• Cuore e Tecnica

Il campionato francese spesso è noioso.
Vive di cicli, ma non è il solo.
La seconda serie mi ha sempre intrigato più della prima per ragioni geografiche, oserei dire “turistiche”: lo sfizio di scoprire città nuove, piccoline, a misura d’uomo, da visitare restandone ammirati per particolari unici e meno conclamati rispetto alle solite mete, altrettanto valide, proposte dalle guide.
La Ligue 1 mi attraeva molto in passato e per questo, quando posso, mi diverto a rivedere filmati d’archivio e vecchie gare, oppure leggere biografie ed avventure inerenti ai protagonisti del tempo, in particolar modo degli anni 70, 80 e 90.

Nel Calcio ho iniziato prestissimo a scoprire, per così dire: una passione nata in età insospettabile e, nonostante tutto, ancora vivida.
Bello il vintage, pure oltre la memoria a disposizione, per saperne sempre di più.

E da questi lontani ricordi ed immagini rétro spuntano parecchi francesi.
In una concorrenza spietata, perché nei decenni passati di calciatori importanti i cugini ne hanno tirati fuori a bizzeffe, spunta lui, Monsieur Lacombe.

La ragione fondamentale della menzione è che Bernard Lacombe è stato un giocatore forte, generoso, combattivo, con una dote rara, ancor di più ai nostri giorni: ovvero la capacità di mettersi al servizio della squadra, in ogni istante della gara, della stagione, della carriera.
Farlo da bomber, cioè da una delle punte di diamante del proprio team, lo rende ancor più grande ai miei occhi.
E non solo ai miei.

Bernard Lacombe nasce a Lione nel 1952.
Ferragosto, segno zodiacale del Leone.
Per chi segue gli oroscopi dovrebbe essere un tipo deciso, dinamico, passionale, con un carattere da leader, voglioso di raggiungere i risultati prefissati.
Talvolta testardo e non sempre collaborativo, se le cose non sono come vorrebbe che fossero.
Ogni tanto ci beccano, eh.

Dal punto di vista sportivo Lacombe è il giocatore francese ad aver segnato il maggior numero di reti nel proprio campionato, ben 255, superato poi nel computo totale soltanto dall’italo-argentino Onnis, fermatosi alla soglia dei 300.

Numeri da primato, eppure sul web non si parla tantissimo di lui, probabilmente per il corposo numero di fuoriclasse del periodo.

Centravanti classico ma capace di agire da punta di manovra, di muoversi su tutto l’arco dell’attacco, di giocare di sponda, di aprire varchi per i compagni e dialogare con gli altri elementi del reparto offensivo, nonché di lanciarsi negli spazi e andare a fare l’ala pura e/o il rifinitore.
Tante reti, tanti assist e tanti gol dei centrocampisti che agivano dietro di lui, a dimostrazione della bontà del suo operato.
Piccolino, un capello oltre il metro e settanta, eppure dotato di un ottimo stacco di testa, figlio più che altro di un tempismo studiato, di una precisione nell’elevazione e nel capire il momento esatto nel quale staccarsi da terra.
Notevole pure la sua rapacità in area di rigore, la potenza del sinistro e la precisione del destro.
Caparbio, indomito e tenace, Bernard tornava spesso fino a metà campo per ripiegare e aiutare i compagni e col suo dribbling secco creava di frequente superiorità numerica.
Non aveva difetti gravi, dal punto di vista calcistico.
Possedeva una buona reattività agli infortuni, peraltro raramente gravi, e volendo trovare un limite a tutti i costi, tendeva a dare tutto anche quando forse sarebbe stato meglio dosarsi, risparmiarsi, allentare la tensione.
Un limite-pregio, se vogliamo.

Da giovane gli inizi furono proprio sotto casa, nel vivaio dell’Olympique Lione, dove arrivò ad esordire nel 1969 sotto lo sguardo attento dell’idolo Di Nallo, prolofico attaccante della compagine del Rodano.

Cinque gare ed una rete nella prima stagione, poi tre sole presenze senza realizzazioni nella seconda, unica in carriera dove resta all’asciutto.

Da lì in poi, il delirio.
Un leone a Lione, Lacombe diventa uno spietato cobra dell’area di rigore, con le sette annate successive che lo vedono sempre in doppia cifra in campionato, spesso oltre i 20, raramente sotto i 15 e solamente in un caso sotto la decina, nel 1975/76, a causa dello scarso numero di gare disputate e di una stagione balorda culminata in una salvezza ottenuta all’ultimo respiro ed in una finale di Coppa di Francia raggiunta col contributo decisivo dello stesso attaccante e persa malamente col Marsiglia.

A Lione, nelle complessive nove stagioni disputate, Lacombe offre una ragguardevole continuità di rendimento, come detto, vincendo una Coppa di Francia nel 1973 e la Supercoppa Nazionale pochi mesi dopo, in entrambi i casi contro il Nantes ed in entrambe le occasioni con la sua firma a suggellare i trionfi.

In quegli anni si segna parecchio, in Francia: per un periodo la Lega ha stabilito un bonus di punti -in aggiunta agli abituali- per le squadre che fossero riuscite a segnare oltre tre reti in gara.
Poi si è tornati alle abitudini classiche, ma l’attitudine a cercare la porta avversaria piuttosto che proteggere la difesa è rimasta dentro a parecchi tecnici transalpini.

Verso la fine del decennio il Lione inizia a manifestare qualche problema di carattere economico.
Bisogna cedere qualcuno per recuperare moneta sonante e Lacombe è uno dei giocatori dei “Les Gones”, (i piccoletti, come vengono definiti i lionesi nel dialetto locale) con maggiore appeal sul mercato.
Ci sarebbe anche Serge Chiesa, funambolico centrocampista col vizio del gol che con Bernard ha una magnifica intesa, ma la punta è più giovane e, di conseguenza, più sacrificabile al fine di ottenere bei soldoni.

Le grandi di Francia si contendono per qualche settimana il cartellino del ragazzo a suon di offerte: a spuntarla nell’asta è il club più titolato d’oltralpe, il Saint-Etienne di Robert Herbin, bandiera del club da giocatore ed ora allenatore dei verdi che solo pochi anni prima hanno sfiorato la vittoria della Coppa dei Campioni e che però da un paio di anni a questa parte non riescono a rientrare nelle zone che contano in graduatoria.
Nella Loira Lacombe disputa un buon torneo, conclusosi con un secondo posto a pari merito col Nantes e a due punti dallo Strasburgo, vincitore.
Il giocatore segna una quindicina di gol e contribuisce all’esplosione di Rocheteau, talentuosa ala con buon fiuto della rete che per la prima ed unica volta in carriera supera le venti marcature stagionali.
A dimostrazione, ancora una volta, delle doti di valorizzatore di Bernard, in grado di far esprimere al meglio tutti coloro che gravitano nei suoi dintorni.
A fine anno i verdi sono pronti a ripartire e l’intenzione della società è quella di rafforzare la rosa con qualche innesto in difesa e a centrocampo.
L’attacco funziona bene e, da qualche anno, la proprietà è disposta ad investire parecchio, al contrario delle abitudini del passato che vedevano il settore giovanile come maggior serbatoio di acquisizione.
All’inizio dell’estate il tecnico Herbin ha però un’intuizione: vorrebbe provare a giocare con tre punte pure e desidererebbe avere a disposizione Rep, tecnica e veloce ala olandese, voglioso di lasciare il Bastia, di recente finalista in Coppa Uefa, e trasferirsi in un team ancora più ambizioso, seguendo il medesimo percorso effettuato pochi anni prima dal compagno Zimako, finito proprio al Saint-Etienne.
Schierare Rocheteau come punta centrale tra i due laterali offensivi ed invertirli spesso a gara in corso per mettere in difficoltà le retroguardie avversarie è il progetto di Herbin e l’idea si tramuta presto in realtà.

A Lacombe viene prospettata la possibilità di essere la prima alternativa in avanti, pronto a subentrare in caso di bisogno e a far prendere fiato ai compagni durante una stagione ricca di impegni e che i verdi vogliono giocarsi nel migliore dei modi in campionato e in Europa.
E per rafforzare ulteriormente il concetto e la rosa la dirigenza ingaggia anche il fenomenale Platini, centrocampista ma, di fatto, attaccante aggiunto.
Per Lacombe gli spazi iniziano veramente a ridursi e lui stesso è dell’idea che per rendere al meglio debba sentire fiducia intorno a sé, oltre che giocare con continuità.
Valigie fatte e via, direzione Bordeaux.

La scelta si rivela azzeccata per tutti, quantomeno sul breve: infatti il Saint-Etienne tornerà a primeggiare in patria nell’arco di un biennio, per poi piombare nel baratro della seconda serie a causa di uno scandalo economico che coinvolgerà la dirigenza locale, mentre nella città dell’Aquitania Bernard si sentirà subito a proprio agio dal punto di vista umano ed otterrà grandi soddisfazioni professionalmente parlando, nel tempo, sebbene gli inizi siano poco promettenti.

Prima annata poco redditizia, difatti.
Numeri nella media e qualcuno inizia a sospettare che il calciatore, lontano da Lione, non riesca ad esprimersi al massimo delle potenzialità.
Il vulcanico Presidente Bez è però certo che Bernard sia un elemento di spicco e continua, imperterrito, ad investire per rafforzare l’organico.
Ingaggia l’allenatore Jacquet dal Lione, poi man mano costruisce un gruppo molto valido di calciatori comprendente gente come Giresse, Tigana, Tresor, Fernandez ed altri ancora, un’ossatura solida e con pochi e mirati cambiamenti che, anno dopo anno, finirà per aprire un ciclo nella città vinicola.

Ben tre campionati francesi vinti, due Coppe di Francia ed una Supercoppa Nazionale, il bilancio di Lacombe con i Girondins.
Quasi sempre da protagonista e con un rendimento eccellente, gol come se piovesse e prestazioni generose fino allo sfinimento.
Un calo, evidente, arriva nell’ultimo periodo quando Bernard inizia ad avvertire un netto decadimento delle sue prestazioni e capisce che per quanto sia stimato come uomo ed apprezzato come calciatore, la sua epoca volge alla conclusione.

A 35 anni Lacombe appende le scarpette al famigerato chiodo.
Una bella carriera, impreziosita dal trionfo continentale del 1984, in casa, con la sua Francia meritatamente Campione d’Europa e lui tra i protagonisti principali sacrificandosi per la squadra, as usual, più che per la gloria personale.
Un trionfo che lo ha ripagato di una parabola non eccelsa con la maglia dei Blues, con un Mondiale in Argentina finito prima di iniziare, quello dell’82 concluso al terzo posto ed alti e bassi prima e dopo, con una quarantina di gettoni, non pochi, e con diverse reti nel curriculum, ma senza riuscire ad incidere appieno, quantomeno fino agli Europei vinti che sono stati la ciliegina sulla torta di un percorso intenso, a tratti entusiasmante, destinato ad entrare nel cuore della gente sia a Lione che a Bordeaux.

A Lione torna a vivere, lavora come Direttore Sportivo per diversi anni, poi allena per un quadriennio con discreti risultati ed infine si dedica alla dirigenza, agendo da consigliere personale della presidenza fino a pochi mesi or sono, allorché decide di andarsene in pensione a godere il meritato riposo.

Sperando che la sua signora Mirelle non se ne abbia troppo a dolere, datosi che il buon Bernard è stato accusato di misoginia per aver invitato una cronista, durante una intervista radiofonica, a non interessarsi troppo di tattiche calcistiche ma bensì di casseruole e cose di casa.
Una battuta, nulla di più.
Forse mal riuscita.
Oppure, chi lo sa, una (sua) verità detta con troppa nonchalance.

Monsieur Bernard Lacombe: cannoniere vero.

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