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Mirko Votava

A centrocampo si decidono i destini del Calcio, è cosa nota.

Difese forti, attacchi strepitosi, portieri insuperabili.
Società solide, tecnici all’avanguardia.
Pubblico coeso ed entusiasta.
Tutto giusto.

Ma se in mezzo al campo mancano qualità e quantità, beh, discorriamo del sesso degli angeli.

Miroslav Votava, detto Mirko.
Uno dei miei calciatori preferiti, nella zona nevralgica del campo.

Bundesliga anni 80 e 90: bei tempi.
Bellissimi.
Atmosfere uniche, autentiche battaglie, spiriti indomabili.


Votava nasce nel 1956 nella stupenda Praga, in quella che era la vecchia Cecoslovacchia.
Inizia a giocare a pallone quasi prima di imparare a parlare e si ritrova tra i pulcini del Dukla Praga, gloriosa compagine che in quegli anni domina in patria e giunge sino alle semifinali di Coppa dei Campioni nel 1967, eliminata dagli scozzesi del Celtic, poi vincitori della competizione.

Come tutti i bambini sogna la gloria, ma a cambiare drammaticamente le carte in tavola è la cosiddetta Primavera di Praga, una fase storica di breve durata e di grande intensità che sconvolse gli equilibri interni del paese e contribuì ad una serie di importanti cambiamenti nell’asse sovietico ed orientale.
La famiglia di Miroslav -o per meglio dire Mirko, come da tutti sarà chiamato- decide di allontanarsi momentaneamente dal luogo d’origine ed emigra in Australia.
Un cambiamento epocale, che però dura da Natale a Santo Stefano.
Nostalgia d’Europa.
Tramite un contatto vien fuori la possibilità di stabilirsi in Germania Ovest, non troppo distante da casa e, nel contempo, in una località abbastanza “tranquilla”: Witten, una placida e sfiziosa cittadina della Renania.

Qui, insieme al fratello maggiore Joseph, il giovane Mirco fa praticantato come elettricista e minatore e si diletta nello sport, entrando a far parte del VfL, il club della zona.
Joseph sembra essere il più talentuoso tra i due e viene così adocchiato dal Borussia Dortmund, in quegli anni impegnato a risalire nelle categorie che contano dopo essere sprofondato negli inferi delle serie regionali.
La voglia di rivalsa dei gialloneri è un buon viatico per investire su alcuni prospetti interessanti tra i quali anche Mirko, acquisito per una cifra irrisoria ed inserito subito nella Under 19, dove si mette in mostra ed esordisce nel 1974 in Regionalliga West.
L’annata successiva, in seconda serie, vede il Dortmund arrivare secondo nel proprio girone e poi battere il Norimberga nello spareggio che consegna ai renani la Bundesliga.
Mirko gioca da titolare: da stopper, nella maggior parte delle gare, e da mediano, saltuariamente.
Nel frattempo Joseph viene ceduto al Gottinga, avviandosi ad una mesta carriera nelle serie minori tedesche.
Il fratellino, invece, inizia a carburare alla grande.

Mirko Votava, da giovane

Il BD in quegli anni, come detto, non è tra le società di vertice, in Germania.
Al primo anno dopo la risalita in massima serie sfiora però la qualificazione nelle coppe europee.
Poi per un biennio si assesta a centro-classifica, salvo ritrovarsi nuovamente nelle zone che contano al termine della stagione 1979-80, allorquando un gol del panzer Briegel a pochi istanti dal termine costa ai renani il pareggio nell’ultima partita col Kaiserslautern e permette al Colonia, vittorioso in casa contro il Bayer Uerdingen, di agguantare l’ultima piazza utile alla qualificazione in Coppa Uefa.
Dodici mesi più tardi la sconfitta interna contro il Borussia Mönchengladbach comporta il medesimo esito di cui sopra.

Una doppia delusione mitigata dal meticoloso lavoro di Udo Lattek, in quel momento sulla panca del Dortmund, che porta comunque i suoi frutti con la crescita costante di parecchi elementi ed una mentalità che inizia a diventare pian piano vincente.
E finalmente, evitando l’odioso non c’è due senza tre, il Borussia Dortmund sbarca in Europa, nel 1982.

Votava è tra i beniamini della torcida locale.
Tenace, grintoso, instancabile: un combattente nato, che ha ormai preso pieno possesso del centrocampo e che si impone come uno dei migliori mediani del torneo teutonico.

La convocazione per gli Europei del 1980 è diretta conseguenza di questo percorso di maturità.
Dopo essere stato considerato un apolide, per la situazione di cui si è raccontato all’inizio, nel 1978 riceve la cittadinanza tedesca ed un anno più tardi esordisce in Nazionale in una amichevole contro l’URSS.

Germania Ovest

In Italia, nella kermesse continentale, il C.T. Derwall lo utilizza nella terza gara del girone di qualificazione, contro la Grecia, da subentrante.
La Germania Ovest vince il torneo e Mirko Voatava può fregiarsi così a tutti gli effetti di un titolo di grande fama ed importanza.

Stranamente, nonostante un ottimo rendimento che si manifesterà per parecchi anni a venire, l’avventura di Votava in Nazionale si chiude qui, con un risultato roboante ma con pure solamente cinque presenza in totale.
I tedeschi sono storicamente pregni di bella gente, a metà campo.
La concorrenza non è mai mancata, sia qualitativamente che dal punto di vista della quantità, questo è sicuro.
Sorprende comunque che un elemento come Mirko, bravo in entrambe le fasi di interdizione e costruzione del gioco dal basso, non venga più preso in considerazione dalla Deutsche Fußballnationalmannschaft.

Qualcuno ipotizza che la partenza del calciatore per Madrid, sponda Atletico, abbia spinto i tecnici federali a puntare su elementi altrettanto di valore e che , rispetto al suddetto, militano in compagini autoctone.

Mirko Votava lascia la Ruhr senza trofei per club in bacheca ma con la vetrina europea finalmente raggiunta e con un ambiente che non lo dimenticherà facilmente.

Resterà soprattutto nel cuore del cassiere del Borussia, che con l’assegno di 1.3 milioni di marchi centra una plusvalenza di dimensioni interplanetarie.
Il giocatore, in scadenza di contratto, è attratto da una nuova sfida e deluso dall’intransigente atteggiamento del giovanissimo e rigoroso presidente Rauball, che tratta il rinnovo a cifre ben più basse di quelle guadagnate in precedenza e spinge per monetizzarne la cessione, datosi che all’epoca non era ancora previsto lo svincolo gratuito.

Nella capitale spagnola Votava va a sostituire l’estroso brasiliano Dirceu, ceduto al Verona.
Rispetto al sudamericano Mirko è un calciatore diverso, ovviamente, che inizialmente ha qualche piccola difficoltà di ambientamento proprio per la voglia di mostrarsi funambolico e creativo, ma che poi -una volta ritagliatosi il suo spazio naturale- si dimostra utilissimo alla causa per le sue doti, essendo in grado di cavarsela sia da difensore che da mediano.


L’Atletico richiama dal Betis il tecnico Luis Aragonés, destinato ad una carriera ricca di successi, e conferma il bomber messicano Hugo Sánchez, futura leggenda dei cugini del Real Madrid negli anni a venire.

Votava gioca per un triennio nella penisola iberica, conquistando i suoi tifosi e vincendo una Coppa del Re, al terzo anno.
Due finali di Coppa della Liga perse finiscono anch’esse nel curriculum vitae, unitamente a degli ottimi piazzamenti nella Liga.

Mirko Votava

A fine contratto l’Atletico vorrebbe rinnovare e la moglie di Mirko, che adora il sole della Spagna, pressa il consorte affinché apponga la firma sul documento.
Lui si trova benissimo a Madrid, altroché, ma ha nostalgia di casa -sia di Witten che di Praga- e cede alle lusinghe del Werder Brema.

Giunto alla soglia dei trent’anni Mirko Votava ritorna quindi in Bundesliga.
Il Werder vuole interrompere l’egemonia del Bayern Monaco, che negli ultimi tornei ha conquistato la Deutsche Meisterschale.

Votava arriva in una rosa buona, imperniata su elementi di assoluto valore quali il forte difensore austriaco Bruno Pezzey, il bomber Rudi Völler e il possente airone Frank Neubarth, ma che necessita di alcuni rinforzi mirati e atti a supportare il lavoro del genialoide mister Otto Rehhagel.
Quest’ultimo aveva già allenato Mirko al Dortmund -dove lo aveva trattato bruscamente, ritenendolo ancora acerbo, ma ne aveva intuito le doti- e si reca personalmente a Madrid per convincere il ragazzo ad accettare l’offerta dei tedeschi.

Al primo anno in riva alla Weser soltanto la sfortuna nega ai bianco-verdi la vittoria in Bundesliga: infatti un penalty sbagliato da un fino ad allora impeccabile rigorista (Kutzop) nello scontro diretto a pochi istanti dal termine nella penultima partita frena la corsa degli anseatici, poi inopinatamente sconfitti all’ultima giornata a Stoccarda a sancire, per la differenza reti, il primato finale del solito Bayern, che si riappropria dello “Scudetto” dopo essere ormai entrato nell’ordine di idee di doverlo cedere ai rivali.

Una beffa atroce, mitigata solamente dal forte desiderio di riprovarci subito.
Si riparte, quindi, con alti e bassi ed un torneo non eccelso.
A questo punto Rehhagel, durante il ritiro estivo, si convince che bisogna cambiare registro e puntare maggiormente sul gioco di squadra, con alcuni accorgimenti tattici che possano migliorare l’assetto del team e donare maggiore equilibrio in fase di non possesso.
Salutano due pezzi da novanta come Pezzey, che torna in patria, e Völler, ceduto alla Roma.
Al loro posto si trasferiscono a Brema il grintoso difensore Borowka ed il forte attaccante Riedle.
Viene inoltre sfoltita la rosa, trasferendo nelle serie minori diversi elementi che non hanno trovato spazio negli ultimi mesi.
Il gruppo, coeso e forte, dovrà essere l’arma vincente del Werder.
Il piano del tecnico è evidente: solo lavorando tutti uniti e con fortissime motivazioni sarà possibile scardinare il muro bavarese e andarsi a prendere ciò che un paio di stagioni prima era stato gettato via in modo allucinante.
E funziona, codesto piano.
Eccome.
Il progetto si rivela vincente, in quanto a maggio il Werder vince la Deutsche Meisterschale davanti al Bayern.
Una vittoria storica, la seconda per gli anseatici, ottenuta con merito e tenacia.


Mirko Votava è tra i protagonisti assoluti del tripudio.
Nel suo ruolo, oramai da un bel po’, è un Top.

Nato difensore, ha saputo man mano reinventarsi come centromediano completo, il cosiddetto metodista di sudamericana memoria, capace di agire da baluardo protettivo dinanzi alla retroguardia, da interditore puro, di cavarsela pure da intermedio sia di destra che di sinistra in tutti i moduli che il suo allenatore decide di attuare e, nello stesso tempo, di giostrare da classico mediano della vecchia scuola, che oltre a far legna sa anche far partire l’azione con rapidità e precisione.
Pressa per tre, raddoppia su chiunque, si inserisce spesso nella trequarti a supportare le avanzate offensive delle mezzali, denota una notevole prestanza atletica e mostra una concentrazione feroce che lo rende partecipe al 100% di tutto ciò che accade nel settore nevralgico del campo.
Segna pure qualche gol, inserendosi in attacco con buon tempismo, soprattutto di testa e/o con un buon tiro destro dalla distanza.
Gioca spesso col 6, saltuariamente con il 4 ed in alcune occasioni addirittura col 10, ma in realtà è un numero 8 per antonomasia.
Leader silenzioso, duro e corretto, mai espulso in tutta la sua lunghissima carriera.
Si allena con una serietà inarrivabile, che gli consente di calcare i terreni di gioco di prima serie sino a ben oltre i quarant’anni di età.
Una certa lentezza di gamba, invero non esagerata, è ampiamente compensata dalla velocità di pensiero e da un acume tattico di rara pregevolezza.


Al Weserstadion è un idolo incontrastato ed il gruppo gestito e cementato dalla sapiente mano di Rehhagel raccoglie i frutti di cotanta, ottima semina: bis della vittoria in campionato, manco a dirlo, in volata dinanzi al Bayern Monaco, nel 1993, grazie ai gol del bomber neozelandese Rufer.
DFB-Pokal, la Coppa di Germania, nel 1991 e nel 1994.
Supercoppa Tedesca nel 1988, 1993 e 1994.
E poi la ciliegina sulla torta -e che ciliegina!-, la Coppa delle Coppe vinta nel 1992 sconfiggendo in finale a Lisbona il Monaco di Wenger per 2-0.

Oltre a ciò spiccano anche altri ottimi piazzamenti in Bundesliga, due finali di Coppa di Germania perse (1989, 1990), le semifinali di Coppa Uefa nel 1990 ed i quarti di finale di Coppa dei Campioni nel 1989.

Una squadra forte, insomma.
Con Mirko Votava che da capitano ne guida l’incedere con carattere e slancio.

Werder Brema

Nel 1995 il buon Otto cede alle lusinghe ed alla moneta del Bayern e si trasferisce in Baviera.
Durerà poco, ma saprà presto reinventarsi a dovere altrove.
Il Werder pure rinascerà, ma impiegherà qualche anno.

Il capitano abdica durante la pausa invernale della Bundesliga 1996/97, quando al suo posto viene ingaggiato dall’Aquisgrana il promettente Torsten Frings, che diverrà anch’egli una bandiera del Brema, nonché della Nazionale Tedesca.
Mirko, ormai 41enne, decide di trasferirsi al VfB Oldenburg, in seconda serie, dove la sua infinita esperienza non basta però ad evitare la retrocessione, al termine della stagione.
La società ha problemi di natura economica e spera in un miracolo: ingaggia Frank Ordenewitz, ex compagno di Mirko al Werder, e prova la risalita, che non avviene.
Votava resta fino alla solita pausa invernale, poi chiude definitivamente i battenti con qualche mese in anticipo rispetto al suo 43esimo compleanno.


Detiene per lungo tempo il primato di marcatore più anziano del torneo tedesco, superato soltanto di recente dal cileno Pizarro, sempre del Werder Brema.
Un segno del destino, chi lo sa.
Quasi 550 presenze in Bundesliga, 79 in Coppa di Germania (record assoluto).
Tante vittorie ed un apprezzamento unanime: compagni, avversari, tecnici, tifosi, critica, addetti ai lavori a vario genere.

Tempo fa, nelle mie rivisitazioni del periodo, ho riguardato Werder Brema-Napoli, Coppa Uefa 1989/90.
Un Napoli che schierava Maradona e Zola dietro Careca e che in mezzo al campo disponeva di gente come Crippa, Fusi e De Napoli, tutti nel giro della Nazionale Italiana.
Mirko Votava, in quella gara che peraltro ricordavo a memoria, ha letteralmente annichilito la mediana partenopea, annullato i trequartisti avversari (!!!) e coperto una quarantina di metri di campo in scioltezza.
Un centrocampista veramente completo, dai polmoni infiniti, che dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha allenato lo stesso Oldenburg, dove ha chiuso da calciatore, poi SV Meppen ed Union Berlin.
Successivamente ha lavorato nel Brema occupandosi dei giovani, della seconda squadra, svolgendo alcuni incarichi dirigenziali e, per alcuni periodi, facendo l’osservatore.

Il figlio, Dennis, ha giochicchiato nelle serie minori, dopo aver fatto intravedere doti interessanti in età giovanile.


Mirko Votava è stato il prototipo del calciatore anni 80: baffo ribelle, carattere gioviale nello spogliatoio, battagliero, generoso e concentratissimo nei novanta minuti e passa di gara.
E con una continuità di rendimento spaventosa.

Mirko Votava

Oggi ammette che pur adorando il Calcio e lavorando con esso, ha qualche difficoltà a riconoscerne in coloro che lo praticano ad alti livelli il medesimo ardore e la stessa passione che animavano lui e la maggior parte di quelli della sua generazione.

Grazie arcà, amico mio.
E secondo te saremmo pazzi nostalgici noi che ci divertiamo a rivivere, ricordare, adorare il meraviglioso tempo che fu?

Miroslav “Mirko” Votava: gladiatore.

V74

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