• Brema, Bassa Sassonia, Turingia

Nel mio frenetico ed ormai antico peregrinare in terra tedesca ho sfiorato Erfurt in una sola occasione, anni or sono.
Tempo fa ho iniziato a studiare il modo di ripassarci sfruttando un abbastanza consolidato modus operandi che prevede un qualcosa di già visto, ove tornare appunto a rinverdire i fasti del passato, inglobando nel contempo il menu con roba nuova, fresca, turisticamente da scoprire.

Cartina alla mano osservo che le opzioni per giungere in zona sono molteplici, sebbene non tutte comodissime, quantomeno partendo da Napoli come base.
Aereo su Berlino e poi treno per Erfurt: facile ed abbastanza economica, come ipotesi.
Col facile litigo spesso, quindi non sono convintissimo.
Atterrare a Francoforte consentirebbe di raggiungere la meta senza troppi patemi, però in questo caso gli orari non aiutano molto.
Rifletto, studio, indago, valuto.
Il viaggio inizia nella mente.
E già sono in viaggio, quindi.
Poi ecco un’illuminazione: la Ryanair ha inserito da qualche tempo un volo diretto da Capodichino per Brema.
Il comfort non sarà eccelso, ma per un paio di ore scarse di tragitto non sarebbe un problema, ci mancherebbe.
Brema mi attizza parecchio ed è una delle pochissime città teutoniche importanti che ancora manca all’appello nella mia collezione.
A quel punto si potrebbe aggiungere la vicina Hannover -già vista più volte- ed il giro sarebbe perfetto.
Mi consulto con chi potrebbe accompagnarmi in questa sfiziosa avventura e scopro che sul web questo piccolo tour non ha molte mappature passate.
L’accoppiata Brema-Hannover è praticamente tappa obbligata, mentre Erfurt vede altri percorsi turistici associati, immagino per ragioni soprattutto logistiche.
Circa 400 chilometri separano infatti le due zone e la tratta in treno prevede almeno un cambio.
Quella in aereo non esiste, chiaramente, mentre in bus i tempi iniziano ad allungarsi notevolmente a scapito del relax e del piacere di muoversi.
Mi convinco che utilizzando Hannover come punto di scalo mediano, la cosa diventerebbe fattibile.
Si, è fatta: si parte.

Dopo l’atterraggio a Brema il viaggio prosegue con uno stop ad Hannover di un paio di giorni.
La capitale della Bassa Sassonia è una città che già nel nome suona gelida.
Fa freddo, da queste parti.
In inverno si gela davvero, in autunno dipende dall’annata, in primavera ed estate si arriva addirittura a sudare, talvolta.
Centro industriale per eccellenza, Hannover possiede un’anima fortemente commerciale, con una importante sede fieristica e parecchi luoghi dove il business è il protagonista della scena.
I trasporti sono efficienti, come da copione, e ci si muove all’interno di tutto il circondario con estrema tranquillità.
Proprio dinanzi alla stazione ferroviaria principale si trova l’ufficio turistico comunale che, volendo, fornisce informazioni, guide, brochure, mappe e tutto ciò che serve per girare il centro ed anche oltre con materiale che aiuti a comprendere meglio la storia e le varie bellezze del posto.
Perché Hannover ha una storia mica da poco, alle spalle: ha infatti subito varie devastazioni, finendo per essere totalmente ricostruita nell’attuale centro cittadino, rimodernato ed architettonicamente inglobato mediante progetti artistici ed ingegneristici con la città vecchia.

Consiglio di soggiornare nei pressi della succitata stazione principale, in caso di passaggio da queste parti.
Pure se in occasione di eventi fieristici (un quarto d’ora per la fiera), eventualmente.
E direi anche per l’aeroporto (da 20 a 30 minuti di metropolitana, a seconda degli orari).
Inoltre tutto è a portata di mano, spostamenti inclusi, con l’attrezzato stazionamento dei bus a lunga percorrenza che si trova ad un passo, oltre ai vicini treni, chiaramente.
Le solite catene alberghiere di nome offrono servizi discreti, in base ai costi ed alle esigenze.
Hannover ha tariffe mediamente alte, ma qualcosa di abbordabile si trova sempre tranne che nei periodi fieristici, come al solito in Germania, dove il soggiorno rischia di tramutarsi in un vero e proprio bagno di sangue.

Un simpatico percorso turistico, definito “Filo Rosso” in relazione al colore che ne evidenzia il passaggio, accompagna per alcuni chilometri il visitatore alla scoperta dei punti più noti della città.

Da non perdere la Marktplatz, la piazza in pieno centro storico, il cuore pulsante di Hannover.
Poi il Vecchio ed il Nuovo Municipio, entrambi simboleggianti epoche diverse ed altrettanto importanti.
Le Chiese presenti in zona, nella maggior parte di costruzione gotica.
I famosi Giardini di Herrenhausen, stupendi nelle immagini che girano sul web ed altrettanto imponenti dal vivo, seppur debba ammettere che una volta lì l’impatto mi è parso meno emozionante quantunque, per dirla tutta, durante la mia affacciata il tempo era alquanto grigio e l’umore non al Top.
Oh, sono stati anni complicati, resi ulteriormente problematici dal contesto che manco a dicembre in Belgio, col Sole che nemmeno a volerlo pagare oro.
Soprassediamo.

Lasciatemi spendere qualche parola per la Stazione ferroviaria di Hannover, piuttosto.
Una delle mie preferite, in Germania.
E non solo.
Immensa.
E bella, come da foto postata un po’ più su.
Storicamente degna di menzione, iniziarono a costruirla a metà dell’800.
Poi man mano ha subito parecchi ammodernamenti fin quando, per l’EXPO 2000 tenutosi in città, è stata letteralmente smontata e rimontata.
Oggi ha numeri importanti, essendo un nodo strategico per le tratte interne tedesche.
In realtà, pur gestendo un notevole passaggio ferroviario, la suddetta stazione non dispone di parecchi binari: ma tra il piano superiore e quello inferiore, oltre che per gli spazi anteriori e posteriori e le connessioni con la zona centrale della città, essa finisce per assumere dimensioni mastodontiche ed essere un autentico polo cittadino, un enorme centro commerciale a disposizione di viaggiatori ed abitanti del luogo, come non di rado avviene nel regno della Merkel.
Notevolissima: 8,5 ampiamente meritato.
Naturalmente è stata meta anche di immancabile pellegrinaggio serale in attesa del convoglio notturno che, nel caso in questione, era un intrigante Amburgo-Budapest, stile e bel gioco, che passava per Norimberga, Vienna e poi si lanciava ancor più verso est.
In ritardo cronico, chiaramente: non date retta alle stronzate che vedono i treni tedeschi perfettamente in orario ed i nostrani in perenne ritardo.
I numeri dicono spesso -molto spesso- il contrario, ma certi luoghi comuni sono tosti a morire e quando si tratta di fare gli esterofili a tutti i costi noi italiani non siamo secondi a nessuno, nonostante si viva nel miglior paese al mondo.
Talvolta non è obbligatorio auto-vaselinarsi a tutti i costi e si può raccontare il bello altrui senza necessariamente devastare il nostro, tutt’altro.
Soprattutto ove non richiesto e necessario.
Detto ciò, io amo i treni germanici.
Alla follia.
Pure i nostri, seppur in maniera diversa.
Ci tornerò più avanti ed in apposita discussione, sul tema.

Da Hannover si passa a Erfurt.
Finalmente.
Una sensazione stupenda quando si riesce a chiudere il cerchio e visitare un luogo che, per qualche motivo, si è annidato nella mente e non vede l’ora di essere scoperto.
Il rischi, a priori, potrebbe essere quello di una cocente delusione.
Ma chi non risica non rosica.
Erfurt, è bene dirlo subito, non delude affatto.
Meta soprattutto di un prolifico turismo interno, quando nei fine settimana trovare un alloggio diventa una impresa titanica.
E per quasi tutto l’anno.
I costi lievitano, ovviamente.
Gli spazi diminuiscono, di conseguenza.

La Turingia è rinomata per le sue cittadine deliziose (Weimar, Jena, Gotha, Eisenach, Gera), per i suoi rilassanti spazi verdi, per la sua intrigante vita culturale, per la sua succulenta cucina e per tanto altro ancora.
Nella botte piccola c’è il vino buono.
Anche se qui non è terra di vini, quanto piuttosto di birre.
Köstritzer Schwarzbier über alles für mich, danke, per restare in tema: scura, fresca, deliziosa.
Ottima pure la birra (chiara) di Apolda, paesino che le regala il nome.
Artigianali come se piovesse, una meglio dell’altra.
La cucina regionale altrettanto degna di nota.
“Thüringer Rostbratwurst” Patrimonio dell’Umanità: arrostita, più spezie che carne, col panello croccante intorno e la senape (versione tradizionale) o altre salse a scelta (variazioni) a spennellarne la croccantezza ed il gusto.
Mondiale.
Gli hanno dedicato un museo, da queste parti.
Giustamente.
Super pure la Rostbrätel, una cotoletta marinata che generalmente si accompagna con Bratkartoffeln, patate arrosto, o con verdure locali, solitamente squisite.
La cucina tedesca, mi piace ripeterlo, quando è regionale e attenta, cioè di qualità, seria, se la gioca con quella francese (2) e quella italiana (1).
Alla fine perde, è grassa da esplodere, ingrassa solo a guardarla, nei posti migliori non capiscono una cazzo di parola straniera che sia una e comunicare con l’impresentabile personale di turno rischia di far passare l’appetito, ma se tutti i pezzi del puzzle coincidono a livello di gusto, beh, è top.
In Turingia ancor di più.
A proposito: la sera chiudono presto, quando da noi in corsia d’ospedale non passano manco la pera cotta (cit. Brignano).
Ci vuole pazienza buddista e carattere thatcheriano, lo so.

Erfurt è davvero bella.
Il centro storico è sfiziosissimo, con le tante case a graticcio, il fiume che la attraversa ed un bel po’ di scorci fiabeschi che fuoriescono a sorpresa durante il cammino.
Molto caratteristico il Krämerbrücke, ormai uno dei pochissimi ponti abitati d’Europa, talmente inusuale che passandoci sotto bisogna fare attenzione a notarne la particolarità.
A me è piaciuto parecchio.
Come ho adorato la Domplatz, ampia e rigorosa, con il Duomo e la Chiesa di San Severo posti a pochi passi l’uno dall’altra, in cima ad una scalinata che porta ad una piccola collinetta.
Un luogo mistico, speciale, affascinante, estremamente suggestivo al calar delle tenebre ed interessante di giorno, con l’austero gotico a rubare l’occhio e, per quanto mi riguarda, il cuore.
La città delle torri, la definiscono diverse guide turistiche.
Tra chiese, monasteri, conventi ed edifici storici in effetti se ne vedono a iosa, in giro.
Atmosfera piacevole, molto docile, elegante, sinuosa.
Si vive bene, qui.
O perlomeno da turista si respira un’aria gradevole.
Tutto è curato, ricercato ma senza quel retrogusto forzato che talvolta rende eccessive determinate attenzioni.
Artigianato ed antiquariato si difendono altrettanto bene, con alcune botteghe veramente attraenti.

Una trentina di anni or sono qui era DDR ed in alcuni particolari si nota.
I trasporti sono efficienti, i tram vecchiotti raccontano i tempi di cui si diceva in precedenza, i nuovi super tecnologici parlano dell’odierno.
La Stazione Centrale è carina, funge da snodo principale per giungere in città e per muoversi nella regione, oltre che rappresentare il modo più comodo per arrivare in Turingia da luoghi distanti, poiché aeroporti di livello non ve ne sono a breve distanza e con l’autostrada si muovono soprattutto i tedeschi, qui anche in bus, con i collegamenti a lunga percorrenza che economicamente offrono la possibilità di spezzarsi la schiena e raggiungere comunque la meta a cifre abbordabili.

Erfurt si gira a piedi, frase abusata e veritiera.
Oltre al gotico vi sono sprazzi di romanico, rinascimentale, barocco.
Piazze che spuntano dal nulla, come detto, viuzze carinissime, angoli sorprendenti.
La parte centrale è Medioevo puro.
Una cittadina da vivere senza mappa, a parer mio.
Liberamente, d’istinto.
In primavera ed estate le temperature sono ideali, mentre in inverno qui tocca coprirsi bene.
Per mangiare “Zum güldenen Rade” e “Gasthaus Feuerkugel” sono i due posti che ho segnato ai tempi sulle cose locali, ecco.
Per dormire ero tentato di appoggiarmi all’Intercity Hotel, a due passi dalla HBF.
Poi ho optato per un attrezzato e grazioso appartamento all’interno della Pension Weber, a breve distanza dal centro storico, dinanzi ad un paio di supermarket e in zona residenziale: mi son trovato benissimo.
Lo consiglio, tranne che nei giorni in cui potrei prenotarlo nuovamente, qualora tornassi in loco.
In quel caso state alla larga, grazie.
Vi sono un paio di musei che possono essere visitati senza soffrire più di tanto, volendo.
I Mercatini di Natale pare siano tra i migliori del paese.
Immagino le bancarelle, le salcicce, le birre.
I liquori.
Le torte.
Si, perché la Turingia possiede una tradizione dolciaria di alto livello.
Bombe caloriche, come da copione.
Unitamente alla Franconia ed all’Alsazia, inserisco la Turingia nel trittico delle migliori cucine regionali del centro europa.
Non aggiungo altro, sull’argomento.
Un weekend intero da spendere qui è d’uopo, con un paio di giorni in più si visita l’intera regione e le altre cittadine che sono culturalmente interessantissime e paesaggisticamente stupende.
Conservo un ricordo vivido di ogni istante trascorso qui, nel geometrico centro della Germania.
Ho pure calcato il terreno di gioco dello Steigerwaldstadion, lo stadio di Erfurt.
Arrivato in zona per curiosità, l’ho trovato aperto e sono entrato, ho passeggiato sul terreno di gioco, osservato gli spalti, esultato sotto la Curva immaginandomi un gol e sono uscito.
Nella squadra locale potrei giocare anche io, a 46 anni, da leader.
Forse dal prossimo anno si sposteranno in un campetto di periferia, talmente sono sprofondati nelle serie minori da non ritenere dignitoso calcare il prato di uno stadio nato per altre categorie.
Brutta storia.

Come quella del Werder Brema, che in questi giorni rischia la serie B.
Il Weserstadion sorge vicino al fiume dal quale prende il nome, in un bellissimo contesto rurale dove ho passato alcune ore di puro relax.

Brema è un’altra città da vedere, anch’essa con un centro storico molto carino e con un’atmosfera estremamente gradevole.
Ho trovato diverse similitudini con Erfurt: città stato, nel senso che la regione è in pratica un’estensione della città.
Elegante, raffinata, colta, amata dai teutonici, sebbene visitata dagli stranieri più di quanto lo sia Erfurt, anche perché meglio collegata rispetto alla capitale della Turingia.
Brema ha dimensioni maggiori, è decisamente più grande.
Ha un aeroporto discretamente accessibile, connesso a parecchi punti d’Europa, vicinissimo al centro città.
Anche la Stazione Ferroviaria è meritevole di una visita, per chi apprezza il tema.
Stilisticamente piacevole, con architetture di orientale memoria ed interni moderni, è ben connessa al resto della nazione e pure alla zona settentrionale dei Paesi Bassi: non entusiasma ma raggiunge abbondantemente la sufficienza (6,5).
Inoltre dispone di ottime connessioni per le più importanti città tedesche
Come da matrice autoctona, è anche il principale luogo di transito dei servizi urbani, capillari e frequenti, indispensabili per spostarsi nelle zone periferiche in quanto il centro è a due passi e, nel caso, ci si arriva a piedi senza stanchezza ferire.
Piccola curiosità: una informativa dei servizi segreti tedeschi, anni or sono, la segnalò come possibile meta di attentati: essa è quindi iper-sorvegliata e perlustrata da personale addetto con una frequenza notabile anche da occhi non allenati.

A Brema ho pernottato presso il Tryp by Wyndham Bremen Airport, vicinissimo all’aeroporto e non distante dal centro: ideale per chi arriva in volo, una vecchia gloria che combatte ancora discretamente le proprie battaglie e che consiglio senza indugi a coloro che non hanno una eccessiva puzza sotto il naso e necessitano di una sistemazione discreta in zona.

La passeggiata verso le zone mediane è di quelle che valgono il viaggio: Brema è work in progress eppure docile, si presenta con rilassatezza, stile, pacatezza.
Il centro storico è bellissimo, con le case a graticcio e i mattoni rossi a connotare la visione aerea del paesaggio.
Il Municipio ed il Duomo sono le attrazioni principali, mentre la Statua di Rolando e la composizione dei Musicanti di Brema, che la tradizione vuole portatori di fortuna nei confronti di coloro che vi si approcceranno con passione e fiducia, fanno da sfondo alle miriadi di foto di chi passa da qui.
In particolare la divertente immagine di cui sopra, ispirandosi alla fiaba dei fratelli Grimm, narra le divertenti vicende di quattro simpaticissimi animali -l’asino, il cane, il gatto, il gallo- che abbandonati dai propri proprietari in quanto ritenuti ormai superflui e seccanti, si inventano suonatori e si mettono alla ricerca di un pizzico di buona sorte in quel di Brema, dove riusciranno a mettere in fuga dei malintenzionati e trovare, finalmente, la serenità.
Schnoor, l’antico quartiere dei pescatori, è un viaggio nel tempo con le sue caratteristiche viuzze, le tante abitazioni oggi considerate monumenti protetti, l’atmosfera unica e la sensazione di essere in pieno 800.
Bello bello bello.
Das Viertel è il quartiere dello shopping, per quanto anche in centro vi siano parecchi negozi dove fare scorpacciata di acquisti.
Proprio in Das Viertel ho mangiato un kebab monumentale, unitamente ad altre leccornie clamorose, in un chioschetto mezzo mediorientale e mezzo vallo a capire, “Yalla Yalla Falafel”: due tavolini per strada, una sorta di self service con gentilezza e una marea di gusto.
In città è d’obbligo assaggiare la “Knipp”, il salsicciotto locale speziato e miscelato con manco Dio sa cosa.
E il “Labskaus”, un piatto tipico a base di manzo, cipolle, patate, barbabietole, cetrioli, aringhe ed altri 320 condimenti a piacimento.
Beck’s come insostituibile accompagnamento, datosi che viene prodotta proprio a Brema.
Per digerire una passeggiata sul lungofiume è l’ideale: Schlachte è il nome che i locali hanno dato alla suddetta passeggiata sul fiume Weser.
Un must, soprattutto al tramonto ed in prima serata.
Come detto l’atmosfera invoglia al relax e se ricapitassi da queste parti mi piacerebbe girare i soliti Mercatini Natalizi, che a Brema mi mancano per completare una invidiabile collezione.

Di Brema conserverò pure un ricordo strambo, ovvero la soffertissima ascesa ad una delle Torri del Duomo, circa 100 metri di altezza, con oltre 200 scalini da percorrere in una strettoia scomoda e sconsigliata ai deboli di cuore.
Io, in un periodo nel quale ero in causa con la salute 24H24, ho sofferto le pene dell’inferno.
Da sopra si gode una fantastica vista sulla sottostante e stupenda Marktplatz, sui 3/4 di Brema e sul circostante bel Duomo gotico-romanico.
Me la son vista veramente brutta all’andata.
Poi me la son vista veramente bella su e al ritorno.

Ecco, questa è un po’ la metafora del tutto: quando pare finita, se non è davvero finita, diventa più bella di prima.
La vita, il viaggio, il sogno o quel che sia.

Hannover carina e da abbinare a Brema e/o Amburgo, se possibile.
Altrimenti classico giro business, qualche ora in centro post fiera e Auf Wiedersehen.
Erfurt da esplorare in coppia con la Turingia come andrebbe fatto per Perugia con l’Umbria, quindi con Orvieto, Gubbio, Assisi, Spoleto e altro ancora in aggiunta.
Bello questo parallelo Erfurt Perugia-Turingia Umbria: mi (auto)compiaccio.
Inteso pure come posizione geografica al centro del paese ospitante, inoltre.
Brema in solitaria o in tour è da inserire in lista, senza meditare e dubitare a riguardo.

Volendo mettere giocosamente ai voti:
-Hannover 6,5
-Erfurt 7
-Brema 7,5

Buon viaggio!

V74

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