• L’arte del cambiamento

Essen in tedesco significa cibo, mangiare.
Sembrerebbe propedeutico ad una cucina imperdibile: nulla di tutto ciò.
Volendo qualcosa si trova, pure di livello importante.
Non come in altre zone e città, però, di ben altra cultura, varietà e qualità culinaria.

E allora uno si potrebbe chiedere: cosa offre di sfizioso questa città?
Cominciamo col dire che è ubicata nella zona industriale della Ruhr, dove unitamente alla vicina Dortmund rappresenta il fulcro della produzione siderurgica tedesca.
Qui ha sede la storica famiglia Krupp, che alla fine dello scorso secolo si è fusa con la Thyssen andando a generare un colosso nella produzione dell’acciaio, nonché di armi ed altro ancora, tutto rigorosamente con garanzia di produttività e solidità teutonica.

Oltre a questi dati turisticamente non intriganti, Essen vanta il Premio di Capitale Verde Europea 2017, un riconoscimento alla città per aver saputo progettare e realizzare un programma di salvaguardia ambientale ed una attenta e meticolosa pianificazione dello sviluppo economico sostenibile.
Risultato a dir poco eclatante, tenendo conto che discorriamo di una località da sempre nota per le attività minerarie e siderurgiche, come detto, e storicamente indicata come luogo di grigiore e tristezza estetica prima che le autorità locali riuscissero, mediante sforzi degni di nota e di plauso, ad invertire la rotta, tanto da poter fieramente abitare una città che -ad oggi- è definita il “polmone verde della Renania” e “la più green tra i grandi centri tedeschi”.
Niente male, insomma.

Nel 2010, inoltre, Essen é stata insignita del titolo di Capitale Europea della Cultura, a conferma dell’intensa attività dei suoi amministratori ed abitanti, finalizzata ad accrescerne la valenza culturale e la capacità di attrarre nuove presenze sul proprio territorio.

Ad Essen ho trascorso il periodo pre e post Capodanno 2018.
Scegliere questa meta per l’ultimo dell’anno, lo chiarisco subito, è mera follia.
Non che mi dispiaccia andare controcorrente, di solito.
Spesso non è neanche una scelta, purtroppo, quanto piuttosto una conseguenza.
In questo caso l’obiettivo era mirato: per ragioni di ordine lavorativo, col solito contratto ballerino e ben poco remunerativo da freelance, mi erano state proposte alcune possibilità che, visto il periodo festivo, non avevano attratto nessun altro fesso.
Vivendo una fase alquanto difficile a livello fisico, con una situazione ad alto rischio di scompenso e ad elevatissima complicanza gestionale, l’idea iniziale era quella di rinunciare all’offerta.
Oltre a ciò si era aggiunta pure una emotività spaventosamente instabile, dettata da eventi apparentemente inaspettati ma che, invero, il 90% della popolazione mondiale aveva dato per certi, tempistiche indefinite a parte.
Indi, un quadro abbastanza deprimente che non si confaceva ad un luogo di piacere o, quantomeno, ad un turismo smodatamente godereccio.

Si, Essen è stata scelta anche in quanto poco appetibile o, per essere più precisi, per esserlo meno delle alternative in quel momento in gioco.
Un suicidio turistico?
Ma no, non esageriamo.
Vi era il desiderio, forte, di visitare questa città, ormai una delle pochissime -tra quelle tedesche- che risultavano mancanti nella mia notevole collezione.
Voglia di tranquillità, calma, relax.
Niente caos, poco bordello, la pace.
Poca voglia di tornare ove ero già stato e in condizioni diverse, sebbene talvolta artificiose.
Questa era l’idea che accompagnava la missione in terra renana, con la speranza che le non numerosissime attrattive locali potessero, in qualche maniera, sorprendermi e ripagarmi della scelta oltremodo avventurosa.

Uno dei principali meriti della città, acquisito per indole e nascita, è la location, sita a breve distanza da molti luoghi che valgono una visita, in parecchi casi più di una.
Dusseldorf si trova a meno di mezzora di treno e bus, con un po’ di più si è a Colonia, Aquisgrana e a Bonn, mentre per Amsterdam e Eindhoven sono necessarie circa un paio di ore, così come per Brema e Francoforte.
Entro il range delle tre ore si arriva a Bruxelles, Berlino, Amburgo, Anversa.
Essen può quindi essere tranquillamente inserita in un itinerario che comprenda altre località degnissime di affaccio e soggiorno.

La fatidica domanda, in parte succitata: cosa vedere ad Essen?
Premetto che, per mio gusto, valuto una città innanzitutto dal primo impatto, passeggiandoci con estrema placidità e provandone a respirare ed intuirne le atmosfere, le storie, le trame, le attitudini.
Da questo punto di vista Essen non mi ha affatto deluso.
Una leggera pioggerella mi ha accolto all’arrivo, con un clima non eccessivamente gelido ed una brezza, questa si, un pizzico fastidiosa.
Il verde c’è ed in abbondanza, è vero.
Non manca una certa cappa di mestizia che, posso garantire, è indipendente dal mio stato umorale.
Si respira un’aria industriale visibile in alcuni palazzoni giganteschi, ma presente anche nel quadro generale, per quanto intriso ed amalgamato col verde di cui sopra.

Il Dom, la Cattedrale, è stato ricostruito quasi interamente nello scorso secolo, quindi è interessante da visitare se si è in zona e si ha passione per l’arte ottoniana, ma non è da inserire nella lista, ben fornita, di monumenti religiosi da non perdere assolutamente se si ha il culo googlemappato in Germania.

Il Rathaus, alias Municipio: un casermone con annesso centro commerciale interno ed uno spazio all’ultimo piano dal quale godere di una vista carina sui dintorni.

Poi le miniere di carbone, fuori città, inserite nella liste dell’UNESCO, e alcuni piccoli musei non di eccelso pregio, per essere onesti.

L’offerta culturale è invece variegata ed imponente, con parecchi spettacoli e concerti usufruibili nei teatri e nei luoghi deputati alla causa.

Il centro, nell’epopea natalizia, pullula di gente ed offre una marea di occasioni per lo shopping.
Vivace il Mercatino di Natale, che mi ha colpito molto, e dire che li ho visti praticamente tutti, pregno di artigiani, cibarie, musica e bancarelle, con la Settimana delle Luci -evento locale- a donare un ulteriore e suggestivo sottofondo romantico alle giornate di festa.

Nei periodi primaverili ed estivi, forse anche autunnali, meteo permettendo, è d’uopo un giro al Lago di Baldeneysee, non distante dal centro, un ameno sito ove incontrare la natura ed allontanarsi dalle zone industriali tipiche della Ruhr.

Nel quartiere di Ruttenscheid vi è la movida di Essen.
Oh, di Essen, mica Ibiza.
A buon intenditor, poche parole.
Il mio Capodannno, per restare in tema, l’ho trascorso in stazione.
Accetto querele e sberleffi, nessun problema.
Ho girato in centro con le cuffie inondate di buona musica, poi ho notato che tutti gli abitanti di Essen si erano spostati a Dusseldorf, Colonia e limitrofe.
A quel punto ho cenato e mi sono stoppato nella zona ferroviaria, peraltro a due passi dal centro, aspettando un paio di treni notturni a lunga percorrenza.
Uno di questi, una volta aperte le porte, mi ha bramato come ospite: il cuccettista, difatti, dopo una piacevolissima conversazione a sfondo sigarettistico, mi ha spiegato che il treno era pressoché deserto, come logico che fosse, e che nel caso abbisognassi di un passaggio per Berlino, non c’erano problemi.
Un’ora di attesa per un altro treno corrispondente, sigarette e parole che viaggiano nella notte dei botti e dei fuochi d’artificio col distributore di bevande che ci rifornisce di beveraggio da festa, azzardato ma sincero.
Lui che avrebbe voluto da sempre lavorare nel turismo, io che avrei dato un braccio per fare il suo mestiere.
Strana la vita, strano il luogo, strana la circostanza.
Il Capodanno più strano di sempre.
L’essere umano non è mai totalmente felice.
E, nella maggior parte dei casi, è irriconoscente.
Verso i suoi simili, principalmente.
Nei confronti della vita, pure.
Io mi godo il treno che riparte, la notte che mi inghiotte, il silenzio che mi abbraccia.

La stazione è carina, ben tenuta, ottimamente gestita con negozi, bar e fast food aperti quasi 24H24, quindi con ottima fruibilità dei servizi, inclusi quelli strettamente connessi agli spostamenti.

Essen si gira a piedi e in bus e metro, con buone interazioni tra i mezzi.

Io ho alloggiato al Ghotel Essen, un ottimo tre stelle posto in zona centrale, confortevole, pulito, ben collegato.
Colazione meritevole, ristorante interno discreto.
Non economico, ma con un apprezzabile rapporto qualità-costi.
Ci tornerei, qualora fosse.

Per mangiare, nomen omen, ad Essen vi è una scelta infinita.
Durante la mia permanenza il cibo non era tra le priorità.
Ricordo un ristorante carino, Mongo’s, con cucina mongola -appunto- e carni insospettabili per le normali abitudini europee.

Altra domanda classica: ad Essen torneresti?
Forse.
Personalmente, de gustibus, credo sia una di quelle città che si può vedere, senza dubbio, ma che non rivedrei con eccessivo entusiasmo se non in una occasione particolare come un concerto, un evento sportivo, una fiera o altro.
Durante i Mercatini di Natale, però, una scappata anche dalle città limitrofe la farei.
Volendo visitare soltanto Essen, una giornata intera basta.
Con due si abbonda, ma senza stancarsi.
Da tre in poi tocca usarla come base o lavorare parecchio di fantasia, ecco.

Il concetto di volersi dare un’aria diversa, in tutti i sensi, è alla base della scoperta e dell’approfondimento su Essen.
Più che la città stessa, è di certo il principio di cambiamento, epocale, ad essere intrigante.
Essen è la dimostrazione che quando si lavora bene e con impegno, con attenzione, con dedizione, i risultati possono essere davvero ragguardevoli.

Buon viaggio!

V74

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