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Franco126 – Live Report 2026

Ho scritto di Franco126 qui e qui.
Nel secondo link vi è una piccola recensione, più che altro pensieri sparsi, che fa riferimento al suo ultimo disco, Futuri Possibili, pubblicato nel 2025.

La scorsa estate è partito un tour, con una ventina di tappe che hanno deliziato i fans della penisola.
Ad inizio del 2026 è ripartita la giostra, con quattro concerti romani (sold out) ed altre sette esibizioni sul territorio nazionale (sold out), prima di un mini-tour europeo che nel prossimo marzo toccherà citta come Amsterdam, Bruxelles, Londra, Parigi, Barcellona e Berlino.


A giugno dell’anno di merda passato mi sono letteralmente disintegrato una gamba e con cinque interventi alle spalle ancora oggi mi tocca girare con una orrenda gabbia metallica, che parte dal ginocchio ed arriva fin sotto la caviglia.
Una immane ciofeca da vedere ed un doloroso orpello da indossare, si fa per dire.

Ma non potevo esimermi dall’essere presente alla data napoletana del buon Franchino, pur in codeste oscene condizioni.
Lo dovevo innanzitutto alla mia Veronica, che segue l’artista romano da tempo immemore.
E lo dovevo anche al sottoscritto, che reputa Franco126 una penna talentuosissima, in grado di abbinare la freschezza giovanile di testi apparentemente leggeri alla profonda poetica di chi sa che l’amore può essere incredibilmente emozionante e celestiale quanto tremendamente deprimente e devastante.
E talvolta in contemporanea, a farti dubitare se l’inferno o il paradiso non siano poi la medesima allucinazione.

A Napoli il buon Franco suona al Palapartenope, datosi che la Casa della Musica, dove era inizialmente previsto il concerto, non avrebbe potuto contenere tutti i partecipanti.


Perché c’è un bel po’ di gente, a vederlo.
La maggior parte del pubblico è composta da giovanissimi, certo.
Ma non mancano facce adulte, tutt’altro.

Io e Veronica ci accomodiamo in un comodo palchetto, a pochissima distanza dal palco principale.
Visuale splendida ed acustica perfetta: è la prima volta, in circa sette mesi, che la mia momentanea condizione di invalido mi regala una sorta di vantaggio.
Ne avrei fatto volentieri a meno, ma vabbè.

Franco si presenta puntuale, attivando il microfono giusto qualche minuto dopo l’orario previsto delle 21:30.
Ha un aspetto disteso ed è palesemente felice di poter trascorrere una serata tra amici, in un’atmosfera calda ma, nel contempo, oltremodo rilassante.
Il suo stile, grintoso quanto elegante, lo rende particolarmente gradevole e decisamente divertente allorquando interagisce con la sua band, narrando piacevoli aneddoti sulla genesi di alcuni pezzi e non mancando di “spiegare” diversi momenti di vita e di musica legati al territorio partenopeo, con un paio di aggiunte da navigato mestierante e da simpaticissimo paraculo.
D’altronde è romano DOC, altrimenti avremmo detto “figl ‘e ‘ntrocchia” e non sarebbe cambiato poi molto.

Il gruppo che lo accompagna sul palco è carico e coeso.
Alle tastiere si accomoda Francesco Bellani.
Pietro Di Dionisio e Gabriele Terlizzi fanno roteare le chitarre.
Davide Pasculli si occupa della batteria.
Danilo De Candia fa vibrare il basso.
Vittorio Romano si dedica al sassofono.

La metà di loro ha la febbre: lo decantano in un paio di occasioni, ma lo spettacolo non ne risente affatto.
Anzi.

Il pubblico è oltremodo caliente, lo abbiamo detto, e Franco interagisce in maniera gioiosa, complice e confidenziale.
Con la sua gente c’è intimità, tenerezza, armonia, intesa.
Più che ad un concerto, si assiste ad una chiacchierata notturna.

Scenografia spassosa, con colori tenui e con in primo piano la figura di Zoltar 126, cartomante virtuale nonché mascotte digitale ispirata alle immagini esoteriche spesso presenti nei Luna Park e che il nostro utilizza ni live per mettere in evidenza la stranezza del destino e le mille vite amorose disponibili sul pianeta Terra, come da copyright dei suoi testi.

Col protagonista principale che tra una birretta, un gin tonic ed una cannetta si svaga ed interpreta una ventina di brani come se volesse raccontare momenti del suo passato, del suo presente, del suo futuro.

Futuri Possibili fa la parte del leone, ovviamente.
Ma ci sono anche gli altri suoi lavori, nella notte partenopea.


Nottetempo
Nessun perché
San Siro
Ancora no
Angelo
Vampiro
Nuvole di drago
Prima dell’alba
Senza di me
Due estranei
Scacciapensieri
Maledetto tempo
Solo guai / Sempre in due (medley)
Piazza Garibaldi (feat. Tropico)
Che senso ha
Bella mossa
Frasi fatte
Blue jeans
Stanza singola
Ieri l’altro
Futuri possibili
Brioschi
Vabbè


Quanti ricordi, quante emozioni, quanti battiti.
All’unisono, soprattutto con Veronica.
Franco126 ci ha accompagnato a lungo, negli ultimi anni.
In auto, a casa, in viaggio.
Quando è uscito Futuri Possibili ci trovavamo in Cambogia ed avevamo già messo in conto di godercelo -tramite Spotify- nel meraviglioso paese asiatico, tra templi straordinariamente affascinanti ed isole incredibilmente incantevoli.
Ci ha fatto compagnia anche lì, nel continente asiatico.

Gli vogliamo parecchio bene, a Federico-Franchino.
Non ha ancora ottenuto il successo che meriterebbe, ma è sulla giusta strada.
D’altro canto non è uno che scrive per ragioni commerciali e te ne accorgi ascoltandolo col cuore, oltre che con le orecchie.

Franco126 - Napoli 2026

Prima che iniziasse la serata io e Veronica abbiamo scambiato qualche parola con altri partecipanti all’evento e girava la voce che vi fossero diversi ospiti dietro al backstage, pronti a dare il proprio contributo alla causa.
In realtà, per ragioni logistiche e di impegni assunti in precedenza, l’unico a poter essere presente è l’indigeno Tropico, che duetta amabilmente con Franco in una sfiziosissima versione di Piazza Garibaldi.

La scaletta comprende gran parte delle perle del repertorio del 126.
Ne manca qualcuna, ad onor del vero.
E ci sono un paio di canzoni che, personalmente, non inserisco tra le Top.
I gusti son gusti, oh.
Eppure, grazie ad arrangiamenti di livello ed al sax che migliora tutto ciò che sfiore, non c’è un solo brano che non suoni stupendo.
Manco uno, credetemi.

Sublime malinconia, di quella che trasmette energia e riporta alla mente una marea di emozioni che amiamo conservare in qualche recondito anfratto della nostra anima.
Oltre che in Cambogia, Franchino ce lo siamo portato in vari isolotti greci e sulla nostra isola per antonomasia.
A proposito: torniamo ad Ischia il giorno dopo, stanchi ma felici.

La gamba fa male, per qualche ora.
Il cuore, invece, è colmo di suggestioni e di flashback.


Questo simpatico e strambo menestrello romano è uno dei migliori cantautori italiani dell’ultimo decennio.
E, ribadisco, scrive da Dio e canta genuinamente.
Semplice e complesso, leggero e malinconico, sincero e sofisticato, dolce ed aspro, disincantato e pragmatico, unico ed unico.

Unico, davvero.
Soprattutto nel raccontare i sentimenti, che sono contradizione ed antonimia per eccellenza.
In lui alberga uno spirito romantico-inquieto che riporta alla mente alcuni scorci poetici di Califano, Rino Gaetano, De Crescenzo, Zampaglione, Caputo, D’Angiò.
In un panorama sonoro odierno che è di una pallosità insopportabile, tra l’altro.
Chi non riesce a riconoscere il talento del romano farebbe meglio a dedicarsi ad attività di altra natura, rispetto alla musica.

Oh, quanno ce vò, ce vò!
Alla prossima.

Franco126 Live Tour: 9

V74

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