• La classe operaia va in Paradiso

Una storia che merita di essere raccontata è, secondo me, quella di Jean-François Beltramini.

Metafora quanto mai indicativa di quanto la vita possa essere sorprendente e di come sia fondamentale non mollare mai, anche dinanzi alle evidenze ed alla cattiva sorte.

Beltramini si pronuncia rigorosamente con la ultima vocale ben accentata, un classico francese, ma ciò non basta ad ammantare le chiare, evidentissime origini Italiane.

Il padre è originario del varesotto.
Ha una salute di ferro e mette al mondo 16 figli: Jean-Jean-François è il quattordicesimo dell’esercito familiare.
Ma non è un cuor di leone, bontà sua, e proprio per evitare la chiamata dell’esercito -in una fase storica che inizia a diventare caliente- ordina alla consorte di fare le valigie, destinazione Francia, dove spera di riuscire a continuare a lavorare come muratore, la sua professione.
Per questo motivo scarta l’alternativa Belgio e l’opzione minatore, decisamente meno intrigante.

In territorio transalpino l’ambientamento risulta essere discreto: il lavoro è duro ma non manca, con la lingua in qualche modo se la cava e i figli hanno di che sfamarsi, per fortuna.

Jean-François aiuta il padre e si appassiona alla muratura, divertendosi nel contempo a giocare a pallone con gli amichetti, quando può.
A 14 anni è già un ometto e la vita corre per lui ad una velocità inusuale, per quello che dovrebbe essere soltanto un ragazzino.

Les Clayes-sous-Bois, non distante da Parigi, è il luogo dove i Beltramini decidono di mettere le tende.
Zona bucolica con i boschi, le atmosfere rurali tipiche delle campagne francesi, il fiume Mauldre ed i suoi ruscelli ed affluenti a scandire i tempi delle giornate.

Nella locale scuola calcio JF inizia a muovere i primi passi da calciatore, poi passa al Versailles e qualcuno comincia ad intravedere in lui doti interessanti.
Per conciliare sport e lavoro decide di allenarsi col Mantes, nei dintorni di casa, club che milita nelle categorie minori e che ha un discreto seguito di tifosi, nella regione.

Attaccante, fisico non da granatiere ma rapido, astuto, JF mostra un buon feeling con la rete avversaria.
Con lui gioca anche uno dei suoi infiniti fratelli, di qualche anno più anziano e meno talentuoso, col quale è però felicissimo di allenarsi e scendere in campo.
Trascina il Mantes fino alla seconda divisione, dove recita una prima stagione da protagonista chiudendo al sesto posto, alle spalle delle prima e dinanzi a compagini di rilevante tradizione.
L’annata successiva è negativa e la retrocessione inevitabile.

A 25 anni Jean-Francois -Jeff per gli amici- ha già sposato la sua Huguette e si è costruito la casetta che farà loro da nido per la vecchiaia, quando arriva una proposta per certi versi sorprendente: le prestazioni del ragazzo, in particolare quelle in Coppa di Francia ove si è distinto a suon di reti contro squadre di rango, hanno attirato l’attenzione dello Stade Reims, blasonato club alla ricerca della gloria perduta e da qualche anno rientrato nell’élite della Division 1.
Il presidente del Reims lo convoca e gli sottopone un contratto interessante che però poi non onorerà, in quanto dal mercato arriveranno giocatori di livello -tra i quali il bomber argentino Bianchi, decenni dopo tecnico della Roma- che spingeranno l’allenatore a non puntare mai su JF.

Il quale, annusata l’aria, pianta baracca e burattini e ritorna al paesello.
La federazione lo squalifica per sei mesi, facendogli pensare seriamente di lasciare il Calcio.

La nostalgia prevale ed al termine della squalifica arriva un’altra proposta, dal Laval.
Seconda divisione, compagine da metà classica, Jeff ha il compito di assistere l’esperto centravanti tedesco Tripp che a fine torneo sul tabellino timbra ben 25 perette, niente male.
E pure il nostro fa il suo con 4 reti, svariati assist e tanto movimento ad aprire varchi al compagno di reparto.
Viene notato dal Paris FC appena salvatosi per intercessione divina dalla retrocessione in terza serie, intenzionato a mantenere la categoria e, se possibile, sognare l’ascesa verso la vetta.
Il giochino funziona discretamente per un paio di stagioni, concluse a metà classifica, dopo di che supera le più rosee aspettative e conduce il Paris in prima serie, dopo aver stravinto lo spareggio per la promozione.

Jean-Francois Beltramini sbarca così nella prima divisione francese a 30 anni suonati e lo fa da protagonista, datosi che smette i panni dell’assistente ed indossa quelli della prima donna, mettendo a segno ben 14 reti e portando i suoi, rimaneggiati da infortuni e indeboliti da una campagna acquisti scadente, figlia di una profonda crisi economica, allo spareggio per non retrocedere, terminato in parità nel doppio confronto e quindi arriso agli avversari del Lens, che spediscono i parigini all’inferno.

Il nostro non segue i compagni, però.
Il Tolosa gli recapita un’offerta e mentre la trattativa sta per concludersi positivamente, ecco il colpo di scena: i cugini del Paris Saint Germain hanno apprezzato il rendimento del giocatore nelle ultime stagioni, in special modo la sua capacità di supportare la squadra, la sua assoluta dedizione alla causa, l’ottima versatilità (in passato ha giocato anche come laterale destro di difesa) e la vena realizzativa, ottima per essere l’esordio in prima serie.

Jeff è felicissimo di non dover traslocare e firma per i parigini.
Negli ultimi campionati ha segnato tanto e non ha saltato neanche una gara nel torneo appena concluso.
Si sente pronto per riconfermarsi nella categoria top del calcio francese e puntualmente la sua volontà di ferro viene premiata, con un buon bottino di 13 reti in una trentina di gare col PSG.
Il settimo posto finale del suo club è un risultato decente, nella media del periodo, ma la società è ambiziosa ed investe in estate per assicurarsi il cannoniere Rocheteau ed il valido attaccante ciadiano Toko.
Per Beltramini pochissime presenze e manco il tè all’intervallo, durante le partite.

Ormai gira per i 33 e le prospettive non sono entusiasmanti, come logico che sia.
Inoltre l’ultimo anno ne ha offuscato la fama di punta prolifica e costante, acquisita con tanta fatica nel recente passato.
Il Rouen, che lotta per vincere la seconda divisione, decide di scommettere sull’esperienza e la professionalità di JF, nella speranza che in un ambiente tranquillo e nella serie cadetta possa ritrovare quella vena smarrita negli ultimi mesi al PSG.

La risposta del calciatore è fulminante: 18 pallini alle spalle dei portieri avversari, una continuità di rendimento da diciottenne e Rouen che torna nel massimo torneo nazionale.
L’allenatore Vicot, che conosce bene Beltramini e che in passato aveva mostrato qualche perplessità su di lui, non ha la minima esitazione nell’affidargli ancora la maglia di titolare, per quanto sui giornali molti critici ne sottolineino l’età avanzata ed il rendimento non eccelso offerto nell’ultima occasione in cui ha militato tra i top.

JF, uno che viene dalla gavetta e alla quale le critiche fanno un baffo, per non dire che lo caricano a dismisura, replica con una ventina di gol e salta solamente una partita in tutto il campionato.
E si ripete pure nell’annata successiva, con una quindicina di reti e, questa volta, neppure un match saltato.

Impressionante, tenuto conto che parliamo di un attaccante di 36 anni, con tutto il rispetto.
Qualcuno auspica una convocazione in Nazionale, magari in amichevole, non fosse altro che per premiarne lo stato di forma e l’impegno.
Lui ci spera.

La Francia ha vinto da poco gli Europei in casa, ha uno squadrone e parecchi giovani forti che spingono per subentrare alle “vecchie” glorie.
Non se ne fa niente e Jean-Francois ci resta un po’ male, pur comprendendo perfettamente determinati meccanismi calcistici e le circostanze a lui poco favorevoli, in particolar modo il fatto di militare in una compagine non di primissimo piano, un limite quasi invalicabile in certi ambiti ed in quel momento storico.

L’ultima stagione con i Diavoli Rossi del Rouen è travagliata per JF e la sua squadra, che retrocede ai rigori nello spareggio col Rennes, iniziando una inesorabile discesa negli inferi delle categorie minori ed abbandonando una prima serie che, ancora ad oggi, non ritroverà più.

Beltramini è fisicamente a terra, dopo essere finito fuori rosa prima del rush finale al quale non ha potuto dare il proprio contributo.
E pure dal punto di vista psicologico, da persona seria ed intelligente, è pienamente consapevole che la sua carriera è giunta al capolinea.

Rimanda al mittente un paio di approcci dalla terza serie e si dedica all’altra sua passione, unitamente al Calcio: l’attività edile.

Per un po’ si diverte col fratello nella piccola squadretta locale: fin quando alcuni mesi da allenatore dei giovani al PSG non lo convincono che è ora di chiudere definitivamente col mondo del calcio professionistico.

Fa un’eccezione per le divertenti partite con la compagine amatoriale del Polymusclés, ex calciatori, attori e cantanti, oltre a personaggi di varia provenienza, tutti uniti per divertimento e per beneficenza.

Conserva il rimpianto per l’avventura al PSG, terminata male in un momento che poteva rappresentare per lui la svolta della carriera, ma l’arrivo nel Calcio in età matura se ha rappresentato un vantaggio a livello di consapevolezza, è altrettanto innegabile che abbia pure finito per essere per lui un limite notevole.

Un attaccante veloce, furbo, tenace, con ottimo tempismo in area di rigore, bravo anche di testa nonostante non fosse un corazziere, pronto a versare ogni goccia di sudore per i compagni, se necessario.
Insospettabile, per l’aspetto che di certo non è quello usuale per un giocatore di prima divisione: phisique du role lontano anni luce da quello del giocatore di calcio, fondato sul classico stereotipo bellezza-portamento.
Eppure Jeff è stato un calciatore vero, altroché.
Con numeri importanti a corredo, inclusa una roboante cinquina che rifila ai malcapitati avversari del Nancy e che sa di veemente replica all’articolo di un giornale lorenese in cui si invitavano i dirigenti del Rouen ad iscrivere la squadra al torneo amatori, vista la carta d’identità del loro principale terminale offensivo.

La storia di Jean-François Beltramini, come detto nell’incipit, merita di essere raccontata per le ragioni sopraccitate e perché non è mai troppo tardi per cambiare il proprio percorso terreno, per ribellarsi alla sorte avversa, per tritare i coglioni al destino infame.
O più semplicemente per osservare una sfera di cuoio superare una linea bianca gessata ed accarezzare una rete, regalando tonnellate di felicità ad amici dei quali non si conoscono i nomi ma che finiscono per adorarti come un Dio, se hai la maglia sudata ed il cuore grande.

E Jeff aveva davvero un gran cuore che soltanto dopo una lunga malattia -affrontata con la abituale vis battagliera, marchio di fabbrica della casa- ha cessato di battere alcuni anni or sono.
Oggi il piccolo stadio della cittadina dove ha vissuto porta il suo nome.

Mattone dopo mattone, gol dopo gol, corsa dopo corsa, con feroce determinazione ed instancabile abnegazione Jean-François Beltramini è riuscito a centrare obiettivi impensabili fino a poco tempo prima e ad entrare nelle grazie di chi ha avuto modo di constatarne la spontanea umanità, la sincera umiltà, la onesta dedizione alla causa e l’indomito spirito combattivo.

Fino all’ultimo respiro.

Jean-François Beltramini: la classe operaia va in Paradiso.

V74

4 Replies to “Jean-François Beltramini”

        1. Malheureusement, je n’ai pas le plaisir de connaître aucun membre de sa famille.
          Je suis désolé.
          🙌

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