• Metallo elettronicamente gotico

Moonspell – Sin/Pecado

Negli ultimi mesi ho intensificato notevolmente i miei già fervidi ascolti musicali notturni.

Sia per ragioni di attività fisica/moto, sia per lavoro/ispirazione, sia per insonnia/altro ancora.

Uno degli album che ho ritirato fuori dai meandri del passato è questo interessante “Sin/Pecado“, dei portoghesi Moonspell.

Moonspell - Sin/Pecado

Trattasi di un lavoro targato 1998 che al tempo acquistai in quel di Napoli, presso un negozio del settore -discretamente fornito- che sorgeva nei dintorni del porto, vicinissimo al Maschio Angioino.

Oggi mi pare che tratti di telefonia e similari, nulla di nuovo sotto al sole.

Negli ultimi periodi del secolo scorso videro la luce diverse perle musicali e parecchie cose interessanti, in particolar modo nell’anno di gloria 1997 con album epocali quali OK Computer dei Radiohead, Hurban Hymns dei Verve, e tanto altro ancora, ma tanto proprio.

Il 98 fu leggermente meno prolifico, o forse meno qualitativo, ecco, ma con altrettante cosucce degne di nota.

Tra le quali, appunto, questo lavoro di metal gotico-elettronico.

Non amo il metal o, per meglio dire, lo ascolto a sprazzi.

Mooolto a sprazzi.

Mi inizia a garbare se venato di gotico ed inizia ad attrarmi se suonato con parecchia elettronica a corredo, oltre che elettricità naturale.


Sin/Pecado è un progetto innovativo, per i lusitani.

Fino a quel momento hanno all’attivo due album: il primo, Wolfheart, è un esordio metal puro, scuro, ben suonato, che mostra un gruppo già rodato da varie esperienze live e con un sound omogeneo e compatto.

Il successivo Irreligious conferma le buone impressioni iniziali andandole ulteriormente a migliorare, mantenendo uno standard discreto per tutto lo svolgersi del suddetto LP e dimostrandosi inoltre piacevole nelle interpretazioni dal vivo che accompagnano e accompagneranno poi la carriera dei nostri.

Sin/Pecado svolta invece verso l’elettronica, miscela e rimescola, crea e distrugge, strizza pesantemente l’occhio ai Depeche Mode (sarà per questo che…) e flirta sguaiatamente col pop, finendo per non offrire un riferimento sicuro che sia uno e lasciando sia critica che fans col dubbio di trovarsi dinanzi ad un caos involontariamente organizzato piuttosto che ad un tentativo di plagio plurimo per aumentare la platea di seguaci.

In realtà Ribeiro, il suadente e carismatico frontman, è in un periodo di forma Top, pure dal punto di vista creativo, e gli altri suoi sodali non sono affatto meno ispirati di lui.

Tutt’altro.

Omogenei e carichi come schegge impazzite ricche di talento e voglia di spiazzare, i Moonspell si mettono in gioco senza paura, rischiano il culo e vincono la scommessa.

Perché non vi è un pezzo scarso tra tutte le tracce dell’album.

Forse un paio leggermente sotto la media, questo sì, ma tenendo conto del livello generale diventa tutto perdonabile.

Abysmo è clamorosa, per non fare nomi: basti pensare che il mio umile scooter, un modesto 125, con questo pezzo nelle orecchie del guidatore riesce a raggiungere la notevole velocità di 240 km orari, ovviamente in pista.

Let the children cum to me è quanto mai coinvolgente e provocatoria e lo è in una forma tanto geniale quanto profonda.

Magdalene ha un suono epicamente delicato: roba tosta e alquanto rara, da soundtrack cinematica più che da pseudo-metal.

E tutto il resto è altrettanto interessante e meritevole.


Successivamente i Moonspell si cimenteranno in una discografia oltremodo complessa, dimostrando sempre curiosità e capacità di reinventarsi ogni volta in modo diverso e, talvolta, impronosticabile.

Non li ho seguiti con l’attenzione che forse avrebbero meritato, negli ultimi anni.

Me li sono un po’ persi, quantomeno nei lavori recenti e dalla metà del passato decennio in avanti.

Mea culpa, come direbbe Cretu.

Sopperirò, ove possibile.

Intanto continuo a consumare questo Sin/Pecado, particolare sin dal titolo, interpretabile con un singolarissimo doppio senso tra lingua inglese e portoghese.

E con un sound maturo, intrigante, emozionante.

Scritto bene, suonato ottimamente anche dal vivo, prodotto con attenzione ed elaborato con uno stile apprezzabile anche nei particolari grafici.

Liturgico, sensuale, intenso, cerimoniale, tentatore.

Insomma, veramente notevole.

Quando uscì, in molti non gradirono la svolta pop in atto.

Il pubblico metal è genericamente tradizionalista, orientato a legarsi ad un qualcosa di ripetitivo e ridondante, non di rado imitativo e, detto senza peli sulla lingua, pallosissimamente noioso, nella stragrandissima maggioranza dei casi.

Oh, è così.

Si privilegia l’atmosfera e si apprezza la compagnia, oltre che la tradizione, nel senso buono del termine, il tutto sovente a scapito della qualità del prodotto finale.

E dire che lo slogan sottinteso del genere dovrebbe invece inneggiare alla libertà nella sua accezione principale, cioè alla possibilità di creare, di inventare, di sperimentare.

Nei fatti, poi, chi lo fa non sempre viene adeguatamente ricompensato nei numeri di vendita e, soprattutto, negli apprezzamenti e nelle recensioni.

I Moonspell ne erano perfettamente a conoscenza mentre creavano la propria arte e non si fecero influenzare da ciò, come non lo hanno fatto nemmeno successivamente, a quanto mi è capitato di leggere e in base a quello (non molto, ribadisco) che ho avuto modo di ascoltare in periodi più recenti.

Il tempo è galantuomo, anche se a volte fa giri strani e, purtroppo, lunghi.

Nel caso in questione lo è stato, però.

Difatti oggi Sin/Pecado unisce quasi uniformemente critica e pubblico.

E riscuote consensi importanti.

Per chi fosse interessato, i portoghesi saranno in tour per alcuni mesi.

Due le date italiane, a Milano e a Bologna.

Mi farebbe piacere ascoltarli dal vivo.

Ovviamente opterei per una data estera -unendo l’utile musicale al dilettevole della scoperta/riscoperta di viaggio-, magari in una cittadina a misura d’uomo dove probabilmente molti gruppi non si spremerebbero al massimo come nelle capitali, ma dove un team come quello dei Moonspell potrebbe regalare una prestazione intima ed importante per premiare i fans di provincia.

Mi attizzano molto le tappe di Rennes, Anversa ed Hannover.

Moltissimo quella di Nancy, cittadina francese alla quale sono legato per motivazioni random e che mi piacerebbe visitare di nuovo con uno spirito più vivo ed autentico rispetto alla precedente occasione.

Con i Moonspell ci saranno anche gli ellenici Rotting Christ, che sto iniziando a scoprire con la calma dovuta ad un genere che, in alcuni aspetti, trovo abbastanza ostico, come detto.

Non certo per Sin/Pecado, eccezione talmente depechemodiana da poter essere definita familiare, per molti versi.

E dopo una cover di Sacred dei DM, presente nel precedente album dei Moonspell, non poteva essere altrimenti.


Erano nel mio destino, questi ragazzi.

Chissà se lo saranno pure “live”, prima o poi.

Moonspell – Sin/Pecado: 7,5

V74

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