• Petit Tour

Ho girato praticamente 3/4 d’Europa, scoprendola profondamente, respirandone l’aria nelle varie stagioni del clima e delle epoche.
Vivendone intensamente il tempo nei suoi molteplici aspetti e nel vero e proprio senso letterale del termine.

La Francia è, tra le nazioni più importanti, quella che debbo approfondire con maggiore attenzione: trattasi di un paese bello, affascinante, con tradizioni eccelse in svariati campi e con una storia di assoluto interesse che contempla musei, opere e quant’altro di imperdibile, oltre che scenari naturali da urlo e cibo e bevande quasi -ho detto quasi, amico francese che passi da qui e leggi- ai livelli della nostra penisola.

Come accennato in altro post, per ragioni pseudo calcistiche mi sono incuriosito un paio di anni or sono su Nancy, cittadina dell’Ovest francese.
E così ho iniziato a studiarmi un mini-tour che mi potesse portare in zona e regalare qualche altra perla da sviscerare oltre a Parigi, Metz, Marsiglia ed agli altri posti visti negli anni passati.

Avendo per l’appunto già visitato la bella e limitrofa Metz, ho stilato una sorta di programma di viaggio con un itinerario che coprisse una settimana circa di viaggio: da Napoli, per ragioni di costo, orari e logistica, ho optato per Basilea come base di arrivo e di ripartenza.
A quel punto Nancy, distante circa 200km, diventa il vertice alto di un ipotetico triangolo scaleno avente come lati Digione da una parte e la stessa Basilea dall’altra.
Una specie di rombo, o quel che vi pare.
Fate vobis.
Inizialmente avevo considerato pure Ginevra come aeroporto di arrivo e Lione come fermata obbligaria successiva, ma gli orari erano piuttosto scomodi e poi avevo estremo desiderio e piacere di vedere Digione, oltre a Nancy.
All’andata Strasburgo ha fatto da tappa intermedia nel tragitto verso la meta finale, al ritorno è stata Mulhouse a chiosare la bella gita prima della ripartenza verso l’amata penisola e l’adorata isola.

Tutto straordinariamente bello.
Beh, quasi tutto.

Strasburgo è una bella città: mi è roduto (roso è più corretto ma non rende del tutto il concetto) il deretano a manetta per non averla potuta girare in battello, a causa delle piogge pesanti del periodo e della conseguente piena del fiume.
Preparazione H a profusione.
Stazione molto sfiziosa, particolare, costruita nella metà dell’800 e rimodernata nel primo decennio di questo secolo, con un risultato odierno che miscela in modo inusuale e godibile -IMHO- le molteplici e multiformi fasi storiche trascorse.
In tarda serata vi ho pazientemente atteso il “Moscou Express”, chiaramente in ritardo: Parigi-Mosca in treno, che spettacolo…

L’Alsazia è regione iper meritevole, anch’essa miscela di nazioni e trascorsi storici con i confini che tendono ad intrecciarsi in un appassionante groviglio culturale che vede nell’ambito enogastronomico il suo apogeo godereccio: senza troppi preamboli, se vi trovaste in zona una capatina è d’obbligo per gustare la mitica “Choucroute d’Alsace”, una bomba calorica a base di carne di maiale, salciccia, pancetta, stinco e con patate e crauti aromatizzati alle bacche di ginepro a contorno.
Semplicemente mondiale, come tanti altri piatti della zona.
I dolci poi, non ne parliamo.
E nel periodo natalizio, con i mercatini a regalare un’atmosfera dolcissima, aumentano a dismisura le occasioni di infarto, ictus, diabete e tutto il resto.
Un autentico show culinario e non solo.

Appena mi sovvengono in mente, aggiungo un paio di indirizzi adeguati.
Per dormire a Strasburgo vi sono parecchie opzioni, in particolare in zona stazione, fondamentalmente tranquilla e vicinissima al centro: io ho beccato alcuni giorni di pienone ed ho quindi fatto tappa in un residence che in apparenza non mi convinceva più di tanto, ma che poi ha svolto sufficientemente il proprio dovere, il Montempô Apparthôtel Strasbourg.

Girarla a piedi è d’obbligo, con parecchi scorci naturali ed un’aria elegante, aristocratica ma mai invasiva.
Non è una città economica, però nemmeno svizzera, ecco.
La Cattedrale è veramente imponente, con una lunga genesi costruttiva alle spalle (oltre 400 anni per completare parte del mastodontico progetto iniziale), stili gotici e romantici ad interfacciarsi in vari punti e la pietra arenaria locale che conferisce alla struttura un alone di particolare bellezza.
Dentro ben tre organi ed un preciso orologio astronomico contribuiscono al fascino del luogo, che diventa mistico alzando la testa e guardandosi intorno.

Un’altra decina di edifici religiosi fa concorrenza al quartiere della “Petite France”, Patrimonio UNESCU, con le case a graticcio e le caratteristiche bellezze della zona.
Il quartiere Europeo è più scenico che altro, secondo me, pur meritando una toccata e fuga.

Girare a piedi e scoprire viuzze ed anfratti stupendi è la chiave per innamorarsi di Strasburgo: sorseggiare un drink stravaccati in qualche lounge bar sulle rive del fiume senza mai dare spazio ai pensieri ed alle noie è il lucchetto che suggella questo indissolubile amore.

Da Strasburgo a Nancy si va in treno in un’ora e mezza di regionale, un pizzico in meno col TGV e, volendo, un po’ di più col bus.

Della città con la maestosa Place Stanislas ho scritto qualcosina tempo fa:

Se da Strasburgo a Nancy si viaggia in comfort, da Nancy a Digione le cose cambiano leggermente: in bus occorrono poco meno di tre ore ma gli orari sono quasi sempre scomodi e le linee mutano proprietari e timing come le attrici di un porno cambiano i propri partners, mentre in treno un paio di ore e mezzo risolverebbero tranquillamente la pratica in uno scenario ameno se non fosse che nell’arco della 24 ore vengono effettuate pochissime corse (due, per essere precisi) e con i cambi si giunge prima in Ghana.
Quindi il tranquillamente di prima è soggetto alle opzioni di cui sopra.
In auto meno patemi, forse.

Digione ripaga con gli interessi, però: elegante, raffinata, elitaria.
Ricca, si vede.
Con stile e senza spocchia, se posso.
Mi è piaciuta tanto: ha un Museo delle Belle Arti curato ed interessante (Tiziano, Tiepolo, Manet, Monet, etc.), una Cattedrale non mastodontica che sembra costruita proprio a misura d’uomo, tanti angoli di verde, una caterva di palazzi di notevole fascino.
L’atmosfera che si respira girandola è la caratteristica principale della cittadina, quantomeno per me: mi è rimasta impressa una serata trascorsa in un piccolo locale, seduto all’esterno, degustando alcune specialità locali ed una bevanda fresca in un ambiente talmente calmo e sereno da sembrare irreale.
Tutto molto semplice ed autentico.
Quasi tutto.

La stazione centrale risale al secolo scorso: una decina di binari e qualche negozietto, nulla che sia da tramandare ai posteri.

Digione vanta una celeberrima tradizione gastronomica con la notissima mostarda/senape e i vari punti della Maille in centro, poi i deliziosi vini della Borgogna, le escargots (lumache), il pan pepato, i formaggi, le carni, i liquori, i dolci.
Molti ristoranti offrono percorsi degustativi a prezzi abbordabili, per non parlare del succulento Mercato di Digione, un complesso in ferro e vetro che è praticamente una gioielleria del Gusto, pronta ad invogliare e stuzzicare il palato con le sue tantissime sfizioserie.

La civetta, animaletto simbolo di Digione, segna i luoghi da non perdere, con una divertente mappa a suggerirne l’itinerario.
Come Strasburgo e Nancy, anche Digione va girata a piedi.

Per riposarsi vi sono parecchie alternative.
Per quel che mi concerne sono stato ospite del B&B Hôtel Dijon Centre, per un paio di notti: centralissimo, pulito, tranquillo e promosso a pieni voti.
L’accoglienza francese può risultare discutibile, di tanto in tanto.
Qui non è affatto male.

Da Digione a Mulhouse si arriva in poco più di un’ora di TGV, con le solite poche corse giornaliere.
Giunti nella rustica stazione della cittadina si può fare da base per visitare pure Basilea a costi più contenuti per il pernottamento rispetto ai costumi svizzeri, oppure dedicare una giornata alla stessa Mulhouse, che non è affatto male, a patto di non avere eccessive pretese e di dare una scorsa al Museo Ferroviario, come non ho fatto io causa orari non coincidenti.
Ottima per lo shopping, discreta per qualche ristorante che combini le varie cucine dei dintorni, abbordabile per una sana dormita in uno dei tanti hotel del centro e, volendo, nei dintorni della stazione, zona assolutamente tranquilla ed ordinata, da dove ripartire per l’aeroporto come nel mio caso, o verso altre mete.

L’Ibis Budget Mulhouse Centre Gare è ok, dignitoso, confortevole.
Sempre tenendo conto della categoria, s’intende.
A pochi passi vi sono soluzioni di più lussuose.

Mulhouse, ormai è un mantra, si gira a piedi.

Il caos del periodo mi ha fatto saltar un prossimo ritorno in Francia, sebbene il piano prevedesse soltanto una rapidissima tappa a Strasburgo, via Stoccarda.
Una toccata e fuga, nulla di più.
A Nancy vorrei tornare con più calma: ci avevo fatto un pensierino mesi fa, poi anche lì vi sono state interferenze di varia natura ad intralciare il cammino.
Verranno periodi meno complicati dal punto di vista personale e meno densi da quello professionale.
Relax, ti bramo et amo.
E chissà che Digione non trovi anch’essa lo spazio di farsi riguardare.
Non necessariamente a breve, eh.

Compendiando: Strasburgo (8) da vedere e da gustare, col fiume che nelle belle giornate fa la differenza, porca la zozza del maltempo.
Digione (7,5), atmosfera invitante ed elegante, sembra di conoscerla da una vita.
Nancy (7), con quella piazza clamorosa ed il bel museo che ospita potrebbe finire lì e non sarebbe affatto poco.
Mulhouse (6,5) la consiglierei a Natale con i mercatini, altrimenti piuttosto grigetta e ben posizionata, una Isernia più nordica e meno decentrata.

Voglia di Francia.
Ci rivedremo, presto.
Almeno una decina di cittadine nel mirino.
Con calma e pazienza, alla faccia del C19.

Buon viaggio!

V74

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