• La Lumaca

Joel Bats

Personaggio oltremodo strambo, Bats.
Nel senso buono del termine, s’intende.

Un portiere atipico, quantomeno dal punto di vista caratteriale.
Timido, sensibile, riflessivo.
E vincente, perché con la sua Nazionale ha portato a casa un epico Campionato Europeo (1984) e per poco non ha trionfato nel Mondiale più divertente della Storia del Calcio (1986).


Joel Bats, con la dieresi del nome che ci risparmiamo per ovvie ragioni di relax, nasce agli inizi del mese di gennaio del 1957 in una ridente cittadina -Mont-de-Marsan- facente parte del Dipartimento delle Landes, di cui è capoluogo, nell’odierna regione della Nuova Aquitania.
Siamo in territorio francese e, più precisamente, nella zona sud-occidentale della nazione.

Qui il piccolo Joel cresce sereno, con un occhio aperto per studiare ed entrambi spalancati per fare sport.
Li ama tutti e ne pratica parecchi, il ragazzino.
Non si ferma praticamente mai e sviluppa, pian piano, un fisico atletico e slanciato.

Diventa campione regionale di lancio del giavellotto ed entra a far parte della squadra di rugby della polisportiva di zona.
Gioca anche a calcio, da ala sinistra, pur non sembrando un portento.
A rugby, invece, pare proprio bravo.
Con il team della sua scuola vince diversi tornei e per un periodo alterna atletica -un paio di discipline-, rugby e calcio.
In quest’ultimo sport partecipa al Torneo Dipartimentale, con buoni risultati.
Poi accade che durante una gara il portiere titolare subisca un serio infortunio: l’allenatore, senza una valida alternativa di ruolo, chiede proprio a Joel di cimentarsi tra i pali.
Il giovane accetta ed è l’inizio della carriera di quello che diverrà, tempo dopo, uno dei miglioripipeletdella storia del calcio transalpino


Invero gli stessi inizi non sono propriamente memorabili, tutt’altro.
Joel Bats se la cava bene tra i pali, ma non fino al punto di convincere alcuni osservatori della regione che lo valutano durante la permanenza nello Stade Montois – il primo club del ragazzo-, che al tempo (anni settanta) oscilla tra la terza e la quarta divisione.
I talent scout scelgono di guardare altrove, nella ricerca di nuove promesse.
Tramite una persona fidata, un amico di famiglia, Joel riesce comunque ad essere selezionato per un provino al Saint-Étienne, una delle più importanti società del paese.
Il test, però, non va a buon fine.

Va decisamente meglio un match di prova giocato col Sochaux, invece, nel quale Bats dimostra di essere un prospetto interessante e degno di approfondimento.
Il club -che storicamente fa riferimento al marchio Peugeot- decide di dargli fiducia ed inserisce Joel nel proprio settore giovanile, facendogli svolgere l’intera trafila prevista sino alle porte della prima squadra.
In particolar modo a seguire i progressi del giovane aquitano è Pierre Tournier, ex calciatore professionista di buon livello, allenatore preparato e, soprattutto, ottimo formatore di giovani.
Grazie a lui, nel Sochaux, emergono elementi comeGenghini, Rust, Anziani, Stopyra e lo stesso Bats.

Che migliora a vista d’occhio ed alla soglia della maggiore età firma il primo contratto da professionista con il club gialloblù.
Pochi mesi più tardi Joel Bats esordisce in massima serie collezionando inoltre, nello stesso periodo, un paio di match in Coppa UEFA, alcune presenze con la Nazionale B della Francia, con le rappresentative giovanili transalpine e con la Nazionale Militare deibleus.
Niente male, davvero.

Joel Bats - Sochaux

Il portiere disputa quattro stagioni con la casacca deiLeoncini, alternandosi nella porta dei borgognesi con il bravo collega Rust.
L’allenatore Barret, per lungo tempo, alterna i due estremi difensore in modo quasi geometrico, suddividendo le presenze a metà.
Sia Bats che Rust, che si stimano e si rispettano reciprocamente, non sono entusiasti dinanzi a codesta soluzione che, a livello psicologico, è abbastanza stressante.
La spietata concorrenza prosegue senza sosta, con la squadra che si attesta nelle zone mediane della graduatoria.
Nel 1980 il Sochaux lotta addirittura per vincere il campionato, giungendo secondo alle spalle dei campioni di Francia del Nantes.


Nell’estate successiva, inaspettatamente, Bats viene ceduto all’Auxerre, neopromosso in Division 1.
La società borgognese opta per Rust come titolare e si convince a monetizzare il cartellino di Joel, ponendo così fine ad un dualismo complesso e, onestamente, non sempre produttivo.

Joel Bats si sposta di circa trecento chilometri e va in un club che fino ad allora non hai mai assaporato l’aria salubre della prima divisione francese.
Il portiere arriva in un ambiente eccitato e gaudente, quindi.
L’allenatore, il mitico Guy Roux, è un tipo che sa bene il fatto suo.
Sceglie Joel con la consapevolezza di avere a disposizione un portiere solido e forte, al quale affidare la porta senza remore e senza indecisioni.

Joel Bats - Auxerre

Il nuovo arrivato deve fermarsi per un po’, purtroppo, a causa di un precedente infortunio che lo costringe a sottoporsi ad un’operazione al menisco.
Il suo dodicesimo, Jean-Paul Pesant, lo sostituisce temporaneamente tra i pali, sino al rientro.
Poi lo stesso Bats, insieme ai polacchi Szarmach e Wieczorek ed ai connazionali Remy, Sab, Lanthier, Felix, Shaer ed altri, trascina l’Auxerre ad un buon decimo posto finale in graduatoria.
Il portiere è tra i migliori del suo team e per lui si inizia a parlare di una possibile convocazione nella Nazionale Maggiore.

In effetti nell’annata seguente Joel Bats viene chiamato dal C.T. deiGalletti, Michel Hidalgo, per rappresentare il proprio paese.
Una soddisfazione immensa ed un grande orgoglio per un calciatore di ventisei anni che approda nel gotha del calcio europeo e mondiale, datosi che la Francia è giunta quarta al Mondiale del 1982 in Spagna e sta organizzando l’Europeo del 1984in casa propria.
In lizza per il posto di numero uno ci sono Ettori, reduce dal succitato Mondiale Spagnolo, Rust (proprio lui, sì), Tempet, Hiard, Dropsy e Bergeroo, oltre a Bats.

L’estremo difensore dell’Auxerre disputa le due annate successive in maniera impeccabile, sfoderando ottime prestazioni e mostrando una eccezionale continuità di rendimento che consente alla sua squadra di inerpicarsi sono al terzo posto in classifica, nel 1983.
Il tutto, unito alle ottime performance di Bats con la Nazionale, gli fa guadagnare i galloni di titolare nella Francia che va a vincere gli Europei del 1984 dinanzi ai propri tifosi.
Il primo titolo importante per un paese che vive di calcio e che si presenta alla kermesse continentale con una rosa di grande qualità e di notevole quantità: Platini,Tigana,Battiston,Lacombe,Giresse,Rocheteau, Bossis, Genghini,Amoros,Six, eccetera.

Francia - 1984

Un trionfo epocale per la nazione transalpina ed una immensa rivincita per Joel Bats, che un paio di anni prima pareva destinato ad interrompere la sua carriera e, per qualche settimana, si è sentito maledettamente in bilico sul precipizio della sua stessa vita.
Un tumore ai testicoli, insorto nel 1982, rischia infatti di compromettere l’esistenza del ragazzo.
Una complessa operazione chirurgica lo salva e nella riabilitazione Joel si riscopre scrittore e cantante, dedicandosi alla poesia ed alla composizione di racconti e canzoni, soprattutto per bambini.
Un animo sensibile, che sfocia in una vena artistica sorprendente.

Qualcuno ironizza sulla cosa, con poco garbo: ma Bats se ne frega e confessa di aver pensato di dover morire e che il tempo passato a riflettere, durante la devastante sofferenza, lo ha cambiato parecchio, come persona.
Non che prima fosse un superficiale, anzi.
Però il male lo ha temprato e lo ha spinto a scavare in profondità, dentro sé stesso.
Questo percorso, che porterà alla pubblicazione di due volumi di poesie e di un album musicale in cui saranno presenti alcune canzoni per bambini (una delle quali, dal titoloLumaca, darà origine al suo soprannome), lo aiuterà anche nel corso degli anni.
Come quando dovrà affrontare i postumi di un divorzio inaspettato e di una susseguente e forte depressione.


Joel Bats non è un tipo che si arrende facilmente, va detto.
Gli amici, non a caso, lo chiamanoBatsman, giocando sul suo cognome.
Sconfigge il cancro e la depressione, vince l’Europeo e conduce l’Auxerre nelle prime posizioni del calcio francese.
Nell’estate del 1985 cambia squadra e passa al Paris Saint-Germain, andando a vivere nella capitale e vincendo, alla sua prima stagione in quel di Parigi, il campionato francese.
Il PSG, allenato da Houllier, è al suo primo titolo.
Bats è proprio l’uomo delle vittorie storiche.
D’altronde la squadra è forte: Rocheteau,Susic, L. Fernandez e lo stesso Bats sono l’asse portante di una compagine quadrata e coesa, che merita ampiamente il successo conseguito.

Joel Bats - PSG

In estate Bats vola in Messico insieme ai compagni della Nazionale Francese, tra le favorite per la vittoria del Campionato del Mondo del 1986.
Sarebbe undoubleeccezionale, quello Europeo-Mondiale.
Il nuovo allenatore dei transalpini, Henri Michel, conferma quasi in blocco il gruppo che un paio di anni prima ha trionfato in patria.

Ibleusbattono il Canada all’esordio (1-0), impattano per 1-1 con l’Unione Sovietica e superano agevolmente l’Ungheria, per 3-0.
Agli ottavi sconfiggono l’Italia per 2-0, mentre ai quarti debbono soffrire le pene dell’inferno per avere la meglio del Brasile, che si arrende soltanto ai calci di rigore.
Un monumentale Bats para il penalty di Zico, durante la gara, e ferma anche quello di Socrates, nella lotteria finale dei tiri dal dischetto.
L’errore di Julio Cesar, che coglie il legno della porta transalpina, è la testimonianza definitiva che Dio in questa gara, una delle più belle di sempre nel Mondiale più divertente della storia, tifa Francia.
In semifinale parteggia invece per la Germania Ovest, poiché proprio Joel Bats commette una superba papera che costa il vantaggio ai tedeschi, su un tiro tutt’altro che irresistibile diBrehme.
Il raddoppio di Voller, in contropiede a fine match con Joel che ci mette del suo pure in questo caso, chiude i giochi e spedisce la Francia alla finalina per il terzo e quarto posto, vinta ai supplementari col Belgio, per 4-2.

Maradonagiustamente va a prendersi la coppa e la gloria, nell’atto conclusivo della manifestazione.
Bats, che gioca un torneo spettacolare e che lascia spazio al collega Rust nella finale di consolazione, trasloca invece immeritatamente nella memoria collettiva per una giornata nera, che costa ai suoi la finale e, di conseguenza, molto di più.


Un gran peccato, per un giocatore che nel giro di pochi anni ha saputo imporsi come uno dei migliori guardiani del pianeta.
Tranquillo e deciso, Joel Bats è un portiere in grado di infondere sicurezza a tutto il comparto difensivo della squadra.
Affronta ogni singolo match con la massima attenzione e fa della feroce concentrazione il suo marchio di fabbrica.
Tra i pali è atletico e scattante, bravo sia nelle uscite alte che in quelle basse.
Ottimo para rigori, possiede un buon senso del piazzamento ed ha basi tecniche di assoluto rilievo.
Sa essere sia spettacolare che concreto, abbinando le due caratteristiche ad una apprezzabile costanza di rendimento.
Non è altissimo e talvolta ne paga dazio.
Soffre in alcuni periodi la pressione del calcio moderno, sebbene tenda a commettere pochi errori.
Quando ciò accade, è un qualcosa che fa rumore.
Uno dei succitati errori, quello della semifinale del 1986, diventa letale per la Francia e, in un certo senso, anche per la sua fama a posteriori.


Bats resta nell’orbita della Nazionale fino al 1989, quando chiude la sua avventura con iGalletticollezionando cinquanta gettoni di presenza in una Francia che, incredibilmente, non si qualifica per gli Europei del 1988 e neanche per i Mondiali del 1990.
Viene comunque ritenuto, giustamente, uno dei migliori portieri nella storia del suo paese.

Con la maglia del PSG il buon Joel gioca sino al 1992, senza riuscire a rimpinguare la propria bacheca, comunque preziosa.
Un paio di buoni piazzamenti, questo sì.
E tante parate, utili alla causa parigina e ricordi indelebili nel cuore dei tifosi.

Qualche aneddoto sfizioso che riguarda l’estremo difensore aquitano.
1: prima del match contro il Belgio, durante il Campionato Europeo del 1984, il santone Guy Thys, allenatore deiDiavoli Rossi, in fase di preparazione della partita contro i francesi rilasciò una intervista nella quale, pur riconoscendo la forza degli avversari, si diceva convinto di poterli superare agevolmente, in virtù del fatto che i transalpini non disponessero di un portiere decente.
Risultato finale: Francia-Belgio 5 a 0.
Il resto già lo sapete.
2: durante la medesima kermesse, prima della finale, i dirigenti della Federazione Francese si accorsero della scomparsa di Bats dall’hotel che era sede del ritiro dei francesi.
Insieme a lui mancavano i compagni Bellone e Bergeroo.
Dopo qualche ora -di apprensione, per la comitiva transalpina- i calciatori spariti ricomparirono in albergo come se niente fosse.
Lo stesso Bats, dinanzi alla dilagante preoccupazione dei presenti a causa del ritardo del trio, spiegò placidamente che per rilassarsi si era recato a pescare nel laghetto del convento (trasformato poi in hotel) che ospitava il gruppo, costruendo una canna artigianale e coinvolgendo i suoi due amici nell’impresa.
3: nella sua ultima partita da professionista, in un incontro tra PSG e Nantes che non aveva niente da chiedere alla classifica per entrambe, Joel promise di provare a realizzare un gol nella porta avversaria, durante la gara.
Ad un certo punto il portierone uscì dalla sua area, palla al piede, e si lanciò in attacco.
Un giocatore del Nantes -Burruchaga- lo contrastò, appropriandosi della sfera, e calciò da lontanissimo nella porta oramai sguarnita, segnando.
Bats, subita la rete, tornò tra i pali e sorrise, quasi a voler chiudere una grande carriera con uno stravagante tocco di leggerezza ed un sano accenno di follia.

Un tipo particolare, senza alcun dubbio.


Quando ho avuto il cancro pensavo di morire.
Ho passato dei momenti orrendi e ho dovuto lottare, con tutte le mie forze, per tornare a pensare da calciatore e per ritornare ad essere un calciatore.
Un portiere, per meglio dire.
Perché si tratta di un ruolo delicato, stupendo quanto complicato.
Ho vinto il primo campionato della storia del PSG ed il primo torneo internazionale importante della Nazionale Francese.
Non è poco, credo.
Peccato per il Mondiale del 1986: col Brasile sono stato un eroe, mentre con la Germania Ovest ho fatto fiasco.
Alti e bassi: così va la vita.
Ed io provo sempre a viverla al massimo, quando posso.

Joel Bats

Me lo ricordo bene, Bats, con quell’aspetto da impiegato del catasto prima della pausa di mezzogiorno e quei capelli riccioluti che facevano moltoChristian, d’altro canto cantante come lui.

In campo sapeva farsi rispettare, invece.
Parava bene, altroché.
Inoltre aveva un gran bel piede, il sinistro, retaggio del ruolo da ala-esterno dove si esibiva da giovanissimo.
E pensare che Bats si è ritirato proprio agli albori delle nuove regole per i portieri, che da quel momento in poi sono diventati quasi dei calciatori aggiunti, rispetto alle abitudini precedenti.

Un estremo difensore affidabile, come detto, che per diversi anni ha garantito alla Francia tranquillità e sicurezza in un ruolo assolutamente cruciale.
L’Europeo del 1984 lo rese un idolo, mentre il Mondiale del 1986 frenò parecchi entusiasmi, sebbene l’estremo difensore del PSG non avesse sbagliato manco un rinvio, prima dell’errore decisivo al penultimo atto.
Piuttosto aveva contribuito, ed alla grande, alla conquista di quella semifinale.
Però un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce, è risaputo: ancor di più nel calcio e se giochi in porta, dove ogni errore si trasforma in dramma e viene ulteriormente amplificato dalla circostanze.
Funziona così da sempre, inutile girarci intorno.

Joel Bats

Chiusa la lunga e gloriosa parentesi da calciatore per Joel Bats inizia l’avventura da allenatore.
Comincia con i portieri del PSG, dove lavora anche come vice, assistente e co-allenatore in prima.
Successivamente guida lo Châteauroux, in seconda divisione.
Poi passa al Lione, dove allena i portieri per diciassette stagioni.
Per un paio di annate si trasferisce in Canada, al Montreal, dapprima come preparatore dei portieri e poco dopo come vice.
Infine torna in Francia, dove lavora come commentatore televisivo ed organizza tornei di calcio per scopi benefici.

Nel tempo libero si gode la famiglia e la natura, andando a pesca e respirando aria pulita mentre passeggia tra le montagne alla ricerca di funghi.
A passo di lumaca, magari.
Continua anche a scrivere libri ed a guardare calcio, ovviamente.
La sua passione, la sua vita.
Sempre e comunque.

Joel Bats: la Lumaca.

V74

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