• 1970

Intenso, struggente, umano.
Semplicemente stupendo.

In un frammento su Youtube l’ho commentato così.
Conciso, semplice, diretto.
Come raramente mi riesce di essere/fare.

“L’amante” è un film del 1970, diretto dall’ottimo Claude Sautet.
La traduzione italiana del titolo non rende merito alla visione e non rispetta la decenza culturale, come nel 99% dei casi.
La nostra storia abbonda di grandi attori, ottimi registi, notevoli sceneggiatori, bravissimi doppiatori e così via.
Sui titolisti, beh, suggerirei di passare oltre.

Sautet mi piace parecchio.
Il precedente “Asfalto che scotta” ed il successivo “Tre amici, le moglie e (affettuosamente) le altre” sono le sue opere che maggiormente apprezzo.
Totalmente differenti tra loro, tra l’altro, a dimostrazione della grande versatilità e dell’indiscutibile talento del Maestro.
Un uomo che ha sempre seguito l’istinto e che non si è mai piegato ad alcun ragionamento di comodo, finendo -e non di rado- per essere osteggiato dalla critica per il suo intransigente incedere che prescindeva dalle mode del periodo.
Il tempo è galantuomo e quando muori diventi un fenomeno, quindi non sorprende affatto notare che oggi Sautet sia considerato alla stregua dei migliori registi francesi.

Michel Piccoli, Lea Massari e Romy Schneider costituiscono un triangolo amoroso di assoluto pregio: in mezzo a due donne di cotanto fascino uno si aspetterebbe un Delon o un Belmondo, come protagonista maschile.
Invece Sautet indovina la scelta schierando al centro della scena un Piccoli superbo come al solito, con la sua sicurezza professionale e la sua insicurezza emotiva inframezzate dalla sigaretta perennemente pendente dalle labbra, a voler rappresentare un vero e proprio nebuloso inno alla normalità più sfrenata.
In fondo qualcosa di normale deve pur esserci, in un tale sconquasso sentimentale.

Cast semplicemente perfetto, non servirebbe specificarlo.

Paul Guimard -scrittore francese ed autore del romanzo Les Choses de la vie che ha ispirato il film- compartecipa alla sceneggiatura, favorendone la scioltezza del passo e la scorrevolezza della narrazione.

Il racconto in flash-back trascina lo spettatore in un viaggio a ritroso nel futuro, splendido ossimoro che denota la sublime cifra stilistica del regista nel presentare la sua arte.

Un melodramma denso, ardente, emozionante.
E strepitosamente umano.

Il tradimento che riesce ad essere descritto con garbo, eleganza, raffinatezza.
Mostrato come un possibile errore di percorso, ma non necessariamente meritevole di condanna.
Un peccato che ci si può concedere, una tantum.
Se è inspirato.
Se è istintivo.
Se è profondo.
Se è.

Sautet pone inoltre l’accento sulla impossibilità di scegliere esattamente cosa sia giusto e cosa no, nella vita.
Lo fa con una magnifica, provocante e provocatoria contrapposizione tra due donne di incredibile fascino e sensualità.

L’incidente automobilistico che fa da sfondo alla storia viene riproposto da varie angolazioni e a differenti velocità.
La stessa vita che scorre con ritmi diversi e che si mostra con punti di vista differenti, a seconda dei casi.
E a seconda del Caso, che spesso decide per noi, fottendosene ampiamente di tutto il resto.

Una fotografia vividissima, un’ambientazione stupenda (si, la Francia vintage mi attizza parecchio), una colonna sonora coinvolgente.

L’amore che parla attraverso la musica, in meno di tre minuti.
Philippe Sarde, un altro che sa il fatto suo.
Qui non aveva nemmeno 22 anni, per la cronaca.

Un sublime regista, un cast perfetto, un ottimo sceneggiatore, un fine compositore, una scenografia di razza, una produzione di livello, una trama eccelsa.
E poi emozioni, ricordi, suggestioni, rievocazioni, tormenti, rimpianti, pentimenti, fantasie, sogni: vi sono tutti gli ingredienti, dicasi tutti, per un grande film.
E lo è.
Anzi: è un grandissimo film.
Si, questo è un grandissimo film.
Con un epilogo che racconta l’Amore con animo sensibile, delicato, nobile.
Che impressiona, per quanto è intriso di veridicità.

Negli anni 90 hanno provato a rifarlo gli americani, con alcune idee non malvagie a contorno ma senza il fuoco dentro di un cinema crudo e passionale.
Risultato: imparagonabile.

Io non mi sposto di un millimetro dagli anni 70, insieme al mio omonimo.

L’amante: 9

V74

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