• Il dentista

Laszlo Boloni

Che storia, quella di Boloni.
Tra i migliori calciatori rumeni degli anni settanta ed ottanta, senza alcun dubbio.
Vincitore di una epica Coppa dei Campioni con la Steaua Bucarest, nel 1986.
Ed interprete irrinunciabile con la casacca della sua Nazionale, per oltre una dozzina di anni.

Uno che, quando non era in campo, indossava il camice e operava come dentista.
Personaggio unico, con una vicenda umana e sportiva che merita di essere raccontata.


Con la macchina del tempo viaggiamo a ritroso, sino agli anni cinquanta.
E ci collochiamo in un territorio che corrisponde all’affascinante regione della Transilvania, più precisamente nel distretto di Mures, ai confini tra la Romania e l’Ungheria, per rifarci alle odierne cartine geografiche.
Siamo in una terra bella quanto combattuta, da sempre al centro di aspri conflitti e lotte sanguinose.
Qui Ilona e Istvan Boloni crescono i propri due pargoli, Istvan junior e Laszlo.
Lei è una casalinga, che si occupa della famiglia e che, nel contempo, accudisce anche il suocero, al quale è stata amputata una gamba e che rappresenta l’ultima testimonianza in vita di una stirpe di origine ungherese devastata dall’azione della Securitate, la Polizia Segreta Rumena.
Istvan senior è invece un contabile, che lavora presso una falegnameria di zona.

Laszlo Joszef Boloni (Ladislau Iosif Boloni, nell’accezione rumena) viene alla luce nel marzo del 1953, in quel di Targu Mures.
Con il parentame vive a Tarnaveni, un paesino che gli ungheresi continuano a chiamare Diciosânmartin, perchè qui ogni cosa finisce, volente o nolente, per assumere una doppia valenza.

Laszlo cresce in un ambiente rurale, dove gli scambi agricoli rappresentano una parte fondamentale del fabbisogno quotidiano degli abitanti della contea.
Un gran bel cortile cementato fa da sfondo alle prime partitelle giocate dal piccolo, che col fratellino si diverte un mondo a correre dietro ad un pallone.
Inoltre il loro papà, nel vicino orto attrezzato per procurare cibo al nucleo familiare, ha costruito un piccolo campetto in terra battuta, ove far divertire anche i figli dei vicini.
Perché il capofamiglia è un grandissimo appassionato di calcio, che organizza anche tornei tra le varie cooperative del luogo.
Ovvero la succitata falegnameria, la vetreria e l’impianto chimico.
Tre poli e diverse compagini a rappresentarli, raccogliendo i migliori talenti del posto.

Laszlo Boloni è di certo il più vivace, del gruppo.
A quattordici anni è il leader della squadra legata all’impianto chimico.
Il padre lo accompagna agli allenamenti ed alle partite, fiero e conscio che il ragazzino, al contrario del fratello che ha preferito dedicarsi all’atletica amatoriale, possiede la stoffa per arrivare in alto.

Pochi mesi più tardi accade però qualcosa che segnerà per sempre la vita del piccolo Boloni.

In un importante match a livello giovanile, con Laszlo che ha tutti gli occhi puntati addosso in vista di una possibile convocazione nella prima squadra locale che milita nelle serie minori rumene, accade che il ragazzino sia in giornata di grazia e segni ben quattro reti, surclassando gli avversari e dominando la scena.
Il padre, che è in tribuna, capisce che il suo sogno inizia a trasformarsi in realtà.
Poi, improvvisamente, si accascia al suolo.
Si tratta di un ictus: i soccorsi giungono rapidamente.
Chi prova inutilmente a rianimarlo nota uno strano sorriso, sulla bocca di Istvan.
Che lotta con la morte per tre giorni, prima di soccombere.
Un suo amico, tempo dopo ed in una visione forse edulcorata dal contesto emotivo che circonda gli eventi, racconterà romanticamente di un padre innamorato di quel ragazzino, dicendosi convinto che egli abbia chiuso gli occhi sorridendo e con la convinzione che l’erede sarebbe arrivato lontano, nel calcio.
Sport che, come detto, Isvan adorava, nel vero senso della parola.


Sia quel che sua, Laszlo, neanche quindicenne, si ritrova senza il suo riferimento principale.
Traballa, come normale che sia.
Vuole abbandonare il calcio ed anche la scuola, mettendosi a lavorare come apprendista in una fabbrica di legname.
La madre, Ilona, lo stoppa.
Tuo padre voleva che tu fossi un bravo studente, sino all’Università, e sognava di vederti giocare a calcio fino al punto più alto che saresti riuscito a raggiungere, con impegno e passione.
Tu non lo deluderai.
Continuerai a studiare e a giocare a pallone.
E lo farai dando il massimo, per te e per la memoria di tuo padre
“, le accorate e decise parole di una donna forte, dolce e tremendamente provata da un’esistenza tosta, ma veramente tosta.
Laszlo Boloni vive giorni di sofferenza ed inquietudine, tocca ribadirlo.

Ha un carattere forte, temprato dagli aventi.
E reagisce con orgoglio, tuffandosi negli studi al liceo e conquistando la maglia di titolare nel Chimica Tarnaveni, che milita nella tersa serie rumena.
In una fase adolescenziale in cui i suoi coetanei al massimo militano nelle categorie giovanili, Laszlo è già il fulcro di una compagine che gioca gare vere, per quanto in un torneo semiprofessionistico.
Centrocampista, con doti tecniche intriganti e con una grinta che esalta chi ne osserva le gesta sul campo: Laszlo Boloni promette parecchio.

Non a caso, dopo un paio di stagioni e manco maggiorenne, firma per il Targu Mures, la più importante società della regione.
Seconda serie rumena, con Boloni che al primo anno contribuisce alla causa riuscendo a portare il suo team nella massima divisione rumena.
Un traguardo storico per una società nata sotto il regime dell’epoca, non dissimilmente dagli altri club del paese, e che ha voglia di stabilizzarsi nelle posizioni di vertice del campionato rumeno.

Laszlo, che nel frattempo ha terminato il liceo e si è iscritto alla Facoltà Universitaria di Medicina e Farmacia, diventa presto un cardine irrinunciabile del Targu.
E, dopo un fugace passaggio nella Under 21, ottiene pure la convocazione nella Nazionale Maggiore della Romania.

Laszlo Boloni - Romania

Vola alto, Lazslo Boloni.
Col padre nel cuore, dedicando a lui ogni traguardo raggiunto.


La Romania del periodo non vive una fase illuminata.
Non riesce a qualificarsi per le fasi finali di Europei e Mondiali e quindi la vetrina internazionale per Boloni resta parzialmente offuscata, per quanto il ragazzo, ormai un imprescindibile pure in Nazionale, se la cavi quasi sempre più che dignitosamente negli incontri amichevoli e nei match di qualificazione.

Per ben quattordici stagioni Laszlo Boloni indossa la casacca del Targu Mures, mettendosi in luce come uno dei migliori calciatori della nazione.
Le società della capitale lo cercano in svariate occasioni, litigando tra di loro su chi debba assicurarsene i servigi.
Salvo optare, infine, per una salomonica conferma del centrocampista nella sua squadra di appartenenza, per la gioia del Targu e della sua gente, entusiasta all’idea di ritrovarselo in rosa e terrorizzata all’ipotesi di poter perdere il beniamino locale.
Quest’ultimo è il condottiero di un club che si attesta tra le prime squadre del torneo rumeno, ottenendo piazzamenti di rilievo e, in un paio di occasioni, lottando addirittura per il primato.
Alcuni di questi piazzamenti valgono al Targu Mures l’accesso alle Coppe Europee, ove l’esperienza dura comunque da Natale a Santo Stefano, non essendoci le potenzialità per poter concorrere in un calcio estremamente competitivo come quello continentale.

Laszlo Boloni - Targu Mures

Agli inizi degli anni ottanta il Targu vive una fase di impoverimento tecnico, con risultati meno esaltanti rispetto al passato.

Nel 1984 la Nazionale Rumena riesce a qualificarsi per i Campionati Europei, che si svolgono in Francia, superando nel proprio girone di qualificazione compagini quali Italia, Svezia e Cecoslovacchia.
Un traguardo importante, dopo anni di buio a livello internazionale.

In Francia i rumeni non brillano.
Esordiscono con un buon pareggio al cospetto della Spagna di Arconada e Gordillo, 1-1, con rete di Boloni per i balcanici.
Quindi perdono con la Germania Ovest (1-2) di Stielike e Rummenigge e col Portogallo (0-1) di Bento e Chalana, venendo eliminati al primo turno della kermesse.

Lazslo Boloni, numero dieci dei suoi, gioca un bel torneo ed attira gli sguardi di parecchi club di livello.
La Federazione Rumena non gli concede il placet per espatriare, anche perché nel frattempo sul calciatore di origini ungheresi è piombata la Steaua di Bucarest, che ne acquisisce il cartellino versando al Targu una cospicua -parametrata all’ambito rumeno, s’intende- somma in denaro e facendo sottoscrivere al calciatore in oggetto un contratto pluriennale.

Si chiude, dopo tanti anni, la storia tra Boloni e la squadra che lo ha cresciuto.
Oltre quattrocento gare a referto, per lui, con la maglia della compagine della Transilvania.

Nella capitale il buon Laszlo sbarca da trentunenne, quindi maturo ed affermato.
Alla sua nuova società non chiede auto di lusso o appartamenti con vista appagante, come molti suoi colleghi.
Piuttosto cerca uno studio medico ove poter operare in coppia col fratello, essendosi entrambi laureati e specializzati nel campo dentistico.
La Steaua acconsente e Boloni unisce l’attività di calciatore a quella di dentista.
Alcuni compagni si affidano a lui, nel momento del bisogno.
E pare che il nostro se la cavi discretamente, anche se tutti concordano che sia più bravo con i piedi in campo che con le mani in studio, ecco.

La Steaua, ambiziosa e forte, interrompe il ciclo vincente della Dinamo Bucarest e torna a vincere il campionato rumeno dopo diversi anni di assenza dalla vetta.
Si ripeterà per un ulteriore triennio, nel quale trionferà pure in Coppa di Romania, in tre occasioni.
Boloni sarà protagonista dei primi tre trionfi in campionato e di due vittorie in coppa nazionale.
Ma, soprattutto, salirà sul tetto d’Europa con la Steaua nel 1986, alzando al cielo nientepopodimeno che la Coppa dei Campioni.
Primo e storico successo per una società dell’est Europa, nella più importante competizione per club a livello continentale.

La Steaua, allenata da Jenei, fa fuori in serie i danesi del Vejle, gli ungheresi della Honved Budapest, i finlandesi del Kuusysi Lahti e i belgi dell’Anderlecht, sfidando in finale gli spagnoli del Barcellona.
Si gioca a Siviglia, quindi gli uomini di Venables partono con un discreto vantaggio a livello di tifo e di atmosfera.
Il match è tatticamente esasperante: gli iberici, favoriti, non riescono a trovare il bandolo della matassa.
I rumeni, solidi e ben organizzati, mirano ai rigori.
Per la prima volta nella storia una finale di Coppa dei Campioni termina 0-0, anche ai supplementari.

Si va ai rigori, per l’appunto, ove i portieri sono i protagonisti.
Urruti, del Barca, para i primi due calciati dagli avversari, salvo arrendersi ai successivi.
Duckadam, della Steaua, ne stoppa ben quattro di fila, salendo in cattedra da numero uno assoluto e regalando il trofeo ai suoi, meritandosi appieno il sempiterno appellativo di “Eroe di Siviglia“.
Che, fondamentalmente, vale pure per tutti i suoi compagni.
Laszlo Boloni in primis.

Laszlo Boloni - Steaua Bucarest

Un trionfo epocale per i rumeni, come detto.
Boloni sbaglia il suo rigore in finale, ma è tra i migliori giocatori del torneo.
Vince anche la Supercoppa Europea, sconfiggendo la Dinamo Kiev del mitico colonnello Lobanovskij (1-0), mentre perde la finale di Coppa Intercontinentale con gli argentini del River Plate (0-1), senza poter scendere in campo a causa di un infortunio.


Laszlo Boloni finisce, come logico che sia, al centro delle attenzioni di molte squadre di vertice.
Non è giovanissimo, eppure corre come un matto e fa la differenza, in patria e non soltanto.
Lo cercano da Germania, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Spagna e Italia, col Verona che prova a prenderlo in coppia col connazionale Balaci, senza esito.
La Steaua nicchia e la Federazione Rumena pure.
Poi, nell’inverno del 1987, entrambe le componenti acconsentono alla partenza del centrocampista verso lidi esteri.

Un po’ tardi, forse.
Boloni, trentacinquenne, non può più attrarre club altisonanti: per una questione di progettualità, soprattutto.
Perché dal punto di vista fisico Laszlo è ancora valido, in realtà.

Poche proposte, per lo più da campionati minori ed esotici.
L’unica offerta un pizzico più decente proviene dal Belgio: il Racing Club di Bruxelles, alla ricerca di una disperata salvezza, cerca rinforzi di qualità ed esperienza.
Boloni si trasferisce nel nord Europa, senza riuscire nell’impresa di mantenere la categoria.

Racing Club Bruxelles

Nel frattempo si chiude la lunga avventura con la Nazionale della Romania: oltre cento presenze (primo a superare la fatidica soglia), di cui parecchie con la fascia di capitano al braccio, con oltre venti reti a corredo.
Una autentica colonna della rappresentativa dei Balcani.


Ma che giocatore è stato Laszlo Boloni?
Beh, un centrocampista con i fiocchi.
Inesauribile motorino di metà campo, con un piede sinistro dotato di rara precisione e di notevole potenza.
Calcia forte dalla distanza, uccellando spesso i portieri avversari.
Si propone con costanza in appoggio ai compagni, organizza la manovra, protegge la difesa e rincula sulla fascia.
Un calciatore veramente completo, in grado di muoversi pressoché ovunque nella zona mediana del campo.
Gioca spesso col numero undici sulle spalle, da incursore di fascia mancina e/o da ala di raccordo.
Non di rado porta anche il numero dieci, per quanto non sia propriamente un fantasista.
Invero sarebbe un otto pieno, volendo considerare la numerazione che fu.
Sa però adattarsi a tutto, da centromediano ad incursore e/o mezzala, finendo per essere un complemento ideale in qualsivoglia compagine di buon livello.
Trascinatore, leader carismatico e silenzioso, uomo squadra per eccellenza.
Fa gruppo, come pochi altri.
Ed avrebbe meritato quantomeno un’occasione in un club attrezzato per vincere, fermo restando che con la Steaua non solo ha vinto, ma ha scritto la Storia con la maiuscola.
Pochi infortuni in carriera, per un giocatore con tanti pregi e pochi difetti.
Un fisico non eccelso, a voler essere pignoli.
Che però non lo limita, con un rendimento continuo e tanta grinta profusa sul manto verde.


Sì, nei match dell’epoca e nei filmati che oggigiorno si trovano sul web è possibile intuire quanto fosse forte, Boloni.
Oddio, intendiamoci: un giocatore lo valuti dal campo, non ci sono discussioni che tengano, a riguardo.
Però in questo caso è davvero palese quanto il rumeno fosse bravo e versatile, nel ruolo.

Sarebbe stato bello ritrovarselo tra i tanti campioni che hanno frequentato il meraviglioso calcio italiano degli anni ottanta.

Tornando a noi: Laszlo Boloni resta in Belgio anche dopo la retrocessione, col Racing Jet che passa a giocare in quel di Wavre e prova a riorganizzarsi dal punto di vista societario.
A metà stagione alcuni problemi economici suggeriscono la cessione di Boloni, tra gli ingaggi più pesanti della rosa.
Il rumeno passa al Creteil, nel nord della Francia, in seconda divisione transalpina, contribuendo alla salvezza del club.
Dodici mesi più tardi un nuovo trasferimento, all’Orleans, sempre in cadetteria francese, dove regala spettacolo sino alla soglia delle quaranta primavere, annunciando il ritiro dall’attività agonistica nel 1992.


Miglior calciatore rumeno nel 1977 e nel 1983, vincitore di una Coppa dei Campioni e di altri trofei di rilievo, Lazslo Boloni è stato uno dei migliori interpreti rumeni nel ruolo di centrocampista.

Dopo aver chiuso col calcio prova ad organizzare uno studio dentistico in Francia, ma il suo titolo universitario ottenuto in Romania è riconosciuto solo parzialmente, oltralpe.
Dovrebbe tornare sui libri e procurarsi una specializzazione.
Non è una passeggiata di salute, soprattutto in età non propriamente scolare.
Prova quindi a metter su una attività di taxi ed auto a noleggio, ma pure qui la burocrazia francese non aiuta.
Servono soldi e contatti, col rischio di disperdere i guadagni di una carriera.
E in Romania, col regime imperante all’epoca, non è che si navigasse nell’oro, calciatori inclusi.

Boloni riflette, poi decide di allenare.
Studia, approfondisce, si mette in gioco.
E si scopre bravo, eh.

Guida il Nancy, con ottimi risultati, prima di sedersi sulla panca della Romania.
Dura poco, quindi passa allo Sporting Lisbona, vincendo molto e lanciando giovani come Cristiano Ronaldo, Quaresma e Hugo Viana.
Nel 2003 torna in Francia, dapprima al Rennes e successivamente al Monaco.
Per il 2007 lo attende un’avventura esotica negli Emirati Arabi Uniti, all’Al-Jazira, prima di un bel biennio allo Standard Liegi, in Belgio.
Più di recente si cimenta su panchine francesi, greche, emiratine, quatariote, saudite e belghe.
Una carriera, da allenatore, impreziosita da parecchi trofei e tanta tigna.
Un tecnico coraggioso, che non ha paura a lanciare giovani e che pretende sempre il massimo dai propri uomini, instillando in essi la proverbiale grinta che il suddetto metteva in campo da giocatore.

Laszlo Boloni

Ad oltre settanta anni di età, con la figlia che abita a Nancy e la madre, ultracentenaria, che è tornata a vivere nell’amata Ungheria, Lazslo Boloni ha rischiato di sedersi sulla panchina rumena, per la seconda volta.
La Federazione gli ha però proposto un contratto a gettone, con una marea di clausole a corredo.
Un segno di scarsa fiducia, che ha portato Boloni a rifiutare la proposta.
Inoltre un docu-film sulla vita di Lazslo, che ne analizza il percorso umano e sportivo accostandolo a posizioni per molti troppo vicine a quelle del nazionalismo spinto ungherese, gli hanno definitivamente chiuso le porte della Nazionale Rumena.

Un peccato, tenendo conto che il mister è bravo e che l’uomo non merita di essere tacciato di un qualcosa che è ben poco attinente con la professione in questione.
Tra l’altro lui non si è mai esposto oltre il lecito, sull’argomento.
E non per timori di reazioni inconsulte o per scomodità della materia.
Semplicemente perché Lazslo Boloni è quello che si sente di essere.

Ho sangue ungherese che mi scorre nelle vene.
Eppure ho indossato la maglia della Romania per anni, con immenso orgoglio e grandissima fierezza.
Determinate polemiche non mi appartengono affatto.
Mi dispiace che abbiano influito nel possibile ritorno sulla panchina rumena, poi non concretizzatosi.
Credo sia il mio rimpianto maggiore, nella carriera di allenatore.
In verità mi sarebbe piaciuto anche lavorare in Inghilterra, con un tipo di calcio che adoro.
Da calciatore avrei voluto misurarmi in campionati d’élite, invece, però ai tempi non era concesso di uscire dalla Romania in età giovanile.

Laszlo boloni

Quando giocava nella Steaua, Boloni si distinse come un elemento imprescindibile di un team che ottenne risultati clamorosi, grazie anche alla presenza di ottimi giocatori quali Belodedici, Lacatus, Balint, Duckadam, Piturca, Bumbescu, Iovan e compagnia bella.
Al di fuori del terreno di gioco seppe farsi amare per la sua umanità e per la sua grande sensibilità umana.
In svariate occasioni mostrò queste doti, come ad esempio quando si spese per settimane cercando di aiutare un padre a completare l’iter burocratico necessario a far trasferire il figlio all’estero, per ricevere cure delicate e costose.
O, in un altro caso, allorquando tramite la sua posizione riuscì ad aiutare un uomo che abbisognava di medicine estremamente costose per il suo pargolo, affetto da una malattia rara.

E chissà quanti altri aneddoti ci sarebbero da raccontare sul personaggio Laszlo Boloni.
Persona squisita, che ha vissuto una vita decisamente movimentata.
Allenatore di ottimo livello, che ha guidato squadre importanti ed ha portato a casa bei risultati.
Calciatore forte, ma veramente forte, che vinto una Coppa dei Campioni che in quel contesto ne valeva altre dieci e che avrebbe fatto comodo a tantissime altre compagini, incluse quelle nostrane.
Una chance nella penisola dorata degli anni ottanta l’avrebbe meritata, eccome.

Regime e politica permettendo, è chiaro.
Quindi si viaggiava non per meriti, ma per capriccio.
Bella merda, vero?

Ma il buon Istvan, dal cielo, avrà sorriso pure di queste miserie umane, oltre che per la gioia di aver visto il suo erede sul tetto d’Europa, tra lanci millimetrici e ferocia agonistica.
Lui, che l’aveva intuito in tempi non sospetti.

Laszlo Boloni: il dentista.

V74

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