• 2001

Eclettico.
Se dovessi utilizzare un termine per descrivere Marc Moulin credo che il succitato sia quello che si avvicina maggiormente alla personalità di questo artista belga dal multiforme intelletto e dal versatile talento.

Moulin nasce nei dintorni di Bruxelles, agli inizi degli anni quaranta.
Sin da giovanissimo si appassiona alla Musica ed inizia frequentare la vivida scena nordeuropea del periodo.
Presenzia attivamente in diverse bande, o forse sarebbe meglio dire ensemble, ottenendo parecchi successi in patria e non soltanto.
Aksak Maboul, Telex e Placebo (si, omonimi) i nomi dei gruppi più noti ai quali compartecipa.
Si tratta di sperimentazioni che svariano dal jazz al rock, dall’avanguardia al pop e con soventi richiami a generi apparentemente più distanti, per così dire, quali l’elettronica, la new wave o, addirittura, la techno.

Figlio d’arte -il padre è uno storico, la madre una poetessa- ed insaziabile curiosone di natura, Marc si laurea in in scienze politiche ed economiche e nell’arco del tempo si diletta pure nel giornalismo, con risultati più che discreti.
Lavora in TV, in Radio, in Teatro e finanche come produttore, compositore di colonne sonore, scrittore ed altro ancora.

Poliedrico a dir poco, insomma.
Prima di ogni altra cosa, però, Moulin è un tastierista.
Un ottimo tastierista, per essere precisi, tra i migliori della sua generazione.

All’interno dello sconfinato elenco delle sue produzioni spiccano diversi album incisi e firmati in prima persona.
Top Secret, datato 2001, è a parer mio il miglior viatico per approfondirne la complessa figura.

Prima di parlarne mi concedo un introduttivo e rapido salto all’indietro, nell’ormai lontano 1971:

“Ball of Eyes”, lavoro dei primissimi anni settanta, con i già nominati Placebo.
Trattasi di una seducente cover di Inner City Blues, del mitico Marvin Gaye.
Lounge, di quella elegante e raffinata, con una trentina d’anni in anticipo rispetto agli accadimenti.

Marc Moulin inizia da qui il suo percorso verso l’esplorazioni di suoni, la contaminazione di generi, la mescolanza di interessi.

Ama il funk e si vede.
Il soul lo intriga alquanto.
Possiede una spiccata anima jazz che amalgama con un altro migliaio di influenze, quasi tutte degnissime di nota.

Un jazzista pop, verrebbe da definirlo, se non fosse che inquadrare un personaggio talmente variegato è impresa oltremodo ardua.

Top Secret è l’esito di cotanto ardire.
Un esito assolutamente apprezzabile, a parer mio.

Dieci brani, un’ora di relax e di sonorità che armonizzano perfettamente il passato col moderno.

Into The Dark, il singolo principale, è posizionato strategicamente ad inizio della scaletta, per introdurre alla perfezione ciò che man mano andrà dipanandosi su disco.
Un intrigante caleidoscopio di melodie e suoni che spaziano dall’acid jazz al downtempo, dalla bossa nova alla lounge del nuovo millennio, con sprazzi di soul e funk che sono di quanto più fusion ci si possa aspettare da un sessantenne mai sazio di scoprire nuovi orizzonti musicali.

“Tourist”, di Saint Germain, il primo riferimento che viene quasi spontaneo associare all’opera.
Moulin ha però dalla sua una trentina d’anni di esperienza in più sulle spalle, rispetto ai contendenti.
E si sentono, in qualche modo.

What, Organ, It’s To Say, Feet e Tenor i brani che, oltre al singolo di lancio, mi sembrano i migliori del lotto.
I restanti sono comunque all’altezza della compagnia, eh.

Anche il figlio di Marc Moulin, Denis, ha collaborato alla buona riuscita del lavoro paterno, come arrangiatore, insieme a tanti altri notevoli nomi della scena belga e dintorni.

Potrebbe annoiare, perché a lungo andare questa tipologia di sound rischia la monotonia.
Ma la maturità dell’autore schiva il pericolo.

La Blue Note, attirata da un mercato che promette mirabilie, provvede a pubblicizzare il prodotto con astuzia ed efficienza: il traguardo raggiunto di oltre 100.000 copie vendute in tutto il mondo certifica l’egregia riuscita del progetto.

Quest’album evoca in me stupende memorie berlinesi.
Per un periodo, nella capitale tedesca, mi ha deliziato i sensi in quella che era -in particolar modo agli inizi di questo secolo- la città lounge per eccellenza, quantomeno per i miei gusti.

Entertainment e I Am You seguiranno geometricamente (3 album distanziati per triennio in 9 anni) Top Secret, con altrettanti validi motivi per giustificarne l’ascolto e l’acquisto.

Sebbene dotata di una purezza artistica intrinseca, l’operazione emana anche un forte richiamo commerciale, teso a sviluppare un filone che -come si diceva- copre una vasta fetta d’utenza alla ricerca di un sound rilassante e, in taluni casi, a fondere appetiti musicali quanto mai distanti tra di loro eppure in grado di coesistere con apprezzabile continuità tra i solchi del medesimo vinile/CD.

Nel 2008, a pochi mesi di distanza dall’uscita dell’ultimo lavoro discografico, Marc Moulin chiude per sempre i battenti del suo bel negozio di suoni ed arti varie, a causa di un brutto male.
In Belgio è una leggenda: altrove è noto ma, forse, non proprio come meriterebbe.
Tra coloro che hanno apprezzato Moulin in vita -e sono tanti- c’è gente come Herbie Hancock, giusto per fare un nome a caso.
A buon intenditor, poche parole.
Qui da noi, in Italia, non è famosissimo.
Se Vi dovesse capitare di incontrare qualcuno/a che lo conosce, beh, fatevelo amico prima di subito.
Vuol dire che state avendo a che fare con uno/una che sa il fatto suo.
Sottoscritto escluso, ovvio.

Creativo e sfaccettato, il belga ha attraversato i migliori decenni della musica mondiale con passione e con talento.
In un’età in cui i suoi coetanei tendono a godersi la pensione e la fama lui ha voluto mettersi nuovamente in gioco, andando a competere con giovanotti che avevano la metà dei suoi anni ed il doppio delle sue energie fisiche.
Perché se volessimo parlare di quelle mentali, allora sarebbe tutta un’altra storia.
Altroché.

Marc Moulin – Top Secret: 7,5

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