• Capolavoro

Sull’isola, non la mia ma quella deserta, io porterei almeno una cinquantina di CD (il vinile sarebbe obiettivamente scomodo e la pennetta USB è decisamente poco romantica), non certo i classici dieci.

Tra di loro, sicuramente troverei un posticino per questo strepitoso album del 1997, brit-pop in piena fase calda.

I Mansun sono, a mio parere, sottovalutatissimi.

Per meglio dire: gli addetti ai lavori ne riconoscono la qualità artistica, i fans ne apprezzano il talento musicale, la critica ne sottolinea la rilevanza all’interno del movimento musicale in questione.

Ma provate a chiedere in giro, magari ai vostri amici, di farvi qualche nome del periodo e del genere: tranne rari casi non udirete, fidatevi di chi conosce la vita, il nome dei Mansun.

Attack of the Gray Lantern è il loro, devastante, esordio sulla scena.

Non dureranno molto, ma l’intensità dei lavori dati alle stampe è indiscutibile.

AOTGL consta di 12 brani, inclusa una traccia nascosta posta alla fine del disco: nemmeno una, dicasi una, è scarsa.

Per essere precisi: nemmeno una non è un pezzone.

“The Chad Who Loved Me” apre chiarendo subito le idee al fortunato ascoltatore: testo controverso, voci alternate, ritmi altalenanti, chitarre scuotenti, architrave musicale alquanto classicheggiante.

“Mansun’s Only Love Song” mette le tastiere in primo piano e strizza l’occhio al commerciale finendo poi, beffardamente, per dimostrarsi tutt’altro.

La successiva “Taxloss” pare una canzone dei Beatles prodotta, remixata ed eseguita da un manipolo di matti riuniti in un manicomio musicale, come da geniale video ufficiale a corredo.

“You… Who Do You Hate?” è un brillante intermezzo che anticipa uno dei singoli più noti della band, Wide Open Space, un manifesto dei 90 e non solamente per quel che concerne la scena britannica.

Il testo è semplice quanto devastante:

I’m in a wide open space, I’m standing

I’m all alone and staring in to space

It’s always quiet through my ceiling

The roof comes in and crashes in a daze

Quanto cazzo erano forti, questi Mansun…

Uno potrebbe presumere che già basti così o che, al massimo, il brano successivo sia un riempitivo.

Invece in cuffia ti arriva un macigno, alias “Stripper Vicar”, 852 gruppi moderni anticipati con la classe di chi può permettersi di ridicolizzare temi delicati quali la religione ed il potere politico/sociale con una ironia raffinatissima ed un tono seriosamente provocatorio, in perenne bilico tra la perculata pseudo-sermoneggiante e il predicozzo dell’assessore panzone che cerca il voto nel comizio sotto casa.

“Disgusting” è un divertente esercizio bestemmiatorio, in alcuni tratti volutamente teatrale, quasi recitato, con un piacevolissimo accompagnamento sonoro in sottofondo: strambo, eppure perfettamente in tema.

“She Makes My Nose Bleed” invoglia alla danza, così come “Naked Twister” che prende man mano velocità fino a sfondare ogni barriera e prendere possesso dei sensi del circondario, con “Egg Shaped Fred” che prosegue nella gradevolissima opera di penetrazione sensoriale.

“Dark Mavis” introduce con stellare maestosità una altrettanto sfiziosissima ghost track, “An Open Letter To The Lyrical Trainspotter”, la targa di un album meraviglioso, letteralmente irrinunciabile.

Draper e compagni hanno fatto un lavoro sublime e faranno cose egregie anche dopo, quantunque i Mansun restino un gruppo maledettamente sottovalutato, mi ripeto, e, potenzialmente, da ben altra carriera rispetto quella, pur discreta, che il destino ha loro riservato.

Attack of the Grey Lantern vendette anche bene, ai tempi, nonostante la feroce concorrenza di parecchie uscite discografiche di livello nel medesimo frangente storico.

Ma, come detto, non sempre viene considerato come meriterebbe.

Cioè come un capolavoro di una band ispirata, versatile, talentuosa, che ha messo in questo disco una marea di influenze insospettabili, di emozioni profonde, di melodie egregie, di arrangiamenti raffinati, di sinfonie ideali, di sana-insana follia.

E ad ogni riascolto una sicura sorpresa, un nuovo dettaglio, una inedita emozione.

Capolavoro.

Come il suo seguito, Six.

Ma dovendo proprio scegliere, non fosse altro che per rispetto della temporalità, continuerei ad andare sul classico, tra l’altro ristampato di recente per festeggiarne il ventesimo compleanno con ammennicoli vari, bonus tracks, remix, commenti, foto e quello che vi pare.

La sostanza non cambia: viene sull’isola con me.

Questa qui e quella lì, quando sarà.

Mansun – Attack of the Grey Lantern: 9

V74

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