- Friulano di Copacabana
Edinho
Da poco ha compiuto settanta primavere.
Tre Campionati del Mondo nel curriculum e la stima e l’affetto di tanti appassionati del meraviglioso Calcio degli anni ottanta.
Perché discorriamo di uno dei più forti interpreti del periodo, nel ruolo di libero.
Ci ho giocato un paio di anni, come libero.
Me la cavavo meglio in fascia o davanti alla difesa, ma preferivo mille volte di più giocare da libero piuttosto che da marcatore puro, che per uno scarpone tendente alla distrazione come il sottoscritto era una sofferenza.
Da libero invece devi avere sempre tutto sotto controllo, con una concentrazione feroce ed una attenzione tattica che ti costringe a muoverti come un calciatore serio, anche se sei un pippone, perché dietro di te c’è solamente la porta.
Certo, ad alti livelli da libero ci giochi se sei davvero forte.
Oggi la zona va per la maggiore, ma c’è stato un tempo in cui l’ultimo baluardo era colui che determinava il destino della fase difensiva di una squadra, unitamente al portiere.
Gente come Beckenbauer, Krol, Scirea, Baresi, con stili diversi ma tremendamente efficaci, è entrata indiscutibilmente nel Mito.
Poi ci sono i “pupilli”, quelli che soggettivamente sono imbattibili pur essendo, talvolta, non propriamente dei fuoriclasse.
Alcuni dei miei lo erano, comunque.
Altri decisamente meno.
Ronald Koeman, Stielike, Augenthaler, Belodedici, Morten Olsen e Passarella, per citare i migliori della graduatoria personale.
Sugli altri sorvoliamo, dai.
Nella lista di cui sopra ne manca uno, però.
Quello delle settanta primavere e dei tre Mondiali, ecco.
Cioè Edino Nazareth Filho, universalmente noto come Edinho.
Uno che c’è sempre stato, nel mio amatissimo Calcio che fu.
Rio de Janeiro, giugno del 1955.
Nella caotica e celeberrima città brasiliana viene alla luce il protagonista del nostro racconto odierno.
La sua famiglia, di umili origini ma che vive in un contesto di dignità e tranquillità, ad un certo punto si ritrova sconquassata dalla improvvisa decisione del componente maschile più importante: difatti il padre del piccolo Edinho, di professione macellaio, decide di abbandonare la propria consorte, peraltro incinta e casalinga, senza quindi una entrata fissa che le possa permettere di continuare la sua vita senza patemi.
La coppia ha avuto da poco pure un’altra bambina, per la cronaca.
Brutta storia.
Anzi: bruttissima.
Edinho è costretto, suo malgrado, a forgiare sin da subito il proprio carattere.
Grazie all’aiuto di alcuni parenti la situazione va pian piano sistemandosi, per fortuna.
Il piccolo a scuola se la cava ed appena può corre in spiaggia, nella mitica Copacabana, a giocare a pallone.
Una sorta di valvola di sfogo, per lui.
Pian piano si appassiona, però, ed a tredici anni di età viene convocato per un provino nel Fluminense.
Qualcuno ha difatti notato questo ragazzino dal fisico tosto e con un piede destro tutt’altro che malvagio.
Ed in effetti il test va più che bene.
Edinho entra a far parte delle giovanili di una delle più importanti società del paese, per non dire dell’intero continente.
Lui, determinato e tenace, si mette subito in mostra tra i migliori del vivaio e pochi anni più tardi è nella rosa della prima squadra di quella che sarà denominata Máquina Tricolor, un team di ottimi talenti e di calciatori di carattere.
Il giovane si disimpegna come difensore centrale.
Libero, per essere precisi: ultimo uomo a proteggere il suo portiere e primo elemento ad impostare il gioco della squadra.
Nonostante sia ancora un ragazzino e non abbia molta esperienza, esprime una forza fisica ragguardevole e possiede una grinta che manda in visibilio la tifoseria carioca.
Esce spesso dalla propria area di rigore a testa alta, palla al piede, arrembando i suoi compagni all’assalto del fortino avversario.
Maturo e coriaceo, viene immediatamente attenzionato dai tecnici federali della Nazionale Brasiliana.

Nel 1975 è protagonista dei Giochi Panamericani che si svolgono in Messico in quanto la destinazione iniziale, il Cile è impraticabile per ragioni di ordine militare e la secondaria, la città di San Paolo (proprio in Brasile), è devastata da una epidemia di meningite.
Il Brasile chiude al primo posto, medaglia d’oro: pari merito con i padroni di casa, però.
Poiché la finale, interrotta durante i supplementari sul punteggio di 1-1 a causa di un grave danno all’impianto elettrico dello stadio di Città del Messico, non può essere ripetuta in tempi brevi, per l’accavallarsi di impegni presi in precedenza dalla rappresentativa verdeoro.
Sia quel che sia, Edinho fa il suo e conquista la chiamata per le Olimpiadi del 1976, in Canada, dove insieme ai suoi compagni chiude al quarto posto, sconfitto dalla Polonia in semifinale e dalla Russia nella gara che vale la medaglia di bronzo.
Oramai il difensore del Fluminense è lanciato nel calcio che conta.
In patria è considerato uno dei più affidabili difensori in circolazione e la convocazione nella Nazionale Maggiore è solo questione di tempo.
Tra l’altro il Commissario Tecnico della Nazionale Olimpica, Claudio Coutinho, dopo un breve interregno al Flamengo, è stato nominato come allenatore della rappresentativa brasiliana che parteciperà al Campionato Mondiale del 1978, in Argentina.
Manco a dirlo, Edinho è tra i convocati.
Con una dozzina di presenze in maglia verdeoro, il difensore è addirittura uno dei più esperti di un roster composto per la maggior parte da giovani promettenti.
Il capitano Rivellino e il portiere Leao guidano un manipolo di scapestrati impregnati di talento ed incoscienza.
Il Brasile, all’esordio nel torneo, impatta per 1-1 con la Svezia.
Il successivo 0-0 con la Spagna ingenera qualche perplessità sulla forza dei sudamericani.
La vittoria con l’Austria (1-0) riporta un minimo di tranquillità nell’ambiente e regala la qualificazione ai brasiliani, che nella seconda fase superano agevolmente il Peru per 3-0, pareggiano (0-0) con i padroni di casa dell’Argentina e sconfiggono, infine, la Polonia per 3-1.
Risultati importanti, che però non bastano per giocarsi il titolo datosi che gli argentini, in una gara alquanto discussa, sommergono di reti il Peru e sbarcano in finale, dove hanno la meglio sugli olandesi, aggiudicandosi la Coppa.
Il Brasile, invece, batte per 2-1 l’Italia e si appropria della medaglia di bronzo.
Edinho, titolare nei primi due match e subentrante contro l’Argentina, se la cava più che dignitosamente.
Gioca da terzino sinistro, in quanto Coutinho lo vede bene sulla fascia.
Alcune società europee lo mettono nel mirino, ma il Fluminense non pensa minimamente alla sua cessione.
Per la tifoseria è un idolo e sul campo è il leader incontrastato di una compagine che vince tre titoli carioca e diversi altri trofei minori.
Nel 1982 il C.T. del Brasile, Telé Santana, lo chiama per far parte della lista di coloro che tenteranno di vincere la Coppa del Mondo, in Spagna.
I verdeoro sono tra i favoriti per il titolo.
Dispongono di una sequela infinita di ottimi giocatori, quando non campioni assoluti: Zico, Socrates, Eder, Falcao, Roberto Dinamite, Dirceu, Junior, Cerezo, Batista, Renato ed altri ancora.
Le incognite sono fondamentalmente due: il portiere, Valdir Peres, e la punta centrale, Serginho.
Il primo, in realtà, non è malaccio.
Il secondo, beh, è un onesto mestierante della pelota, ma di certo non all’altezza dello squadrone che si muove alle sue spalle.
Il Brasile batte all’esordio l’Unione Sovietica per 2-1, replica con un 4-1 rifilato alla Scozia e triplica con un 4-0 ai danni della Nuova Zelanda, con Edinho che entra in campo nell’ultimo quarto d’ora.
Nella seconda fase i sudamericani superano l’Argentina per 3-1 e dopo aver mandato a casa Maradona si convincono che l’Italia di Bearzot, loro prossimo avversario, non possa stopparne la furia.
Errore ciclopico.
Gli Azzurri hanno preso coscienza della propria forza e sono in una forma impressionante.
I brasiliani perdono per 3-2 contro i futuri Campioni del Mondo, trascinati da un Paolo Rossi in stato di grazia, e tornano mestamente in aeroporto.
Edinho non colleziona altre presenze nel torneo, dopo essere subentrato nel match contro la Nuova Zelanda.
Telé Santana punta sul duo di centrali Oscar-Luizinho.
Quest’ultimo, in particolar modo, funge da libero.
Elegante ed esperto, Luizinho è un buon giocatore.
Però è caratterialmente timido e questo aspetto spesso si manifesta palesemente pure sul manto verde.
Dopo l’eliminazione del Brasile sono in parecchi a domandarsi il motivo dell’esclusione di Edinho dai titolari, datosi che la sua proverbiale grinta sarebbe stata fondamentale per cercare di limitare Rossi, magari in coppia con un mastino come Oscar.
Il calciatore del Flu ha comunque parecchio mercato.
Tra i top del Sud America, nel ruolo, fa incetta di proposte dal Vecchio Continente.
Spagna, Francia, Germania: queste sono le principali destinazioni che potrebbero far gola all’entourage del difensore.
Pochi lo sanno, ma il destino di Edinho è in verità già segnato da diversi mesi.
Difatti il giocatore ha già firmato un accordo con l’Udinese, da poco passata nelle mani nelle mani di Lamberto Mazza, patron della Zanussi ed imprenditore di successo, che ha invitato la moglie di Edinho, Elisa, in Friuli, insieme a suo padre -avvocato, che cura gli interessi del nuovo acquisto- facendole fare un tour della città, accompagnandola anche in quel di Lignano Sabbiadoro per convincerla che il Brasile non è poi così distante ed invitandola in tribuna ad un match dei bianconeri, come ospite d’onore.
Un ingaggio importante, una bella villa in campagna ed un auto fiammante completano il pacchetto di un’offerta che è oltremodo succulenta.
Irrinunciabile, per essere precisi.
Il Fluminense gioca al rialzo per alcune settimane, sfruttando diverse clausole presenti nel contratto del giocatore e cercando di frenare la rabbia della torcida locale, inviperita per la cessione del suo beniamino.
Fin quando un blitz dei dirigenti dell’Udinese sistema la questione, definitivamente.
Il Direttore Generale dei friulani, Dal Cin, vola in Messico a prelevare il giocatore, che si trova lì per un evento, e lo porta in Italia.
Un mediatore, Giuliadori, si occupa di definire le ultime questioni in sospeso con i dirigenti brasiliani.
Affare fatto: Edinho sbarca nel campionato più bello del mondo, che peraltro ha appena riaperto le proprie frontiere, andando a sostituire il suo connazionale Orlando, ritiratosi dopo aver disputato la sua ultima stagione da professionista in maglia bianconera.
La buonanima di Orlando era un ottimo laterale, adattato nell’Udinese da libero con risultati abbastanza altalenanti.
Edihno è invece un libero vero e proprio: mette subito le proprie doti al servizio di una squadra ambiziosa e quadrata, che dopo tre salvezze consecutive punta oramai dichiaratamente a salire di livello.
Il tecnico Ferrari, oltre ad Edinho, riceve in dote dal mercato il portiere Corti, l’ala Mauro, il fantasista Surjak e le punte Virdis e Pulici.
Gli arcigni difensori Galparoli e Cattaneo, il grintoso laterale di sinistra Tesser, i tosti centrocampisti Miano e Gerolin e, soprattutto, l’infinita classe del Barone Causio sono le armi principali dei friulani.
Edinho disputa un torneo a sé stante.
Segna sette reti e gioca da campione, trascinando il suo club ad un ottimo sesto posto finale in graduatoria.
L’infortunio iniziale di Virdis, pur sopperito dalle reti dell’intramontabile Pulici, limita in parte il rendimento dell’Udinese.
Po ci pensa Edinho, bomber dei suoi e miglior libero del campionato, unitamente all’infinito Scirea.
Il brasiliano si è ambientato perfettamente ad Udine,
Dal Brasile, oltre alla moglie ed al figlioletto piccolo, si è portato anche la fidatissima governante e diversi dischi di musica brasilera.
La consorte, per i suoi giri, gli “frega” l’auto messagli a disposizione dalla società e lui è costretto a comprarne un’altra.
Mezza pena: la famiglia si trova davvero bene in Italia ed in estate a loro si unisce l’amico Zico, il fuoriclasse che l’Udinese riesce incredibilmente ad ingaggiare, al termine di una trattativa infinita quanto complessa.
Zico è un fenomeno, senza discussioni.
Questo finisce, inevitabilmente, per renderlo il fulcro del gioco della squadra.
Tutto passa dai suoi piedi.
Il neo arrivato inventa spettacolo e segna ben diciannove reti, vice-capocannoniere del torneo dietro ad un signore che di nome fa Platini.
L’Udinese, nonostante alcuni buoni rinforzi (in primis il difensore De Agostini), patisce l’infortunio di Zico nella parte finale del torneo, con la squadra che dal terzo posto si ritrova a metà classifica, ove termina la contesa.
Edinho lascia rigori e punizioni al suo connazionale, mettendo comunque a segno quattro gol e giocando un ottimo campionato.
Nella terza stagione nella penisola Edinho trova Maradona -col quale ha un ottimo rapporto di reciproca stima ed amicizia-, che ha firmato per il Napoli, oltre ad una folta schiera di campioni, alcuni dei quali suoi connazionali.
Il campionato italiano è, in questa fase, il numero uno del pianeta.
Per qualche settimana, invero, si parla di un possibile approdo del brasiliano proprio nel club partenopeo, per sostituire l’olandese Krol.
Edinho ne sarebbe felice, ma i campani scelgono di prendere l’attaccante argentino Bertoni, come secondo straniero, per favorire l’ambientamento di Maradona.
Bertoni che, ironia della sorte, sarà ceduto proprio all’Udinese, ventiquattro mesi più tardi.
Che spettacolo, il calciomercato 80!

Torniamo a noi.
L’Udinese ingaggia Vinicio, anch’egli brasiliano, come allenatore.
Causio passa all’Inter e Virdis al Milan.
Giungono ad Udine la punta Carnevale (dal Catania), il centrocampista Criscimanni (dal Pisa), il fantasista Montesano (dal Palermo) ed il centravanti Selvaggi, dal Torino.
Zico salta mezzo campionato per infortunio e, di conseguenza, l’Udinese lotta per la salvezza.
Evita la retrocessione, ma incappa in una annata avara di soddisfazioni.
In estate ZIco torna in Brasile, lasciando nello sconforto i suoi tifosi.
Edinho -cinque gol a corredo- entra in collisione con la società friulana: dopo una squalifica, l’Udinese decide di non presentare il ricorso per il difensore ed il brasiliano non gradisce.
Il Fluminense lo cerca in inverno e lui ci pensa.
La moglie, tornata in patria per alcune settimane, viene rapinata nel centro di Rio de Janeiro.
Un segnale, forse.
Fatto sta che Edinho ricompone il rapporto col suo club di appartenenza ed onora -da capitano- anche il quarto anno previsto dal suo contratto in maglia bianconera, in previsione del Mondiale Messicano del 1986.

Al posto di Zico arriva l’ala peruviana Barbadillo, prelevata dall’Avellino insieme ai compagni Colombo e Tagliaferri, entrambi centrocampisti.
La punta Zanone, di ritorno da Perugia, sostituisce Selvaggi, passato all’Inter.
Mauro invece finisce alla Juventus.
La stagione è soffertissima: i bianconeri si salvano all’ultimo tuffo dalla retrocessione.
Vinicio salta all’inizio del girone di ritorno, rilevato da De Sisti che, con un pizzico di fortuna e tanto mestiere, traghetta il suo gruppo al sospirato mantenimento della categoria.
Edinho non salta neanche una partita, seppur offrendo un rendimento non all’altezza della sua fama.
Telé Santana lo include ugualmente nel listone dei ventidue da portare in Messico, per il Campionato Mondiale più spettacolare di sempre.
Non solo: il mister verdeoro gli affida pure la fascia di capitano.
Il Brasile gioca con Carlos in porta.
Edson e Branco agiscono sulle fasce, in difesa.
Edinho e Julio Cesar sono i centrali.
Elzo è la diga a protezione del settore arretrato, mentre a Junior ed Alemao è affidato il compito di organizzare la manovra e, nel contempo, di equilibrare il team.
Socrates fa un po’ quello che gli pare, mentre Casagrande e Careca sono i terminali offensivi.
Edson si rompe presto, sostituito da Josimar.
Casagrande, a torneo iniziato, lascia il posto a Muller.
Zico, Falcao e Silas sono le principali riserve di una squadra che gioca un gran bel torneo, sebbene non accompagnata dal fondamentale aiuto della Dea Bendata..
Difatti i brasiliani vincono agevolmente il proprio girone iniziale, sconfiggendo per 1-0 la Spagna di Butragueno e Michel, ripetendosi con identico punteggio dinanzi all’Algeria di Belloumi e Madjer e chiudendo con un secco 3-0 rifilato all’Irlanda del Nord di Jennings e Whiteside.
L’istrionico allenatore Telé Santana, come detto, ha organizzato una compagine equilibrata, in grado di regalare spettacolo ma pure di saper randellare quando è il momento di doverlo fare.
La lezione del 1982, con i verdeoro a specchiarsi di cotanta classe e l’Italia operaia e combattiva che nel frattempo va a vincere la Coppa del Mondo, è stata ben assimilata.
Il 4-0 con cui i sudamericani spazzano via la Polonia di Boniek e Smolarek (gran gol di Edinho, da funambolo vero) è emblematico della forza dei brasiliani.
Nei quarti gli uomini di Santana beccano la Francia di Platini e Giresse, dando vita ad una gara folle, tra le più intense che io ricordi ai Campionati del Mondo.
Il Brasile passa in vantaggio, poi subisce il primo gol della manifestazione e spreca il rigore del match point.
Si va ai supplementari, quindi ai rigori.
La Francia ne sbaglia uno, gli avversari due.
I sudamericani tornano a casa, delusissimi.
Ednho in primis.
Da capitano si prende le sue responsabilità ed in alcune interviste prova a raccontare l’esperienza del suo terzo mondiale giocato, con l’orgoglio di aver capitanato la squadra in Messico e con la rabbia per non essere riuscito a portarla sino in fondo, nonostante il bel torneo disputato.

Ritornato in Italia dopo aver rispedito al mittente alcuni approcci da parte di compagini sudamericane, Edinho ritrova una Udinese penalizzata di ben nove punti in campionato, a causa delle condanne ricevute per il processo scaturito dallo scandalo del cosiddetto Totonero-bis.
Il brasiliano, prima che si aprano le danze, prova ad offrirsi all’Inter, che però ha deciso di investire sull’argentino Passarella dalla Fiorentina.
Pur non essendo entusiasta di militare in una compagine destinata ad una retrocessione annunciata, all’ex Fluminense non resta che onorare l’ultima annata prevista dal suo contratto e restare in Friuli.
Gli acquisti degli ex Campioni del Mondo Graziani e Collovati e dell’argentino Bertoni non servono a cambiare l’inerzia di una stagione nata sotto i peggiori auspici.
L’Udinese, nel frattempo ceduta da Mazza e passata nelle mani di Pozzo, sprofonda in B.
Il buon Edinho, che ha chiuso la sua avventura in Nazionale al termine della kermesse messicana e dopo aver accumulato una cinquantina di gettoni con la casacca del Brasile, gioca il suo ultimo anno in Friuli senza impegnarsi a fondo.
Pure il penultimo non era stato un granché, ad onor del vero.
Qualcuno sostiene che il difensore avesse la testa al Mondiale prima e la convinzione di meritare una chance in una grande dopo.
Certo che l’Edinho delle prime tre stagioni friulane è irripetibile, su questo non vi è discussione di sorta: straordinario nella prima, ottimo sia nella seconda che nella terza.
Quarta altalenante, rocca ribadirlo.
Quinta alquanto mediocre, pur con le attenuanti del caso.
IL suo quinquennio nella penisola è comunque degno di nota.
Dopo gli inizi da punta, nelle giovanili del Fluminense, arretra in difesa.
Dapprima da terzino sinistro, poi da libero.
Ed in quest’ultimo ruolo diventa uno dei migliori interpreti della sua generazione, con il numero 5 (un volante ancor più arretrato) tatuato sulla pelle.
Fisico tonico ed asciutto, velocità di base notevole -in gioventù ha praticato atletica leggera-, piede destro educato e potente, carattere determinato e coraggioso.
Edinho è un leader naturale, che esce a testa alta dalla difesa e si sgancia in avanti senza alcun timore reverenziale.
Tutt’altro.
Regista difensivo, unisce la capacità di saper proteggere il proprio fortino dalla incursioni nemiche alla bravura nell’organizzare la manovra, facendo partire l’azione dalle retrovie.
Calciatore moderno e risoluto, con un potentissimo destro che gli consente di tirare autentiche bordate, sia su punizione che su rigore, ove è pressoché infallibile.
Salta poche gare per infortunio, riuscendo ad essere molto continuo nel rendimento.
In Italia si confronta con tutti i migliori giocatori del pianeta, come accade nei tre Mondiali che gioca con la maglia del Brasile.
Esce vincitore da parecchi confronti, senza patire mai troppo nessun avversario diretto.
Intelligente dal punto di vista tattico e discreto nell’elevazione, sopperisce con la sua classe a qualche piccola e rara disattenzione che gli capita sul terreno di gioco.
Talvolta entra in conflitto con società e tecnico ed in questi casi non riesce a rendere come ci si aspetterebbe da un calciatore del suo livello.
Io lo ricordo come un super difensore.
Ai Mondiale del 1986 era lì e già tanto basterebbe, per il sottoscritto.
Poi rammento pure le ottime prestazioni contro la mia Lazio, all’epoca alquanto modesta.
Un anno ci fece un gol dopo una discesa di una quarantina di metri, conclusa con un bolide dal limite dell’aria.
Fece il bis nella stagione successiva, su punizione, servendo poi un assist che Virdis trasformò in un gol che fece esplodere il presidente biancazzurro Chinaglia, facendogli inseguire l’arbitro Menicucci con una furia che soltanto per miracolo non ebbe conseguenze letali per la giacchetta nera, incappata in una giornata negativa che più negativa non si poteva.
Il bianconero friulano era veramente forte, eh.
Da grande squadra, secondo me, con tutto il rispetto per una Udinese che nei primi anni ottanta sognava la vera gloria.
Nel 1987 il difensore carioca torna in Brasile, accordandosi col Flamengo e ritrovando l’amicone Zico, oltre ad una sequela di altri ottimi calciatori (Jorginho, Leonardo, Zinho, Bebeto, Renato e compagnia bella) con i quali conquista la vetta della classifica.
Quindi un altro ritorno ancora, nel suo Fluminense, prima di alcuni mesi giocati con la casacca del Gremio, dove porta a casa un Campionato Gaucho ed una Coppa del Brasile (alla prima edizione).
Infine la chiamata del Toronto Blizzard, in Canada.
Una sola stagione, poi la decisione di ritirarsi dal calcio giocato e di intraprendere, trentacinquenne, l’attività di agente di calciatori.
Per un triennio milita pure nella rappresentativa brasiliana di Beach Soccer, tornando alle origini e vincendo tre Mondiali ed alcuni importanti premi individuali, come gli era già capitato nel calcio a undici.
Nel frattempo Edinho, che ha divorziato dalla prima moglie ed è convolato a nozze con la seconda, ritrovandosi con ben cinque eredi e vari nipoti nello stato di famiglia, studia e consegue il patentino da allenatore.
Per una ventina d’anni guida una pletora di compagini brasiliane, comprese alcune di indubbia fama (Fluminense, Botafogo, Flamengo e Gremio, giusto per fare qualche nome).
All’estero allena il Maritimo, in Portogallo.
In patria vince diversi trofei, ma senza riuscire a dare continuità al suo lavoro, cambiando più società che mutande.

Per un decennio è poi commentatore televisivo, apprezzato per la competenza e garbo.
Si diletta ancora, se capita, nell’occuparsi di giovani calciatori, come agente.
Mi sono divertito tanto in Italia, anche se le prospettive ad Udine erano diverse, quantomeno inizialmente.
edinho
Zico, Maradona, Platini, Falcao, Rummenigge e tutti gli altri: che meraviglia!
Col Brasile ho giocato tre Campionati del Mondo e nel 1986 avremmo meritato di andare avanti, forse sino in fondo.
Nel Fluminense ho vissuto momenti indimenticabili: sono cresciuto lì e volevo tornarci pure dopo l’avventura italiana.
Ma all’epoca qualcuno in dirigenza non vedeva di buon occhio la mia figura, ritenuta troppo ingombrante.
Così firmai per il Flamengo e poi, appena fu possibile, ritornai al Flu, a casa mia.
Sono stato un buon giocatore, certo.
Però in Italia mi sarebbe piaciuto avere un’opportunità in una squadra in lotta per il titolo.
Un desiderio guardando al passato, ma non un rimpianto: perché ad Udine sono stato davvero benissimo.
Bei tempi, il calcio italiano degli ottanta.
E quel cavolo di Mondiale del 1986, con Edinho a capitanare un Brasile stranamente concreto e pragmatico, meritevole del passaggio del turno contro la Francia.
Nell’Udinese era un Top, soprattutto nei primi anni di militanza con i friulani.
“Attraverso la cessione di Falchetti e Mengoni -alla Juventus- noi riusciamo ad avere la metà di Giordano, da girare all’Udinese in cambio di 1/4 di Zico e dei 3/4 di Edinho”
Borlotti, Presidente della Longobarda
Datemi una macchina del tempo, per cortesia.
Subito.
Grazie.
Edinho: Friulano di Copacabana.
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