• Il Re di Metz

Jules Bocandé

Metz è una delle mie città francesi preferite.
Ha una atmosfera unica, molto rilassante, con un notevole patrimonio artistico e paesaggistico perfettamente sublimato dalla maestosa cattedrale che ospita.
La placida Mosella e le tantissime luci che la illuminano al calar delle tenebre fanno il resto.
Bella.

Come tanti altri posti che ho girato, prima di visitarla ho avuto modo di scoprirne alcuni segreti facendomi ispirare ed incuriosire dalla storia calcistica del luogo.
La squadra locale è difatti una delle storiche protagoniste del massimo torneo francese, per quanto sia da pochi mesi retrocessa in seconda serie.
Mezza pena, come si usa dire, datosi che gli acerrimi rivali della vicina Nancy, con i quali i tifosi e gli abitanti di Metz lottano da sempre per la predominanza culturale, sociale e calcistica nella regione del Grand Est, sono a loro volta sprofondati in terza divisione per la prima volta nella loro storia.


Uno dei calciatori più iconici nella quasi centenaria storia del Football Club de Metz è stato il bomber senegalese Jules Bocandé.
Gran bel personaggio, eh.

Jules Bocandé nasce a Ziguinchor, Senegal sud-occidentale, nel 1958.
Città commerciale, con un porto fluviale che dista una settantina di chilometri dall’Oceano Atlantico.
I suoi genitori si sono trasferiti in zona dalla vicina Guinea-Bissau.

Lui cresce in una famiglia unita ed in un ambiente abbastanza povero, come il contesto lascia presupporre che sia.
Sulle polverose strade di casa inizia a divertirsi con un rudimentale pallone, costruito attorcigliando alcune stoffe messe via dalla madre.
Poi, man mano, riesce a partecipare a qualche partita più “seria”, con una vera sfera di cuoio da calcio al centro della scena, mostrando doti che incuriosiscono un signore che di mestiere si occupa di commercio di cotone ma che, nel tempo libero, si diverte ad allenare i bambini dell’Entente, una scuola calcio succursale del Casa Sports, il più noto club della città.

Il giovane Jules è presto precettato nelle giovanili della società e sin da subito conferma le sensazioni di chi lo aveva notato: agisce come punta ed è veloce, potente, tenace.
Deve crescere ancora tanto e maturare, sia come ragazzo che come calciatore.
Ma le doti ci sono, eccome.

A 17 anni vince il premio come miglior promessa della nazione.
Poi, una volta maggiorenne, viene aggregato alla prima squadra del Casa Sports e, senza farsi troppo pregare, in men che non si dica ne diventa titolare, portandola a vincere il primo trofeo importante della propria storia: la Coppa Nazionale, nel 1979 in finale contro l’ASC Diaraf (2-0).
Un anno più tardi la storia rischia di ripetersi, ma è un arbitraggio infelice a frapporsi tra il Casa Sports ed il bis.
Difatti il match contro l’ASC Jeanne d’ARC, una ripetizione dopo il pareggio in gara uno con uno stop nel finale a causa della mancanza di energia elettrica nello stadio (un classico, a queste latitudini), finisce per trasformarsi in una corrida.
Il tiro dal dischetto che decide la sfida, forse causato da un intervento avvenuto prima della linea bianca che delimita i confini dell’area di rigore, viene fatto ripetere della giacchetta nera dopo che il portiere era riuscito ad intercettare il tiro dell’avversario, a causa dell’ingresso anticipato in area di un difensore dello stesso Casa Sports.
Al secondo tentativo la sfera termina in rete, sancendo la vittoria del Jeanne d’ARC e facendo esplodere la rabbia di Jules Bocandé, che colpisce violentemente l’arbitro lanciandogli addosso i propri scarpini da gioco.
Un gesto totalmente scriteriato, che gli costa una squalifica a vita da tutte le competizioni ufficiali.


La carriera di Bocandé -soprannominato essamay, un gioco di parole nel dialetto locale per definirlo come un indomito leone- rischia di concludersi ancor prima di iniziare.
Per sua fortuna, tenendo conto della giovane età ed in vista delle gare di qualificazione al Mondiale in Spagna del 1982, il giocatore viene presto riabilitato.
Si, perché nonostante abbia da poco esordito nella prima serie locale, è già nel giro della Nazionale, per quanto non gli riesca di portarla ai mondiali.

Dopo lo scandalo delle squalifica, sebbene con la successiva redenzione, per Jules Bocandé l’atmosfera in patria non è delle migliori.
Su di lui pende una sorta di esilio non propriamente ufficiale ma, per così dire, ufficioso.
Siamo pur sempre in Africa, amici miei.
Fascino immane, senza alcun dubbio: organizzazione discutibile e soggetta a variazioni imprevedibili, però.

L’idea è quella di provare un’esperienza all’estero, magari in una delle compagini migliori del continente africano come l’ASEC Mimosa, in Costa d’Avorio, che gli sottopone un contratto pluriennale.
Il ragazzo non è convinto ed il suo carattere deciso quanto scorbutico frena altri approcci al suo cartellino, quantomeno fin quando un amico della sua famiglia lo informa di un interesse proveniente dal lontano Belgio.
Un club di terza serie, il piccolo R.F.C. di Tournai, una delle più antiche località del paese, è alla ricerca di una punta che possa dare un contributo nel tentare l’assalto alla seconda serie.
Jules non vorrebbe allontanarsi troppo da casa, ma l’offerta è buona e la curiosità di confrontarsi con un nuovo continente non manca di certo.


L’arrivo in Belgio è abbastanza traumatico, in verità.
Il clima è ostile, la nostalgia di casa opprimente, il livello del campionato non eccelso.
Bocandé medita un pronto rientro alla base, poi le rapide ma intense telefonate con la madre lo rassicurano e pungolano il suo orgoglio.
Inizia quindi a dar fondo a tutte le proprie risorse, dando prova di essere un attaccante completo e prolifico.
Per un paio di stagioni delizia i suoi tifosi, poi gli arriva una proposta di trasferimento.

Bocandè, da giovane

Il Royal Football Club Seraing, di Liegi, è interessato ad acquisirne i servigi.
Il salto dalla terza alla prima divisione è notevole, ma i dirigenti del Royal sono convinti di poter puntare sulle doti del giocatore per raggiungere la salvezza in quella che sarà la prima apparizione di sempre nel massimo livello nazionale.

Bocandé (10 gol) va a far coppia in avanti con Nico Claesen (11): un attacco davvero ben assortito, con i due punteros che conducono il team ad una tranquilla salvezza.
L’anno successivo il copione si ripete, ma stavolta Claesen esplode e mette a segno ben 27 gol, conquistando il titolo di capocannoniere e portando la squadra a sfiorare la qualificazione in Coppa Uefa.

A fine stagione le sirene di mercato per il due attaccanti diventano irresistibili, pure perché la società belga ha enormi difficoltà economiche, tanto che un curatore fallimentare si occupa di cedere i pezzi migliori: Claesen passa allo Stoccarda, sostituito dal congolese Kabongo Ngoy.
Il belga Déom prende invece l’eredità di Jules Bocandé, ceduto ai francesi del Metz.


Un ulteriore step, nel percorso professionale del giocatore.
A 26 anni, nel pieno della sua maturità calcistica, arriva in uno dei primi cinque campionati europei e nel paese che si è appena laureato campione continentale, firmando con una compagine che pur non essendo una contender per la vittoria finale, è pur sempre considerata tra le migliori fucine di talenti espressi dal calcio transalpino.

Bocandè

Il presidente Molinari segue il campionato belga da anni, convinto che sia una ottima miniera nella quale pescare ottimi diamanti grezzi a costi abbordabili.
I dirigenti francesi hanno allestito una rosa di tutto rispetto, imperniata su elementi quali Ettorre in porta, Sonor in difesa, Bracigliano e Kurbos a centrocampo e Hinschberger in attacco.
Bocandé ha il compito di trasformare in oro tutto ciò che passa dalle sue parti.
Da pochi mesi il club può inoltre esporre in bacheca la Coppa di Francia, vinta sconfiggendo in finale il Monaco.

Il senegalese si ambienta subito, sentendosi a proprio agio e non pagando dazio ad un certo salto di qualità rispetto al comunque valido torneo belga, dove comunque son quasi sempre le solite squadre a farla da padrone.
In Francia vi è più equilibrio, da questo punto di vista, pur non mancando le corazzate che, in base ai cicli storici, dominano la scena.

Nel suo primo anno in terra lorenese Jules Bocandé gioca 35 gare e mette a segno 11 reti confermando il suo status di attaccante solido, che lavora soprattutto per i compagni e che comunque se la cava discretamente anche a livello realizzativo.
Il Metz disputa una gran bella stagione e chiude al quinto posto in graduatoria, centrando la qualificazione in Coppa Uefa grazie al posto liberato dal Monaco (terzo), vittorioso in Coppa di Francia.
Nella medesima competizione, dove è stata ammessa grazie proprio alla vittoria della Coppa di Francia della stagione precedente, la compagine granata raggiunge gli ottavi di finale venendo estromessa per mano dei tedeschi della Dinamo Dresda.
Nei sedicesimi, dopo aver perso in casa col Barcellona (2-4), i francesi sono stati capaci di compiere una incredibile impresa andando a vincere in Catalogna per 4-1, passando quindi il turno.
Un momento indimenticabile, per la storia del Metz.

Dodici mesi dopo i lorenesi chiudono sesti, con l’exploit di Bocandé che vince il titolo di capocannoniere mettendo a referto ben 23 reti.
Si tratta del picco in carriera per il bomber senegalese, primo africano a dominare la graduatoria dei bomber in Francia.


Jules è ormai un attaccante veramente completo.
Può agire da punta centrale, primo terminale offensivo della squadra, oppure da centravanti di manovra, bravo ad aprire spazi per i compagni e non dar punti di riferimento agli avversari.
Giocatore intelligente, totalmente devoto alla causa, pronto a sacrificarsi per il bene comune.
Carattere forte, personalità da leader, carismatico e grintoso.
Talvolta troppo tendente alla foga, questo sì.
Si alimenta di tensione agonistica e capita, non di rado, che ne paghi qualche conseguenza a livello disciplinare.
In progressione è devastante.
Ha un bel tiro, soprattutto di destro, ed è bravo anche in acrobazia.
Coordinato e tecnico, calcia con potenza e precisione.
Buon rigorista, ha l’istinto del goleador di razza che però non vive soltanto per la rete.

Oltre a questo, bisogna dire che è folle d’amore -letteralmente- per la sua Nazionale.
Il suo concetto di patria è profondissimo.
Per il Senegal darebbe l’anima.
Ed in qualche occasione lo fa.

Jules Bocandé, Senegal

Quando è al Seraing fa di tutto per beccare un cartellino rosso che gli consenta di tornare in Africa, per una gara di qualificazione alla Coppa d’Africa.
Ci riesce e trascina i suoi ad una inaspettata partecipazione al torneo del 1986, in Egitto, vinto dai padroni di casa.
Quattro anni dopo, in Algeria, guida i suoi fino alle semifinali, dove sono proprio gli algerini ad eliminare i I Leoni della Teranga, andando poi a conquistare la Coppa.
Nel 1992 il Senegal ospita la manifestazione, uscendo ai quarti contro il Camerun.
In una quindicina d’anni Jules Bocandé veste per oltre settanta volte la maglia del Senegal, mettendo a referto una ventina di reti.
Come detto oltre ai freddi numeri, di certo validi, è l’impatto emotivo a far la differenza.

Dopo aver trionfato nella classifica dei marcatori ed aver vinto una Coppa di Lega, per Jules si aprono le porte del grande calcio.
Lo cerca infatti il PSG, che per convincerlo a traslocare nella capitale mette sul piatto un contratto stellare per lui ed un bel po’ di moneta sonante per il Metz.

Molinari, che lo aveva pagato poco meno di un milione di franchi e lo rivende ad oltre dieci, accetta, seppure a malincuore.
Quella cifra non si può rifiutare e per Jules è un ulteriore passo verso la gloria.
Si traferisce a Parigi ricevendo in dono una Porsche bianca decappottabile -con la quale inizia ad esplorare la bella vita-, andando a far parte di una squadra che si è appena laureata campione di Francia per la prima volta nella propria storia e che ha voglia di ripetersi ed aprire un ciclo.
Il tecnico Houllier schiera un attacco fantasmagorico, dove oltre al capocannoniere della stagione precedente (Bocandé, appunto, con 23 gol) può disporre pure del suo vice, il forte Rocheteau (19).
E del vice del vice, lo jugoslavo Halilhodžić (18), prelevato dal Nantes.
Completano il reparto lo sgusciante Xuereb, acquistato dal Lens, l’altro senegalese Simba, ingaggiato dal Versailles, ed il geniale trequartista Susic, anch’egli jugoslavo come Halilhodžić.

Jules Bocandè, al PSG

Le cose, però, non vanno come sperato.
Il Paris Saint-Germain esce subito dalla Coppa dei Campioni, per mano dei modesti cecoslovacchi del MFK Vitkovice.
In Coppa di Francia stessa sorte contro lo Strasburgo, militante in seconda divisione.
In campionato arriva un deludentissimo settimo posto, che non vale nemmeno la qualificazione per le coppe europee.
35 gol in 38 partite, record negativo della sua storia: il flop proviene, incredibilmente, proprio dal suo reparto -in teoria- migliore: l’attacco.

A fine stagione il presidente Borelli è infuriato e, d’accordo col suo allenatore, rivoluziona il roster offensivo del team.
Vengono mandati via quasi tutti.
Bocandé resiste qualche mese, continuando a fornire prestazioni mediocri.
Paga lo scotto del grande club, per quanto il PSG di allora non sia quello odierno, e della pressione che incombe su chi, da poco, si era laureato campione di Francia.
Inoltre viene risucchiato dalle irresistibili notti parigine, con le loro infinite feste che si concludono all’alba.
Umanamente parlando, tutto molto invidiabile.
Dal punto di vista professionale, tutto molto criticabile.
Anni più tardi Jules confesserà che il fallimento di Parigi, oltre al suo atteggiamento non proprio impeccabile, è in gran parte dipeso dall’ostracismo dei compagni, soprattutto di Susic e Rocheteau, che non volevano concorrenti nel cuore dei propri tifosi.
Sia quel che sia, nel calciomercato novembrino del 1987 il nostro viene venduto al Nizza.


Squadra che bazzica il centro classifica e che nei quattro anni in cui il senegalese è uno dei componenti della rosa centra dapprima una salvezza abbastanza tranquilla (1988), poi un sorprendente sesto posto che per poco non apre ai nizzardi le porte dell’Europa (1989), quindi una miracolosa salvezza agli spareggi contro lo Strasburgo (1990) ed infine un quattordicesimo posto che però vene tramutato in retrocessione a tavolino, a causa di problemi finanziari (1991).

Bocandé non brilla particolarmente, dando il suo solito ed onesto contributo ma senza ritrovare i fasti di Metz.
Lega in particolar modo col suo grande amico N’Dioro, che lo ospita per mesi prima che lo raggiunga la sua famiglia, temporaneamente tornata in Africa.
Porta anche la fascia di capitano al braccio, nell’avventura in Costa Azzurra, ma non entra troppe volte nel tabellino dei marcatori.


Il suo contratto è eccessivamente oneroso per poter seguire il Nizza dopo la caduta in seconda divisione.
Il Lens, neopromosso, si fa avanti e trova l’accordo col giocatore.

Una annata tutto sommato nella media, con la squadra che si salva senza alcun patema ed, anzi, si avvicina anche alle zone nobili della classifica.
Jules Bocandé fa il suo, as usual, poi decide di trasferirsi nuovamente in Belgio.


A 34 anni suonati preferisce esibirsi in palcoscenici e contesti meno esigenti.
Inoltre il fisico ha iniziato a dargli chiari segnali di resa.
Firma un contratto annuale con l’Eendracht di Aalst, non troppo lontano da Bruxelles.
Seconda serie, dopo una bruciante retrocessione.
La società prova a risalire, ma non riesce a superare i play-off per la promozione.
Jules gioca poco o nulla, tra infortuni e scelte tecniche.

Decide di fermarsi qui col calcio giocato, alla soglia delle 35 primavere.
D’altronde con una famiglia numerosa (ben cinque figli) ed una moglie desiderosa di passare finalmente più tempo insieme, gli impegni non mancano di certo.

Torna in Senegal e lavora per la federazione locale, che decide nel 1995 di nominarlo CT della Nazionale.
L’avventura non dura molto, ma Jules resta nello staff tecnico dei Leoni.
Apre un negozio di articoli sportivi ed un locale notturno a Ziguinchor, dove si dedica anche all’attività politica.
Per alcuni messi si trasferisce in Gambia, per allenare lo Steve Biko FC, di Bakau.
Poi ritorna in patria, per continuare ad occuparsi delle sue molteplici attività.
Ha in cantiere anche la creazione di una scuola calcio, per trasmettere ai giovanissimi tutte le sue conoscenze e le molteplici esperienze accumulate in carriera.

Jules Bocandé, ultimi anni

Nel 2012 è vittima di un ictus.
Si salva ma ha dolori fortissimi alle gambe e deambula con estrema difficoltà, pure a causa di fastidi di ordine neurologico.

Chiama il suo vecchio amico, il presidente Molinari, e gli chiede un consiglio, datosi che parte della sua famiglia vive proprio nei dintorni di Metz (uno dei suoi figli gioca nelle giovanili del club della Lorena) e lui, dopo tantissimi anni, vorrebbe tornarci a passare del tempo, nella speranza che l’aria di un luogo che ha amato -e che lo ha amato- possa rimetterlo in sesto.
L’altro gli organizza subito una visita nel principale ospedale della città dove, accompagnato dalla moglie, inizia una serie di cure che durano circa due mesi.
Ad un certo punto i sanitari si convincono che è necessario operare, per tentare di rimettere le cose a posto.
La prima operazione evidenzia alcune complicazioni gravi e non va a buon fine.
La seconda, sfortunatamente, si rivela addirittura fatale.

Jules Bocandé abbandona questo mondo a soli 52 anni.
Proprio a Metz, dove ha scritto le più importanti pagine della sua storia da giocatore di club.
Un finale cinematografico con un esito drammatico quanto -ebbene sì- romantico.

In Senegal è considerato ancora oggi un idolo incontrastato.
Amatissimo dalla folla, in maniera viscerale.

Un giorno, ad uno dei suoi figli che gli chiedeva il perché avesse accettato la convocazione in Nazionale nonostante una caviglia a pezzi, rispose:
Tu sei qui, come me, perché esiste il Senegal.
Non dimenticarlo mai
.”


Jules Bocandé: il Re di Metz.
Ed oltre.

V74

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