- Saracinesca
Giacomo Zunico
Periodo natalizio, ideale per respirare un pizzico di sano vintage calcistico.
Che per il sottoscritto corrisponde in gran parte agli anni ottanta, con l’Europeo del 1984 ed il Mondiale del 1986 a dominare la scena, ma anche con la stupenda cadetteria del periodo a regalare sublimi emozioni e rinverdire ricordi indelebili.
Un protagonista assoluto della B targata 80 è stato sicuramente il portierone Zunico, che con oltre quattrocento gare giocate è il quinto calciatore più presente nella storia di codesta categoria.
Un’autentica istituzione che, va detto subito, avrebbe potuto calciare i campi della A senza alcun problema.
In massima serie c’è passato, invero.
Ma non è stato molto fortunato, ecco.
Partiamo dall’inizio.
Giacomo Zunico nasce a Casoria, nell’hinterland napoletano, agli inizi del mese di dicembre del 1960.
Famiglia numerosa, carattere vispo, poco amore per la scuola e tantissima passione per il gioco del pallone: il piccolo Giacomo rispecchia alla perfezione il classico cliché dello scugnizzo partenopeo.
“‘Nu figlio ‘e ‘ntrocchia” da primato, che si diverte tantissimo a giocare a calcio con i suoi compari per le stradine del paese natio e sui campetti arrangiati della provincia napoletana.
Asfalto e terra battuta, ovviamente.
Roba temprante, senza dubbio.
Giacomo se la cava bene sia da difensore che da attaccante, ma ben presto si rende conto di essere più attratto dai ruoli di centrocampo, dove si decidono i destini del mondo, e dal “mestiere” di portiere, ovvero colui che si oppone a qualsivoglia tentativo di superare i limiti precostituiti.
E la scelta definitiva è proprio quella del pipelet: uno contro tutti, il destino è oramai segnato.
Giacomo Zunico, giovanissimo, viene notato da un osservatore, che lo segnala al Napoli.
Entra nel settore giovanile dei campani, senza riuscire ad imporsi tra i migliori prospetti e finendo per essere girato al San Pietro a Patierno, minuscola società del quartiere ove Giacomo vive.
Diciottenne, Zunico viene richiesto dal Succivo, che gioca nel locale campionato di Promozione.
I casertani, che nella precedente annata si erano salvati per il rotto della cuffia dalla retrocessione in Prima Categoria, stavolta non riescono nell’impresa e con la difesa più battuta del torneo abbandonano mestamente la Promozione, chiudendo da ultimi in graduatoria.
Giacomo Zunico, nonostante la disastrosa annata del suo team, nelle occasioni in cui è chiamato in causa fa ampiamente il suo, tanto da ricevere la proposta del Gladiator, società di Santa Maria Capua Vetere, sempre nel casertano, che milita in serie D.
In pratica il portiere viene promosso, pur avendo giocato in una squadra che invece compie il percorso inverso.
Al Gladiator il ragazzo è titolare inamovibile e disputa un’ottima stagione, culminata in una tranquilla salvezza.
Sul calciatore si posano parecchi occhi interessati e poco prima che parta la stagione successiva i casertani lo cedono alla Sangiovannese, in C2.
Giacomo emigra in Toscana agli inizi degli anni ottanta, più o meno nello stesso periodo in cui Gaetano, alias Massimo Troisi, compie il medesimo tragitto nel suo inarrivabile e geniale capolavoro Ricomincio da tre, uno dei miei film preferiti ed il primo che ebbi la possibilità di vedere al cinema, insieme a mia mamma-nonna e mia zia.
Bei tempi.
Tornando a noi: a San Giovanni Valdarno, nell’aretino, Zunico condivide la porta col più esperto collega Doveri, con il quale si spartisce quasi geometricamente le presenze annuali.
La squadra, seppur con qualche rischio di troppo, porta a casa il mantenimento della categoria.
In estate Lorieri, prodotto del settore giovanile dell’Inter e futuro portiere in A con le maglia di Torino, Roma ed altre compagini importanti, sbarca alla Sangiovannese in sostituzione di Zunico, che ottiene un’ulteriore promozione in carriera e viene acquistato dal Varese, in serie B.
A ventuno anni non ancora compiuti Giacomo si ritrova nel secondo campionato più importante della penisola.
In pochissimo tempo è volato dalla Promozione alla cadetteria, quasi con la stessa naturalezza con la quale vola da un palo all’altro per difendere la propria porta dalle incursioni nemiche.
Non è altissimo, Zunico.
Ma è ben impostato e molto reattivo, sia in porta che nelle uscite.
Con impegno e costanza negli allenamenti migliora il suo repertorio e, pian piano, affina la tecnica di base e perfeziona, come logico che sia, l’esperienza.
Cresce a vista d’occhio nel ruolo, il napoletano.
La Toscana non era dietro l’angolo, però la Lombardia è ancora più distante da Napoli, epicentro abitativo della famiglia Zunico.
Lui, sebbene legatissimo agli affetti familiari, non fa una grinza e si convince a dare il massimo, essendo ormai un calciatore professionista a tutti gli effetti.
Si concentra sulla nuova avventura ed è pure fortunato, perché in Lombardia trova un allenatore che oltre ad essere bravo è una sorta di secondo padre, per lui: trattasi di Fascetti, un sergente di ferro autoritario e dal cuore d’oro.
Bastone e carota, per capirci.
Per un giovane che si affaccia al calcio che conta e che inoltre si esibisce in un ruolo delicato e complesso, è l’opzione ideale per maturare e completarsi dal punto di vista tecnico, mentale e caratteriale.
Nella città giardino Zunico trova una squadra da poco salvatasi dalla caduta in terza serie e vogliosa di evitare le sofferenze dell’anno appena trascorso.
La società biancorossa, tra le migliori dell’epoca per scouting e capacità di investimenti nel settore giovanile, ha allestito comunque un team di buon livello: nomi come Auteri, Bongiorni, Rampulla, Turchetta, Mastalli, Mauti, Braghin, Strappa, Salvadè, Di Giovanni, Vincenzi, Limido e Cerantola sono garanzia di grinta e qualità, quantomeno in seconda serie.
Fascetti, già dal ritiro estivo, spiega a Giacomo Zunico che il titolare in porta è Rampulla, giocatore di valore che più avanti militerà in club come Cesena, Cremonese e, quantunque da riserva, Juventus.
Il campano si giocherà il posto da vice col prodotto locale Pellini, guardiapali della Primavera del Varese.
I lombardi, compatti e coesi, giocano una grande stagione, chiudendo al quarto posto in classifica a soli due punti dalla promozione in A.
La zona di Fascetti è spettacolare e, nel contempo, alquanto concreta.
Giacomo Zunico è il portiere di riserva, con Pellini che per un paio di mesi ne prende il posto.
Mister Fascetti, intransigente sino alla morte, non gradisce le distrazioni gratuite e tiene il portiere di Casoria perennemente sulla corda.
L’allenatore toscano ha intuito le potenzialità di Zunico, ma è consapevole di come sia facile gettare via il talento, se non lo si supporta adeguatamente con altre doti a corredo.
Nel calciomercato estivo post Campionato del Mondo 1982 Rampulla è bramato da parecchie società, anche di serie superiore.
Il Varese resiste e lo conferma, con Zunico che diventa la sola ed unica riserva ufficiale e che riesce, finalmente, ad esordire in B, accumulando poco meno di una decina di presenze in una annata che vede i biancorossi meno brillanti rispetto a dodici mesi or sono.
Gli acquisti di Maiellaro, Scarsella, Moz e Cecilli, calciatori di valore, non sono sufficienti a garantire il salto di qualità ad un gruppo valido ma, forse, ancora troppo appagato dalla sorprendente stagione precedente.
Sia quel che sia, Giacomo continua il suo percorso di maturazione in terra lombarda.
Nello staff di Fascetti il nostro lavora a stretto contatto con Enrico Arcelli, preparatore atletico di notevole prestigio e precursore di parecchie tecniche di allenamento, oltre che figura carismatica successivamente al fianco di illustri sportivi quali Moser, Simeoni, Tomba, Bordin, Damilano, Vezzali e, udite udite, Maradona.
Tutta salute, insomma: d’altro canto, “impara l’arte e mettila da parte”, come la longeva e bella carriera di Zunico confermerà appieno.

Nella terza annata in terra varesina Giacomo Zunico diventa finalmente titolare.
Rampulla passa al Cesena e come vice del napoletano viene ingaggiato Sartorel, proveniente dal Como.
In panchina invece giunge un altro zonista, Catuzzi, col Varese che ripete a larghe linee il percorso dell’anno prima, in un torneo equilibrato e duro.
Giacomo Zunico non salta un match, cavandosela discretamente in una squadra che in casa è praticamente un bunker ma che in trasferta finisce per apparire un colabrodo.
Segnali preoccupanti, probabilmente non recepiti fino in fondo dalla società: che in vista del nuovo torneo cadetto affida la panchina a Vitali e prova a rinforzare la rosa, in realtà, purtroppo senza trovare -evidentemente- la quadra, datosi che in un campionato ancora una volta equilibratissimo il Varese si smarrisce nel rush finale e retrocede in serie C.
Una brutta botta, sia per il club biancorosso che per il nostro portiere di Casoria, che viene riconfermato in terza serie dal nuovo presidente Marotta, oggigiorno notissimo dirigente del calcio nostrano e, al momento, responsabile del medesimo ruolo nientepopodimeno che all’Inter.
Nel Varese targato 1985-86 il suddetto, già presente nell’organigramma dirigenziale dei lombardi, non riesce ad evitare ai suoi un clamoroso tracollo in quarta serie, cioè in C2.
E dire che dal mercato estivo erano giunti in rosa elementi come Cattaneo, Piraccini, Ravot, Stimpfl, Tinti, Vailati, Lucchi, Lopez, Giusti ed altri, in alcuni casi autentici lussi per la categoria.
Ma, come risaputo, la teoria è una cosa, la pratica un’altra.
Il Varese scende in C2 e Zunico, che salta una sola gara in stagione e cerca di mettere una pezza alle numerose voragini che la sua incerta difesa gli spalanca dinanzi, è suo malgrado nuovamente nel quarto livello del calcio italiano, ossia da dove era partito prima dell’avventura in terra lombarda.
Nel varesotto ha vissuto un quinquennio fondamentale nel suo percorso di calciatore e di vita, ha maturato amicizie che resteranno tali per sempre e, soprattutto, è nata sua figlia Talita.
Sì, a Varese sarebbe rimasto volentieri.
Il suo, però, non è un profilo da C2.
Riceve un paio di proposte dalla B, come riserva, e diverse altre dalla C, per fare il titolare.
L’offerta più interessante del lotto proviene dal Catanzaro, appena retrocesso in C1.
Giacomo Zunico torna a sud e firma un contratto pluriennale con i calabresi, intenzionati a ritornare in cadetteria prima di subito.
Tobia, l’allenatore scelto per tentare la risalita, ha a disposizione una rosa attrezzata per vincere il torneo.
D’altronde uomini come Palanca, Cozzella, Guida, Piccioni, Tavola e Iacobelli, per citarne qualcuno, in terza serie possono fare la differenza.
E la fanno, eccome se la fanno.
Giacomo le gioca tutte, para il parabile ed anche di più ed il Catanzaro vince il campionato, tornando in serie B.
“Palanca crea e Zunico conserva“, il motto dei tifosi giallorossi.
In estate Tobia si accorda con la Salernitana ed il Catanzaro opta per Guerini, come guida tecnica.
Zunico, confermatissimo, ritrova in Calabria gli ex compagni ai tempi del Varese, Bongiorni e Cristiani.
I ritorni di Enrico Nicolini e Cascione sono gli altri due colpi del calciomercato dei giallorossi, che disputano una stagione straordinaria, che solo per mera sfortuna e per qualche discutibile decisione arbitrale non culmina nella promozione in serie A.
E dire che l’avrebbero meritata, le aquile calabresi.
Per Zunico, onnipresente tra le fila catanzaresi ed autore di una annata praticamente perfetta, è una delusione atroce.
Lui, che ripensa spesso agli inizi nel calcio ed ai sacrifici dei genitori per consentirgli di perseverare nel suo percorso e continuare a sognare, vorrebbe giocarsi le sue carte nel massimo livello del calcio italiano, che negli anni ottanta è anche il migliore del continente.
Ricorda le parole di suo padre, Gennaro, che al telefono, quando era giovanissimo e lontano da casa, gli diceva di non mollare mai e di cercare di dare sempre il massimo.

Nel 1987, ventisettenne e nel pieno della maturità calcistica, Giacomo Zunico riceve una proposta che ha un significato speciale, diverso dal solito
Perché a cercarlo è il Napoli: la squadra Campione d’Italia in carica, la squadra in cui Zunico ha sognato di diventare calciatore professionista, la squadra di Maradona, la squadra della sua città.
Casa, per meglio dire.
I partenopei lo vogliono come riserva di Garella ed in cambio propongono il cartellino di Di Fusco, già transitato di recente da Catanzaro, più un conguaglio in denaro.
Il presidente dei giallorossi, Albano, fa orecchie da mercante e sogna la A, rinforzando la sua squadra con Rebonato, Miceli ed altri buoni elementi di categoria e rifiutando pure la proposta del Como, che offre cinquecento milioni e l’ex catanzarese Paradisi in cambio.
Gli acquisti di cui sopra non bastano, sfortunatamente, per lottare nelle posizioni che contano: il Catanzaro, guidato dapprima da Burgnich e poi da Di Marzio, si ferma a metà graduatoria.
Zunico, inossidabile, è sempre presente e fornisce ottime prestazioni che gli valgono diverse proposte dalla A e dalla B.
Stavolta il presidente Albano, che inizia ad avere qualche difficoltà societaria, non può opporsi alla cessione e lo vende all’ambizioso Parma allenato da Scala.
Poco prima di chiudere l’affare e mettere nero su bianco per l’ex Varese arriva una telefonata della Juventus.
Sì, avete letto bene.
I bianconeri, che hanno ceduto il loro storico vice Bodini al Verona, sono interessati a prelevare Zunico ed offrirgli il ruolo di rincalzo del titolare Tacconi.
Giacomo sarebbe disposto a fare un’eccezione alla sua regola di non sedersi in panca fisso e si giocherebbe volentieri le sue carte a Torino, come avrebbe fatto a Napoli.
I bianconeri esitano e su input di mister Zoff affidano il compito in questione a Bonaiuti, lasciando cadere la pista Zunico,
A questo punto il Parma ha campo libero e si passa alle firme.
Ah, dimenticavo.
Ci prova pure il Torino, allenato da Fascetti e con la dichiarata ambizione di salire in A.
I granata, su spinta del proprio allenatore, chiedono ufficialmente il portiere al Catanzaro, avendo ceduto Lorieri all’Ascoli ed essendo in trattative con alcune società per il prestito del forte Marchegiani.
i piemontesi non vogliono sborsare i quattrini richiesti da Albano e confermano Marchegiani, affiancandogli come secondo l’esperto Martina, proveniente dalla Lazio e convinto da Fascetti a non appendere i guantoni al chiodo, come inizialmente previsto.
Parma doveva essere e Parma sarà, insomma.
Giacomo Zunico torna al nord e fa le valige per l’Emilia, con un ricco contratto a fargli compagnia e la prospettiva di partecipare ad un progetto oltremodo intrigante.
In quanto i parmensi sono forti, altroché: Melli, Pizzi, Osio, Catanese, Ganz, Minotti, Apolloni, Gambero, Zoratto.
Ci siamo capiti, vero?
E le alternative ai titolari sono altrettanto valide: basti pensare che come riserve di Zunico, numero uno fisso, troviamo un signore di nome Bucci, futuro vice-campione del Mondo con Nazionale Italiana ad USA 1994, ed un altro affidabile estremo difensore come Ferrari.
In effetti i ducali partono a spron battuto e si posizionano in zona promozione, giocando pure un calcio piacevole.
Poi, nel girone di ritorno, perdono a tavolino la gara con la Reggina, vinta sul campo, a causa di un oggetto lanciato dagli spalti che colpisce un giocatore dei calabresi.
Nello stesso periodo viene a mancare il presidente dei crociati, Ceresini: la notizia colpisce profondamente la squadra, che inanella una serie di sconfitte consecutive che la allontana dalle zone di vertice.
Scala rischia l’esonero, ma la società gli concede ampia fiducia ed il tecnico, uomo di tempra e di virtù, rianima i suoi e li trascina al quarto posto finale, ultimo utile per conquistare l’agognata serie A.
Giacomo Zunico, titolare ed autore di prestazioni al di sopra della media, conquista meritatamente la promozione in massima serie.
Nel periodo più difficile della stagione fa anche da capro espiatorio, insieme a Ganz, venendo escluso per un paio di gare come monito alla squadra affinché nessuno pensi di avere il posto assicurato.
Un tuttofare, l’uomo che viene da Casoria.

In estate il Parma viene acquisito dal gruppo Parmalat, facente capo al magnate Tanzi.
Personaggio ambizioso e visionario, che ispira una serie di acquisti mirati ad accrescere il livello di notorietà del club, oltre che quello squisitamente sportivo.
Marketing e calcio, chiaro.
Rientra in quest’ottica l’ingaggio del nazionale brasiliano Taffarel, portiere reduce dal Mondiale di Italia 90 e che nella sua carriera ne disputerà altri due, vincendo quello del 1994 e giungendo secondo in quello del 1998.
Un estremo difensore solido ed esotico, datosi che è tra i primissimi stranieri a cimentarsi nel suo ruolo all’interno del nostro torneo.
Scala, che con Zunico ha avuto un rapporto altalenante, è comunque soddisfatto del napoletano e lo vorrebbe tenere come riserva del sudamericano.
Giacomo è incerto: da sempre è convinto che sia meglio giocare da titolare in B che stare in panchina in A.
Però è convinto di meritare un’occasione in massima serie.
E dire che alcune settimane prima, in una fase di stasi tra le parti in cui per l’ex catanzarese arrivano un paio di timide proposte dalla B, ad un certo punto si era rifatto sotto proprio il Napoli, offrendo un miliardo di lire cash, per il calciatore di Casoria.
Il Parma aveva tergiversato per diversi giorni ed il Napoli aveva così deciso di rilanciare, alzando la posta: un miliardo e duecento milioni, più la comproprietà del solito Di Fusco.
I ducali non vogliono però privarsi di Zunico, ritenuto l’ideale per far da rincalzo ad un calciatore che arriva da un continente lontano e che, giocoforza, potrebbe pagare lo scotto ad un normale periodo di ambientamento.
Perché Taffarel firma a luglio, ma è già nel mirino degli emiliani da un bel po’.
Il Napoli, nuovamente Campione d’Italia, voleva invece prendere Zunico per mettere pressione a Giuliani, non sempre perfetto in una squadra comunque vincente.
Viste le premesse, i partenopei si convincono a cedere Giuliani all’Udinese, in B, accordandosi con il forte Giovanni Galli, in rotta col Milan, e puntando sul giovane e promettente ischitano Taglialatela come vice.
“Les jeux sont faits“, direbbe qualcuno.
E invece no, perché alla fine della fiera Scala dà il benestare alla cessione di Zunico, con Ferrari che va a fare da rincalzo al nuovo arrivo in maglia gialloblù.
Stavolta a Giacomo non va troppo male, però.
Certo, non si trasferisce nel suo adorato Napoli, club per il quale tifa sin da bambino.
La sentenza Bosman, di lì a breve, cambierà i destini del pianeta calcio.
Invece nei primi anni novanta i calciatori non hanno un potere decisionale tale da poter imporsi sulle società d’appartenenza.
Come accaduto a Catanzaro, in un paio di circostanze, pure a Parma a decidere è il club.
E il Parma vende Zunico al Lecce, ad una cifra (un miliardo) inferiore rispetto a quella offerta un paio di mesi prima dal Napoli.
Misteri del calcio.
Il Lecce è comunque in A e questa è l’unica bella notizia che Giacomo riceve in tempi recenti.
Anzi, la seconda: con i pugliesi firma un biennale da un miliardo di lire in totale, più bonus ed eventuali premi.
Niente male, come detto.
Certo, alcune premesse sono da brividi.
L’allenatore, in primis: cioè Boniek, che va a sostituire Mazzone.
Due pianeti opposti, poco ma sicuro.
Poi la rosa dei pugliesi, che è abbastanza modesta.
Oddio, qualche calciatore discreto ci sarebbe: il brasiliano Mazinho, l’argentino Pasculli, Virdis, Garzya (che il Parma avrebbe voluto inserire nella trattativa per Zunico), i giovani Conte e Moriero.
Il resto, onestamente, è manovalanza allo stato brado.
Per quel che concerne il manico, ribadiamolo, siamo all’impresentabile.
Anche oltre, probabilmente.
Tanto forte da calciatore quanto scarso da allenatore, il mitico Bello di notte proveniente dalla Polonia.
Giacomo Zunico, ripresosi alla grande da uno strappo al retto femorale che gli aveva creato qualche problema sul finale dell’ultima annata, è titolare, con Gatta -preferito all’ultimo istante a Rosin- a fargli da rincalzo.
L’esordio in A avviene contro il Napoli di Maradona, Campione d’Italia in carica.
La vita si sforza di essere veramente assurda, talvolta.

Giacomo riesce miracolosamente a mantenere la porta inviolata in svariate circostanze -undici clean sheets: un dato incredibile, vista la situazione-, ma in altrettante altre davanti a lui si aprono improvvise ed infinite praterie.
Il Lecce traballa a lungo e, infine, retrocede in B.
Delusione forte, per Zunico.
La sua prima (ed unica, per ora) annata di serie A vede un epilogo davvero triste.
Per la cadetteria sarebbe un lusso, ma il Lecce ha altri piani: i giallorossi prelevano il figlio d’arte Battara dalla Salernitana e lo affiancano a Gatta, completando la batteria dei portieri ed accomodandosi alla finestra, in attesa di proposte per Zunico.
Che arrivano, seppur con una certa flemma.
D’altronde il napoletano ha un ingaggio di un certo rilievo, ancor di più se messo in parallelo con i parametri della B.
Perché dalla serie A non ci sono richieste.
L’annata balorda in terra leccese ha lasciato il segno e Giacomo Zunico nel calciomercato autunnale accetta quella che gli sembra l’offerta migliore, proveniente da Cosenza.
I calabresi, salvatisi dalla C solamente dopo aver vinto lo spareggio con la Salernitana, sono allenati da Reja.
La rosa è più che buona, per la seconda divisione: Marulla, De Rosa, Catena, Signorelli, Biagioni e Coppola, tra gli altri.
Zunico chiude la porta a doppia mandata ed il Cosenza sfiora una clamorosa promozione in serie A, sfumata proprio sul gong e sul campo del Lecce, costretto dalle circostanze a vincere per evitare di ritrovarsi invischiato nella palude della retrocessione in cui, all’ultima giornata, bazzicano almeno una decina di squadre.
Destini incrociati, con Giacomo che proprio dalla sua ex squadra riceve un colpo duro da digerire.
Confermato per l’annata seguente, il campano si mette a disposizione del nuovo mister dei cosentini, Silipo.
Nel calciomercato autunnale di riparazione per Giacomo Zunico arriva una richiesta: il Pescara di Galeone, al suo ritorno in A, non è convinto del rendimento di Marchioro e Savorani, gli estremi difensori presenti nel roster degli abruzzesi.
Prova quindi ad intavolare una trattativa per il portiere del Cosenza, offrendo in cambio proprio Savorani e l’ala Compagno.
I calabresi non sono allettati dalla proposta e lasciano cadere la pista.

Lasceranno cadere anche le successive, negli anni a venire.
In quanto Zunico si ferma a Cosenza per un totale di cinque anni.
Nella seconda stagione, quella con Silipo in panca, i Lupi della Sila partono bene ed al giro di boa sono attestati nelle prime posizioni della classifica, salvo poi allentare la tensione e terminare ad un comunque onorevole settimo posto.
Negri, Catanese, Balleri, Napoli e Fabris sono i principali rinforzi scelti per dar manforte ad un gruppo valido che riparte pochi mesi più tardi in vista dell’annata 1993-94 con Silipo confermato alla guida dei silani e Maiellaro, Fiore, Lemme, Evangelisti, Sconziano e Vanigli, tra gli altri, a tentare di migliorare il materiale umano a disposizione del tecnico.
Napolitano, Caramel, Monza e compagnia bella sono lì, pronti ad offrire il solito contributo di grinta e sudore.
E Zunico?
Beh, lui accumula presenze come se piovesse ed è oramai una saracinesca invalicabile per chiunque osi passare in zona.
Le sue riserve -Graziani, in precedenza, e Betti, successivamente- invecchiano in panchina, trovando pochissimo spazio.
Il Cosenza del Silipo bis è brillante nella prima parte del torneo, poi cala visibilmente alla distanza e chiude poco sopra la zona salvezza, grazie al tesoretto accumulato nel girone di andata.
In vista del campionato cadetto 1994-95 i rossoblù decidono di affidarsi all’allenatore Zaccheroni, futuro mister di Milan, Inter, Juventus, Lazio, Udinese ed altre squadre di nome.
In terra calabra Zac compie una straordinaria impresa: difatti nel primo torneo che assegna i tre punti per la vittoria i silani partono penalizzati di nove punti, a causa di irregolarità amministrative.
Una mazzata che suona quasi definitiva, per un gruppo rinforzato da elementi quali Buonocore, De Paola, Negri (di ritorno dal Bologna), Miceli, Corino, Palmieri e altri ancora, ma comunque costretto a salutare Maiellaro e diversi altri protagonisti delle precedenti annate.
Inoltre il modulo tattico di Zaccheroni non pare l’ideale per valorizzare le caratteristiche dei suoi attaccanti: Buonocore, in particolar modo, soffre nell’agire da punta esterna.
Il suo allenatore, intelligentemente, mette da parte il proprio credo (3-4-3) e lo sposta da trequartista alle spalle di Negri, con Palmieri a svariare sulle fasce e De Paola e Miceli a far legna in mezzo al campo.
La conferma ufficiale della penalizzazione giunge a stagione in corso, col Cosenza che veleggia in zone alte della graduatoria.
I Lupi, grazie alle migliorie tattiche di Zac e mediante pure una riorganizzazione societaria, serrano i ranghi e paiono poter addirittura lottare per la promozione.
Le parate di Zunico e le reti di Negri (19) rubano l’occhio, ma è il gruppo intero a meritare il plauso del pubblico rossoblù.
Pur calando alla distanza, il Cosenza riesce ad evitare la C e mantiene la categoria in una annata che avrebbe potuto rivelarsi letale.
Zaccheroni, anni dopo, confesserà di aver vissuto a Cosenza la sua stagione più difficile ed emozionante della carriera.
E parliamo di uno che ha vinto uno Scudetto e tanti premi individuali, eh.
In estate lo stesso Zaccheroni, sull’onda del successo cosentino, spicca il volo verso la serie A e firma per l’Udinese.
Per sostituirlo a Cosenza ci sono in ballo un paio di soluzioni, fin quando si opta per il ritorno di Silipo, subito sostituito da Mutti.
Zunico, che in questi anni ha come riserve Albergo e Morlino, è il più presente dei suoi ed è ancora una volta tra i migliori della categoria come rendimento.
Una garanzia assoluta, per la B.
Il suo team, grazie pure agli acquisti di Lucarelli, Alessio, Tatti, Riccio e Sotgia che sopperiscono alla partenza del bomber Negri, iniziano alla grande e poi calano, un classico, centrando comunque una tranquilla salvezza.
Nel 1996, trentaseienne ma nel pieno del suo vigore atletico, Giacomo Zunico lascia Cosenza e torna al nord, firmando un biennale col Brescia.
Le rondinelle, che hanno appena rischiato la doppia retrocessione consecutiva dalla A alla C, puntano dichiaratamente al ritorno in massima serie ed hanno Reja come condottiero.
Il mister, per la porta, fa un solo nome, che peraltro conosce benissimo: Zunico, per l’appunto.
Da Cosenza chiama anche il guerriero De Paola.
Doni, Criniti, Binz, Neri, i gemelli Filippini, Bizzarri, il giovane Pirlo e tanti altri ottimi elementi per la categoria contribuiscono adeguatamente alla causa e vincono il campionato,
Zunico, che salta qualche match ma è il solito affidabile guardiapali, ritorna in A in età avanzata e quando oramai pareva destinato a rinunciare al massimo livello del calcio italiano.
Inoltre porta a casa il premio Rondinella d’Oro come miglior giocatore della Leonessa, in base alle preferenze degli sportivi locali.
Primo estremo difensore ad ottenere questo riconoscimento, tra l’altro.
Portiere completo e sicuro, dotato di un bagaglio tecnico di notevole rilevanza.
Zunico non è uno spilungone, ma ha mezzi atletici importanti e comanda l’area con decisione e forza.
I suoi interventi sono sempre improntati all’essenzialità: non ama prendersi rischi o regalare momenti epici ai fotografi: bensì preferisce interpretare il suolo con serenità e sicurezza, rinunciando a fastidiosi e, spesso, inutili orpelli.
Oltretutto esprime una continuità di rendimento che talvolta è davvero impressionante.
Per lunghi anni è tra i migliori portieri della cadetteria, se non il migliore in assoluto.
Reattivo, efficace e risoluto: tra i pali, se in giornata, è inscalfibile.
Specialità indiscussa della casa: il colpo di reni.
Magistrale e, in questo caso, dannatamente bello a vedersi.
Garanzia di punti veri, a fine campionato: quindi uno che fa la differenza, per le sue squadre.
Professionista onesto, che si allena con attenzione e che sgarra pochissimo nel tempo libero.
Famiglia, relax e nessuna esagerazione a tavola, nonostante sia una buonissima forchetta.
Ragazzo serio, che sa far gruppo e scherzare con i compagni, almeno sino a quando l’arbitro fischia l’inizio della gara: a quel punto tutto scompare alla vista e lui si concentra solamente sul manto verde.
Avrebbe meritato di giocare più spesso in serie A: le due esperienze di Lecce e Brescia non lo relegano a pipelet di cadetteria, a mio parere.
Piuttosto ha avuto sfiga nel non (poter) salire su determinati treni che, ne sono certo, gli avrebbero cambiato la vita e la carriera.
E non sono il solo a pensarlo, beninteso.
Difetti?
Forse un carattere deciso, sincero, senza fronzoli.
Che nel calcio non sempre paga, anzi.
Sul campo poco da dire: vecchia scuola.
Il portiere para, innanzitutto.
E lui parava, hai voglia se parava.
Nella stagione 1997-98 il Brescia rompe con Reja in estate ed ingaggia Materazzi, per la panchina.
Per quel che concerne il terreno di gioco vengono acquistati parecchi giocatori: Hubner, Banin e Bia, per citarne qualcuno.
Un’infornata di talenti (pochi) e mestieranti (molti) che incasina i piani tattici dello staff tecnico.
Materazzi finisce per non capirci più nulla e viene sostituito da Ferrario, senza che le cose migliorino più di tanto.
Lo stesso Ferrario, nel finale, viene esonerato e sostituito dal duo Salvi-Bacconi, che oramai non può fare più di tanto.
Il Brescia torna in B.
Giacomo Zunico, chiuso da Cervone, disputa sette gare in stagione e poi finisce in panchina.
Nella gara di Genova, contro la Samp, entra in campo nella ripresa al posto di un incerto Cervone.
Cosa sia accaduto nell’intervallo del match non è molto chiaro: alcuni spifferi raccontano di uno Zunico avvelenato che invita Cervone a restare negli spogliatoi e Materazzi a cercarsi un lavoro, mentre si scalda e si auto-inserisce tra i pali.
Il Brescia lo mette fuori rosa il giorno dopo, questo invece è sicuro.
Nel girone di ritorno l’ex catanzarese è ospite fisso della tribuna bresciana, con Pavarini a fare da vice a Cervone.
Ravenna (B), Pescara (B) ed Avellino (C1) provano a farsi avanti, senza esito.
I tempi sono ristretti ed i contratti in essere pesano non poco, per essere facilmente annullati e/o riscritti daccapo.
La scelta societaria di puntare su Cervone non si rivela felicissima, ai posteri l’ardua -manco troppo- sentenza: l’ex romanista è sicuramente un numero uno di valore, ma è anche un tipo dal carattere ribelle, non facile da gestire e, non di rado, pure incostante nel rendimento.
Forse valeva la pena investire in altri ruoli e dare fiducia a Zunico, che nelle gare disputate in maglia lombarda non ha demeritato affatto.
Ancor prima della succitata presunta lite di Genova un pesantissimo 0-4 beccato i casa dall’Udinese di Zaccheroni ha contribuito, forse, a complicare la questione con Materazzi (esonerato una settimana dopo) e, di conseguenza, pure con il portiere di Casoria.
Che qualche mese più tardi lascia la serie A, definitivamente, e si riaccasa al Cosenza, tornato in B dopo un anno di patemi in terza serie, a torneo ampiamente inoltrato.
In Calabria gioca poche gare in una annata ingarbugliatissima, con l’allenatore Sonzogni che inizia e termina la stagione, inframezzato dal collega De Vecchi che lo sostituisce per diversi mesi.
E proprio con De Vecchi il portierone ha un brutto battibecco, che lo spinge ad interrompere anticipatamente la sua seconda avventura con i silani.
Essendo tornato per dare una mano, Zunico preferisce farsi da parte per non arrecare danni ai compagni.
In una bailamme calcistico assurdo, tra arrivi e partenze che manco alla Stazione Termini, alla fine il Cosenza si salva dalla C con grande sofferenza.
Giacomo Zunico, alla soglia delle quaranta primavere, ringrazia sentitamente coloro che lo contattano per offrirgli la possibilità di continuare nelle serie minori e si ritira dal calcio giocato.
La saracinesca della cadetteria chiude i battenti ed inizia ad allenare, guidando Acri, Rossanese, Cosenza, Fortis Trani ed altre compagini nelle quali, spesso, si occupa pure dei portieri e del settore giovanili.
Passione e competenza, il suo marchio di fabbrica.
Negli anni recenti si concentra in particolar modo sulla preparazione dei giovani estremi difensori, sognando di riuscire a sfornare qualche talento che possa ripercorrere le sue orme e, perché no, arrivare ancora più in alto.
A Varese, Catanzaro e Cosenza ho lasciato il cuore.
giacomo zunico
Nel Lecce ho esordito in A, anche se in società c’erano parecchi problemi.
Con il Brescia sono tornato in massima serie ed conosciuto un presidente illuminato come Corioni.
Sognavo il Napoli di Maradona e se mi avessero lasciato andare mi sarei giocato bene le mie carte: chissà, magari avrei potuto sperare anche in una piccola convocazione in Nazionale.
Ai miei tempi la concorrenza era bestiale, è vero.
Però, e lo dico senza arroganza, ero davvero un buon portiere, pure se preferivo giocare in B piuttosto che fare la muffa in panchina in A.
Oggi agli estremi difensori viene richiesto di fare i fenomeni con i piedi, anziché pensare ad evitare di subire gol.
Una follia, per me.
Il portiere nasce per parare: tutto il resto va bene per la platea, non per la sostanza.
Lo ricordo benissimo, il caro Giacomo.
Le sue figurine, le sue parate, le sue avventure: era uno dei miei portieri preferiti del periodo e pur senza ritenermi una cima e/o un competente, lo vedo veramente come un Top della sua generazione.
Avrebbe meritato un po’ di fortuna in più, in carriera.
Qualche occasione migliore, diciamo.
Però manco è andata così male, questo è innegabile.
Nella prossima vita, se dovesse capitare, Giacomino accetterà pure proposte per partire da vice, in A.
E poi vediamo come va a finire.
Io credo già di saperlo.
Anche lui, mi sa.
E voi, che ne dite?
Giacomo Zunico: saracinesca.
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