• Viaggiando con la mente…

Cobblestone Jazz, vale a dire un gruppo di musica elettronica, made in Canada, inizialmente composto da tre amici (oggi pare siano in 4) che sin dal 2002 sono attivi sulla scena allorché esordirono con la celebre !K7 di Berlino, casa discografica specializzata nello scovare e lanciare artisti ispirati da techno e derivazioni varie.

La loro pagina FB ha meno fans della mia, il loro sito web funziona ad annate bisestili ed il loro seguito odierno è pari a quello della Pergolettese in Champions League.

Meriterebbero ben altri numeri, perché sono bravi.

Molto bravi.

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In realtà io stesso ho contribuito poco o niente alla causa.

Li scoprii nell’ormai lontano 2007 con un LP interessantissimo, questo 23 Seconds, e poi, complici alcune vicende esistenziali. li persi completamente di vista per oltre un decennio, salvo poi ritrovarli di recente-del tutto casualmente, grazie ad un video suggerito da Youtube e legato ad ascolti similari- e tornare a seguirne le gesta, al momento in fase di stasi dopo un piccolo tour europeo della passata stagione ed una settimana passata in studio a Berlino, probabile antipasto di un terzo album che potrebbe vedere la luce nel 2020, a dieci anni esatti dal loro secondo disco ed a cinque dall’ultimo EP.

Genere minimal, con riverberi ed ispirazioni jazz, nomen omen, accenni di funk e un suono ricercato, raffinato, mai banale, dilatato senza dover giocoforza dilatare pure palle e anima.

La glacialità canadese e la sperimentazione berlinese si fondono in una miscela esplosiva che non corrisponde esattamente alla forma canzone, come logico che sia, ma che va anche oltre la techno classica, sfociando in una mistura di minimal e lounge di ottima fattura e, direi, interessante avanguardia.

Si avvertono le influenze dei Maestri Jazz, così come un forte legame con la house classica ed un non celato apprezzamento per il funk ed i 70s.

Il risultato è appunto un mix di suoni, io ci ritrovo cose insospettabili, che non stanca mai, a dimostrazione che anche un genere ridondante come la minimal può sorprendere ed emozionare esattamente come qualsivoglia altra tipologia di musica, fosse soul, blues o classica.

Ci sono un paio di tracce ben oltre la media, ma “23 Seconds” è un album da ascoltare per intero, inclusi alcuni pezzi eseguiti dal vivo, per rendersi conto del tentativo, apparentemente riuscito, di portare l’elettronica nelle case come se fosse jazz, improvvisandola ma sempre rispettandone l’anima selvatica.

Cobblestone Jazz – 23 Seconds: 7

V74

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