• 1996

Enzo Avitabile è un artista estremamente sensibile, un genio multiforme e dal talento pari alla sua curiosità musicale, che è praticamente infinita.

Nel tempo, dopo gli esordi e le esperienze con l’incredibile clan che gravitava intorno alla figura di Pino Daniele nei periodi aurei, ha collaborato con gente come James Brown, Marcus Miller, Richie Havens, Bill Lasweel, Tina Turner e tanti altri ancora.
Demme, regista da Oscar, mica cazzi, gli ha dedicato un documentario.

Suona il sassofono, il flauto, varie tipologie di percussioni.
Ha una voce particolare e scrive da Dio, ammesso e non concesso che ne esista uno.

Nella sua discografia ha affrontato diversi percorsi culturali evitando man mano certe derive commerciali, crescendo con la sua musica ed indagando gli aspetti più variegati di una tipologia di suono che attrae, emoziona, sorprende.

Soul, funk, rap, jungle, world music, folk, country, sacra, jazz, reggae, dub, antica, fusion, pop, elettronica, etnica ed eccetera, sempre che sia avanzato qualcosa.
Un campionario da record.

Nel 1996 il panorama musicale mondiale è in grande fermento.
Una serie di uscite da primato, roba veramente di altissimo livello e a profusione, per almeno un paio di anni.

Io entro in un piccolo negozio di elettronica locale con l’intenzione di procurarmi del cavo da usare per collegare una radio ad un’antenna radioamatoriale.
Mentre il titolare si affanna nel retrobottega per trovare la metratura necessaria, il mio sguardo viene attirato dalla copertina di un CD in un piccolo reparto dedicato alle vendite di prodotti, appunto, musicali.

Mi avvicino e leggo il nome dell’artista: Enzo Avitabile.
Posseggo un paio di suoi lavori: il mitico “S.O.S. Brothers” col super singolo “Soul Express” ed una cassetta casareccia con il meglio dei due album successivi.

Negli anni non l’ho poi seguito molto, perso nei meandri esteri degli 80 e 90.

Il CD ha un costo che non invoglia all’acquisto o, quantomeno, suggerisce di approfondire la questione prima di metterci mano.
I P2P sono ancora distanti dal divenire routine e le riviste del tempo costano quasi quanto il CD, quindi ho un paio di minuti per decidere se dedicare la serata all’ascolto e scoprire se mi è andata bene oppure dirottare la cifra sulla birretta con la straniera di turno che, essendo estate, non mancherà di provare a sedurmi, qualora me ne andassi in giro.

Opto per la musica e mentre passo alla cassa è impossibile non notare l’enorme emozione del commesso, che quel dischetto non lo avrebbe venduto manco per il 2040.
Superfluo specificarlo, ma la scelta si rivela azzeccatissima.

Addo’ è uno dei migliori album italiani (quantunque dialettale) che abbia mai ascoltato.
Poesia pura.
Delicato, sublime, profondo.

  1. Addo’ – 4:15
  2. Aizetè (version) – 4:48
  3. Vaco e vengo – 4:12
  4. Nun se jetta l’ammore – 5:15
  5. A pe isse – 4:35
  6. Terun – 4:08
  7. Acqua ‘nfunn ‘a via – 4:58
  8. Voglio ‘o sole – 5:29
  9. Asteco e cielo – 4:53
  10. Lassal’ ‘oì – 4:23
  11. Aizetè – 3:41
  12. Addo’ – 4:10

Analizzarlo canzone per canzone non avrebbe senso, quantomeno per me.
Un’opera d’arte la si osserva a tutto tondo, nella sua completezza e complessità.
Addò è un quadro: introspettivo e malinconico, ma nel contempo con tutta la forza che possiede chi cerca, chi spera, chi ama.
Un quadro stupendo, a parer mio.
Recitato e condiviso, piuttosto che scritto ed interpretato.

Un paio di pezzi sono oltre la media umana, senz’altro, ma in realtà non ve ne è uno -nemmeno uno- che non sia degno di attenzione, ascolto, ancora attenzione, riascolto.

Nun se jetta l’ammore

Sienteme sienteme
sienteme sienteme…
Nun se jetta l’ammore
No, no, nun se jetta…

Sarei veramente felice se qualcuno scoprisse questa perla mediante il mio piccolo commento, perché recensione è parola grossa e destinata a penne e platee di ben alto spessore.
Addò avrebbe meritato e meriterebbe una visibilità maggiore: i cultori dell’artista napoletano e gli appassionati di Musica con la maiuscola di certo conoscono la materia.
Un mini-album con una versione speciale del singolo “Aizetè” fece da traino alla colonna sonora del film “Incantesimo Napoletano”, ricavandone una discreta notorietà.
Tempo prima prima Enzo si era rifiutato di partecipare al Festival di Sanremo per alcuni dissapori con la propria casa discografica che, essendo la EMI, cioè una potenza, ha reagito in maniera abbastanza rumorosa.

Non tutti i mali vengono per nuocere.
Dopo la rottura con la major Avitabile si è sentito libero di sperimentare, inoltrandosi in sentieri più estremi e miscelando la sua insaziabile anima curiosa con tutti i generi più disparati del globo.

Inoltre in Addo’ la collaborazione con gli Agricantus regala alle sonorità ed al lavoro in studio un fascino estremamente intimo, arcano, esclusivo.
Ci sono anche artisti che non ci sono ancora, come Almamegretta ed altri.
Ci saranno più avanti, o forse c’erano da prima: in qualche modo sono presenti in quello che è il vero disco di mezzo per Enzuccio, il passaggio tra il chierichetto cerimonioso e il sacerdote benedicente.

World music, dub, trip hop, reggae…
Il genere, boh, lo decide l’ascoltatore.
Vi è davvero molto, all’interno: nel linguaggio la Napoli melodica, quella autentica e verace, senza trucco e parrucco.
Nelle sonorità, come detto, il mondo.
Nei testi, si, la vita.
Me lo ritrovai tra le mani per istinto, più che per casualità.
E mi è rimasto dentro.
Tanto.

Enzo Avitabile – Addo’: 8,5

V74

2 Replies to “Enzo Avitabile – Addo’”

  1. Indimenticabile e piacevolmente emotivo…..un album che colpisce il profondo più remoto della nostra anima!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.