• 1983

Oggi è serata da passeggiata in riva al mare con in cuffia Heaven Is Waiting, degli strani The Danse Society.

1983, quasi 1984: fase mediana di un decennio follemente geniale, pregno di talento e paranoia.

I Danse Society provengono dall’Inghilterra centro-settentrionale.
Città industriali con sobborghi industriali, periferie industriali, dintorni industriali, mentalità industriali, anime industriali.

Per chi ama la musica, tre le alternative previste dal decreto regio: suonare per sfuggire alla depressione del circondario.
Suonare per cercare di guadagnare il denaro sufficiente ad emigrare il più lontano possibile.
Suonare e poi suicidarsi.

Loro sono in cinque: Steve Rawlings (voce), Paul Nash (chitarra), Lyndon Scarfe (tastiere), Tim Wright (basso) e Paul Gilmartin (batteria).
Dal terzo album in poi Scarfe lascia per dedicarsi ad altri progetti e la band ingaggia David Whitaker al suo posto.
Più tardi, via via, un’altra serie infinita di cambi sino a giungere nel contemporaneo, con la band ancora attiva ma in una formazione completamente stravolta rispetto all’originale, con il solo Nash a rappresentare il nucleo iniziale.

7 album in totale: tre condensati nel primo quadriennio di carriera, i restanti pubblicati nella seconda decade degli anni 2000.
Il meglio, nemmeno a dirlo, è negli inizi.

Il primo lavoro, Seduction: discreto.
Il secondo, questo: notevole.

Heaven Is Waiting:

1Come Inside
2Wake Up
3Angel
4Where Are We Now?
5Red Light (Shine)
6Heaven Is Waiting
7The Hurt
82000 Light Years from Home
9Valiant to Vile
10The Night

Dieci brani, con i soliti bonus a corredo nelle varie edizioni successive e nelle immancabili raccolte da cestone del centro commerciale.

Come Inside apre il disco con un irresistibile incedere malinconico, che suggestiona l’ascoltatore sin da subito.
Wake Up lo rivolta come un calzino, con una batteria strepitosa in primo piano, convincendolo che questo micidiale uno-due possa essere già abbastanza godibile da giustificare l’acquisto.
Angel lavora ai fianchi, sgomitando schizofrenicamente mediante un sound che più gotico non si potrebbe, alla ricerca di ulteriori spazi e consensi.
Where Are You Now? possiede un incedere meccanico ed ipnotico allo stesso tempo, finendo per richiamare alla memoria le più belle nenie elettroniche del periodo in questione.
Red Light (Shine) è un sublime antipasto dei due decenni che verranno, con le sue atmosfere poste esattamente a metà tra quello che è pop e quello che non si capisce cosa cazzo sia ma suona ugualmente alla grande.
Heaven Is Waiting esprime una bellezza talmente assurda e lercia da sembrare un pezzo di Jacques Brel cantato da un matto appena fuoriuscito da un manicomio criminale e suonato dopo la mezzanotte dinanzi alla stazione di Francoforte da un gruppo di punkettoni intrisi di birra fino al midollo.
Gli stessi che poco dopo gridano senza una ragione apparente in The Hurt , scandendo i tempi di un affascinante viaggio nel notturno più profondo.
2000 Light Years from Home è una cover dei Rolling Stones ed il suo fascino è insito nella palese inesplicabilità della presenza in questo lavoro, oltre che dalla inquietante impossibilità di comprenderne la reale cifra stilistica, ancor di più paragonandola all’originale ed impazzendo nel convincersi, ad ascolti alterni, che si preferisca una volta l’una e quella dopo l’altra (a me la versione dei TDS garba e manco poco).
Con la grintosa Valiant to Vile si torna nel gotico, per chiudere infine con una eterea The Night, a simboleggiare una oscurità che ormai si è fatta talmente densa da giustificare il silenzio.

Un disco interessante, di rock gotico con una evidente miscela di post-punk in aggiunta, e ricco di spunti che rimandano anche ad altri generi, in particolar modo a dark wave e synth pop che da qualche anno si stanno affacciando sulla scena internazionale con ragguardevole apprezzamento di pubblico e di critica.

Il buon esito di Seduction , il mini album d’esordio dei Danse Society, genera un’asta furiosa tra le case discografiche più in voga ed un bel contratto con l’Arista, che mette a disposizione dei nostri un ottimo team di produzione, con Nigel Gray e Ian Broudie ai posti di comando e diversi altri bravi collaboratori e dare il loro contributo alla causa.

Il risultato è, a parer mio, un discreto manifesto di un periodo aureo, nel quale prolifera il talento e pulsa il temperamento di musicisti che credono realmente nel potere e nel significato della propria arte.

La voce malinconica di Rawlings, i sintetizzatori decisi e le palpitanti chitarre sono gli elementi cardini dell’opera.

Heaven Is Waiting esce prima del Natale del 1983 e, nonostante le premesse di cui sopra, viene accolto senza particolare entusiasmo, sia dal pubblico che dalla critica.
“All’interno vi sono di certo spunti intriganti, però manca la scintilla”, è il commento più gettonato tra coloro che ne commentano la cifra stilistica.
Nessuno grida al miracolo, ecco.

E giustamente, verrebbe da dire, perché di miracoli non ve ne sono affatto in questi cinquanta minuti e passa di racconto sonoro di quel che è, a tutti gli effetti, il debutto al tavolo dei grandi e, nel contempo, anche il canto del cigno di una band che saprà riproporsi in qualche modo, certo, ma senza riuscire più ad affascinare chi, agli inizi degli anni 80, aveva puntato parecchie fiches su di loro.

Come spesso accade il tempo ha rimesso a posto alcune cose, però.
Oggi HIW è ritenuto da molti un disco interessante e degno di rivalutazione.

Ne consiglio l’assunzione a dosi irregolari -e senza archetipi e paradigmi in aggiunta- a coloro che vogliano passare un po’ di tempo negli anni 80 in compagnia di un gruppo che non ha avuto il successo di gente come Bauhaus, Sisters of Mercy, Cure, Teardrop Explodes, Chamaleons, Siouxsie and the Banshees, The Sound, Joy Division, Comsat Angels e tanti altri ancora, ma che in questo album (e nel precedente) inserisce tutta una serie di elementi che ai suddetti -e non soltanto a loro- regaleranno gloria solenne e fama imperitura.

Il Paradiso sta aspettando The Danse Society e forse dovrà attendere ancora parecchio, prima di vederli arrivare.
Meglio così.

The Danse Society – Heaven Is Waiting: 7

V74

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