• Tecnico ed emozionante…

Al Venerdì l’ultimo spettacolo è solitamente senza caos, per usare un eufemismo, al cinema di zona.

Questa settimana, poi, da record: solo io.

Ci metterei la firma per l’eternità, ma su gentile invito della proprietà rimando la visione al giorno successivo, essendo il film lungo, ed in modo da non creare disagi e lungaggini per una singola unità in sala al termine di una giornata uggiosa ed in una settimana da Diluvio Universale fisso.

Mentre sto per uscire arriva una coppia ed in tre tocca proiettare.

Era destino, evidentemente.

Mi accomodo al solito posto e mi godo un film che -vado subito al punto- mi è piaciuto davvero tanto.

Il genere mi attira, ma stranamente sono poche le opere sul tema che siano riuscite a superare la soglia di decenza.

Qui la scena è sulle spalle di due consumati e bravi attori: Bale ruba l’occhio con una prova sopra le righe per un artista straordinariamente versatile e di gran talento.

Matt Damon non gli cede il passo, tutt’altro, finendo in crescendo con una performance autorevole e perfettamente centrata sul ruolo e sulla macchina da presa.

Il primo perfetto, il secondo toccante.

Le Mans ‘66 – La grande sfida è un film tecnico in alcune fasi, ma anche estremamente emozionante, in grado di colpire, eccitare e spiazzare lo spettatore nonostante tutto sia teoricamente “scontato”, prevedibile, conosciuto.

La storia/trama è infatti ben nota e tralasciando il celebre e rumoroso confronto tra yankees e modenesi, emergono varie sfumature che rendono piacevole la visione, non facendone pesare la lunghezza e, anzi, riuscendo in una impresa che non sempre è usuale, cioè invogliare lo spettatore a non guardare mai l’orologio nonostante siano state ampiamente superate le due ore di proiezione.

Le figure di contorno sono altrettanto meritevoli di gloria cinematografica, la regia regala spesso inquadrature e prospettive fantastiche, la fotografia è super come il budget e quasi tutto il resto.

Probabilmente si poteva tagliare qualcosa, limare qui e lì, accorciare un po’.

O forse no e va bene così.

Dopo diversi titoli di scarso appeal (per me), ho aspettato questo lungometraggio con estrema curiosità.

Ne è valsa la pena perché racconta una storia -vera- di uomini, di corsa, di vita.

E la racconta con garbo, decisione, accuratezza.

Torno a casa con il rimpianto di non avere investito in un bolide per scaricare tutta la rampante adrenalina accumulata, ma il mio amato scooter sopra i 25 orari inizia già a vibrare furiosamente e mi ricorda che ho diversi amici che mi aspettano per la notte, possibilmente ancora vivo.

Sarà per la prossima vita: magari da pilota, perché no.

Oppure da sarta, visto come gira il Mondo.

Piove e Forio è fantastica nel totale silenzio della desolazione novembrina e nell’oscurità della notte.

Cinema naturale.

Le Mans ’66 – La grande sfida: 8,5

V74

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