• 1994

Jestofunk – Love In A Black Dimension

Oltre trent’anni or sono, porca miseria.
Incredibile, come passi il tempo in certe occasioni.
Sembra ieri, davvero.

Omaggio, mica recensione.

Can We Live“, in radio e sulle piste da ballo, segnò un’epoca.
Un pezzo stupendo, che univa classico ed innovazione con la meravigliosa voce di CeCe Rogers a sublimare un sound a metà tra funk ed house in un esperimento tanto ardito quanto azzeccato.
Sì, parliamo proprio di loro: dei miticiJestufunk.


Ovvero della buonanima di Claudio Mozart Rispoli, un autentico pioniere nel campo del suono e delle miscelazioni più ardite ed eleganti dei decenni d’oro della dance tricolore, e della coppia di talentuosi DJ composta da Francesco Farias e Blade, alias Alessandro Staderini.
Gli ultimi due incontrano il primo agli albori del decennio novanta, in una fase storica in cui la musica funky e fusion, che il trio adora, vive un grande fermento internazionale.

Jestofunk - Love In A Black Dimension

Le loro prime produzioni insieme fanno scattare alcune scintille di pura classe.
In particolar modo l’incontro con CeCe Rogers, leggenda dell’house, permise ai Jestofunk di registrate alcune chicche che diverranno storiche e di pianificare l’albumLove In A Black Dimension, che vede la luce nel 1984.

Un disco bello e seminale, per certi versi, poiché sino alla sua uscita nessuno aveva osato intrecciare alcuni generi -apparentemente distanti tra loro- con cotanta convinzione e con una notevole dose di sfacciataggine, in quanto sperimentare in un tempo nel quale dominano nomi come Jamiroquai, Incognito, De La Soul, Galliano e compagnia bella, per non parlare dei tipi che bazzicano in consolle, beh, è un azzardo di dimensioni epocali.
Che funge, però.
Ed alla grande, altroché.


Tracklist: ⬇
1 Intro
2 Can We Live
3 Fluid
4 Find Your State Of Mind
5 Say It Again
6 Straight To You
7 Fly Love Song
8 For Your Precious Love
9 Moai Message
10 The Ghetto
11 Dance To The Music
12 Im Gonna Love You
13 Theme From JFK


Da metter su in versione integrale, per oltre un’ora di grande raffinatezza.
La produzione, chiaramente “90”, mostra qualche limite, senza dubbio, ma esalta pure diversi pregi.
Il percorso è dannatamente emozionale e mettersi alla ricerca di minuzie, beh, non è esercizio utile alla causa, secondo me.

Anche perché tutto il resto, incluso gran parte del contorno, è oltremodo gradevole.
Can We Liveè un incredibile manifesto generazionale, con la voce diCeCeche scandaglia profondità recondite nell’animo dell’ascoltatore, catapultandolo istantaneamente in una dimensione onirica, selvaggia, prepotente.
Ti muovi e basta, perché eravamo felici e non lo sapevamo.
O forse sì, che importa?

Ma è tutto il disco, nella sua interezza, a prendersi la scena.
Ci sono delle campionature meravigliose, dei loop irresistibili, dei riferimenti insospettabili.
Ma, più di tutto, c’è una cifra stilistica enorme.
Immane.
Deliziosa.


Dal vivo, per anni, hanno sfondato ovunque andassero.
Capiterebbe ancora oggi, volendo.
A livello di lavori discografici hanno prodotto diverse altre cose di valore, non si discute, maLove In A Black Dimensionè il capolavoro dei Jestofunk, assolutamente.

Provate a mettereThe Ghetto(Donny Hathaway), col trombone dell’illustre Donny Hathaway che duetta con la voce di Rogers in una cover-macchina del tempo che trasporta chiunque passi in zona negli anni settanta.

Naturalmente un’antologia deiJestofunkcoprirebbe adeguatamente tutti i loro successi.
Per mio gusto, però, soltanto l’album preso singolarmente rende alla perfezione il lavoro del periodo.
Ed in questo caso specifico, lasciatemelo dire, siamo quasi alla raccolta, per la qualità dei singoli in gioco e per la bontà dell’intera opera in oggetto.


Sentitevi tutto il CD o, meglio ancora, gustatevi il vinile dall’inizio alla fine.
Un paio di volte consecutivamente, almeno.
Qui si vola alto, eh.

Spaccava e spacca ancora di brutto, sta roba.
CiaoCla, ci rivediamo di là.
E grazie.

Jestofunk – Love In A Black Dimension: 8

V74

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