• The Kid

Storia, mare, gastronomia.
La Grecia, con le sue bellezze naturali e la sue affascinanti tradizioni, è un perenne invito al turismo.
Ma oltre alle stupende isole e al Partenone, vi è pure tanto altro.
Calcio incluso, ovviamente.

Di Hatzipanagis abbiamo già detto.
Di Domazos, Mavros, Sarganis, Mitropoulos e tanti altri, ancora no.

In Italia ne son passati diversi, di bravi giocatori provenienti dalla penisola ellenica.
Non tutti sono riusciti ad ambientarsi rapidamente da noi, per quanto la connessione tra le due nazioni in oggetto sia storicamente fortissima.
Qualcuno di essi, a dire il vero, se l’è cavata benino.

Manolas, Dellas, Papastathopoulos, Karagounis, Georgatos, Zagorakis e diversi altri son transitati con alterne fortune nel calcio italiano.
Eppure il migliore, o quantomeno quello che per il sottoscritto poteva essere tale unitamente al buon Hatzipanagis- non è mai sbarcato nel paese più bello del mondo.
Lo ha sfiorato in almeno un paio di circostanze, però.
Stiamo parlando -anzi: sto parlando- di Saravakos.

Atene, piena estate di sessanta anni fa.
1961.
Nella capitale greca nasce Dimitris Saravakos, che sarà destinato a scrivere gloriose pagine della storia calcistica nella sua florida terra.

Figlio d’arte, in quando il padre è uno dei più quotati giocatori del Paniōnios -Nea Smirni, un sobborgo a sud della capitale-, società con un prospero vivaio, tra i più quotati di tutta la Grecia.
Vivaio dove il giovane Dimitris cresce e mette subito in mostra le proprie notevoli qualità.
Il Paniōnios ha una storia ultracentenaria e, tranne rari casi, è sempre stato in prima serie.
Non ha vinto molto, però ha lanciato parecchi giocatori che poi hanno avuto una carriera importante.
Specialità della casa: gli attaccanti.

E il piccolo Saravakos è -guarda caso- un attaccante.
Piccolo pure fisicamente, oltre che di età.
Dal padre -ex nazionale- ha ereditato il fisico minuto, oltre che la generosità in campo ed anche il ruolo.
Viene soprannominato “the kid“, il bambino, dapprima in lingua greca e più avanti in inglese, quando assurgerà alla fama internazionale.
Supera di poco il metro e settanta di altezza ed è abbastanza smilzo, eppure sul terreno di gioco lotta come un leone e con la sua velocità mette in serio imbarazzo tutti i difensori che tentano -inutilmente- di arginarne la foga agonistica.

Dimitri Saravoks ha appena sedici anni, allorquando entra nel novero della prima squadra.
Esordisce poco dopo, dando seguito alle premesse di cui sopra.
La Coppa di Grecia vinta dal Panionios nel 1979, il primo trofeo messo in bacheca dai rossoblu, è il viatico al subitaneo ingresso nella rosa di parecchi giovani da lanciare, per monetizzare la cessione dei calciatori messisi maggiormente in evidenza e, di conseguenza, per provare a ripascere le poco fiorenti casse del club.

Uno degli elementi ai quali tocca fare le valigie è il prolifico centravanti Anastopoulos, che viene ceduto all’ Olympiacos Pireo e, successivamente, all’Avellino, non riuscendo ad imporsi in terra irpina e finendo poi per ritornare in Grecia, a chiudere onorevolmente la carriera.
Resta invece l’attaccante Mavrikis, destinato a diventare un totem della società, ed intorno a lui viene ricostruita l’ossatura della squadra, imperniata su alcuni elementi di esperienza e su diversi giovani provenienti dal vivaio, tra i quali il migliore è senza dubbio il suddetto Saravakos, transitato nella Under 21 a nemmeno 16 anni e poi immediatamente lanciato tra i “grandi”.

Potenzialità innegabili, per un attaccante dal futuro brillante.
Nel Panionios resta fino al 1984 collezionando ottime stagioni, condite da parecchi gol.
Nelle ultime due, in modo particolare, sale agli onori della cronaca trascinando i suoi alla salvezza, da autentico protagonista.
Infatti gioca alla grande e decide ben due spareggi per non retrocedere.
Il primo, nel 1983, contro il Makedonikos F.C. di Neapoli, in Macedonia: una doppietta con gol decisivo a pochi minuti dal termine, per il definitivo 3-2 che consente ai rossoblu di mantenere la categoria.
Il secondo dopo meno di dodici mesi, contro il Pas di Giannina, nella regione dell’Epiro, con un altro suo gol nel primo tempo supplementare che apre le danze ed indirizza la gara, poi terminata con uno scarto di due reti a zero per i suoi, ancora una volta salvi in extremis.

Dopo gli ultimi exploit è evidente che per Dimitri Saravvakos la dimensione provinciale inizia a diventare stretta.
Oltre centotrenta gare e trentacinque reti è il suo bottino con la maglia degli Istorikos, come vengono chiamati giocatori e tifosi del Panionios.
Diverse squadre si interessano ai suoi servigi: l’offerta migliore, in termini di cartellino ed ingaggio, la formula il Panathinaikos, campione di Grecia e vincitore della coppa nazionale.
La compagine che ha come simbolo il Trifoglio ha desiderio di primeggiare anche oltre le mura amiche e per far ciò è decisa a costruire una rosa di valore, che possa disporre del maggior numero di frecce possibili nel proprio arco.

E chi meglio di Dimitri, come freccia?
Da un biennio il ragazzo ha pure esordito in Nazionale ed a 23 anni è ormai pronto e maturo per un’esperienza in una grande squadra.

Con i verdi ateniesi Saravakos giocherà per dieci stagioni, conquistando la gloria.
Col bomber polacco Warzycha andrà a formare una coppia offensiva da sturbo.
Diverrà uno dei più forti calciatori ellenici di sempre, vincendo tre campionati (1986, 1990, 1991), ben sei coppe nazionali (1986, 1988, 1989, 1991, 1993, 1994) e tre Supercoppe di Grecia (1988, 1993, 1994).

Un palmarès di tutto rispetto, impreziosito da moltissime prestazioni di rilievo e da una marea di reti.
Impressiona per continuità e per la capacità di essere protagonista -spesso decisivo- nei match che contano.

Gioca abitualmente col numero 7 sulle spalle.
Tecnica sopraffina, dribbling ubriacante e mai fine a se stesso.
Un’ala destra velocissima e devastante, che danza sui tacchetti e mette a soqquadro le difese avversarie col suo movimento imprevedibile e con la sua destrezza.
Agisce sulla fascia, ma non di rado si accentra e va alla conclusione, da punta pura e da centravanti classico, ove necessario.
Sforna assist a profusione e sfonda le reti col suo destro al fulmicotone, tanto potente quanto preciso.
Il sinistro accompagna l’azione, mentre incredibilmente riesce assegnare alcuni gol anche di testa, nonostante sia bassino.
Però è tosto, questo si.
Nei contrasti regge la scena ed è un lottatore nato.
Ha carattere e tigna e quando l’atmosfera si infiamma è tra i primi ad alzare la temperatura.
Riesce ad essere un leader mediante l’esempio, con generosità e sacrificio e, soprattutto, attaccamento ai colori sociali.
Tira benissimo rigori e punizioni e molte delle sue reti risultano essere spettacolari, con traiettorie stupende e parabole arcuatissime per i portieri avversari.
Efficace e spettacolare al tempo stesso, un attaccante completo e dinamico, tra i migliori della sua generazione.
E non soltanto in Grecia, s’intende.
Davvero un grande giocatore.

Col Pana si mette in mostra anche a livello internazionale, disputando le coppe europee e facendo pure lì la sua ottima figura.
Nella Coppa dei Campioni del 1984-85 trascina i suoi sino alle semifinali dove solo il Liverpool, poi sconfitto dalla Juventus nella maledetta finale dell’Heysel, porrà fine al cammino dei greci nella competizione.
Nella Coppa Uefa del 1985-86 si mette in grande evidenza e segna sia all’andata che al ritorno contro il Torino di Radice, che supera il turno con enorme sofferenza in una atmosfera incandescente che sfocia in violenti scontri a fine gara, sia in campo che sulle tribune.
Sempre in Coppa Uefa, edizione 1987-88, segna alla Juventus ad Atene ed in Piemonte, estromettendola di fatto dal torneo.
Agli ottavi segna due reti a Budapest, contro l’Honved, sul punteggio di cinque reti a zero per i padroni di casa.
Tutti si erano già arresi, lui no.
Al ritorno guida i suoi all’impresa (5-1) ed al passaggio di turno.
Segnerà pure al Club Brugge, ai quarti, ma i belgi avranno la meglio nel doppio confronto, eliminando i greci.

Non mancheranno altre grandi prestazioni, all’estero.
In Grecia sforna gol e assist come se non vi fosse un domani.
Un paio di quadriplette, diverse triplette ed il titolo di capocannoniere nel 1991, con ben 23 reti.
L’anno dopo ne segna 24 e continua a tenere alti standard prestazionali.

Gioca da top, regala assist e segna come un bomber.
Entra nella graduatoria del Pallone d’Oro e gioca diversi incontri con la rappresentativa del Resto del Mondo.
Idolo delle folle, con la Nazionale disputa una ottantina di gare e segna una ventina di gol.
Partecipa ai Mondiali del 1994 in USA, dove è il capitano della Grecia che soccombe all’esordio contro l’Argentina di Maradona (1 gol) e di uno scatenato Batistuta (3 reti).
Osserva dalla panca le sconfitte con Bulgaria (altro 0-4) e Nigeria (0-2).
Mette a curriculum anche alcune presenze con la Nazionale Olimpica Greca che non riuscirà a qualificarsi per i Giochi del 1984, a Los Angeles.
E con la nazionale maggiore rifila una cinquina (tre rigori) all’Egitto, nel 1990, assicurandosi un altro record.

In questi anni riceve diverse proposte per cambiare casacca.
Una, economicamente ingente, gli arriva nell’estate del 1988 dal discusso e ricchissimo uomo d’affari George Koskotas, presidente dell’Olympiakos.
Il tentativo di strappare il miglior gioiello ai rivali non riesce e Koskotas deve rimediare sul ritorno in patria di Anastopoulos dopo la disastrosa avventura italiana e sull’ingaggio del genialoide ungherese Detari, preso dall’Eintracht di Francoforte.
Lo cerca la Juventus in un paio di occasioni, ma l’affare sfuma per la titubanza del Pana a lasciar partire il suo fuoriclasse.
In Grecia, quando è stato capocannoniere della Coppa Uefa 87-88, hanno scritto di un forte interesse dell’Ajax e di un approccio del Bayern Monaco.
Nello stesso periodo Sergio Santarini, direttore tecnico della Fiorentina allenata da Sven-Göran Eriksson, va ad Atene ad incontrare il presidente del Panathīnaïkos, Yiorgos Vardinogiannis, per cercare di prelevare il giocatore, beccandosi un gentile ma fermo due di picche dalla dirigenza ellenica.
Anche il Bologna di Corioni e Maifredi si iscrive al concorso e ci fa un pensierino: idem come sopra.
Nel tempo non sono mancate offerte pure dai migliori club francesi.
Niente da fare.

La sua società non era disposta a liberarsene a cuor leggero, quantomeno sino all’estate del 1994, durante la quale i colloqui per il rinnovo di contratto del calciatore non vanno a buon fine e Dimitris, indispettito e deluso, decide di firmare per l’AEK di Atene.


Nella prima stagione con i gialloneri segna tanto (21 gol) e gioca benissimo, pur iniziando a soffrire di qualche problema fisico e sbagliando un rigore nella finale di Coppa che il suo ex club andrà a vincere a sua volta con un rigore negli ultimi frangenti del secondo tempo supplementare.
Un anno più tardi si prende la rivincita e mette in bacheca la sua ottava Coppa di Grecia, pur non disputando la finale stravinta dall’AEK contro l’Apollon (7-1).
Al termine della seconda annata sceglie di non esercitare l’opzione per rinnovare l’accordo per altri dodici mesi: un solo gol e poche presenze in campionato lo hanno convinto a prendersi una pausa, rifiutando vari approcci da altre compagini greche ed un paio di proposte provenienti dalla Turchia e dalla Svizzera.

Si ferma per un anno intero, durante il quale si vocifera di un suo probabile trasferimento nella neonata MLS, negli Stati Uniti.
Quando sembra invece che stia per annunciare il ritiro dall’attività, ecco che a sorpresa si materializza il romantico ritorno al Panathīnaïkos.
Messe da parte le incomprensioni del recente passato, il matrimonio riprende a funzionare sull’onda dell’entusiasmo.
Purtroppo il fisico di Dimitris continua però a manifestare problematiche gravi, in particolar modo per un calciatore delle sue caratteristiche.
Con lo staff tecnico si ragiona sulla possibilità di arretrare il raggio d’azione e schierare la stessa ellenica in posizione di centrocampista, magari sfruttandone l’esperienza e la classe a gara in corso, senza metterne troppo a repentaglio la ormai fragile struttura muscolare.

Saravakos, oltre ad essere un ottimo giocatore, è anche un uomo intelligente e corretto.
Si rende conto che è inutile forzare il passo della Natura e prende atto che è semplicemente giunta l’ora di appendere le scarpe al fatidico chiodo.
Così, dopo un paio di presenze da subentrante, saluta la compagnia, ringrazia il Panionios che gli propone un contratto a gettone per bissare il ritorno alle origini e chiude la sua straordinaria avventura con il calcio giocato.

Personaggio carismatico e, nel contempo, umile, tranquillo, privo di qualsivoglia forma di spocchia.
Ha scritto la Storia del Calcio Greco, finendo inoltre per essere il maggior goleador di tutti i tempi nel derby più sentito del paese ed in uno di quelli tra i più caldi al mondo: Olympiakos – Panathinaikos.
La capacità di incidere quando il gioco inizia farsi duro, per l’appunto.

Per tenersi in forma si diverte a giocare a beach soccer.
Avvia alcune attività e scrive di calcio per alcuni media locali.
Il Pana lo richiama nel 2013, offrendogli un ruolo dirigenziale -consulenza sportiva- concepito ad hoc per lui.
Insieme alla moglie Vicky si interessa alle vicende della figlia Nicole, aspirante cantante, e si gode il meritato riposo del guerriero.

Tra qualche giorno festeggerà le sessanta candeline sulle quali soffiare.
Portate benissimo, va detto.
D’altronde lui è il ‘figlio del vento”, per i fans del Pana.

Sarebbe stato bello vederlo in Italia, come pure in qualche altro contesto più consono alle sue doti.
Col massimo rispetto per l’Alpha Ethniki di allora e per la Souper Ligka Ellada di oggi.

Dimitris Saravakos: The Kid.
Un campione.

V74

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