• Zino

Giuseppe Zinetti

I portieri degli anni 80.
Forti.
Mediamente più bravi di quelli odierni, inutile girarci intorno.

Tra i tanti, una delle parabole sportive più strane in assoluto è di certo quella del buon Zinetti, estremo difensore che ad inizio carriera pareva destinato a sostituire il mitico Zoff, sia alla Juventus che in Nazionale, è che invece poi non è riuscito a toccare vette simili durante la sua attività, pur essendosela cavata bene con diverse compagini di buon livello.


Giuseppe Zinetti nasce a Leno, in provincia di Brescia, nel giugno del 1958.
La sua famiglia, molto numerosa, è originaria del Basso Trevigiano e si è trasferita in Lombardia per lavoro.
Lui è un bambino decisamente vispo: se la cava bene a scuola e si diverte da matti a giocare a pallone con gli amichetti.
Centravanti puro, si piazza nell’area di rigore nemica ed attende il momento giusto per punire i portieri avversari.

Ha un buon fisico e tecnicamente pare molto promettente.
Nei tornei parrocchiali segna parecchio, tanto da essere proposto alla Lenatese, società locale che lo tessera all’istante.
Giuseppe viene però utilizzato come centrocampista, nelle giovanili del club.
Passa quindi alla Rezzatese, in zona, ove viene schierato dapprima in difesa e, più tardi, addirittura in porta.
Un viaggio a ritroso che in un paio di anni porta il giovane Zinetti a trasformarsi da attaccante in portiere.
Lo spiccato atletismo del ragazzo e la sua forte personalità convincono i tecnici della Rezzatese della bontà della scelta.

Giovanissimo, Beppe viene invitato ad un provino del Bologna, con l’ex portiere rossoblù Pietro Battara, uno dei migliori talent scout nel campo, che ne osserva le gesta.
Per un paio di mesi tutto tace, con il ragazzo che si convince di essere stato scartato.
Invece Battara si è preso un po’ di tempo per riflettere, ma in realtà ha deciso di inserire Giuseppe Zinetti nel florido settore giovanile dei felsinei, diretto dal bravo Perani.

Un salto importante, per un ragazzino alle prime armi.
Giuseppe gioca nelle giovanili bolognesi per un biennio, prima di essere prestato all’Imolese, in serie D, al fine di poter maturare esperienza.
Appena maggiorenne ed allenato da un altro ex estremo difensore del Bologna, Vavassori, Zinetti dimostra sangue freddo e disputa parecchie partite da titolare, con la squadra che centra una buona salvezza.


In estate Zino, come lo chiamano gli amici, ritorna a Bologna e prende possesso della porta della Primavera.
Bazzica pure la prima squadra, con alcune presenze in Coppa Italia e l’esordio nel campionato 1978-79, con l’allenatore Perani -sì, proprio lui- che lo lancia nella mischia affidandogli anche il ruolo di vice-capitano e, poco dopo, nominandolo capitano del team, in aperta polemica con alcuni senatori della compagine emiliana.

Giuseppe Zinetti

Giuseppe Zinetti, grazie anche ai consigli del collega ed amico Memo, che va a sostituire tra i pali, fa un’ottima figura e viene confermato titolare pure dal tecnico Cervellati, che sostituisce Perani dopo qualche mese, conducendo il Bologna ad una soffertissima salvezza in massima serie.
Il periodo vissuto dalla società bolognese non è dei migliori.
Però il giovane Zinetti impressiona tifosi ed addetti ai lavori per doti tecniche e tranquillità.
Nell’ambiente è per tutti “il coreano”, in ricordo di una tournée asiatica ove Beppe parò anche l’impossibile, durante un paio di amichevoli.
Lui si ispira allo spavaldo ed eccentrico Albertosi, sebbene incarni maggiormente le caratteristiche del più freddo ed equilibrato Zoff, guardiapali della Nazionale Italiana.

A proposito di Nazionale: Giuseppe Zinetti riceve la convocazione nella Under 21 e, nel contempo nella Nazionale Olimpica, giocandosi in entrambi i casi il posto col rampante Galli, della Fiorentina.
Il bresciano scala rapidamente posizioni nel calcio che conta, insomma, essendo uno dei pochissimi portieri titolari alla sua età in un torneo competitivo e tosto come quello tricolore.

Enzo Bearzot, Commissario Tecnico degli Azzurri, convoca Zeno per il Mundialito del 1980, in Uruguay,
E datosi che il portierino è ormai una colonna della Under 21, riflette sull’ipotesi di portarlo in Spagna, nel 1982, ai Campionati del Mondo.

Zoff è il titolare, Bordon la riserva.
Galli e Zinetti si giocano la terza piazza.


Nel frattempo, però, si verificano alcuni accadimenti che andranno a cambiare lo stato delle cose, volente o nolente.
Il primo episodio, oserei dire boccaccesco, vede l’aitante Beppe amoreggiare con la consorte di un forte e noto giocatore di basket della città che ospita entrambi gli sportivi in questione.
Bologna non è di certo una metropoli e le voci girano, eccome.
L’altro viene a sapere della liaison ed organizza una missione punitiva, insieme ad un suo compagno di squadra.
Zeno, colto sul fatto, ne esce con le ossa rotte e non soltanto dal punto di vista figurato.
Sono stupidate dettate dall’età, ci mancherebbe.
Ma che in un mondo bigotto come quello del calcio finiscono per avere un certo peso.
Ancor più grave quel che accade a gennaio del 1980, col Bologna che incontra la Juventus in un momento complicato per entrambe le squadre, che tramite le rispettive società d’appartenenza si accordano per un pari.
Eh, sì: eticamente discorriamo di un obbrobrio, ma senza dilungarci in ipocrisie dilaganti sappiamo che funziona così da secoli.
Zinetti, con un immane papera, regala il vantaggio alla Juve, addormentandosi su un innocuo tiro di Causio da distanza siderale.
Brio, stopper juventino, rimette le cose a posto poco dopo, dapprima salvando sulla linea di testa una clamorosa occasione degli avversari, dando quindi una parvenza di serietà allo spettacolo in campo, e poi, qualche secondo più tardi, insaccando acrobaticamente nella propria porta la rete del pari, che accontenta un po’ tutti.
Tranne il pubblico, che si accorge palesemente della combine, peraltro ammessa nel tempo da quasi tutti i suoi protagonisti.
Il problema, invero, è però un altro: diversi calciatori del club felsineo scommettono clandestinamente sul match, che finisce nel mirino degli inquirenti nell’indagine insieme ad altre gare dello stesso tenore.

Giuseppe Zinetti si salva, in quanto i potenti mezzi della Juventus evitano che la succitata Bologna-Juventus venga inserita nel calderone che porterà a squalifiche e condanne pesanti, poi amnistiate dalla successiva vittoria dell’Italia nel Mondiale del 1982.
Il Bologna, che sacrifica i vecchietti Salvoldi e Petrini (quest’ultimo scriverà un libro interessante, sulla vicenda) sull’altare della vil moneta, evitando ad alcuni suoi elementi di prospettiva di rischiare squalifiche che ne avrebbero indubbiamente pregiudicato la carriera e la remunerativa cessione altrove, ne esce con cinque punti di penalità da scontare nel campionato 1980-81.

Intendiamoci e ribadiamo: da sempre, nel calcio, certi accordi di comodo vengono in qualche modo ratificati dalle reciproche convenienze.
Non dico che sia un qualcosa di cui andare fieri, ci mancherebbe.
Ma succede, hai voglia se succede.

Giuseppe Zinetti, assolto in via definitive dalle accuse, non è uno che si vende le partite.
Compie una ragazzata, forse per compiacere qualche amico o per alzare qualche lira in più, e ne paga dazio.

Italia Under 21

Perché se è vero che la Giustizia Sportiva lo assolve, è altrettanto evidente che la sua carriera cambi, nel momento in cui si ritrova coinvolto in determinate accuse.
Con l’Under 21 non partecipa all’Europeo del 1980, dove avrebbe dovuto capitanare il team azzurro, sospeso cautelativamente in attesa delle sentenze del Totonero.
In Spagna, con Bearzot, vola Giovanni Galli: anche perché il Bologna, che grazie alle ottime performances di Zinetti aveva chiuso settimo in classifica nel 1980 e nel 1981, nonostante la penalizzazione in quest’ultimo torneo, nel 1982 retrocede mestamente in serie B per la prima volta nella sua storia.

Una mazzata atroce, per la società petroniana.
Eppure i calciatori di valore in rosa non mancano: un giovanissimo Roberto Mancini, il tedesco Neumann, Colomba, Pileggi, Chiodi, Fiorini, Chiorri, Zuccheri e altri buoni mestieranti della categoria.
Non bastano, purtroppo, a mascherare seri problemi societari che, as usual, influenzano l’andamento della squadra sul terreno di gioco.


Il Bologna è in B e Giuseppe Zinetti si ritrova in cadetteria dopo aver sfiorato la Nazionale Maggiore, la gloria del Mondiale e le maglie di Juventus e Inter.
Perché le due corazzate nordiche lo avevano individuato come erede rispettivamente di Zoff e Bordon.
Con la Juventus pareva fatta, con Zoff a dare pubblicamente il suo benestare e poco meno di un miliardo delle vecchie lire a sancire lo scambio, con un paio di calciatori della Juventus che passano al Bologna e Zinetti che resta per una stagione in prestito sotto le Due Torri.
Ironia della sorte la storia del Totonero e la precedente storiella di corna di cui copra convincono i dirigenti bianconeri a virare su altri profili (Galli e Corti), prima di chiudere con Tacconi dell’Avellino.
L’Inter, che ha già in casa l’erede di Bordon (Zenga), non affonda la traccia.
Un paio di altre società che avevano manifestato interesse per Giuseppe Zinetti, che in serie A ha anche firmato diversi record di imbattibilità con la casacca bolognese, si defilano silenziosamente.

L’estremo difensore bresciano festeggia il suo ventiquattresimo compleanno scendendo in seconda serie e perdendo tutti -dicasi tutti- i migliori treni della sua ancor giovine carriera.
Con un infortunio al menisco ad aggiungere ulteriore rabbia e fastidio alla situazione.

E come se non bastasse gli emiliani, partiti con velleità di promozione, finiscono un anno dopo addirittura in terza serie, in un tourbillon di allenatori che non servono a risollevare le sorti del club e di una squadra che in teoria sarebbe ben allestita per la categoria (Gibellini, Colomba, Roselli, Macina, Frappampina, De Ponti, Sclosa, Guidolin, Bachlechner, Logozzo, Turone e altri ancora), ma che non trova la quadra e sprofonda, in due anni, dalla A alla C.

Zinetti, col suo ingaggio importante e la fama che ancora lo accompagna, non può permettersi di seguire i compagni in C.
C’è un piccolo problema, però: non lo cercano manco i parenti.
Momento difficile, per Zino.


Il Bologna prova ad offrirlo in giro, senza esito.
Poi, nel calciomercato autunnale, arriva la proposta della Triestina: duecentocinquanta milioni di lire per il cartellino dell’estremo difensore di Leno.
Il Bologna, memore del valore del giocatore sino a poco tempo prima, chiede il doppio.
L’accordo è complicato, ma l’interesse comune fa sì che si arrivi alla fumata bianca.
Il Bologna incassa una cifra simbolica (cinquanta milioni) per il prestito annuale di Zinetti, con la promessa di ridiscutere l’affare a giugno, al termine della stagione corrente.

Giuseppe Zinetti - Triestina

Giuseppe va a Trieste, quindi, in una squadra neopromossa che è ottimamente attrezzata per ben figurare anche in una cadetteria che si preannuncia veramente infuocata.
Il preparato tecnico Buffoni allena una rosa di buon livello, in cui spiccano elementi quali De Falco, Perrone, Romano, Ascagni, De Giorgis, Mascheroni, Costantini, Chiarenza, Vailati, Dal Prà, Braghin, Stimpfl, Ruffini.
Tutta gente di valore, chi più e chi meno.
L’ottavo posto finale in graduatoria certifica la bontà di una squadra che manifesta un solo problema, peraltro non da poco: il portiere.
Difatti Zinetti incappa in una annata a dir poco mediocre, per non dire disastrosa.
Nieri e Pelosin, le alternative, non è che siano propriamente Yashin, tutt’altro.

Insomma: in estate la Triestina ingaggia Bistazzoni in comproprietà dalla Sampdoria ed infiocchetta con grande cura Giuseppe Zinetti, rispedendolo a Bologna col terrore che possa in qualche modo tornare indietro.
I felsinei, che condotti dal tecnico Cadé hanno riconquistato la seconda serie, decidono di puntare nuovamente sull’estremo difensore bresciano, che il nuovo allenatore Pietro Santin apprezza molto.
Zinetti prova quindi a rilanciarsi, in un Bologna che perde presto Santin, sostituito da Pace, e che vive una annata non eccelsa, chiudendo il torneo di B a metà classifica.
Il team romagnolo segna poco, nonostante la presenza in rosa di calciatori che hanno feeling con la rete: Frutti, Marronaro, Marocchino, Greco, Marocchi.
La difesa invece regge alla grande e Giuseppe Zinetti, che non salta un match, è tra i migliori portieri del torneo-


L’arrivo in società del presidente Corioni porta una ventata di aria fresca nel club rossoblù.
Carlo Mazzone è il condottiero scelto per la scalata alla serie A e dal calciomercato arrivano in rosa calciatori di qualità: Pradella, Enrico Nicolini, Ottoni, Quaggiotto, Sorbi, De Vecchi, Limido.
Tutto molto bello (cit.), però la squadra si ferma giusto alle spalle del gruppone di vertice, giocando un buon calcio ma senza fare quel salto di qualità che le avrebbe potuto garantire i punti necessari per tornare in massima serie.
In estate Mazzone lascia la panca a Guerini, che con alcuni innesti di valore (Pecci, Stringara, Villa, Musella) tenta di riuscire dove il suo illustre predecessore ha fallito
Comunque tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, è risaputo.
Il Bologna becca una stagione anonima, avvicinandosi addirittura alle zone pericolose della graduatoria.
Fabbri prende il posto di Guerini, in corso d’opera, e traghetta i suoi in acque sicure.
Giuseppe Zinetti, dopo un biennio di ottime prestazioni, paga l’annata bislacca del gruppo e gioca maluccio, venendo talvolta sostituito dal collega Cavalieri.

Siamo nel periodo che precede l’inizio del torneo di B del 1987-88 ed è ormai evidente che la storia tra Zinetti ed il Bologna è agli sgoccioli.
Corioni ha scelto il vate Maifredi, per la panchina.
Si gioca a zona ed in porta il prescelto è Cusin, proveniente dall’Ospitaletto come il succitato Maifredi.
Zinetti sarebbe un secondo troppo ingombrante, per cui Cavalieri resta come riserva ed il nostro Giuseppe finisce sul mercato.
Senza richieste, datosi che proviene da un periodo tutt’altro che esaltante.
Un decennio di militanza -esclusa la breve parentesi in prestito a Trieste- ed oltre duecento gare con la casacca, felsinea, per un giocatore che ancor prima di toccare la soglia delle trenta primavere d’età si ritrova in cerca di un club che voglia puntare su di lui.


Non è un periodo idilliaco, però Zino ha già dimostrato agli altri ed a sé stesso di sapersi rialzare, quando il gioco si fa duro.
Un paio di mesi di impasse, poi da Pescara giunge la chiamata di Galeone, zonista ancor più estremo di Maifredi, che chiede a Zinetti di seguirlo sulle rive dell’Adriatico.
In serie A, per la cronaca, avendo il Pescara vinto da pochi mesi il campionato di B.
Galeone spiega a Giuseppe Zinetti di aver bisogno di un buon dodicesimo per affiancare il titolare, Gatta, portiere promettente e nel giro della Under 21 italiana, ma molto giovane e poco avvezzo al calcio che conta.

Pescara Calcio

Ed in effetti gli spazi per l’ex bolognese non mancheranno di certo, in quella che sarà l’unica annata, quantomeno sino ad oggi, in cui i Delfini Biancazzurri riusciranno ad ottenere la salvezza in A.
Junior, Slišković, Pagano, Gasperini, Bergodi ed un bel gruppo di lottatori permettono a Galeone di centrare un obiettivo che per molti addetti ai lavori appare quasi miracoloso.
Le sole due retrocessioni previste in questo torneo e la penalizzazione dell’Empoli aiutano i pescaresi nell0’impresa, va detto.
Zinetti si dimostra all’altezza delle aspettative, quando è chiamato in causa.
Resta a Pescara per altre due stagioni: nella prima si torna in B, con una retrocessione quasi annunciata, a causa di un andatura troppo irregolare, non favorita dagli innesti dei brasiliani Tita ed Edmar, che pure avrebbero dovuto essere gli artefici del salto di qualità degli abruzzesi.
Zinetti si divide la porta con Gatta, come nei dodici mesi precedenti, poi è titolare in B, con Castagner (prima ) e Reja (dopo) che traghettano in Pescara in una abbastanza anonima posizione di centro classifica.

Il triennio in terra abruzzese è comunque importante per Zinetti, che ritrova la A .
Ed in massima serie ci torna pure dopo l’ultimo anno vissuto in cadetteria, a Pescara.


Accade che il Pescara, affidato a Mazzone, riesca a mettere le mani su Mannini, proveniente dal Bari.
La dirigenza del Pescara sceglie quindi di liberarsi di Zinetti, che riceve due offerte: Cesena e Roma.
I primi, senza troppa convinzione, cambiano itinerario.
Nel club giallorosso è invece scoppiata la grana Peruzzi: il giovanissimo e promettente portiere viterbese è difatti squalificato per un anno a causa di problemi col doping.
Al suo posto subentra Cervone, che abbisogna comunque di un “backup” affidabile.
Ottavio Bianchi, mister dei Lupacchiotti, vorrebbe Giuliani, che conosce benissimo per averlo avuto in passato alle proprie dipendenze.
L’ex napoletano chiede un succoso triennale e la maglia da titolare.
La Roma, che aspetta Peruzzi, ha idee diverse e punta proprio su Giuseppe Zinetti, che tramite il suo procuratore trova immediatamente l’accordo con i capitolini e si trasferisce in maglia giallorossa con l’entusiasmo di un ragazzino.
Per lui, sebbene non da protagonista, è una occasione da prendere al volo, senza alcun dubbio.
Il Pescara riceve in cambio un indennizzo di circa duecento milioni di lire, che scala da un affare più complesso che porta Baldieri ed Impallomeni a compiere il percorso inverso.

Giuseppe Zinetti - Roma

A Roma il pipelet di scuola bolognese si ferma per un triennio, raccogliendo discrete soddisfazioni.
Con la sorprendente cessione di Peruzzi alla Juventus, vive un dualismo con Cervone che gli consente di accumulare un bel po’ di presenze e di mettere in bacheca la Coppa Italia, edizione 1990-91.
Avrebbe potuto fare il bis due anni più tardi, se non fosse che al termine della semifinale di ritorno vinta dai romani contro il Milan è scoppiato il putiferio, in campo, con Cervone e Zinetti espulsi e squalificati per diverse giornate.
Nella doppia finale col Torino in porta va il giovane Fimiani, terzo portiere, che deve inchinarsi ai granata per tre volte all’andata, con la Roma guidata dal mitico Boskov che al ritorno sfiora l’epica rimonta ma finisce per arrendersi al trionfo degli avversari.
Seconda finale persa per Giuseppe Zinetti a Roma, dopo quella con l’Inter in Coppa UEFA, al suo primo anno in maglia giallorossa.
La sua delusione più atroce, in carriera.

Però ritrovarsi in un ambiente calco ed in un club ambizioso è per Beppe un momento di grande impatto, nel suo percorso sportivo.

A fine stagione, trentacinquenne, inizia riflettere sul futuro al di fuori del manto verde.
L’Udinese (A) gli propone un accordo annuale, poi cambia idea.
Lo cerca invece più seriamente l’Ascoli, in B, con un buon contratto da riserva e la prospettiva di rinnovo automatico in caso di promozione.
Ambiente tranquillo, di provincia, ma con un tifo molto appassionato.
Giuseppe Zinetti termina la sua lunga avventura come giocatore disimpegnandosi da spettatore, senza che il club marchigiano trovi l’acuto per inserirsi nella lotta al vertice.

Una chiusura quasi emblematica della parabola sportiva di Zino, che da giovanissimo era in orbita Nazionale e seguito da Juventus ed Inter e poi, per vari motivi, si è ritrovato ad essere tra i migliori portieri della storia del Bologna e tra i protagonisti del meraviglioso calcio degli anni ottanta, ma senza mai più sfiorare quelle vette alle quali pareva destinato.

Trovarsi invischiato in certe storiacce, pur uscendone pulitissimo, non ha giovato alla causa, tocca ripetersi.


Portiere efficiente, solido, concentrato.
Agile tra i pali, con un fisico asciutto e potente.
Deciso nelle uscite, soprattutto sulle palle alte.
Buon para-rigori, comanda la difesa con sicurezza e grinta.
Atleticamente non teme paragoni, ma paga dazio alla continuità.
La scuola Battara lo prepara adeguatamente alla contesa, però nel tempo non riesce ad esprimere tutto il suo notevole potenziale e, non di rado, subisce delle reti talmente vistose da metterne in discussione la titolarità.
Bravo a rialzarsi, sempre.
Questo gli va riconosciuto, decisamente.
Lascia una forte sensazione di incompiuto, volente o nolente.

Smessi i panni da calciatore, per Beppe inizia l’avventura da preparatore dei portieri.
Allena i guantoni della Spal, per alcuni mesi, quindi collabora col tecnico Cavasin al Fiorenzuola.
Nel 1997 è chiamato da mister Ventura al Cagliari e per ben venticinque anni vive uno stretto sodalizio con l’allenatore genovese, che lo vede occuparsi degli estremi difensori di Sampdoria, Udinese, Napoli, Bari, Torino ed altre squadre importanti, oltre all’indimenticabile esperienza sulla panchina della Nazionale Italiana.
Giuseppe Zinetti, talvolta collaboratore tecnico, oltre che allenatore dei portieri, è un profilo completo, esperto, appassionato.

Con Ventura in pensione, Zino si dedica quindi a fare il marito, il padre e il nonno.
Vive a Bologna e gira l’Italia giocando a golf, grande passione esplosa agli inizi degli anni duemila e mai più abbandonata.

Guarda parecchio calcio, perché il primo amore non si scorda mai.
Col Bologna nel cuore, manco a dirlo.

Non sono mai stato un campione alla Zoff ed anche se mi sarebbe piaciuto giocare in Nazionale, la verità è che non possedevo il talento dei grandi, per durare a lungo a certi livelli.
Sono felice della carriera che ho avuto ed ho bellissimi ricordi delle esperienze in campo e, più tardi, in panchina.
Nessun rimpianto, ma soltanto tante emozioni.


Io rammento bene le sue figurine, in A ed in B.
Oltre che diverse gare in cui è stato protagonista di un Calcio che ho amato alla follia.
Personaggio particolare, a suo modo.
Innanzitutto buon portiere, che in giornata di grazia poteva trasformarsi in fenomeno.
E che ogni tanto infilzava delle quaglie da Mai dire Gol, per quanto lapalissiane e cruente.

Con un paio di sliding doors a corredo che avrebbero potuto condurlo chissà dove, da giovanissimo..
Ma in fondo se ne stiamo parlando non è andata poco così male, vero?

Giuseppe Zinetti: Zino.

V74

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *