivare secondo dietro il Nantes scudettato, nel 1980, e terzo nel 1982.

Risultati importanti, ottenuti soprattutto grazie al buon Genghini, trascinatore e bomber dei suoi.
Infatti, pur giocando da trequartista, segna parecchie reti ed entra di frequente nella graduatoria dei cannonieri.

Si impone sulla scena transalpina e non solo.
Diretta conseguenza di tutto ciò è la convocazione nella Under 21 dei Blues, dalla quale agli inizi degli anni ottanta il suddetto spicca il volo per la Nazionale Maggiore.

La Francia non si qualifica per l’Europeo in Italia del 1980, quindi concentra tutte le energie sul Mondiale del 1982, in Spagna.
Il C.T. Hidalgo si inventa un modulo alquanto offensivo, pur di non lasciar fuori nessuna delle sue stelle: Platini, Giresse, Genghini e Tigana.
«Le Carré Magique », il quadrato magico.
Una sorta di rombo con quattro mezzali, per certi versi antesignano di quel che sarà, più avanti, il modulo ad “albero di Natale”.

Per essere precisi Hidalgo schiera Platini più avanzato, chiede a Genghini a sinistra ed a Giresse a destra di dare una mano in fase di ripiegamento e imposta Tigana come diga dinanzi alla difesa.
Un quadrilatero di puro talento e grande fantasia, sbilanciato di per sé quanto sbilanciante pure per gli avversari.
Il cosiddetto “calcio champagne” che conquista tifosi ed addetti ai lavori e porta la Francia sul podio della kermesse intercontinentale.
I galletti in verità finiscono quarti, sconfitti dalla Polonia nella finalina di consolazione.
La semifinale con i tedeschi è sfortunata, bisogna dirlo.
Tornati in patria, i giocatori ricevono un’accoglienza affettuosa: il popolo ha gradito lo spettacolo e anche la critica, per una volta, è d’accordo.

Genghini disputa un ottimo Mondiale, con un paio di gol su punizione che contribuiscono alla causa e ne evidenziano le doti balistiche, peraltro già mostrate in altre occasioni.
Come nella Coppa Uefa del 1980, quando riuscì a portare il Sochaux sino alle semifinali, fermato soltanto dagli olandesi dell’AZ di Alkmaar.

L’ottimo centrocampista Philippe Anziani, il prolifico attaccante Yannick Stopyra, il promettente guardiapali Joël Bats.
La squadra è sicuramente di valore, ma inizia pian piano ad essere smantellata, per ragioni di budget.
Ed il primo a salutare la compagnia è proprio Bernard, il suo miglior elemento: l’ambizioso Saint-Etienne di Robert Herbin, dopo aver ceduto Platini alla Juventus, sceglie proprio Genghini per sostituirlo.

Uno scandalo finanziario scoppia dopo il mondiale di Spagna ed investe la società del presidente Rocher, che finisce addirittura dietro le sbarre.
La squadra ne risente e chiude il torneo a metà classifica.
Bernard è tra i migliori, della rosa.
Per questioni economiche deve però essere ceduto e ad accaparrarsi le sue prestazioni è il Monaco.

Nel Principato resta per un triennio, imponendosi come uno dei migliori elementi del team.
Lo raggiunge presto il suo amico Anziani ed insieme al portiere Ettori, ai difensori Amoros, Le Roux e Stojković, ai centrocampisti Bravo e Puel ed alla punta Bellone costituiscono l’ossatura di una compagine che sfiora la vittoria in campionato nel 1984, allorquando giunge a pari merito col Bordeaux ma risulta secondo per la differenza reti.
La beffa è doppia perché i monegaschi perdono pure la Coppa di Francia, ai supplementari contro il Metz.
Nei successivi tornei il Monaco finisce dapprima terzo, poi nono.
E non replica in Coppa l’ottimo percorso di cui sopra.

Durante il periodo in maglia biancorossa Genghini vince il più importante trofeo della sua carriera.
Lo fa con la maglia della Nazionale trionfando agli Europei del 1984, giocati in casa.

Hidalgo lo prende da parte poco prima della competizione spigandogli che per ragioni di equilibrio tattico è intenzionato a mettere da parte “il quadrato magico” ed inserire Luis Fernández, centrocampista di gamba e sostanza, al fianco di Tigana.
Giresse e Platini sono inamovibili, mentre lui potrebbe agire sulla fascia, più in avanti.
Bernard ci resta male, come logico che sia, ma apprezza la sincerità di Hidalgo, replica che non se la sente di snaturare il proprio gioco e garantisce di essere a completa disposizione del tecnico e del gruppo, senza alcun problema.
Un discorso maturo, sensato, responsabile.
Bernard gioca poco, ma la sua presenza concorre al successo dei Blues che sull’onda della vittoria europea partono con i favori del pronostico nel mondiale messicano del 1986.
I transalpini ancora una volta si fermano in semifinale, contro la Germania Ovest.
Stavolta però sul podio ci vanno davvero, battendo la Polonia nella finale per il terzo posto, dove Genghini -fino a quel momento riserva/spettatore- porta in vantaggio i suoi al supplementare ed è quindi decisivo nel 4-2 che decreta la vittoria della Francia e, di fatto, chiude l’avventura di Bernard con la divisa dei Galletti.
Poco meno di una trentina di gettoni, spesi tutti con attaccamento e orgoglio.

Al ritorno dal Messico il Monaco mette Genghini sul mercato.
Voglia di rifondare, dopo un’annata molto deludente.
Le offerte non mancano e Bernard opta per un trasferimento all’estero.
Si fa per dire, in verità.
Ginevra è a due passi da casa e si parla francese.
Il Servette. club di grande tradizione nel campionato elvetico, prende il bomber danese John Eriksen dal Feyenoord e gli mette Bernard alle sue spalle per ispirarne la vena.
Il progetto è teoricamente intrigante, ma fallisce dopo pochi mesi.
Il francese, corteggiato da tempo dagli svizzeri, non si è ambientato come avrebbe voluto ed ha voglia di tornare in Division 1.
Flirta col Bordeaux del vulcanico presidente Claude Bez, che in patria duella per il primato con l’ Olympique di Marsiglia dell’altrettanto focoso Bernard Tapie ed in Europa ambisce ad arrivare sino in fondo nelle varie competizioni.
Poi, a sorpresa, firma proprio per l’OM e nel mercato invernale lascia Ginevra.

A Marsiglia paga la concorrenza di Giresse, di quel mattoide di Blaz Sliskovic e poi di Abédi Pelé.
Al primo anno in Provenza lo “scudetto” lo vince il Bordeaux (che batte l’OM anche nella finale di Coppa di Francia), al secondo festeggia il Monaco.
Un segno del destino.

A fine stagione il Marsiglia dà il benservito al giocatore, che firma per il Bordeaux.
Ovviamente l’OM diventa campione (e vince pure la Coppa di Francia), pure perché con i girondini Bernard Genghini non si vede praticamente mai.
Una serie infinita di infortuni pone fine alla sua avventura sulle rive della Garonna e, di conseguenza, alla sua carriera di calciatore.
Una fine poco spettacolare, per il piccolo Platini.

Un elemento di grande classe ed estro, con un sinistro magico e la capacità di calciare da fermo con forza e precisione.
Trequartista/mezzala dalla tecnica sopraffina.
Dribbling ubriacante e finte di corpo che spediscono in tribuna i suoi avversari.
Dotato di un’ottima visione di gioco, Bernard Genghini nel tempo ha saputo esprimersi con generosità e capacità di adattamento per il bene della squadra, nonostante le sue caratteristiche potessero issarlo su un piedistallo, rispetto alla maggior parte dei suoi compagni.

Appesi gli scarpini al chiodo si è dedicato alla famiglia.
Suo figlio, dopo un promettente inizio di carriera, si diverte nelle serie minori.
Il padre invece ha allenato il Mulhouse, dopo di che è tornato all’ovile occupandosi del settore giovanile del Sochaux, guidando pure la prima squadra per un breve periodo, lavorando come direttore sportivo, osservatore, vice-allenatore e responsabile della formazione.
Negli ultimi anni ha presieduto e coordinato una piccola società calcistica in Alsazia.
Interviene spesso in tv con simpatia, competenza e spontaneità.
I tifosi francesi lo ricordano sempre con particolare affetto.

Ha vinto abbastanza e in alcuni frangenti è mancata un pizzico di fortuna -e forse di continuità- per andare ancora oltre.

L’Europeo del 1984, il mitico Mondiale del 1986, quello sfiziosissimo baffo vintage.
Non poteva non piacermi.

Sognava Cruyff, ricordava Platini.
Ma era Bernard Genghini.
Un gran bel giocatore, senza alcun dubbio.

V74

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