• Mito

Il Corriere della Sera celebra gli oltre cinquant’anni di sodalizio affettivo e professionale della coppia.
In questi ultimi anni mi son rivisto tutti i loro lavori, dagli anni 60 ai giorni nostri.
Per un periodo -un periodo molto strano, un periodo particolare- mi hanno fatto tanta compagnia a pranzo.
Pranzo si fa per dire, ecco.
In un’altra fase dove gli orari si sono giocoforza ingarbugliati in maniera assurda, come pure oggi, del resto, Casa Vianello è stata per lunghi mesi la sigla della mia buonanotte, con un paio di episodi a salutare in modo simpatico giornate dall’atmosfera non di rado grigiastra.
E ancora adesso, oggigiorno, se non sempre quantomeno spesso, qualche episodio riecheggia per l’etere, quantunque ormai li sappia tutti, ma proprio tutti, a memoria.
D’altronde la noia e l’abitudine sono caratteristiche intrinseche delle quali vado fiero, ancor di più osservando le alternative che a me paiono infinitamente più vanagloriose, volgari, fasulle, piatte.
De gustibus.
Unitamente ai sublimi Jefferson -e nel loro caso senza teatri di posa e finzioni di sorta- Sandra e Raimondo rappresentano la bellezza e la meraviglia della semplicità di un feeling vero, profondo, indiscutibile, inscalfibile, indistruttibile.
Il gioco che diviene routine, la routine che diventa rispetto, il rispetto che si tramuta in protezione, la protezione che sfocia in adorazione.
Reciproca, appassionata, intensa, reale ed espressa con libero arbitrio, individualmente. nel binomio.
Fantastico…
Rinnovandosi inoltre nel quotidiano, alimentandosi nella normalità, compenetrando nella carnalità e nell’immarcescibilità di un rito intimo, intimissimo, seppur esposto pubblicamente con allegra ed evidente provocazione ed ironia, quella autentica, autoindotta, che appartiene solo ai giganti.
Non uso termini tanto in voga e che non mi stanno nemmeno troppo simpatici, ma quello è.
E senza neanche aggiungere le classiche specifiche politicamente corrette tipo IMHO, per me, secondo la mia soggettiva opinione, con tutto il rispetto per la storia del Congo e così via.
No.

Niente de gustibus, qui.
Non si tratta di idee, pensieri, convincimenti, considerazioni, interpretazioni, parerei, teorie.
No.
È così e basta.
Oggi sarebbero 98, per lui.
Buon Compleanno, Raimondo.
Uno di famiglia, si potrebbe dire.
Uno di Famiglia.

Articolo celebrativo del Corriere della Sera
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Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, l’amore elegante e garbato della televisione italiana

Più di cinquant’anni insieme, nella vita e davanti alle telecamere: storia della coppia più amata del piccolo schermo

La coppia più amata della tv

«Se mi guardo indietro non ho pentimenti. Dovessi ricominciare, farei esattamente tutto quello che ho fatto. Tutto. Mi risposerei anche. Con un’altra, naturalmente». Ironia, battibecchi e risate sono gli ingredienti che hanno alimentato per oltre cinquant’anni l’amore tra Raimondo Vianello (nato a Roma il 7 maggio 1922) e Sandra Mondaini. Insieme nella vita ma anche sul palcoscenico tra scenette, battute sagaci (e calci sotto le coperte diventati cult) hanno raccontato attraverso la lente del piccolo schermo – sempre con garbo ed educazione – gli alti e bassi della vita di coppia, estremizzando quel tanto che bastava per ottenere il ricercato effetto comico. Ma, una volta messo via il copione, non potevano fare a meno l’uno dell’altra.

Quella dichiarazione a cena

Sandra, come ha raccontato, ha sempre considerato la sua vita come divisa in due parti: è stato l’incontro con Raimondo, avvenuto nel 1958 dietro le quinte di «Dove vai se il cavallo non ce l’hai» (spettacolo in cui recitavano entrambi), a fare da spartiacque tra la prima e la seconda fase. Al tempo i due erano impegnati con altre persone – lei era fidanzata con un produttore, lui con una ballerina – e per mesi non si parlarono. Probabilmente però si erano notati, perché una sera a cena, davanti ad una cotoletta, Raimondo se ne uscì con una vera e propria dichiarazione: «Lo sai che mi sono innamorato di te?». «Su certe cose non si scherza» gli fece notare lei, ma dopo poco tempo – e senza mettersi d’accordo – lasciarono i rispettivi compagni. Diventati una coppia iniziarono fin da subito a lavorare insieme in teatro (la prima opera era «Sayonara Butterfly», commedia-parodia del capolavoro di Puccini).

Un matrimonio sempre rimandato

Durante i quattro anni di fidanzamento Raimondo ignorava apertamente il capitolo matrimonio: come ha raccontato Sandra di sera fissava la data, quasi per farla contenta, e al mattino faceva finta di nulla (rinviando così all’infinito l’appuntamento con l’altare). Ma non aveva fatto i conti con l’astuzia dell’attrice che, per farlo capitolare, lo ricattò scappando a Milano da sua madre. Fu uno stratagemma vincente: puntualmente Raimondo telefonò per annunciare la data fatidica – e definitiva – ovvero il 28 maggio 1962. Luogo eletto per la celebrazione la chiesa di San Giovanni a Porta Latina a Roma: lo sposo scelse come testimone Ugo Tognazzi (lui e Vianello avevano lavorato al programma Rai «Un due tre», chiuso improvvisamente a causa del famoso sketch su Giovanni Gronchi), e Maurizio Costanzo fu l’unico giornalista – con fotografo – ammesso alla cerimonia.

Prima notte di nozze (con Gazzetta)

In cinquant’anni di sodalizio artistico e di vita insieme soltanto una cosa non è riuscita a Sandra e Raimondo: «Il divorzio». Tra loro due intendeva Vianello con quella freddura, perché con la Rai divorziarono eccome – dopo aver divertito milioni di italiani con, solo per citare alcune delle trasmissioni più amate, «Studio Uno» (1961), «Sai che ti dico?» (1972), «Tante scuse» (1974), «Noi… no» (1977) e «Io e la befana» (1978-79) – per approdare all’allora neonata Mediaset (allora Fininvest). Sulla rete, a partire dal 1988, trasferirono con successo un canovaccio moglie-marito più che consolidato in una sitcom, «Casa Vianello», e lo fecero così bene che il pubblico continua a chiedersi ancora oggi dove finiva la realtà e dove iniziava la finzione scenica. «Che barba che noia, che noia che barba», si lamentava Sandra – nonostante le numerose peripezie della giornata – alla fine di ogni episodio, scalciando sotto le coperte accanto ad un Raimondo completamente assorto nella lettura della Gazzetta dello Sport (che lui lesse – per davvero – persino durante la prima notte di nozze).

Ridere sempre per stare bene insieme

Il segreto per un rapporto longevo? Sandra e Raimondo non hanno mai smesso di ridere insieme, delle stesse cose. Quell’intesa straordinaria ha dato loro la forza di affrontare qualsiasi difficoltà, dal cancro (che lì colpì entrambi, ma riuscirono a guarire) alla depressione che ciclicamente tornava a bussare alla porta dell’attrice fino alla sofferenza per quei figli tanto desiderati e mai arrivati (mancanza poi colmata nei primi anni Novanta con l’ingresso in famiglia dei domestici filippini Edgar e Rosalie Magsino e dei loro figli Mark e Raimond). Sono stati così inseparabili in vita che quando l’attore il 15 aprile 2010 ha chiuso gli occhi per sempre la sua Sandrina (come la chiamava lui), inconsolabile, lo ha raggiunto soltanto cinque mesi dopo, il 21 settembre. «Adesso Raimondo lo chiamo in paradiso, lo chiamo tutti giorni da quando se ne è andato via – raccontava al Corriere il giorno dopo i funerali – Pronto, è il Paradiso? Sì, sono la moglie… Attenda…». Forse l’aveva chiamato per farsi mettere da parte un posto. Al suo fianco, come sempre.

da www.corriere.it

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