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Una vicenda che mi ha sempre intristito oltre la umana misura, ammesso e non concesso che ne esista una.
Il teorico bene che si trasforma in devastante male.
E la sensazione di vivere in una bolla, senza poter comunicare con l’esterno: un incubo.
Eppure Lui ce l’ha fatta.
Un uomo semplice, onesto, di indole pacata, che si trasforma in un leone per ottenere verità e giustizia per la amatissima figlia.
Un uomo già provato dalla vita che ha gridato senza alzare la voce, che ha lottato senza mai mollare, che ha vinto tantissime battaglie senza ricevere alcuna medaglia.
Tranne, forse, un pizzico di verità e giustizia -appunto- per la sua Serena.
Oltre che la stima e l’affetto di tanti, questo si.
Lo immagino in casa, per anni, solo, lui e la sua ombra, con quel dolore insopportabile, infinito, lancinante.
Quando cala la sera, quando inizia ad albeggiare, quando certi momenti scandiscono il dolore come fossero sveglie impazzite e nulla riesce a farle tacere.
Il silenzio della morte rischia di succhiarti tutte le energie e l’anima si ribella al corpo e alla mente.
Lui, un Padre vero, getta invece il Cuore ogni oltre apparente ostacolo, ogni oltre comodo appiglio, oltre ogni -a quel punto- possibile sostegno e trova la forza dentro sé stesso, spendendo ogni anelito restante della propria Vita per la stessa ragione per cui qualcuno in precedenza aveva deciso inopinatamente di provare a togliergliela.

Il tempo è galantuomo, sebbene talvolta faccia giri assurdi.

Quel sorriso dolcissimo, perennemente accennato, in fondo tristissimo eppure al tempo stesso implacabile di chi possiede il dono della verità e non ha bisogno di mercanteggiarla per pochi spicci, chissà che non si trasformi in qualcosa d’altro, ora.

Riposa in Pace, Guglielmo.

Corriere della Sera
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UN GIALLO ITALIANO

Delitto di Arce, morto Guglielmo Mollicone, il padre di Serena, uccisa nel 2001

Aveva 72 anni e gestiva una cartoleria. Timido, minuto, fu instancabile nel chiedere verità e giustizia per sua figlia. Grazie al suo impegno l’inchiesta è andata avanti e ora è in corso il processo contro tre carabinieri

Delitto di Arce, morto Guglielmo Mollicone, il padre di Serena, uccisa nel 2001

Minuto, garbato, timido nei modi. Ma determinatissimo, instancabile nel pretendere verità e giustizia sulla fine di sua figlia Serena, uccisa a 18 anni nel 2001 ad Arce (Frosinone), in circostanze ancora da chiarire, anche se molte nebbie, proprio grazie al suo impegno, negli ultimi tempi si erano diradate. Stavolta, però, Guglielmo Mollicone, 72 anni, non ce l’ha fatta: il papà-coraggio noto anche al grande pubblico per le sue apparizioni in tv è morto nel pomeriggio di domenica 31 maggio dopo una lunga agonia. L’uomo il 27 novembre 2019 era stato ricoverato in gravissime condizioni nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale “Spaziani” del capoluogo ciociaro, dopo essere stato colto da infarto mentre si trovava nella sua abitazione ad Arce, dove gestiva una cartolibreria. La notizia del decesso è stata data su Facebook dal cognato di Gugliemo, Romeo Fraioli Bianchi: «Serena adesso è con il suo papà».

La morte di Serena fin dall’inizio assunse i contorni del giallo. La ragazza, scomparsa da casa il 1° giugno 2001, fu ritrovata morta due giorni dopo in località Fontecupa, nel boschetto dell’Anitrella. La zona era già stata al centro di sopralluoghi e ispezioni 24 ore prima, ma evidentemente non troppo a fondo: il corpo era in posizione supina, coperto da rami e foglie; la testa coperta da una busta di nylon; mani e piedi legati con scotch e filo di ferro. Secondo gli ultimi sviluppi delle indagini, durate quasi quattro lustri proprio grazie alla tenacia di Guglielmo Mollicone, la sventurata diciottenne fu assassinata all’interno della caserma dei carabinieri di Arce, tanto che è ancora aperto il procedimento contro tre carabinieri, rinviato dopo la prima udienza di gennaio in seguito all’esplosione della pandemia.

Guglielmo Mollicone (a destra) con il generale dell’Arma in congedo, Luciano Garofalo, nei corridoi della Rai, in una pausa delle tante trasmissioni alle quali partecipò

Vedovo da moltissimi anni (aveva perso la moglie quando Serena era una bambina), Guglielmo Mollicone si era conquistato la stima di tanti. Ex maestro elementare, aveva commosso la dignità con cui aveva affrontato un’umiliazione incredibile: essere prelevato dai carabinieri e portato in caserma come sospettato (atto che per la Procura evidenziò uno spregiudicato piano di depistaggio) proprio mentre si trovava in chiesa, nel mezzo dei funerali di Serena. La celebrazione fu interrotta dal sacerdote, in segno di solidarietà a Guglielmo e di muto dissenso per la scelta delle autorità di polizia, e ripresa soltanto al suo ritorno, tre ore dopo.

Secondo papà Guglielmo, il movente dell’omicidio e delle successive reticenze e bugie andava ricercato nel fatto che Serena aveva denunciato un traffico di droga coperto in ambienti investigativi. Una pista poi avvalorata dai recenti sviluppi giudiziari che hanno portato al processo, nel quale l’Arma si è costituita parte civile, contro cinque persone: l’ex maresciallo Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Annamaria (imputati di omicidio), l’ex luogotenente Vincenzo Quatrale (accusato oltre che di concorso in omicidio di istigazione al suicidio di un altro collega, il brigadiere Santino Tuzi) e il carabiniere Francesco Suprano (favoreggiamento).

In poche ore la notizia della morte del papà-coraggio ha fatto il giro del web, grazie al messaggio postato da Romeo, il cognato. Poche parole intense e commosse: «In questo momento di immenso dolore LA FAMIGLIA, ringraziando preventivamente tutti coloro che ci sono vicini con l’affetto di sempre, CHIEDE la massima riservatezza e un rispettoso silenzio per questa nuova grande e dolorosa prova a cui siamo sottoposti. GRAZIE».

31 maggio 2020
da www.corriere.it

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