• Un giro veramente intenso…

Un altro resoconto di viaggio un po’ datato ma ancora attuabile, volendo, con qualche integrazione recente.

Si, adoro la Germania.

Non tutto, no.

Quello che non mi piace non è tantissimo ma è alquanto fastidioso.

Oh si, tanto.

Altro tema e altra storia, comunque.

Quello che mi piace è invece parecchio: un paese ben organizzato, pieno zeppo di verde, con strutture adeguate, spazi enormi, paesaggi incontaminati, trasporti funzionali ed un bel po’ di arte e storia, quantunque di complessa lettura e decifrazione.

Molte le connessioni con il mio amatissimo paese di origine, l`Italia.

Forse più di quelle che si possa pensare.

Non mancano gli aspetti negativi, naturalmente.

Magari il turista non tende a notarli, preferendo concentrare la propria attenzione sui piaceri del luogo piuttosto che su eventuali disfunzioni.

E di altro, come detto, converrà trattare in diversa occasione.

Io ho avuto il piacere di visitare in lungo e in largo questa nazione e ci ho anche vissuto, per alcuni periodi.

Indi, col tempo, mi son fatto un’idea abbastanza approfondita, a riguardo.

Un’idea -nel complesso- positiva.

Molti dei miei viaggi, soprattutto negli ultimi anni, hanno visto quindi il territorio tedesco come meta preferita, oltre che come punto di transito nei miei frequenti spostamenti tra l’Italia -ove risiedeva la mia famiglia ed ora vivo io- e l’Islanda, dove ho trascorso oltre un quinquennio.

Uno dei viaggi che ricordo con maggior piacere è un meraviglioso giro che feci nel 2009 con la mia compagna del tempo.

Periodo a cavallo tra primavera ed estate, il top per godersi una rilassante vacanza col meteo che si presenta piacevole ma mai a livelli esagerati.

L’occasione, o per meglio dire: il pretesto, fu offerto su di un piatto d’argento dalla tournée degli amati Depeche Mode, in concomitanza con la presentazione del loro dodicesimo album, Sounds of Universe, col conseguente Tour of Universe a farli girare per il globo.

Un serio problema fisico del frontman del gruppo ha messo a repentaglio diversi concerti, proprio nelle settimane del nostro arrivo in Germania.

Per fortuna Dave Gahan si è ripreso a tempo di record e quindi il gruppo ha confermato gran parte delle date previste, inclusa la nostra prescelta in quel di Monaco.

Ma andiamo con ordine.

La partenza ha luogo da Reykjavík.

O per meglio dire, da Keflavík, aeroporto internazionale d’Islanda.

La compagnia aerea utilizzata è Germanwings, vettore che aveva sede nei dintorni di Colonia e che copriva parecchie rotte a livello internazionale.

Oggi ha cambiato denominazione in Eurowings, dopo un devastante incidente dai contorni assurdi ed incredibilmente drammatici, causato dal suicidio di uno dei piloti.

Bruttissima vicenda, meglio tornare al 2009.

Decidiamo di atterrare a Stoccarda, per poi spostarci a Monaco e da lì verso Norimberga.

Step successivo a Berlino, trasferimento a Colonia e ritorno in Islanda.

Il piano di viaggio è oltremodo intrigante: la speranza è che tutto vada come previsto, imprevisti inclusi.

L’aereo decolla in perfetto orario, dopo essere atterrato un’ora prima col medesimo timing.

Gli orari risultano essere comodissimi in quanto la partenza avviene in tarda serata, consentendo così il conseguente arrivo a destinazione in prima mattinata.

Colori spettacolari -in Islanda, a giugno,vi è luce per 23 ore su 24- ed un meritato quanto utile riposino.

12 giugno 2009, ore 6 circa, quando sbarchiamo a Stoccarda.

Aeroporto che rivedo con piacere e che ben rappresenta la succitata organizzazione teutonica.

Connessione ferroviaria efficentissima e dopo qualche minuto ecco comparire la stazione centrale di Stuttgart.

Facciamo colazione e siam pronti per metterci alla ricerca dell’albergo che ci ospiterà in questa bella città, capitale dell’altrettanto gaudente e ricco land del Baden-Wurttemberg.

L’albergo non dista molto dalla stazione e quando arriviamo in zona non è ancora orario di check-in.

Posiamo perciò i bagagli e via all’esplorazione di Stoccarda.

La città è moderna e trafficata, ma non caotica.

Conserva un’anima gradevolmente arcaica, nonostante sia al’avanguardia in diversi settori della tecnologia.

Un interessante connubio tra i secoli, di certo piacevole da visitare e con cui interagire senza remore di sorta.

I musei non mancano, la musica classica qui la fa da padrona ed anche la Torre della Televisione ha i suoi appassionati cultori.

La tradizione gastronomica è variegata e gli spazi naturali concedono ampi margini di movimento, nel caso si voglia smaltire una parte del peso accumulato durante le ore trascorse a tavola.

Ottima birra, buon vino e, guai a dimenticarsene, una fervente scena commerciale che ha il suo fulcro nella mitica Konigstrasse: la cosiddetta via dello shopping, appunto.

Mercedes e Porsche qui sono di casa, per chi non lo sapesse.

Pochi, credo.

Giriamo a piedi per le zone centrali e passeggiamo in assoluta tranquillità attraversando i meravigliosi giardini che man mano si stagliano nel percorso.

Ci fermiamo a pranzare nel Biergarten im Schlossgarten, ameno angolo di pace e natura, proprio a pochi passi dal centro del capoluogo.

Il cibo è all’altezza della location ed io -da autentico e scavato professionista del settore- approfondisco la materia con impegno e tenacia.

Caratteristica e divertente è la sfida di dama alla quale assistiamo in diretta, con giocatori che si avvicinano baldanzosamente al centenario e simpatiche pedine di dimensioni umane, quanto mai surreali.

Riprendiamo il nostro giro turistico visitando piazze e luoghi degni di nota, senza peraltro un itinerario prestabilito: la città si presta e si lascia ammirare senza che ci sia bisogno di far troppo rumore.

La temperatura è quasi estiva, ma non raggiunge picchi fastidiosi.

L’ultima volta che ero passato da queste parti l’inverno regnava indisturbato e si girava intorno ai meno 15, quindi mi godo con estremo sollazzo la Stoccarda in versione primaverile-estiva.

Nel pomeriggio andiamo in avanscoperta verso la periferia ed in serata, al ritorno, ci gustiamo il crepuscolo in un ristorante a base di specialità locali.

Il giorno successivo vede l’arrivo nella celebre Bavaria -o Baviera, che dir si voglia-, con Monaco che si appresta ad ospitare il concerto dei DM.

Qui l’afa è notevole.

Anzi: è notevolissima, in particolar modo se relazionata alla nostra percezione di calura, vista la recente provenienza dalle fresche lande nordiche.

Monaco è sempre Monaco, a prescindere dalle condizioni climatiche/termiche.

Gran bella città, davvero.

Ricca, vitale, vivace: elitaria ma senza eccessivo snobismo.

La patria dell’indimenticabile ispettore capo Derrick, che proprio in queste strade ha “operato” per quasi 30 anni.

Alloggiamo nel buon Ibis Munchen Schwabing, leggermente periferico, nel quartiere omonimo.

Hotel pulito e tranquillo, senza troppi fronzoli e con un interessante rapporto qualità-prezzo, nel pieno rispetto della ormai consolidata tradizione Ibis.

A Monaco consiglio le solite catene internazionali, i due discreti LetoMotel, il fascinoso Arthotel, il confortevole Hotel Wetterstein e, visto che qualche giorno è necessario, un buon appartamento da usare come base per muoversi con calma.

Come detto, la posizione del nostro non è centrale: la struttura sorge in un sobborgo residenziale e dista pochi chilometri dal vecchio e glorioso Olympiastadion, ove avrà luogo l’esibizione di cui sopra.

Inoltre abbiamo preferito sostare in una zona oltremodo silenziosa, datosi che -volendo- con i mezzi non è certo un problema spostarsi da un capo all’altro della città, tutt’altro, e che è meglio cercare il casino quando lo si brama piuttosto che viverlo senza poterlo silenziare.

Le attrazioni abbondano, tra musei di indubbia importanza e una miriade di eventi di ogni tipo che rendono la visita appassionante in qualsiasi periodo dell’anno.

Giriamo e rigiriamo, nonostante la infame calura che spesso tende a diventare opprimente.

Ad un certo punto decidiamo di seguire il corso dell’Isar, placido fiume che attraversa Monaco e prova -non sempre con successo- a donarle un pizzico di refrigerio.

Giungiamo nei pressi del Friedensengel, l’Angelo della Pace, un monumento eretto nel ricordo dei festeggiamenti per la fine della guerra Franco-Prussiana, un paio di secoli or sono.

La fame ci assale, furiosa.

Siamo fortunati ed a brevissima distanza becchiamo un’ottima kneipe, una taverna caratteristica che offre cibo e birra locale: peraltro a costi non monumentali, per restare in tema.

I gestori, entrambi in età non propriamente adolescenziale, ci accolgono gentilmente e ci propongono una serie di pietanze veramente appetitose, annaffiando il tutto con gelida e vigorosa birra di produzione locale.

Una svolta, per il palato e per l’anima.

Un copioso Jagermeister illumina alla grande questo sublime angolo di pace e gusto che non mancherò di consigliare non appena mi sovverrà il nome del medesimo, fosse pure nel 2040, o quando ci ripasserò.

Il concerto è oramai alle porte e ritorniamo in albergo per prepararci all’evento.

Tutta la zona dell’Olympiapark -con al centro lo stadio- è un inno al relax.

Gli abitanti del luogo continuano imperterriti a fare footing o a camminare per le verdi collinette del parco, senza curarsi più di tanto della miriade di fans accorsi per tributare il loro caloroso abbraccio al gruppo che sta iniziando a riscaldarsi in vista della imminente performance in terra bavarese.

“Chissà in quante occasioni Derrick sarà dovuto intervenire per indagare su qualche omicidio notturno commesso all’interno di questo sconfinato salotto verdeggiante”, ci chiediamo con un pizzico di affetto nei confronti di uno dei pochissimi personaggi televisivi al quale siamo realmente affezionati entrambi, oltre che con una innegabile forma di malattia mentale che ci porta all’accostamento fatto in precedenza.

Non mi soffermo troppo sul live dei DM, in quanto non sarei obiettivo: a patto che riesca ad esserlo in altri frangenti, ecco.

Trattasi di professionisti impeccabili, espertissimi mestieranti del settore, padroni del palco e dominatori della scena: nonostante la verve giovanile sia distante anni luce dalla quotidianità, vederli dal vivo è sempre -dicasi sempre- una grandissima emozione.

E come me, la pensano altri 60000 matti giunti sin lì/qui a spupazzarseli.

Alla prossima!

Un paio di Rothmans ci accompagnano al ritorno verso il dovuto riposo.

La giornata successiva trascorre nel commento della serata precedente e nel’approfondimento di Monaco, con un altro paio di tappe per approvvigionamento in tipiche kneipe dove già siamo di casa, in pratica.

Vita notturna pari a 0, in totale ottemperanza alle normative vigenti nella coppia, diciamo.

Notte si, però.

Sono due cose diverse, per chi non lo sapesse.

Noi lo sappiamo, o perlomeno lo sapevamo.

La tappa seguente è inedita per entrambi, quantunque diverrà più avanti uno dei posti più familiari dell’intera Germania.

Norimberga, facente parte della Baviera ma a tutti gli effetti incontestabile fulcro della Franconia, regione ricchissima di storia e di mescolanze tra i popoli che man mano, nell’arco del tempo, si son succeduti al potere in questa parte di mondo.

Di buon mattino siamo già a destinazione: ci ospita uno dei Motel One presenti in città e precisamente il Motel One Nurnberg-City.

Classica atmosfera lounge,come d’uopo per gli alberghi facenti parte di questa catena tedesca.

Aggiungo che in zona ho poi soggiornato in svariati hotel, tra i quali segnalo l’affidabile B&B Nuremberg HBF, il buon Intercity Hotel, l’ottimo Park Plaza, il lussuoso Novotel, lo strategico Ibis HBF e, soprattutto, l’Hotel Regina, a Zirndorf , alle porte di Norimberga e a due passi dal Playmobil Fun Park, un silenzioso albergo gestito da accoglienti e disponibilissimi amici ischitani, con un ristorante esterno che da solo varrebbe l’intero viaggio da queste parti.

Sublime.

Tornando a noi: la stazione dista pochi passi dal Motel One prenotato, così come il centro storico.

La camera non è spaziosa ma si fa notare per pulizia, modernità di arredo e comodità dei servizi igienici, sicuramente degni di un hotel di categoria superiore.

Norimberga è davvero meritevole di un passaggio, magari meno rapido del nostro in questione: e difatti ci ritorneremo ripetutamente, olé .

Non che necessiti di settimane per girarla a fondo, anzi.

Però possiede un’atmosfera particolare, direi intima, elegante, ancor più accentuata durante l’inverno con i suoi famosi mercatini di Natale.

Una gradevolissima scoperta, insomma.

Centro storico e mura di cinta, musei e lungofiume, chiese gotiche e torri campanarie. fortezze e piazze medioevali: ce n’è per tutti i gusti.

Inoltre, a breve distanza dalla stazione centrale, è ubicato un funzionale centro di informazioni turistiche,con un paio di addetti che se la cavano discretamente anche con la lingua italiana e sono in grado di fornire materiale utile durante il soggiorno in loco.

I trasporti, quantunque non strettamente necessari per le zone centrali, consentono eventuali spostamenti in periferia senza troppo penare, sia in termini di tempo che di comfort.

Aggiungo -e ti pareva- che la Franconia è rinomata per le proprie specialità culinarie, frutto di un millenario miscelarsi di popoli e tradizioni differenti che hanno generato un risultato egregio.

Molti sono i locali “turistici”, meno quelli “indigeni”.

Noi abbiamo optato per una via di mezzo scegliendo un paio di posti abbastanza noti ma comunque validi anche dal punto di vista della qualità del cibo.

Consigli della casa: mezzogiorno di fuoco presso la Barfusser, una strepitosa ed immensa cantina, molto affascinante, dove gustare piatti abbondanti e gustosissimi bevendo birra artigianale prodotta dalla stessa proprietà del locale.

Possibilmente birra scura, da queste parti.

Ottima, davvero.

Ottimissima.

Superfluo specificare che i famosi Nürnberger Rostbratwürste brillano di luce propria, nelle caloriche taverne di Norimberga.

Per la serata fari puntati sulla più antica locanda della città, alias Zum Guiden Stern: specialità norimberghesi e un paio di raffinatissime stuzzicherie, oltre alle mitiche salcicce cotte su legni appositi per impregnarle di sapori di un tempo lontano e di certo verace.

Non mi soffermo sulla storia di Norimberga, drammatica quanto variegata, in particolar modo nel secolo scorso.

Quel che risulta evidente è che nessuno ha dimenticato taluni eventi e la memoria collettiva viene continuamente tenuta viva attraverso frequenti mostre, esposizioni, rassegne, retrospettive ed altri eventi.

Il Dokumentationszentrum Reichsparteitagsgelände, visitato anni più tardi unitamente a tutta la straniante zona circostante, è un raggelante viaggio nella memoria, interessante quanto rabbrividente, bisogna ammetterlo.

Si parla di nazismo, quasi superfluo aggiungerlo.

Il Museo Nazionale Germanico è meno impattante, per non dire sconvolgente, ed un paio di ore possono essere spese ivi con piacere.

Non sono un fervido amante del turismo da bandierina: potendo scegliere, preferisco rivedere lo stesso luogo in diversi momenti, magari in differenti stagioni, per coglierne il maggior numero possibile di sfumature.

Norimberga richiede almeno un paio di giorni di soggiorno, oltre ad un doveroso giro nella regione che la circonda.

Un fulmineo ICE -senza fastidiosi mercatini di bordo di italica memoria e ritardi tricolori di sorta- ci conduce rapidamente a Berlino, dove ancora mantengo un domicilio.

Sono a casa, in una città che amo: magica, assurda, folle.

Modaiola, negli ultimi periodi.

Ancor di più nel 2019, oggi.

Forse troppo, per un notturno solitario ed asociale come me.

Sempre unica, comunque.

Ci ho vissuto, in diverse occasioni.

E nemmeno per poco.

La conosco benissimo, ma la riscopro ogni volta con una nuova emozione.

Unica, come detto.

Mirino puntato sulla fantastica Museumsinsel, l’Isola dei Musei.

Incredibilmente vasta la quantità e la qualità di materiale storico presente in questa area.

Berlino si gira mediante un efficientissimo sistema di trasporto pubblico che oltre a consentire un’estrema semplicità di spostamento attraverso una delle più grandi metropoli europee, risulta essere anche divertente nella fruizione del servizio.

Per gli hotel e gli alloggi di Berlino, potrei parlarne e scriverne per ore: troppa scelta, per fortuna quasi sempre accettabile.

In primavera ed in estate consiglio una capatina al lago Wannsee, di certo il più rinomato tra la moltitudine di specchi d’acqua che addobbano la capitale tedesca.

Nei dintorni, solcando il fiume Havel, si giunge alla Pfaueninsel, l’Isola dei Pavoni, una riserva naturale dove ritemprarsi dal caos della metropoli gustandosi un pomeriggio in compagnia di bellissimi pavoni,incantevoli giardini,r are composizioni floreali ed un bel castello di aspetto gotico-medioevale.

Un altro paio di escursioni ce le consediamo per Potsdam e Spandau.

La prima è affettuosamente denominata dai locali come la Versailles di Germania, il che è già un manifesto di cosa si possa trovare nel passarci una giornata: palazzi sfarzosi, giardini sontuosi, parchi lussuosi.

Poi torri, castelli, chiese ed altro ancora, volendo.

Un elogio alla pomposità ed alla magnificenza, insomma.

Spandau è invece parte attiva della città di Berlino, a differenza della succitata Potsdam.

Ma viene considerata come escursione in quanto i suoi abitanti, quantunque siano a tutti gli effetti berlinesi, mostrano fieramente la propria appartenenza a questo distretto, un tempo indipendente dalla capitale.

Quindi pure i visitatori riescono a respirare questa divertente condotta, non fosse altro che basta chiedere ad un indigeno qualche semplice informazione turistica per accorgersi della filosofia di cui sopra.

In zona è immancabile un giretto nella caratteristica Altstadt (città vecchia), un’occhiata all’imponente Rathaus (municipio) ed una tappa nella interessante Zitadelle (Cittadella), una fortezza-museo ove approfondire la variegatissima storia di questa piccola parte di mondo.

Numerosi concerti hanno luogo durante la stagione estiva proprio nei pressi della Zidatelle ed alcuni di essi sono anche di ottimo livello musicale, almeno a parere dello scrivente.

Segnalazione di servizio: a Spandau vi era uno dei migliori Nordsee di tutta la Germania ,con annessa un’ottima pescheria.

Prezzi medi, qualità ben oltre la media di un classico fast food, cibi freschissimi: naturalmente ha chiuso da diversi anni, ma è bello conservarne il ricordo, in un contesto particolare e rilassante.

A pochi metri vi erano (e per fortuna vi sono ancora) un paio di pasticcerie da paura e pure una specie di alimentari di lusso,con carni, insaccati, formaggi ed altro ben di Dio provenienti anche da paesi esteri.

Colesterolo e diabete ringraziano, con gioia.

Ed io con loro.

Spendere ulteriori parole sulla storia di Berlino e/o sull’inimmaginabile quantità di eventi che questa città propone con imbarazzante continuità non è al momento necessario.

Basta Google.

Spesso avanza, anziché no.

Tre giorni pienissimi, poi un volo per Colonia di quella che era la -da me e non solo- amatissima Hapag Lloyd, low-cost con servizi e mentalità da compagnia di bandiera: oggi è TUIfly, dopo il clamoroso fallimento del gruppo AirBerlin, che l’aveva rilevata in precedenza.

Altra brutta storia, senza cadaveri ma incasinata.

In Germania non è tutto oro quello che luccica: non di rado è letame, purtroppo.

Fatto passare per oro ugualmente, però: ecco una delle cose che non mi piacciono alle quali mi riferivo in apertura.

Andiamo avanti.

Indietro, anzi.

Colonia è affollata, as usual.

Firmiamo per una doppia nel non troppo decentrato Ibis Koln Centrum e ce ne andiamo a zonzo sul Reno, in gita di buon mattino.

Il celeberrimo Duomo ci massacra coi i suoi scalini e ci delizia con la sua maestosità, nel pomeriggio.

Bellissimo, ci torno sempre con gioia.

Poi pranzo esotico ,non meritevole di nota.

Pomeriggio shoppingesco e salutare passeggiata per il centro storico.

Cena deliziosa nella Brauhaus Früh am Dom, a pochi passi dal Dom: tutta roba locale, inclusa la famosa birra Kölsch, con a sostegno parecchie portate luculliane e saporitissimi quanto laboriosi condimenti che farebbero vacillare pure un professionista della mangiata a sbafo.

Ottimo, seppur abbia un aspetto turisticheggiante ed offra un servizio rapido e solerte, quantunque non di prima classe.

Di una birreria-trattoria discorriamo, è bene ricordarlo.

Anche qui, servizio pubblico eccellente: incluso il viaggio -pseudo- che ci conduce nel Köln/Bonn Flughafen, da dove poi ripartiamo in direzione Islanda.

Che dire: lunga e spassosa maratona Deutschland, un giro orario che ha coperto una gran bella fetta di territorio germanico.

Come sempre, quasi tutto perfetto.

Il quasi, almeno fino ad oggi, ha mera valenza scaramantica.

Stazioni ferroviarie tutte promosse: Stoccarda carina, perennemente in rifacimento.

Monaco super, atmosfera Derrick, oltremodo adorabile.

Norimberga caratteristica, elegante.

A Berlino ce ne sono diverse: spiccano Ostbahnhof, il fascino incredibile della storia, ed Hauptbahnhof, il moderno che incanta.

Colonia da sturbo: sotto al Duomo, vicino al fiume, tra le top tedesche.

Auf Wiedersehen, mein liebes Deutschland!

V74

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