• Il Genietto di Fuorigrotta

Gaetano Musella

Nel settembre del 2013 mi trovavo in Islanda e stavo iniziando ad organizzare il trasferimento per rientrare in Italia, dopo diversi anni passati all’estero.
Ricordo che lessi la notizia della scomparsa di Musella, ex calciatore di Napoli, Catanzaro e tante altre squadre, inclusa l’Ischia, dove avevo avuto occasione di seguirlo abbastanza spesso, da ragazzo (io).
Mi colpì molto, la sua morte.
Sia per le circostanze, inizialmente descritte come sospette, e sia per il fatto che lo ricordassi benissimo.
Un promessa che non è mai sbocciata del tutto e che ci ha lasciato troppo presto, purtroppo.


Gaetano Musella, classe 1960, è nato a Napoli, nel quartiere di Fuorigrotta.
Praticamente a poca distanza dallo stadio San Paolo, oggi dedicato a Maradona, e tempio calcistico del Napoli.
Famiglia numerosa e, come da prassi in zona, tifosissima degli azzurri partenopei.

Gaetano, detto Nino, cresce col pallone attaccato al piede.
Al destro, soprattutto.
Nelle partite con gli amichetti del Rione Traiano è letteralmente immarcabile ed in alcuni tornei scolastici semina gli avversari come se fossero birilli.
Gioca da attaccante ed attira subito parecchie attenzioni.
Terminate le scuole dell’obbligo si iscrive all’Istituto Tecnico, che frequenta con una certa indolenza.
Perché la sua vita è il calcio.
Un osservatore del Napoli lo nota proprio mentre gioca in uno spiazzale antistante lo stadio.
Nino si ritrova così, giovanissimo, nel settore giovanile di una delle società più importanti della penisola.

E non delude affatto le aspettative, imponendosi sin da subito come uno dei migliori prospetti della regione campana.
Ottima tecnica di base, fantasia, sfrontatezza.
Ed un fisico non da corazziere, per carità, ma comunque tosto e scattante, perfetto per un calciatore con le sue caratteristiche.


Uno così non passa certo inosservato.
I tecnici della prima squadra lo seguono con attenzione e nel torneo 1977-78, proprio nei giorni che precedono il suo diciottesimo compleanno, regalano a Gaetano Musella dapprima la convocazione per la gara esterna di Vicenza (dove resta in panchina) e poi, due settimane dopo, l’esordio in serie A, nel match casalingo col Bologna (subentra nell’ultimo quarto d’ora).
Due match che terminano entrambi per 0-0, in una annata che vede il team allenato da Di Marzio giungere sesto in campionato e finalista di Coppa Italia, sconfitto nell’ultimo atto dall’Inter, per 2-1.

Musella, chiuso da Savoldi, Chiarugi, Massa e Capone, a fine stagione viene prestato al Padova, in C1.
Per maturare, come si usava al tempo.

Gli euganei hanno una buona squadra, con elementi quali Perrone, Sanguin e Manzo, oltre a parecchi mestieranti della categoria.
Nino è il miglior cannoniere dei suoi (8 reti), ma non basta ad evitare la retrocessione ai patavini, incappati in una annata decisamente negativa.

In estate ritorna al Napoli, voglioso di trovare spazio nel roster dei partenopei.
Il Napoli, allenato dal brasiliano Vinicio, è molto attivo sul mercato e cambia diversi calciatori, rispetto alla precedente stagione.
In attacco ci sono Damiani, Capone e Speggiorin, oltre naturalmente a Gaetano Musella.
Castellini, Bruscolotti, Filippi, Ferrario e Bellugi sono i giocatori di maggior qualità di un Napoli che ha un rendimento troppo altalenante per poter sognare di ripetere le annate precedenti
Oltretutto sia in Coppa Italia che in Coppa UEFA gli azzurri sono eliminati abbastanza presto, col Presidente Ferlaino che, deluso, caccia Vinicio e lo cambia con Sormani, nel finale, senza grandi mutamenti di gioco e di risultati.
Musella è presente nella metà delle gare in campionato e fa in tempo pure ad esordire in Coppa UEFA, subentrando nella gara di ritorno contro i belgi dello Standard Liegi, match che sancisce l’eliminazione del Napoli dalla competizione.


Gaetano ha stoffa e si vede.
Per lui spendono parole importanti personaggi di autentico spessore come Corso (che lo ha allenato nel campionato Primavera, vincendo con lui lo Scudetto), Vinicio (il suo primo tecnico al Napoli), Totonno Juliano (bandiera del club) e Marchesi, neo allenatore dei campani.
Il quale lo promuove semi-titolare e lo lancia in un tridente atipico con Claudio Pellegrini e Damiani.
Luciano Marangon ed Enrico Nicolini sono i due rinforzi che trovano maggiore spazio.
Poi c’è lui, il Mito: Rudy Krol, il fortissimo libero olandese, leggenda dell’Ajax e della Nazionale Olandese.
Proprio Krol prende Musella sotto la propria ala protettiva: il fenomeno nordico intuisce le potenzialità del Genietto di Fuorigrotta,come lo chiamano gli appassionati tifosi napoletani, e da calciatore esperto ed uomo intelligente e sensibile comprende pure le notevoli fragilità di un giovanissimo che si ritrova sulla ribalta del calcio nazionale e con parecchie responsabilità a pesare sulle ancora tenere spalle.

Nino in campo è una furia, comunque.
Lotta, si sacrifica per la squadra, si impegna al massimo, gioca con una sbalorditiva naturalezza, segna cinque reti e trascina il suo team nelle zone nobili della graduatoria.
IL Napoli sogna addirittura lo Scudetto, salvo poi rallentare nel finale e chiudere al terzo posto, dietro la Juventus -Campione d’Italia- e la Roma.

L’exploit resta ragguardevole, per il gruppo azzurro.
Gaetano Musella piace molto pure al Commissario Tecnico della Under 21, Vicini, che lo convoca in diverse occasioni e lo segnala a Bearzot, che sta studiando le convocazioni in vista del non distante Campionato del Mondo che avrà luogo in Spagna.

Gaetano Musella - Napoli

Lo scugnizzo di Fuorigrotta, per tranquillizzare ulteriormente l’ambiente intorno a lui, si fidanza ufficialmente con Paola, una bella ragazza che lavora in alcune televisioni private del capoluogo campano.
Con quel simpatico capello alla Nino D’Angelo -concittadino e quasi coetaneo del suo omonimo-, che proprio in quegli anni sta iniziando a spopolare nella città e che anni dopo scriverà l’inno del club azzurro, del quale è tifosissimo, Musella conquista cuori e simpatie, facendo però girare parecchie voci strane sulle sue frequentazioni.
D’altro canto Napoli è una città che parla e fa parlare, da sempre.
Nel bene e nel male, chiaro.
Ama alla follia: ma sa essere pure stritolante, talvolta.
Soprattutto per gli eroi calcistici, che rappresentano tanto per i propri beniamini.

Nino, fiducioso per il futuro, approccia la stagione entrante con la consapevolezza che potrà essere un momento decisivo per la sua carriera.
Il Napoli, sul mercato, compie poche e mirate operazioni.
Lancia diversi giovani di valore ed acquista il bomber Palanca, dal Catanzaro.
Un tipo di attaccante che, per qualcuno, potrebbe andare a togliere spazio proprio a Musella.
In realtà con le cessioni di Speggiorin e Capone non parrebbe un problema riuscire a giocare spesso, per Nino.
Marchesi, che gli ha concesso fiducia più di chiunque altro, in alcune interviste spiega chiaramente che il futuro di Musella dipende soltanto da Musella.
Ha ragione, il tecnico partenopeo.
Gaetano sarà artefice del suo destino, anche perché la società ha rifiutato diverse proposte per lui, in estate: Milan, Inter, Torino ed Udinese si sono fatte avanti per mettere le mani sul talentino napoletano.
L’Inter, in particolar modo, ha alzato l’offerta un paio di volte.
Senza esito, in quanto Marchesi ha posto il veto sulla cessione del suo pupillo.

Quest’ultimo inizia discretamente l’annata, segnando la sua prima rete nelle coppe europee contro gli jugoslavi del Radnicky Nis, che però nel doppio confronto eliminano i partenopei al primo turno della kermesse.
In Coppa Italia gli azzurri escono ai quarti di finale col Catanzaro, mentre in campionato sono quarti, distanti dalle zone di vertice ma qualificati nuovamente per le coppe europee.

Gaetano Musella gioca quasi sempre, perlopiù dall’inizio.
Segna tre reti e non è che faccia male, onestamente.
Paga in parte la concorrenza di Palanca, come qualcuno aveva pronosticato, con entrambi gli attaccanti che finiscono per non mostrare appieno le proprie enormi qualità.
Inoltre Nino mostra alcuni limiti di personalità, che in alcuni frangenti gli tarpano le ali.
D’altronde è ancora giovanissimo ed ha parecchie attenuanti a suo favore.

Il calcio non aspetta, però.
E nemmeno il Napoli, in questo caso.
La società non crede sino in fondo al suo talentino e decide di disfarsene.


Gaetano Musella - Catanzaro

Gaetano Musella, che sognava di regalare lo Scudetto alla sua gente, fa le valigie in direzione Catanzaro.
Da single, peraltro, perché la sua relazione con Paola segue i destini calcistici e si interrompe come la storia d’amore col Napoli.
Che prova ad inserirlo in un affare più complesso per ottenere il catanzarese Mauro, che va all’Udinese.
Quindi lo propone all’Avellino insieme ad un ricco conguaglio, senza fortuna, per acquisire i servigi di Vignola.
Infine lo cede, come detto, al Catanzaro in comproprietà per circa seicento milioni di lire, con i calabresi che promettono di acquisire la totalità del cartellino di Nino senza finire alle buste.

Dal sogno Mondiale svanito senza appello all’addio alla propria squadra del cuore.
In pochi mesi si consuma un dramma, nell’anima di Gaetano Musella.
Che prova a farsi forza e indossa la maglia delle aquile giallorosse con grande voglia di rivalsa.
Il Catanzaro si è però parecchio indebolito, nel calciomercato estivo.
Sono partiti i migliori elementi della squadra e sono stati sostituiti con giovani senza molta esperienza e con un paio di scommesse -Musella incluso- da verificare nel nuovo ambiente.
Risultato: i calabresi retrocedono già a Natale, con il cambio allenatore -Pace out, Leotta in- che è utile soltanto per le statistiche.

Nino in Calabria gioca molto nel girone di andata, meno in quello di ritorno.
Non brilla affatto, in un contesto alquanto misero dal punto di vista tecnico.

Sia quel che sia, Gaetano Musella si ritrova in serie B per la prima volta nella sua breve ma intensa carriera.
Il Catanzaro lo riscatta, come da accordi, e lo conferma in cadetteria, con l’intenzione di farne uno dei pilastri sul quale fondare la struttura della squadra che proverà a ritornare subito in massima serie.
Inoltre l’uomo prescelto per guidare il gruppo giallorosso è una vecchia conoscenza di Nino: Mariolino Corso, allenatore della Primavera del Napoli che proprio con lo scugnizzo partenopeo arrivò a vincere lo Scudetto di categoria.

La rosa, per la B, non è niente male: il puntero rumeno Nastase, in cerca di rivalsa dopo un torneo di A oltremodo deludente, è l’uomo di punta insieme allo stesso Musella ed al bomber Bivi.
Insieme a loro ci sono Cervone, Conca, Cascione, Braglia, Boscolo, Marino, Lorenzo, Carlo Trevisanello ed altri ancora.
Nino gioca una ventina di match e segna una rete, in una stagione che vede Corso salutare presto la compagnia e venir sostituito da Renna, col Catanzaro che bissa l’ultimo posto della precedente annata e si ritrova in C1, a fine torneo.
Una caduta verticale e micidiale, per il club calabrese.
Musella parte titolare con Corso, poi accumula parecchia panchina con Renna.
L’attaccante di Fuorigrotta regala spesso giocate clamorose, agli spettatori dello stadio catanzarese.
Ma, come al solito, pecca in continuità e, non di rado, anche in concretezza.

E dopo un quinquennio torna in terza serie.
Qualcuno lo cerca dalla B, invero.
Il problema è che il Catanzaro ci ha investito parecchio, in termini di denaro e di speranze..
E non vuole cederlo per due spicci, cioè quel che offrono un paio di club di B.
Perché nella doppia ignobile caduta del Catanzaro il talento di Gaetano non ha di certo brillato e, anzi, si è tremendamente svalutato.

G.B.Fabbri, artefice principale del superbo Vicenza di fine anni settanta, è il prescelto per riportare il Catanzaro in B.
Ventiquattro mesi di sofferenza sono troppi, per essere tollerati da una tifoseria passionale come quella giallorossa.
La società, intuito il forte malcontento del popolo catanzarese, allestisce una rosa in grado di vincere il campionato di C1.
Il nuovo plenipotenziario Albano, in collaborazione con lo storico presidente Ceravolo e col nuovo D.S. Improta, fa piazza pulita del passato e si disfa di quasi tutti i calciatori sotto contratto, tranne rari casi.
Tra vecchi (pochi, come detto) e nuovi (molti) ci sono calciatori di indubbio valore: Lorenzo, Mauro, Pedrazzini, Cascione, Bianchi, Pesce, Sassarini, Surro, Bagnato, Iacobelli, Destro, Soda.
E difatti il Catanzaro vince il campionato e torna in cadetteria, trionfalmente.
Gaetano Musella salta una buona parte del torneo, per problematiche di ordine fisiche.
Quindi entra in squadra e con una ventina di gare e quattro gol regala il suo onesto contributo alla causa.

Per la cadetteria il Catanzaro ingaggia Santin, come allenatore, e conferma gran parte del gruppo che così bene ha fatto in terza serie.
Alcuni rinforzi mirati (Brandi, Masi, Logozzo, Cozzella, Piccioni, Di Fusco, Guida) garantiscono un ulteriore garanzia di competitività.
In teoria, eh.
In pratica i giallorossi cambiano più allenatori che mutande e tornano mestamente in C1.
Musella è spettatore non pagante, poiché è fuori rosa.
Nel periodo catanzarese ha conosciuto Simona, che diverrà sua moglie, ed ha mostrato il suo immenso talento, seppur a fasi alterne.


In estate passa al Bologna, affidato a Guerini.
Marronaro, Pradella, Pecci, Marocchi, Marocchino, Zinetti, Villa, Nicolini, Sorbi, Stringara, Luppi, Ottoni: uno squadrone, per la B.
Eppure le cose non vanno come sperato: Guerini non trova la quadra ed al suo posto viene chiamato G.B. Fabbri, che riesce ad evitare una caduta in terza serie che avrebbe avuto del clamoroso.
Gaetano Musella gioca molto e segna quattro reti, senza peraltro incidere come uno con la sua classe dovrebbe fare.
Il Bologna, che aveva spinto parecchio per ingaggiarlo, lo mette in lista di cessione per la stagione 1987-88 che porterà i felsinei in serie A, con Maifredi in panca.


Mentre Nino, a ventisette anni, in pratica annuncia il suo addio al calcio di alto livello.
In cadetteria lo cercano Modena, Sambenedettese, Arezzo e Taranto.
Senza eccessiva convinzione, va detto.
L’impressione è che le trattative in questione siano un po’ da occasione di mercato: il mitico cestone con le offerte a prezzo infimo, ecco.
Uno scenario che non accende l’anima del furetto napoletano, tanto da convincerlo a partecipare al raduno dei calciatori disoccupati, a Pomezia, agli ordini di mister De Sisti ed in compagnia di parecchi colleghi, anche di nome.

Nel frattempo dalla serie C lo cercano in molti e le prospettive parrebbero leggermente più intriganti, quantomeno a livello di interesse reale.
Lui sfoglia la margherita, quindi sceglie la Nocerina.
Scelta familiare, più che tecnica, datosi che i molossi non hanno ambizioni di primato.
L’idea è quella di disputare un campionato tranquillo, magari mettendo in mostra qualche giovane.
Le casse rossonere non sono floridissime e si spera di poterle rimpinguare, in qualche maniera.
La base non è poi così malvagia, ad onor del vero: Bizzarri, Oddi, Mirra, Ranieri, Sassarini, Tudisco, Veronici e lo stesso Musella sono calciatori di livello, per la terza serie.
Però la compagine campana, affidata al tecnico Montefusco, non entusiasma ed anzi, nel finale di stagione, si ritrova pesantemente coinvolta nella lotta per non retrocedere.
Riesce, a fatica, ad afferrare il terz’ultimo posto, utile a spareggiare col Catania -il Brindisi, nella medesima posizione in graduatoria, è salvo grazie alla classifica avulsa- per evitare il declassamento in C2.
A Cosenza, in campo neutro, i siciliani si aggiudicano l’incontro per 2-0, spedendo i campani all’inferno.
Nel vero e proprio senso del termine, poiché con la retrocessione la Nocerina acuisce ulteriormente la crisi societaria già in atto da mesi e fallisce, poche settimane dopo, dovendo ripartire dalle categorie dilettantistiche.

Un dramma sportivo che coinvolge una città intera ed una tifoseria che resta attonita dinanzi a cotanto scempio.
Nino Musella, che ha mostrato doti di ben altro livello rispetto alla terza serie, è deluso ed amareggiato.


Prova a rilanciarsi firmando per l’Ischia, sempre in C1.
Gli isolani, contro i quali aveva giocato un partitone e segnato un bel gol pochi mesi or sono, avevano provato ad ingaggiarlo già dodici mesi prima, senza fortuna.
Nel 1988, libero da vincoli contrattuali, Gaetano firma con gli ischitani e sale sull’aliscafo che conduce nella mia adorata Isola Verde.

Gaetano Musella - Ischia

In una atmosfera idilliaca ed in un ambiente tranquillo, a poca distanza da casa e col mare a fargli da contorno, Gaetano Musella ritrova gli stimoli di un tempo ed inventa calcio, giocando una stagione eccelsa.
Una decina di reti a corredo e, soprattutto, una continuità di rendimento che mancava da troppi anni, al fantasista napoletano.
L’Ischia, allenata prima da Villa e poi da Rambone, ottiene la salvezza al fotofinish, mediante la classifica avulsa.
Buoncammino, Impagliazzo, Aloi, Veronici, Efficie, Cracchiolo, Gonano, Monti e lo stesso Musella danno il fritto, in campo.
E Nino, miglior cannoniere dei suoi, splende.


Il presidente Fiore vorrebbe tenerlo, ma proprio in quei mesi sta cedendo la società gialloblu.
Inoltre per Gaetano Musella arrivano richieste importanti, tra le quali spicca quella del Palermo.

Una società blasonata, per la categoria, ed una piazza caldissima.
L’Ischia mette le mani su altre due ex giovani promesse del Napoli, Casale e Puzone, e cede Musella al Palermo.

In Sicilia l’ex catanzarese trova Liguori come allenatore e parecchi compagni di buon livello, per la C1: Bresciani, Favo, Di Carlo, Biffi, Cotroneo, Cangini, Auteri, Bianchi, Sassarini e Cancelli, giusto per fare qualche nome.
La squadra disputa un’ottima Coppa Italia di C, persa in finale -ai calci di rigore- contro la Lucchese.
Pure in campionato si ferma a pochi metri dal traguardo, non riuscendo ad ottenere la promozione.
Musella delizia i tifosi rosanero con giocate di alta scuola, segnando inoltre undici gol.

Palermo Calcio

Il Palermo andrà in B dodici mesi più tardi, ma Musella non ci sarà, poiché viene ceduto nel calciomercato di riparazione autunnale all’Empoli.
Anche i toscani ambiscono a raggiungere la cadetteria e con Musella sperano di mettere la classica ciliegina sulla torta composta da un buon mix di giovani promesse ed esperti marpioni della categoria: Montella, Galante, Pintauro, Ficini, Di Francesco, Caccia, De Martino, Loseto, Carboni, Marini, Melis.
Montefusco, che ha chiesto l’acquisto di Nino dopo averlo avuto alle sue dipendenze alla Nocerina, allena un gruppo valido che però balbetta parecchio, costringendo la società all’esonero del tecnico, sostituito da Vitali.
Cambia poco, perché gli azzurri a fine torneo sono quarti, ben distanti dalla quota promozione.
Gaetano Musella, miglior cannoniere dei toscani con otto realizzazioni, si ferma ad Empoli anche nella stagione successiva, provando così l’ebbrezza di giocare un paio di anni con la medesima casacca dopo un quinquennio da girovago.
La stagione non è indimenticabile, con l’Empoli che allenato da Guidolin e con rinforzi di valore quali Gautieri, Spalletti e Baldini, ripete l’annata precedente.
Nino invece non replica e gioca un torneo ben al di sotto delle aspettative.

In estate si accorda con la Juve Stabia, voluto dal suo ex presidente ad Ischia, Fiore.
La squadra è in C2 ed è reduce da un’annata alquanto travagliata.
Ma le ambizioni non mancano affatto.
Fiore ingaggia il bravo Cucchi per la panchina e costruisce una rosa di ottimo livello per la quarta serie nazionale: Lunerti, Onorato, Talevi, Veronici, Monti, Raimondo, Gori.
Nino Musella è il capitano, leader e goleador (14) di un team che vince il campionato e sbarca in C1 con ambizioni importanti.
L’allenatore organizza una squadra ben disposta in campo, con Amodio, Celestini, De Simone, Gori ed altri rinforzi a dar manforte al gruppo che ha conquistato la C1.
La Juve Stabia bazzica la parte alta della classifica ed arriva ai play-off, dove elimina la Reggina in semifinale ma viene sconfitta dalla Salernitana nell’ultimo atto.
Musella, ancora una volta, è il migliore dei suoi con undici reti e tante gare nelle quali il suo estro fa la differenza a favore delle Vespe.

Nell’annata seguente invece non trova continuità, tra infortuni muscolari e scelte tecniche di mister Di Marzio.
La squadra, nonostante rinforzi di valore come Dall’Oglio, Bertuccelli, Mattei e Bucciarelli, stenta e non riesce a centrare nemmeno i play-off.

Per la stagione 1995-96 l’ex golden boy del Napoli trova in autunno un contratto con il Latina, serie D, salvando i pontini dalla retrocessione (con la fascia di capitano sul braccio) ed appendendo le scarpe al chiodo subito dopo, iniziando il percorso come allenatore.


Parte dalle giovanili del Napoli e poi guida Sangiuseppese (in due circostanze), Puteolana, Isernia, Sorrento, Casertana, Ercolanese, Sanremese e Campobasso.
Sogna di poter arrivare in alto, ma non riesce ad emergere e soffre allorquando si accorge di essere stato emarginato dal calcio che conta, dopo alcuni anni senza ricevere alcuna chiamata.

Gaetano Musella

Continua a seguire quel mondo che col Napoli e con l’Under-21 gli aveva regalato l’illusione di poter sfondare per davvero.
Si occupa di giovani, insieme alla moglie Simona.
Con lei scopre diversi talenti e porta avanti una bella famiglia, con due eredi.
Uno di essi, tra l’altro, gioca anche a calcio per qualche anno ed è allenato proprio da Nino nel periodo alla Sanremese.

Musella in Liguria si trova bene, tanto da acquistare una proprietà in zona.
A fine settembre del 2013 si reca in loco per alcune commissioni, quindi si allunga in quel di Finale Ligure per concedersi alcune ore di relax.
Nino parcheggia l’auto che gli ha prestato un amico in un luogo isolato con l’intenzione di fare due passi e poi anche un bagno, vista la giornata quasi primaverile.
Poi un dolore forte allo stomaco, che probabilmente lui interpreta come qualcosa di fisiologico.
In aperta natura cerca un riparo lontano da sguardi indiscreti, ma viene colpito da un infarto fulminante, che non gli lascia scampo.
La successiva autopsia permetterà agli inquirenti di ricostruire la dinamica del decesso, con Musella che aveva chiamato poco prima la consorte per dirle come avrebbe organizzato la giornata e che si sentiva meglio, poiché nei giorni antecedenti aveva avuto alcuni malesseri non meglio identificati.
I medici spiegheranno anche che con quel tipo di infarto non vi sarebbe stata possibilità di salvezza neanche se il turista tedesco che ha trovato il corpo di Nino lo avesse fatto pochi istanti dopo il malore del partenopeo.
Che a soli cinquantatré anni di vita chiude gli occhi per sempre, lasciando sgomenti tutti coloro, famiglia ed amici in primis, che gli hanno voluto bene.
Inclusi quei moltissimi tifosi che ricordano le gesta in campo di un calciatore particolare.


Genio e sregolatezza, verrebbe da dire.
Gaetano Musella ha tutto quel che serve per sfondare: fantasia, estro, talento, classe.
Possiede un destro che canta, letteralmente: potente e preciso, sia nei tiri che nel lanci.
Rapido ed astuto, è un ala destra in grado di saltare l’uomo e servire il compagno con precisione e timing.
Agisce da finto nueve quando ancora questa definizione non è minimamente presente nel panorama calcistico mondiale.
Nel tempo si trasforma in un fantasista a tutto campo, una sorta di regista offensivo che organizza il gioco e detta i ritmi sulla trequarti, senza disdegnare gli inserimenti in area avversaria.
Oltre alle doti balistiche è in grado pure di prendersi responsabilità, quando sente la fiducia dell’ambiente.
Ragazzo emotivo, non di rado mostra limiti caratteriali che talvolta finiscono per rallentarne una parabola calcistica che per le sue qualità avrebbe sicuramente meritato glorie maggiori.
Quello Scudetto sfiorato da giovanissimo al Napoli racconta tutto su di lui: gli è mancato un soldo per fare una lira.
E che lira!
Peccato, per davvero.
Un gran peccato.


Oltre ai trascorsi ischitani, ricordo come fosse oggi una rete che Musella realizzò con la casacca del Bologna contro la mitica Lazio del meno 9, la pazza banda che agli ordini di Fascetti riuscì a compiere un’impresa oramai divenuta epica.
Nino segnò il gol che permise ai felsinei di imporsi per 1-0, con un perentorio stacco di testa (sigh) che spedì la sfera sulla traversa, prima che la stessa tornasse verso il campo incocciando il tacco del portiere Terraneo e riprendendo quindi la via della segnatura, superando nettamente la linea bianca prima che lo stesso Musella la ribadisse all’interno della porta.
Ieri era autorete di Terraneo, oggi sarebbe gol di Musella.
La sostanza non cambia.
Il gol è alquanto bizzarro, ma è valso la sconfitta di una Lazio che in quel momento era una delle migliori difese della B ed affrontava una squadra, il Bologna, che pur con gente come Pradella, Marronaro e Marocchino davanti, non brillava affatto dal punto di vista offensivo e soffriva maledettamente da quello difensivo, incassando una marea di reti.
Ci pensò la Lazio, a rimettere i bolognesi in carreggiata.
E ci pensò un Musella scatenato a decidere il match, in favore dei suoi.

Col Napoli, beh, pareva veramente destinato a scrivere pagini importanti di calcio partenopeo e non solo.
Invece la storia ha detto altro e poco dopo la cessione di Nino è giunto in terra campana un altro piccolo genietto riccioluto a far godere il popolo azzurro.
Quella era ed è una Divinità, però.
Niente di paragonabile a qualsivoglia esemplare di calciatore..
Perché non era neanche un calciatore, a volerla dire proprio tutta.
Era qualcosa di diverso, di speciale, di unico.

Tornando al mondo “normale”: pure Gaetano Musella è stato un gran bel prospetto di giocatore.
Non del tutto completato, a parer mio.
Come allenatore, invece, credo che ci abbia messo tutta la passione e la voglia, ma lì subentrano una serie di variabili infinite e di non semplice identificazione, mettiamola così.

La moglie di Gaetano Musella, insieme ai due figli Alessandro e Camillo, ogni anno è presente ad un memorial che ne onora il ricordo e ne perpetua la figura di sportivo e di uomo, con l’intenzione -nel contempo- di promuovere il calcio giovanile e mettere in vetrina i talenti in un territorio, quello campano, complesso e travagliato.

Da giovanissimo sognavo lo Scudetto con il Napoli e la maglia della Nazionale.
Poi le cose sono andate diversamente, però non dimentico le emozioni vissute nelle altre squadre dove ho giocato.
Non sono mai stato una testa calda, come dice qualcuno.
Forse avrei dovuto fare scelte diverse, questo sì.
Ad un certo punto ero nel Napoli e nella Under-21 e poco dopo mi sono ritrovato in C, senza quasi accorgermene.
Da lì sono ripartito ed oggi mi piacerebbe ripercorrere al contrario questo percorso, come allenatore.

gaetano musella

Non è andata così.
Il finale della storia di Gaetano Nino Musella è stato tristissimo, purtroppo.

Il calcio, a modo suo, fa sì che i suoi protagonisti, alcuni di essi ancor di più, siano comunque sempre presenti nelle menti e nei cuori degli appassionati.
E lui c’è, eccome.

Gaetano Musella: il Genietto di Fuorigrotta.

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