- Biondo e forte
Claudio Sclosa
“Oggi giocherebbe titolare in Nazionale!“, la classica frase che gira sul web e sui social quando si parla di calciatori di epoche passate.
Lo abbiamo detto e scritto spesso: talvolta si tratta di esagerazioni figlie dell’attaccamento ad un calcio che, ahimè, non esiste più.
In altri casi, però, è la pura e semplice verità.
Uno che oggi bazzicherebbe la Nazionale, tanto per restare in tema, è proprio Sclosa, protagonista del racconto odierno.
Il buon Claudio ha militato nella Under 21, ai tempi.
La Nazionale Maggiore l’ha vista soltanto in tv.
La concorrenza era semplicemente spaventosa, questo è poco ma sicuro.
Ma lui era un buon centrocampista, che ricordo con piacere con la maglia della mia Lazio e pure con altre casacche importanti come quelle del Torino, del Pisa, del Bari ed altre ancora.
Partiamo dall’inizio.
Lastisana, in provincia di Udine, alla fine di un febbraio bisestile del 1961: qui nasce Claudio Sclosa, erede di una bella famigliola in cui lui è il secondogenito, di otto anni più piccolo del fratello maggiore.
Ed è proprio quest’ultimo che in pratica se lo porta ovunque, da giovanissimo, iniziandolo allo sport.
O per meglio dire: al calcio.
Perché Giovanni Sclosa, il fratellone, gioca a calcio ed è anche molto bravo.
Claudio lo osserva estasiato e prova ad imitarlo nelle partitelle tra compagni di scuola sui campi sterrati della zona o, in estate, sulle spiagge della vicina Lignano Sabbiadoro, che proprio negli anni sessanta comincia a divenire una meta turistica di grande notorietà.
In realtà Claudio, sin da subito, mostra doti interessanti.
Ha buon fisico e discreta tecnica e non molla mai.
La prima squadra a “cartellinarlo” è la Polisportiva Lignanese, società che nasce proprio agli albori degli anni settanta.
Insieme a Sclosa gioca un ragazzino di nome Edi Bivi, che più tardi diverrà uno dei migliori bomber della serie cadetta.
Con loro ci sono anche Giorgio Martinis, il miglior amico di Claudio, e Fulvio Venturuzzo, entrambi professionisti in C e, fugacemente, in B.
Il livello è buono, insomma.
Claudio è di gran lunga l’elemento più promettente del lotto.
Tanto è vero che viene adocchiato da alcune compagini.
Una di esse, il Torino, si fa avanti con la famiglia: i granata dispongono di un settore giovanile ottimamente organizzato e propongono al ragazzo di trasferirsi in Piemonte.
I genitori di Claudio non sono convintissimi di lasciarlo andare: è ancora giovanissimo, per quanto sia un ometto serio e tranquillo.
Ci pensa Giovanni a convincerli, consapevole che per Claudio Sclosa l’occasione sia troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Mamma e papà acconsentono, a patto che il neo torinista completi gli studi da geometra, come da accordi già sanciti poche settimane or sono.
Claudio promette impegno nello studio ai genitori e massima dedizione negli allenamenti al fratello.
Manterrà entrambe le cose.
Certo, inizialmente con qualche malinconia nei dintorni.
I primi mesi, in un pensionato con altri ragazzi, sono belli tosti.
Ma Claudio ha carattere e determinazione: studia con profitto e negli allenamenti è sempre pronto ad imparare qualcosa di nuovo.
Pian piano inizia a formarsi come calciatore vero: gioca a centrocampo e, nel caso, anche da difensore di fascia.
Ha fiato, è solido nei contrasti e si inserisce in avanti con buon tempismo.
Per i suoi allenatori, nelle giovanili del Toro, è un prospetto che potrebbe arrivare lontano.
Il Torino nel 1976 si laurea Campione d’Italia e negli anni successivi riesce a mantenersi nell’élite del calcio peninsulare.
Nel 1979 Claudio Sclosa, dopo aver dato ampio sfoggio delle proprie qualità nella Primavera del Toro, viene inserito nel gruppo della prima squadra.
Esordisce contro la Lazio il 30 dicembre del 1979, all’Olimpico di Roma, subentrando nella ripresa al compagno Mariani.
La Lazio vince per 2-1, ma Sclosa mette a referto la sua prima presenza nella massima serie: per la irrefrenabile gioia del fratello Giovanni, che per un giorno trasforma Latisana in Rio de Janeiro, a forza di festeggiare un Capodanno leggermente anticipato.
Claudio accumulerà altre otto gettoni di presenza in serie A, in stagione.
Il Toro, guidato da Radice, chiude al terzo posto in classifica e conquista la qualificazione in Coppa UEFA.
Sfiora la vittoria in Coppa Italia, dove elimina i cugini della Juventus in semifinale (ai rigori) ma perde la finalissima con la Roma, con lo 0-0 finale che porta le squadre ai tiri dal dischetto.
Claudio Sclosa contro la Juve segna il suo penalty, ma resta fuori nell’ultimo atto della competizione, con gli errori di Greco, Graziani, Pecci e Zaccarelli che consegnano il trofeo ai giallorossi.
Nell’annata successiva il friulano gioca ventitré match in campionato, acquisendo lo status di titolare con Rabitti in panchina.
Esordisce anche in Coppa UEFA, segnando pure una rete agli svizzeri del Grasshoppers, nell’andata degli ottavi di finale della competizione.
Al ritorno gli elvetici passano il turno ai rigori, con Sclosa che mette comunque a segno il suo tiro dal dischetto.
Claudio è un buon rigorista, ma soprattutto un centrocampista promettente.
In campionato il Toro non brilla, chiudendo a metà classifica.
Torna però in finale di Coppa Italia, affrontando nuovamente la Roma.
Stavolta si gioca sul doppio confronto: 1-1 nella capitale all’andata, identico risultato al ritorno in PIemonte.
Si decide tutto ai rigori, come d’abitudine.
E la storia si ripete: Sclosa realizza il suo penalty, Pecci e Graziani sbagliano e la Roma alza la Coppa al cielo.
Pulici e e Graziani come gemelli del gol.
Pecci, D’Amico, Zaccarelli, Volpati, Patrizio Sala, Terraneo, Danova, van de Korput e parecchi giovani forti.
Insomma: niente male, oh.
In estate i granata cedono Graziani, D’Amico, Volpati, Pecci e Sala.
Acquistano Beruatto e Dossena e riportano a casa diversi giovani mandati in prestito altrove.
Sclosa gioca meno, col nuovo tecnico Giacomini che in campionato ripete il nono posto della stagione precedente.
In Coppa Italia il Torino si conferma finalista, oramai di default.
Niente Roma come avversaria, però.
Stavolta tocca all’Inter che, manco a dirlo, vince il trofeo battendo i granata per 1-0 a Milano ed impattando per 1-1 a Torino, nel ritorno.

Per la stagione post Campionato del Mondo 1982 il Torino ingaggia l’allenatore Bersellini, che indica alla società come muoversi sul mercato.
Claudio Sclosa viene inserito nella lista dei cedibili, con l’idea di mandarlo in prestito in serie B.
Il giocatore non è entusiasta, dinanzi a questa prospettiva.
Un paio di anni prima ha esordito nella Under 21 e fino a qualche mese prima della kermesse intercontinentale disputatasi in Spagna era considerato uno dei giovani papabili in caso di ricostruzione della Nazionale Maggiore, se eventualmente le cose non fossero andate bene, nella penisola iberica.
Per fortuna e per merito il Mondiale lo abbiamo invece portato a casa.
Siamo comunque in un’epoca in cui il giocatore deve quasi sempre sottostare ai voleri della società d’appartenenza e, volente o nolente, a Sclosa tocca obbedire ed accettare il trasferimento al Bologna, club designato per proseguire nella sua maturazione.
I felsinei, appena retrocessi dalla A, vogliono riconquistare immediatamente la massima serie.
Allestiscono una buona rosa: Colomba, Roselli, Gibellini, Bachlechner, De Ponti, Zinetti, Frappampina, Logozzo, Turone, Guidolin, Paris.
Ma non basta: gli emiliani cambiano allenatori come mutande e, incredibilmente, retrocedono in terza serie.
Claudio Sclosa, che fa ampiamente il suo, torna alla casa madre piemontese.
Il tempo di un caffè e viene rispedito in prestito, stavolta al Como.
Ancora in B e di nuovo in una compagine che aspira alla promozione.
Sulle rive del celeberrimo Lago il bravo Sclosa gioca una ottima annata, agli ordini di mister Burgnich ed insieme a compagni come Gibellini (arrivato insieme a lui da Bologna), Matteoli, Fusi, Mannini, Todesco, Giuliani, Palese, Tempestilli, Bruno, Centi, Borgonovo, Albiero e Butti, per citarne qualcuno.
E centra la promozione in serie A, guadagnandosi inoltre la fiducia di Radice, nuovo tecnico del Torino
Il mitico brasiliano Junior, il portiere Martina e la punta Serena sono gli altri nuovi arrivi in casa granata.
Il Toro, quadrato e compatto, disputa una super stagione, finendo secondo alle spalle del Verona di Bagnoli, Campione d’Italia.
Claudio Sclosa è titolare ed è tra i migliori del suo team.
In estate, a sorpresa, si ritrova in lista di sbarco, cioè sul mercato.

Il suo legame col Toro, praticamente un cordone ombelicale, è destinato ad interrompersi.
Finisce al sud, accordandosi col neo promosso Bari allenato da Bolchi.
Dove va a fare la mezzala sinistra in un centrocampo a tre, con l’inglese Cowans in mezzo e Sola sul centro-destra.
Dietro ci sono quattro difensori davanti al portiere Pellicanò e il tuttofare Piraccini a proteggere il fortino, mentre davanti l’altro britannico Rideout ed il quasi concittadino di Sclosa, Bivi, provano a far gol.
Parecchi comprimari completano il roster dei biancorossi, destinati a soffrire.
La qualità è poca e Bivi, che in B è un fattore, in A non ripete i numeri della cadetteria.
Gli altri non brillano ed il Bari scende in seconda serie, con Sclosa che è uno dei pochi a salvarsi dal disastro.
Di conseguenza, riceve parecchie richieste per traslocare.
L’offerta migliore, quantomeno dal punto di vista economico, è del Pisa di Anconetani, che è appena retrocesso insieme al Bari ed ha ingaggiato come allenatore un maestro della B, alias Simoni.
Il buon Gigi è conscio che per vincere un torneo lungo e duro come la cadetteria servono cavalli di razza, soprattutto a metà campo.
Cuoghi, Giovannelli, Caneo, Bernazzani e Sclosa, in tal senso, rappresentano una garanzia, per la categoria.
Poi mettici Mannini in porta, una sicurezza.
Dietro Faccenda, Cavallo, Lucarelli, Chiti, Mariani, Ipsaro.
Davanti Cecconi, PIovanelli, Pellegrini, Faccini.
Qualche altra riserva di contorno e la minestra è pronta.
Oltretutto è deliziosa, eh.
Sclosa è il miglior centrocampista del torneo: gioca con una continuità da Top e segna ben sette reti, risultando determinante per la promozione del Pisa, che vince il campionato chiudendo al primo posto, a pari merito col Pescara di Galeone.
Il rapporto con Gigi Simoni è splendido: il mister è colui che decide di rimettere Claudio al centro della scena, dopo un po’ di tempo nel quale il biondino friulano è stato utilizzato da jolly, agendo spesso da esterno piuttosto che da interno, come era stato impostato ad inizio carriera.
Inoltre nella cittadina toscana Sclosa diventa padre, con la nascita della bellissima Giorgia che riempie di gioia il suo cuore e quello della amata consorte, Stefania.
Ventiseienne, nel pieno della maturità calcistica e umana, Claudio Sclosa ritorna in serie A: e lo fa con un club che spera di interrompere quel saliscendi tra massima serie e cadetteria che ha caratterizzato gli ultimi anni della società presieduta da Anconetani.
Il Pisa ingaggia Materazzi come allenatore (Simoni firma col Genoa) ed inserisce alcuni innesti di valore nella rosa (Dunga, Nista, Dolcetti, Paciocco, Elliott), riuscendo a salvarsi con un bel rush finale, nonostante qualche difficoltà nel trovare la via della rete.
Inoltre a maggio vince pure la Mitropa Cup, superando in finale gli ungheresi del Vaci.
Claudio Sclosa è il capitano dei suoi ed è ancora una volta uno dei migliori elementi del team pisano.

Si trova benissimo a Pisa, ma in estate fa le valigie insieme a Stefania ed alla piccola Giorgia e si trasferisce a Roma, sponda Lazio, su richiesta di Materazzi, che è stato ingaggiato proprio dalla società biancoceleste.
Una nuova avventura per Claudio, che firma un contratto pluriennale e va a vivere con la famiglia nella capitale d’Italia.
L’ambiente Laziale accoglie un giocatore esperto e tignoso, che insieme all’argentino Dezotti, agli uruguaiani Gutierrez e Ruben Sosa e ad alcuni altri rinforzi va a rimpinguare la rosa dei neopromossi romani.
Un infortunio lo costringe a star fermo per alcuni mesi, poi si riprende il posto e contribuisce ad una annata discreta, pregna di pareggi e di un equilibrio tutto sommato accettabile, tenendo conto delle premesse iniziali.
La Lazio chiude a metà graduatoria e si ripete l’anno dopo, nel quale Sclosa è titolare inamovibile di una squadra che col brasiliano Amarildo, con l’argentino Troglio e con l’uruguaiano Sosa riesce anche a divertire in qualche match, grazie pure all’estro di Di Canio, alla spinta di Sergio, alle geometrie di Pin.
A memoria e con quel poco di onestà intellettuale che mi resta, oggigiorno debbo ammettere che quella era una Lazio piacevole a livello di cuore, nel senso che i giocatori ci mettevano tutto quello che avevano in corpo, quando erano in campo.
E, come detto, ogni tanto regalava qualche scampolo di spettacolo.
Nella maggior parte dei casi, però, parliamo di una compagine che praticava un calcio abbastanza noiosetto.
La amo e l’amerò sempre, intendiamoci.
Con l’avvento del grandissimo Zoff al posto di Materazzi poco cambia, negli anni seguenti.
Metà classifica fissa, col tedesco Riedle che diventa uno dei miei attaccanti preferiti.
Per la cronaca: Claudio Sclosa è sempre lì, a far legna e gioco in mezzo al campo.
Imprescindibile, ancor di più con Zoff che adora i calciatori pragmatici e grintosi.
Perché Sclosa è un po’ il prototipo del centrocampista moderno.
Sa fare tutto: l’interno, il mediano, la mezzala, l’incontrista, il regista, l’intermedio, l’incursore, il laterale.
Ovunque lo metti, lui ricompensa la scelta con forza e sostanza.
Ha pure qualità tecnica, va detto.
Buon tiratore dalla distanza ed ottimo rigorista, si inserisce sovente in area avversaria e, prima di ogni altra cosa, va a sostegno dei compagni e si muove con un’apprezzabile intelligenza tattica.
Generoso, educato, corretto e concentrato, è un faro nella zona nevralgica del campo.
Con un pizzico di convinzione e continuità in più avrebbe potuto senz’altro compiere qualche ulteriore step nella propria parabola sportiva.
Verso l’alto, s’intende.

Alla Lazio resta per ben sei stagioni, condividendo il percorso con altri ottimi calciatori quali Gascoigne, Signori, Boksic, Negro, Cravero, Favalli, Doll, Winter, Fuser, Casiraghi, Marchegiani, Di Matteo, Madonna, Stroppa, Gregucci, Bergodi ed altri ancora.
Fine della noia, vero?
Beh, sì.
Qualcosa sta cambiando, nel Regno dell’Aquila Laziale.
Nella stagione 1992-93, con l’insediamento del presidente Cragnotti che condurrà la Lazio a risultati straordinari, il club biancoceleste chiude al quinto posto, riconquistando la qualificazione in Coppa UEFA dopo tanti anni.
Si inizia a salire di livello, insomma.
E Claudio Sclosa, che ha comunque dato il suo importante contributo alla causa ed è diventato capitano del club, inizia ad avere un’età (33).
Si punta su gente più giovane, di prospettiva e di talento.
Il friulano in rosa ci sta sempre bene, con la sua notevole esperienza e la sua professionalità indiscussa.
Contribuisce, da riserva, al terzo posto della Lazio nel 1994.
E si coccola il mitico Gazza, con cui divide la stanza nei ritiri ed il tempo libero, tra scherzi infiniti ed un’amicizia profonda e divertente.
Per la stagione successiva Claudio firma per la Cremonese allenata dal suo amico Simoni, con la Lazio che ha ancora sotto contratto il centrocampista di Latisana e gli concede volentieri il prestito gratuito, per riconoscenza nei confronti di un elemento che si è contraddistinto, negli anni, per attaccamento alla maglia e serietà.
A Cremona l’ex torinista, seppur utilizzato a sprazzi, centra una bella salvezza in A con i grigiorossi, prima di rientrare alla Lazio.
A Roma si ferma soltanto per qualche mese, vagliando le proposte che riceve da alcune compagini di serie B.
Nel calciomercato autunnale di riparazione il nostro opta per la Pistoiese allenata da Clagluna, che è appena stata promossa in cadetteria.
Il richiamo della Toscana, in ricordo dei bei tempi di Pisa.
La rosa degli arancioni non è malaccio, in teoria.
Oltre a Claudio Sclosa ci sono Biagioni, Nardini, Lorenzo, Bizzarri, Nardi, Montrone, Tresoldi, Campolo, Zanutting ed altri elementi di buon livello.
Tutto ciò, sebbene intrigante, non basta, purtroppo, ad evitare una deprimente discesa in serie C.
Giampiero Vitali sostituisce Clagluna nel finale di stagione, senza riuscire a mutare la situazione.
Sclosa, trentacinquenne ma ancora in buona forma fisica, è cercato da alcune società di C e da un paio di B.
Riflette sul da farsi, poi decide di ritirarsi dal calcio giocato ed intraprende la professione di procuratore sportivo.
Più avanti diventa capo degli osservatori della Juventus, mentre nel 2017 si accorda con l’Inter, nello stesso ruolo.
Dal 2024 lavora per il Torino, praticamente con le stesse mansioni.
Un ritorno alle origini, per il friulano.
Sì, sono tornato a casa.
claudio sclosa
Col Toro ho vissuto una storia bellissima, da calciatore.
Poi, al termine di una stagione nella quale fui tra i migliori della squadra e dove sfiorammo uno Scudetto, Radice decise di farmi fuori, senza neanche una spiegazione a riguardo.
Una grandissima delusione, mitigata poi dagli anni di Pisa, dove sono stato benissimo, e quelli alla Lazio, quando abbiamo iniziato a creare le basi dello squadrone che con Cragnotti vincerà più trofei che partite.
Ho vissuto una carriera intensa.
Il calcio mi ha accompagnato in tutto il percorso della mia vita e continua a farlo ancora oggi.
Gran bel centrocampista, in una Lazio non brillantissima ma che iniziava a porre le basi per raggiungere l’apogeo.
Nel Pisa era il fulcro, mentre nel Torino avrebbe potuto scrivere pagine ancor più importanti di quelle messe a referto se avessero avuto più fiducia in lui.
Spesso capitano delle squadre in cui ha giocato, a dimostrazione di una leadership silenziosa quanto efficace.
Intelligente, serio, posato.

Anni fa ha perso il fratello Giovanni, colui che lo aveva iniziato alla carriera di calciatore.
A lui ha sempre dedicato le tante soddisfazioni avute in carriera.
Ai genitori avrebbe voluto invece regalare il sogno della Laurea, che per ragioni di tempo non è riuscito a conseguire allorquando gli impegni calcistici sono diventati prioritari.
Quando ha dei ritagli di tempo si diverte a giocare a golf, a viaggiare e, di tanto in tanto, ad indossare ancora gli scarpini da calcio, tra gli amatori.
Mi piaceva molto la capacità di Sclosa di saper interpretare tutti i suoli del centrocampo, unendo una buona tecnica ad una notevole carica agonistica.
Quella zazzera bionda, indimenticabile nelle figurine del periodo.
E quel passo felpato, elegante e deciso.
Elemento che oggigiorno sarebbe utilissimo in ogni contesto calcistico e che, come si diceva all’inizio, molto probabilmente potrebbe aspirare a giocare anche in Nazionale.
D’altronde parliamo di quasi trecento presenze in massima serie e di oltre cento in cadetteria.
Diversi gol a corredo e la stima sincera di compagni, allenatori, addetti ai lavori e tifosi.
Roba da metterci subito la firma, Claudio.
Subito.
Claudio Sclosa: biondo e forte.
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