- Bum Bum
Gianfranco Cinello
Per la rubrica “i grandi bomber di periferia”, ecco a voi Cinello, uno che incarna alla perfezione l’archetipo del classico goleador di provincia.
Tanti ricordi, legati a lui ed alle sua innumerevoli avventure, soprattutto nella meravigliosa cadetteria degli anni ottanta.
Uno dei Top, a livello di seconda divisione italica.
Procediamo con un certo ordine, come al solito.
Gianfranco Cinello nasce nell’aprile del 1962 a Fagagna, in provincia di Udine.
Il paesino è stato incluso nella lista dei più affascinanti borghi della penisola ed è noto per il suo formaggio tipico, prodotto sin dalla fine dell’ottocento.
Zone belle d’Italia.
Certo, d’inverno si gela:
Però negli altri periodi dell’anno si possono fare un sacco di cose, volendo.
Gianfranco, da bambino, si diverte a farne una di esse, in particolar modo: giocare a pallone.
Anzi, per essere precisi: la sua passione è fare gol all’amichetto di turno che, malauguratamente, si trova a doverlo affrontare in marcatura o, peggio ancora, da portiere.
Segna tantissimo, il piccolo Cinello.
Pure nelle partite della scuola.
Ben presto entra a far parte del settore giovanile dell’Udinese, svolgendo tutta la trafila e mettendosi in evidenza come attaccante.
Viene soprannominato “il pitone”, poiché pur essendo giovanissimo dimostra una notevole tenacia ed una grande resistenza fisica.
Ed è uno degli elementi cardine della Primavera friulana che nel 1981 riesce a vincere il campionato italiano di categoria.
Borin, Miano, De Agostini, Gerolin, Papais, Koetting, Maritozzi, Trombetta, Dominissini, Cossaro: sono tanti i calciatori che spiccheranno il volo per il professionismo, nella compagine guidata da Tumburus dopo che il tecnico Ferrari, a stagione in corso, si è accomodato sulla panchina della prima squadra.
Un trionfo storico, datosi che soltanto molti anni prima -ed in una unica occasione, nel 1964- l’Udinese aveva ottenuto un risultato di siffatta importanza.
*Spoiler: Gianfranco Cinello non può neanche lontanamente immaginarlo, ma in pratica inizia l’avventura nel calcio che conta con l’unico trionfo che collezionerà nella sua intera carriera di sportivo professionista.
*Spolier bis: nella lista ci sarebbe pure una Mitropa Cup, edizione 1980, nella quale il rosso di Fagagna è praticamente spettatore non pagante.
*Spolier tris: il predetto non è affatto una valida ragione per interrompere la lettura, datosi che comunque parliamo di una storia divertente ed articolata.
Indi: continuate a scrollare.
Cinello trova anche il modo di esordire in prima squadra, nella stessa annata.
In una stagione, per inciso, veramente complicata, per il club friulano.
Che cambia diversi allenatori e si salva per il rotto della cuffia battendo il Napoli in casa, nell’ultima giornata del torneo, con una rete segnata a pochi minuti dal termine che, di fatto, pone fine ad un lungo periodo di sofferenza, scatenando la gioia del popolo bianconero per aver infine centrato l’obiettivo.

L’allenatore Ferrari, che inizialmente era alla guida della Primavera, punta pure su Cinello, per arrivare a dama.
Il giovane lo ripaga con impegno e grinta: nelle ultime gare è quasi sempre schierato dal primo minuto, offrendo un buon contributo alla causa.
Si muove da punta centrale, con Zanone ad agire nei dintorni.
Le Zebrette sono un mix di giovani rampanti e di esperti marpioni e dopo aver rischiato la retrocessione si convincono a rafforzare ulteriormente la propria rosa, in funzione del campionato di serie A che porterà al Campionato del Mondo del 1982, in Spagna.
Il presidente Sanson, imprenditore e proprietario del noto marchio di gelati, lascia il posto al patron della Zanussi, Mazza.
Quest’ultimo ha mire ambiziose e porta ad Udine il Barone Causio, il brasiliano Orlando Pereira, Muraro, Pancheri ed Orazi.
L’intenzione è quella di costruire un gruppo coeso e di inserire, anno dopo anno, elementi in grado di far compiere all’Udinese il salto di qualità.
Cinello accumula una dozzina di presenze, perlopiù da subentrante, e mette a segno due reti, le sue prime in massima serie.
I bianconeri chiudono a metà graduatoria una stagione tranquilla, senza acuti e senza rischi.
In estate l’Udinese mette le mani sul forte difensore brasiliano Edinho e sull’estroso fantasista jugoslavo Surjak, oltre che su altri validi calciatori quali Virdis, Pulici, Corti, Mauro.
Il club friulano deve però anche cedere qualcuno, giocoforza.
Gianfranco Cinello, chiuso in attacco da una folta concorrenza, viene venduto al Como, insieme al compagno Livio Pin.
I lariani sono appena finiti in B e cercano il rilancio.
Il tecnico Burgnich è l’uomo scelto per tentare di guidare la risalita e dal calciomercato arrivano sul Lago giocatori come Palanca, Mannini ed i due succitati.
Sono già presenti in rosa altri elementi di sicuro affidamento: Giuliani, Matteoli, Soldà, NIcoletti, Galia, Fusi, Palese, Tempestilli, Butti, Fontolan, un giovanissimo Borgonovo ed altri ancora.
Tanta roba per la cadetteria, eh.
Cinello segna tre reti in oltre venti gare, senza riuscire a imporsi come avrebbe sperato.
Il Como, seppur con qualche pareggio di troppo, conquista un terzo posto finale in coabitazione con Catania e Cremonese.
Il che che rende necessario uno spareggio multiplo da disputare in campo neutro.
Si gioca a Roma e nella prima gara il Catania sconfigge i comaschi per 1-0.
Le due partite successive, Como-Cremonese e Cremonese-Catania, terminano entrambe a reti inviolate.
Gli etnei festeggiano quindi la promozione, mentre le due compagini lombarde debbono alzare bandiera bianca.
Il Como tornerà in A dodici mesi più tardi, ma Cinello sarà già altrove.
Ad Empoli, precisamente.
I toscani, neopromossi in B, lo ingaggiano su input del tecnico Guerini, che allestisce una squadra operaia, con molti mestieranti della categoria e qualche talento a regalare la necessaria fantasia per lottare sino alla fine per evitare il ritorno in C; Cecconi, Calonaci, Pintauro, Della Scala, Gelain, Mazzarri, Papis, Zennaro, Radio, Vertova, Moz, Esposito e chi, se non lui, alias Gianfranco Cinello.
Che segna dieci gol, miglior realizzatore del team, e trascina i suoi ad una soffertissima salvezza, centrata proprio grazie ad una sua rete al Cesena, al fotofinish.
Nella stagione successiva Cinello si ripete e l’Empoli, con qualche buon rinforzo mirato (Boito, Drago, Casaroli, Piccioni, Salvadori, Della Monica), disputa una buona annata, piazzandosi nelle zone medio-alte della classifica.
In estate, con qualche ulteriore acquisto e con l’arrivo di Salvemini in panca, i toscani daranno l’assalto alla massima serie, riuscendo nello scopo.
Come accaduto al Como, il buon Cinello non sarà però presente nella rosa che otterrà la promozione.
Difatti l’Empoli lo vende all’ambiziosa Triestina, che sogna la A e si è da poco affidata ad un tecnico che ben conosce Gianfranco, ossia Enzo Ferrari.
Sì, proprio colui che lo ha fatto esordire in massima serie.

A Trieste c’è una base importante, dal punto di vista tecnico ed agonistico: De Falco, Romano, Costantini, Iachini, Strappa, Scaglia, Bistazzoni, Salvadè, Braghin, Menichini, Cerone, Dal Prà, Orlando, De Vincenzo, Bagnato.
In particolar modo un attacco De Falco-Cinello è tantissima roba, per la cadetteria di metà anni ottanta.
In effetti la Triestina lotta per la promozione, nonostante le due punte più forti in rosa che segnano abbastanza poco (sei gol per Cinello, cinque per De Falco).
Un punto di penalità, comminato agli alabardati a causa delle vicende del cosiddetto Totonero bis, costringe gli uomini di Ferrari a rinunciare allo spareggio per la A, che avrebbero dovuto disputare con l’Empoli.
Doppia beffa per Cinello: con i suoi ex compagni che, come detto in precedenza, volano in massima serie.
Durante le vacanze estive riceve un paio di proposte per traslocare, ma le rispedisce gentilmente al mittente.
A Trieste è vicino agli affetti familiari e la società giuliana è seria e ben organizzata.
Gianfranco ha voglia di continuità e decide di rispettare il contratto in essere con gli alabardati, che centrano un super colpo per la B ed ingaggiano Franco Causio.
Un autentico lusso, per la categoria.
Causio ad ispirare Cinello e De Falco: il progetto tattico di mister Ferrari è di facile lettura e, in teoria, di notevole successo.
Purtroppo il campo dice altro e la Triestina edizione 1986-87 chiude il torneo in undicesima posizione.
Cinello segna quattro gol, una miseria rispetto alle aspettative iniziali dei Muli.
In estate De Falco firma per la Salernitana ed alla Triestina sbarca Bivi, uno che ha notevolissimo feeling con la rete avversaria.
L’idea è quella di segnare gol a grappoli e conquistare, finalmente, la serie A.
Bivi va in rete in undici occasioni, Cinello in otto: tenendo conto delle premesse, diciamo che non sono numeri da primato.
La Triestina, incredibilmente, non solo fallisce l’assalto alla gloria, ma addirittura centra una allucinante retrocessione, finendo in terza serie.
Un dramma sportivo di dimensioni ciclopiche, figlio di una certa confusione societaria e di scelte tecniche alquanto discutibili, oltre che di un’immancabile penalizzazione (la terza consecutiva, per loro: un appuntamento fisso) dovuta ad un illecito consumato in precedenza e punito con cinque punti in meno da scontare in classifica.
Cinque punti decisivi, ovviamente.
Al netto delle scelte societarie e del rendimento di giocatori e staff tecnico, va detto.
La Triestina riassaporerà presto il gusto della seconda serie nazionale, grazie pure al ritorno di De Falco: ma Cinello è comunque costretto, dopo la retrocessione, a far le valigie.
Il suo stipendio non è sostenibile in C, così come quello di Bivi.
I due attaccanti finiscono, in coppia, alla Cremonese del presidente Luzzara, che mira alla promozione e non bada a spese per riuscire nell’intento.
Il massimo dirigente lombardo contatta pure Causio, ma il Barone si sente logoro e preferisce declinare l’invito.
Comunque il materiale umano per aggrapparsi al sogno c’è, eccome: Chiorri, Lombardo, Rampulla, Avanzi, Citterio, Piccioni, Montorfano, Gualco, Merlo, Rizzardi, Garzilli, Maspero, Loseto, Galletti e poi Bivi e Cinello, che agli ordini di mister Mazzia compongono una coppia gol di assoluto livello per la B.

La Cremonese, come da pronostico, lotta per la promozione.
Spreca un paio di match point, nel rush finale, quindi chiude da terza a pari merito con Cosenza e Reggina.
La classifica avulsa premia grigiorossi e reggini, che a Pescara si giocano lo spareggio in una gara che termina per 0-0.
I calci di rigore sono favorevoli ai lombardi, con Cinello che non calcia il suo essendo stato sostituito nella ripresa.
Ma con dieci gol (insieme ai quattordici di Bivi) ed un ottimo rendimento è tra i protagonisti della risalita.
Gianfranco Cinello, ventiseienne, ritrova il campionato più bello del mondo, quantomeno all’epoca.
La Cremonese affida la panca a Burgnich, che conosce Cinello dai tempi di Como, ed ingaggia lo svedese Limpar, l’argentino Dezotti ed il paraguaiano Neffa come stranieri.
Torna all’ovile Bonomi e qualche altro movimento minore, di contorno, viene assestato.
Non basta, per salvarsi.
Invero le Tigri cremonesi se la giocano fino ad un certo punto, ma un devastante crollo nel finale decreta la definitiva caduta negli inferi.
Gianfranco Cinello viene ceduto a novembre, in realtà.
Stavolta i destini non coincidono con quelli dell’amico e compagno di reparto Bivi, passato al Monza in estate.
Cinello gioca 4 gare in A, poi nel calciomercato di riparazione si accorda con l’Avellino.
Anni dopo confesserà di aver girato parecchie squadre e città, ma di aver versato qualche lacrima in un’unica occasione, ovvero quando si è separato dalla Cremonese che, evidentemente, gli è entrata nel cuore, in qualche maniera.
Pubblico caloroso, ambiente tranquillo, società seria: e poi il ritorno in A, dopo lungo penare e girovagare.
Gianfranco è un tipo legato a determinati valori e si affeziona alla piazza di Cremona.
Ma è pure un professionista inappuntabile, che per la prima volta in carriera si trasferisce nel Meridione d’Italia.
Gli irpini sono tra i favoriti per la promozione in A e Cinello è la ciliegina posta su una torta che già di per sé non è affatto malvagia, tutt’altro: Sorbello, Baiano, Taglialatela, Amodio, Celestini, Gentilini, Battaglia, Pileggi, Onorati, Filardi, Ferrario, Moz, Compagno, Manzo, Dal Prà, un giovane Ravanelli ed altri ancora.
In panchina siede Sonetti, una vecchia volpe.
Viene sostituito in corso d’opera da Lombardi, poiché l’Avellino non riesce a trovare la quadra.
Le cose peggiorano, con i Lupi che evitano per un soffio la clamorosa retrocessione in terza serie.
Cinello gioca spesso, mettendo a segno cinque gol.

E viene riconfermato in vista della nuova annata, con Oddo in panchina ed una rosa meno qualitativa rispetto ai mesi precedenti.
L’Avellino, pur partendo bene, finisce presto impantanato nella lotta per non retrocedere.
Alla fine si salva, ma soltanto per la favorevole classifica avulsa.
Gianfranco Cinello è il miglior cannoniere dei suoi, con sei reti a corredo.
Non un granché, possiamo dircelo.
I numeri, nella carriera di Gianfranco Cinello, non sempre hanno rispecchiato le aspettative, se ci limitiamo a ragionare seguendo la logica.
Perché un attaccante deve segnare, questo è indubbio.
Però sarebbe davvero ingiusto sottacere l’importanza di un elemento come Cinello, che nelle squadre in cui ha militato è stato quasi sempre fondamentale.
Ed altrettanto scorretto sarebbe considerarlo un centravanti di serie B, perché equivarrebbe a continuare a ragionare come meri contabili piuttosto che, invece, come appassionati di questo fantastico e maledetto sport.
Punta centrale, fisicamente aitante e perennemente pronto a battagliare a suon di spallate ed ancate con i difensori avversari, per aprire spazi e dare profondità alla manovra.
Di testa è uno spettacolo, con alcune delle sue reti che al sottoscritto riportano alla mente certe giocate del tedesco Riedle: paragone che potrebbe suonare irriverente, me ne rendo conto, ma di testa Gianfranco è stato davvero uno dei migliori interpreti della sua generazione, pur senza toccare le vette e deliziare le platee che hanno accompagnato la vita del teutonico.
Il friulano è bravissimo anche con i piedi, meglio di destro, ed in acrobazia.
Rigori e punizioni, inoltre, sono il suo pane quotidiano.
In cadetteria ha fatto spesso la differenza, imponendosi come elemento in grado di agire da boa centrale e, se necessario, anche da punta di raccordo, sacrificandosi per il compagno di reparto e per la sua squadra.
Non lesina impegno ed è tanto docile e timido fuori dal terreno di gioco quanto agonisticamente feroce e tenacemente concentrato allorquando indossa gli scarpini da calcio.
Fa gruppo e sa farsi volere bene.
Tornando a noi, l’Avellino nel 1991 lo cede al Lecce.
In Salento il giocatore gioca tre gare e segna una rete prima di passare in comproprietà all’Alessandria, in C1, nel calciomercato di riparazione.
I grigi, che lo avevano cercato anche mesi prima, lo soffiano ad una nutrita concorrenza (Catania, Monza, Ternana) e lo pagano un botto (fino ad un miliardo di lire, in caso di riscatto), inserendolo in una rosa di notevole valore: Galparoli, Turci, Sabato, Accardi, Roselli, Storgato, Zanuttig, Bianchi e Giacomarrro, per fare qualche nome.
Si punta dichiaratamente alla B e si fallisce, abbastanza miseramente.
Cinello segna cinque reti e torna in Puglia, ricalcando fedelmente il copione della precedente estate: tre gare, un gol e cessione nel mercato autunnale.
Stavolta alla Ternana (che lo aveva messo nel mirino da parecchio), in un club appena promosso in B, ma anche da poche settimane in crisi societaria.
Difatti le Fere, dopo aver annunciato acquisti roboanti (Maiellaro, Taglialatela, Evangelisti, Tovalieri), sono state costrette a rispedire indietro i suddetti calciatori, a causa di problemi di natura economica.
Gli umbri puntano quindi su giocatori meno costosi ma altrettanto validi, sperando nella buona sorte
Cinello segna una sola rete in tutto il torneo e non serve dilungarsi in altre spiegazioni per narrare una retrocessione annunciata, per i rossoverdi.
Che culmina, peraltro, in un rapido fallimento con annessa ripartenza dai dilettanti.
Tragedia sportiva infinita, purtroppo.
Gianfranco Cinello torna quindi al Lecce, ancora proprietario del suo cartellino.
I pugliesi, promossi in A, non sono interessati alla questione e lo spediscono al Barletta, in C1, a dicembre.
Così dopo averlo osservato contro la Lazio, in passato, nel 1994 ho l’opportunità di vederlo in azione dal vivo con l’Ischia.
Da lontano, s’intende.
A debita distanza, ecco.
Perché il nostro siede in panca, contro gli isolani, e non entra manco nel secondo tempo.
D’altronde a Barletta non segna mai, dicasi mai: ed i pugliesi, nel finale di una stagione che li vede oramai salvi, preferiscono testare altri elementi.
Giustamente.
Gianfranco Cinello, trentaquattrenne, parrebbe avviato sul viale del tramonto.
Ma il guerriero non è ancora morto.
Proprio no.
Scende nel Campionato Nazionale Dilettanti e si accorda con il Castel San Pietro, segnando una quindicina di reti e contribuendo alla discreta stagione dei bolognesi.
Quindi si riavvicina a casa e passa alla Sanvitese, ove si ferma per quattro campionati di CND e continua a segnare una media di un gol ogni due gare, sfiorando in una paio di volte la promozione in C.
Idem con la Pro Gorizia: buona media realizzativa (12 gol in trentacinque match), nel medesimo livello.
Trentottenne, Cinello è garanzia di gol ed esperienza, tra i dilettanti.
Itala San Marco e Sevigliano, entrambe in D, sono le ultime tappe di un lungo percorso.
Con quaranta primavere sul groppone Gianfranco Cinello decide di fermarsi col calcio dilettantistico, dedicandosi per un periodo a quello amatoriale e vincendo il campionato friulano Over 40 con gli Amatori Fagagna.
Un Mito, veramente.
E dire che da giovanissimo, oltre ad aver assaggiato la serie A, Gianfranco era stato pure convocato nella Nazionale Italiana Under-20, che nel 1981 andò a giocarsi il Campionato del Mondo di categoria, in Australia.
Non andò bene, per noi.
L’Italia fu sconfitta dalla Corea del Sud (1-4), dal Brasile (0-1) e dalla Romania (0-1), chiudendo anzitempo la kermesse.
Allora Cinelllo, in campo nei primi due incontri, sembrava destinato a palcoscenici importanti.
Poi, come detto, non è andata malaccio.
Ma le premesse erano diverse, bisogna riconoscerlo.

Sia quel che sia, l’ex promessa dell’Udinese si dedica per alcuni anni all’attività di allenatore, guidando squadre dei dilettanti.
Poi allena i giovani dell’Udinese e per un quadriennio circa è collaboratore tecnico della prima squadra bianconera.
Quindi è vice allenatore nella Salernitana, per un breve periodo, prima di tornare a divertirsi con i giovani, in alcune scuole calcio, e da Direttore Sportivo, nel Tolmezzo.
Inoltre lavora come osservatore per diverse società importanti, finendo per essere coinvolto nel calcio quasi quanto lo era da giocatore in attività.
“Nel mio calcio non si segnava tanto, come accade oggi.
gianfranco Cinello
Io, per fortuna, la mettevo dentro abbastanza spesso.
In pochi lo sanno, ma in quegli anni sono stato l’unico centravanti di ruolo a giocare consecutivamente per dieci anni in serie B.
Ho cambiato molte squadre e questo forse non mi ha permesso di esibire una continuità che potesse riportarmi stabilmente in A, dopo i meravigliosi esordi di Udine e l’avventura con l’Under-20.
A Cremona avevo ritrovato la massima serie, per la verità.
Poi mi hanno ceduto all’Avellino ed è stata l’unica volta in carriera che ho pianto, all’idea di lasciare un ambiente nel quale mi sono trovato benissimo.
Ma sono stato felice anche negli altri club nei quali ho giocato: tranne forse a Lecce, dove c’era un’atmosfera societaria strana, in quel periodo.
In fondo non ho una bacheca ricca di trofei, ma i ricordi e l’affetto dei tifosi che mi hanno sempre sostenuto sono indimenticabili.
E mi ripagano ampiamente dei tanti sacrifici fatti per cercare di renderli felici”
In effetti parlare di Cinello significa ritornare nella stupenda cadetteria degli anni ottanta, in un viaggio nella memoria e nelle emozioni.
Mi piaceva la sua generosità in campo e ricordo parecchie sue reti veramente spettacolari.
I tifosi lo chiamavano Bum Bum, per ovvie ragioni, e Ginello, simpatico diminutivo di Gianfranco.
Contro la Lazio non segnava mai, per fortuna.
Mi sovviene alla mente un anno in cui la buonanima di “Oliviero Bomber Vero” Garlini vinse la sfida a distanza con lui, segnando una doppietta mentre Cinello veniva contenuto dalla difesa Laziale, pur riuscendo comunque a fornire l’assist del momentaneo pareggio della sua Triestina, poi sconfitta per 2-1.
Se non segnava, comunque si spendeva senza egoismi per il suo team d’appartenenza.
Centravanti tosto, intelligente, tenace.
Non un fuoriclasse, certo.
Ma uno che oggi, nella sua cadetteria e contro i difensori moderni, segnerebbe gol a grappoli.
Garantito.
Anzi: G A R A N T I T O.
E lo farebbe con quel sorriso coinvolgente, che diventa travolgente quando si diletta a raccontare barzellette ai suoi amici.
Bel tipo, senza alcun dubbio.
Gianfranco Cinello: Bum Bum.
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