• 1980

Curtis Mayfield ‎– Something To Believe In

Curtis Mayfield ha avuto in dote dal destino talento e sfortuna in egual misura.

Tenendo conto del fatto che in vita è stato sfortunatissimo, ne consegue che discorriamo di un talento purissimo.

Uno che col suo gruppo negli anni 60 sfonda con un sound ritmato e innovativo e che poi, col mercato discografico in pugno, decide di produrre tutto da solo, di far musica col cuore in mano e l’istinto al potere, finendo col mescolare Funk, R&B, Soul, Blaxploitation e tanta passione civile che traduce in musica autentica e di qualità, con l’inconfondibile voce in falsetto ad accompagnare l’elevata cifra stilistica di un polistrumentista di gran classe, oltre che di una penna di raffinato spessore.

Un artista completo,un uomo sincero e poco incline ai compromessi e all’apparenza.

Un perdente di successo, insomma.

Difficile non amarlo.

Curtis Mayfield ‎– Something To Believe In

Super Fly, del 1972, è probabilmente il suo album migliore.

Di recente sono stati rimasterizzati alcuni suoi lavori degli albori, cose interessantissime e degne di approfondimento.

Something To Believe In (1980) non è forse manco nella Top 5, ci sarebbe da discuterne ed ognuno rimarrebbe comunque della propria idea di partenza, per fortuna.

Mi permetto di segnalarne la presenza sul tubo e di suggerirne l’ascolto: si tratta di un album di meno di una quarantina di minuti di durata, sette pezzi di raffinato soul miscelato con un funk ritmato ed elegante, il tutto prodotto con tocco suadente e in modo tecnicamente impeccabile.


‘Love Me, Love Me Now’ dà inizio alle danze con palpitante energia, poi arriva ‘Never Let Me Go’ a rilassare l’atmosfera, con l’armonica sinuosità di una classica ballad dolce e suadente.

La stupenda ‘Tripping Out’ fa ripartire alla grande la giostra del ritmo, mentre ‘People Never Give Up’ sembra quasi un manifesto del pensiero mayfieldiano, antesignano della incredibile forza d’animo di quest’uomo nella sua lotta contro la sorte avversa e le convenzioni sociali preordinate.

‘It’s Alright’, rivisitazione di un pezzo degli Impressions, il gruppo dove Curtis iniziò la propria scesa verso il successo, è un ottimista gospel funkyeggiante che trasporta l’ascoltatore nel bel mezzo di una funzione religiosa Usa con tutto il contorno ed il corollario d’ordinanza.

‘Something To Believe In’ è la title track, in perenne bilico tra la evidente positività del testo ed una certa malinconia che aleggia nell’aria e accompagna la voce dell’artista come a volergli indicare la strada per la felicità e, nel contempo, suggerirgli prudenza.

‘Never Stop Loving Me’, altra cover degli Impressions, chiude con melodico romanticismo un album non epocale o indimenticabile, ma di sicuro meritevole di un ascolto.


Un lavoro, come detto, ben prodotto, che vide la luce dopo alcuni passi falsi e che, seppur non del tutto innovativo, rappresentò una fase di ripartenza a livello di ispirazione artistica per il compositore statunitense.

Suono maturo, scrittura intensa e tanta passione sono gli ingredienti principali di Something To Believe In, un gustoso e sfizioso intermezzo musicale nella vasta discografia di un grande artista e, in quest’ultima, una chicca nascosta e, non di rado, sottovalutata.

Curtis Mayfield – Something To Believe In: 7,5

V74

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