• il quinto

Mia madre e mia sorella.
Il più importante e delicato tattoo.
Quinto, ma soltanto per le ragioni spiegate nella descrizione del primo.
Invero primo, per motivi che non c’è manco bisogno di spiegare.

Persi mia madre quando non avevo ancora compiuto un anno.
Dopo un paio di giorni sarebbe venuta al mondo mia sorella.
Io ero lì con loro e per mera casualità non le ho seguite nell’aldilà.
Ho respirato tutto l’odore acre di quei maledetti istanti ed ho inalato ogni singola goccia di dolore che era nell’aria.

Mia madre continua ad abitare il cuore di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di viverLa.
Mia sorella invece no.
Lei vive solo dentro di me.
Nessuno pensa mai a Lei, tranne il sottoscritto.
In fondo non era presente, nel senso abituale del termine.
Quindi forse è “normale” che sia così.
Non per me.
No, non per me.

Per me sono entrambe qui, in alcuni gesti e momenti della giornata che ne scandiscono il significato.
Ne parlo poco, tremendamente poco, anche perché parlarne tantissimo non cambierebbe lo stato delle cose.

In altri istanti riesco ad essere più “leggero” ed è come se le sentissi accanto.

Nel tattoo, posto sul cuore, me le immagino da qualche parte, insieme, in attesa di ricongiungerci in un modo che non saprei come definire se non col silenzio assoluto.
Il cuoricino rosso, piccola deroga al nero imperante, rappresenta la mia anima che pulsa e sanguina continuamente per quello che doveva essere e non è stato.
Mostra uno spazio aperto, per chi volesse trovarci rifugio.

Come ho scritto parlando dei miei animali e delle preoccupazioni che tocca affrontare quando si acquisiscono determinate responsabilità, “il troppo pensare porta l’uomo alla tomba”.

In questo caso, l’equilibrio è sottilissimo.
Ed il pensare, quantomeno a volte, riesce a trasformarsi in energia positiva.
Una magia.

Perché si, sarebbe stato bellissimo.
E in fondo, in certi frangenti, sembra che lo sia per davvero.

V74

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