• Boquita

Nestor Sensini

Un giocatore che adoravo, Sensini.
Polivalente, intelligente in campo e fuori, serio, grintoso, generoso, mai domo.
Dotato di un’arguzia tattica infinita: sempre al posto giusto e nel momento giusto.
Una risorsa infinita, che in una rosa di una squadra di calcio è preziosissima.
Oggi varrebbe tanto oro quanto pesa (nel 2026, cioè ancora di più), ma pure ai tempi si trattava di un calciatore straordinario.


La storia inizia nell’ottobre del 1966, allorquando Roberto Nestor Sensini viene alla luce in quel di General Lagos, un paesino alle porte della cittadina di Arroyo Seco ed a breve distanza dalla nota città di Rosario, nella provincia di Santa Fe.
Ci troviamo nella zona nord-orientale dell’Argentina ed il ragazzo è l’erede di una famiglia marchigiana che per motivi di lavoro si è trasferita in loco agli inizi del secolo precedente.
D’altronde in questa regione del paese l’immigrazione europea ha letteralmente “creato” la popolazione odierna, datosi che circa novanta persone su cento hanno origine dal Vecchio Continente, tra coloro che abitano i territori locali.

Nestor è un bambino vivace ed intelligente, che cresce in un ambiente sano e rurale.
Nel Club Libertad, una minuscola società della provincia, inizia a tirare i suoi primi calci a quello che diverrà presto il suo migliore amico: ovvero il pallone.
Un osservatore del Newell’s Old Boys di Rosario, che setaccia la regione alla ricerca di profili interessanti, nota Nestor e lo segnala ai dirigenti delle giovanili del club, che lo sottopongono ad un rapido e proficuo provino.
Sensini entra a far parte di una delle più importanti società della nazione sudamericana.
Per un periodo lo allena anche un giovanissimo Bielsa, che sta iniziando un percorso che lo porterà, successivamente, a guidare pure la Nazionale Albiceleste.


Nestor Sensini non brucia le tappe, ma pian piano entra a far parte della prima squadra, nella quale inizia ad essere titolare quando è già maggiorenne.
Agisce in difesa, da centrale, ma all’occorrenza può ricoprire il ruolo di terzino e, se necessario, anche quello di mediano.
Un vero e proprio jolly, che nel 1988 col suo team sfiora la vittoria della Libertadores, sfumata soltanto all’ultimo atto, dinanzi agli uruguaiani del National di Montevideo.
Insieme a lui in squadra c’è un giovane di nome Batistuta, che ha sostituito un altro nome noto (oggi) al pubblico italiano.
Ossia Balbo, che con Sensini ha da qualche mese vinto il Campionato Argentino.

Newell's Old Boys

Il ragazzo, Nestor, ha stoffa.
Si è capito.
Con appena una ventina di match giocati col suo club di appartenenza riceve la convocazione nella Nazionale Argentina.
Il Commissario tecnico, Bilardo, lo aveva già notato in una selezione giovanile che si era opposta in varie occasioni ai futuri Campioni del Mondo del 1986, in amichevole.
Sensini gioca come un veterano e questa caratteristica non passa inosservata.
Inoltre ha buona forza fisica e parecchia personalità: in uno degli incontri di cui sopra, per far da sparring partner alla rappresentativa maggiore, si becca un’offesa da Maradona per un pallone servitogli in maniera, a suo dire, imprecisa.
Nestor, che stravede per il Dio del calcio, va a recuperare la sfera e la ripassa al suo idolo, restituendo l’offesa poc’anzi ricevuta.
Al che Diego sorride ed incassa divertito l’insolenza del rosarino, che intuisce essere un tipo tosto.


Nestor Sensini, oltre che a Maradona, piace anche a diverse compagini europee.
Boquita“, come lo appellano simpaticamente i compagni per la sua grande bocca, viene ceduto all’Udinese.
Lui, fiero delle origini italiane, è felice.
Ma non ha la più pallida idea di dove si trovi la cittadina friulana.
Corre così a comprare una cartina del Bel Paese per individuare la zona e poi passa in agenzia viaggi, per avere informazioni a riguardo.
Non ne ricava poi molte, poiché Udine non è propriamente una meta turistica d’élite.
Il Friuli è un luogo dove si vive bene e si mangia e beve da paura, come quasi ovunque in Italia.

Nestor Sensini se ne accorge presto.
Sale sull’aereo che lo conduce da noi insieme al succitato Balbo (preso dal River Plate, al quale il Newell’s lo aveva ceduto) ed allo spagnolo Gallego, prelevato dal Real Madrid.
Sono i tre stranieri ai quali è affidato il compito di salvare i neopromossi bianconeri, guidati dal tecnico Mazzia.
L’Udinese ha in rosa anche altri giocatori di valore: Garella, Branca, De Vitis, A. Orlando, Oggi, Lucci, Galparoli.
Certo, non è una squadra straordinaria.
Ma lotta e nel finale, con Marchesi subentrato nel girone di ritorno a Mazzia, sfiora una salvezza che forse avrebbe meritato e che invece sfuma al fotofinish.
Un epilogo sfortunato, per l’Udinese e per Sensini, che gioca un buon torneo ed è il più presente dei suoi in campionato.

Il presidente dei friulani, Pozzo, rifiuta un paio di approcci -provenienti dalla Spagna- per il suo jolly e lo conferma in B, con l’intenzione di attrezzare un team forte e coeso.
I rinforzi non mancano di certo: Pagano, Dell’Anno, Giuliani, Catalano, Susic, Cavallo, Marronaro.
Anche Balbo è confermato.
Ma nonostante le tante reti del bomber argentino e la presenza in rosa di elementi di assoluto valore, ancor di più per la cadetteria, l’Udinese incappa in una stagione travagliata, cambiando vari allenatori e chiudendo in ottava posizione in classifica, pure a causa di una penalizzazione di cinque punti inferta ai bianconeri per un presunto tentativo di combine di una gara del campionato precedente.

In estate la Sampdoria di Boskov, Campione d’Italia in carica, si fa avanti per Sensini.
L’argentino è reduce dal Mondiale di Italia 90, nel quale è giunto sino alla finale con la Germania Ovest, persa per un dubbio rigore -realizzato da Brehme– che ha provocato proprio Sensini, con un presunto fallo sul tedesco Voller.
Nestor, che iniziato da titolare il torneo nella clamorosa sconfitta per 0-1 con il Cameroon, si è trovato poi fuori dalla scelte di Bilardo, salvo essere ripescato in finale, anche a causa di alcune assenze degli argentini guidati da un Maradona che già nella Coppa America di un anno prima, chiusa al terzo posto dall’Albiceleste, ha imparato a fidarsi di Sensini.

Italia 90

Pur non avendo brillato, e con un bel po’ di sfortuna a corredo, il calciatore friulano è comunque uno di sostanza, che Boskov vedrebbe bene nella sua Samp spettacolare quanto pragmatica.
Pozzo, però, è di diverso avviso.
Nestor, sono consapevole che questa è un’occasione enorme, per la tua carriera. Ma noi abbiamo bisogno di te, per tornare in A. Ti prometto che saprò ricompensarti per questa rinuncia ed alla prossima non mancherò di lasciarti partire, dinanzi ad un’offerta adeguata“, le parole del boss friulano.
Sensini, che è un ragazzo educato e serissimo, rispetta il contratto in essere e si rituffa nella stagione 1991-92 col chiaro intento di riportare l’Udinese in massima serie.

E ci riesce, grazie a ai mirati rinforzi bianconeri (Manicone, Mandorlini, Nappi, Contratto, Calori, Rossini) ed agli allenatori Scoglio (prima) e Fedele (poi), che guidano il club al quarto posto finale che vale la serie A.
Sensini gioca perlopiù in mezzo al campo, regalando geometrie ed equilibrio al reparto nevralgico della squadra e riconquistando la categoria che più gli è consona.

Per la nuova stagione viene scelto, come allenatore, Bigon.
La squadra, con qualche novità non proprio di rilievo, arriva a fine stagione col fiatone.
Si salva mediante spareggio, battendo a Bologna -campo neutro- il Brescia di Hagi e Lucescu per 3-1.
Una sofferenza immane per i bianconeri, che festeggiano alla grande lo scampato pericolo.


Retrocederanno dodici mesi più tardi, invero.
Senza il buon Nestor Sensini, passato al Parma nel calciomercato di riparazione novembrino.
Pozzo ha mantenuto la parola data ed ha lasciato partire il suo jolly dinanzi ad una proposta di oltre cinque miliardi e mezzo di lire, oltre al cartellino del fantasista Pizzi.
Pochi mesi prima ci avevano provato sia la Juventus che il Torino, ad assicurarsi i servigi del capitano friulano.
Offrivano cifre inferiori a quelle richieste dall’Udinese, però.
Invece il Parma, con Grun costretto ad operarsi per la rottura del menisco, ha fretta.
E soldi, in abbondanza.

In Emilia il solido Nestor vince la concorrenza del francese Boli (Marsiglia) e del tedesco BInz (Francoforte) e va a sostituire il succitato Grun, giocatore che ha parecchie caratteristiche in comune col rosarino.
Da Udine a Parma è un bel cambiamento d’ambiente.
Città entrambe tranquille, senza dubbio.
Ma il Parma, reduce dalla vittoria della Coppa delle Coppe, lotta per vincere: e Sensini è felice di poter finalmente competere per qualche trofeo.

A ventisette anni di età, nel piano della sua maturazione calcistica, l’argentino sbarca in un club importante, allenato da un bravo tecnico come Nevio Scala e con compagni quali Zola, Asprilla, Minotti, Apolloni, Melli, Brolin, Crippa, A. Di Chiara, Bucci, Benarrivo, Zoratto e Pin, per capirci.
E con cotanta qualità i risultati arrivano, ecco.
Il Parma vince la Supercoppa Europea battendo il Milan di Capello nella doppia finale, col gol al ritorno di Sensini che si rivela fondamentale per la conquista del trofeo, andando a pareggiare la rete di Papin che all’andata aveva dato la vittoria ai rossoneri.
Il raddoppio di Crippa, giunto all’inizio del primo tempo supplementare, consegna il trofeo agli emiliani.
I crociati tornano i finale di Coppa delle Coppe, inoltre.
Stavolta va male, poiché è l’Arsenal ad imporsi per 1-0 ed a vincere la competizione.
In Coppa Italia i ducali si spingono sino alle semifinali, eliminati dalla Sampdoria.
E in campionato?
Beh, il Parma è quinto e consolida la sua posizione ai vertici del calcio italiano.

Sensini è titolare pressoché inamovibile e gioca quasi sempre da difensore centrale, nel modulo 3-5-2 di Scala.
All’occorrenza viene utilizzato pure da centrocampista ed in entrambi ruoli se la cava benissimo.

Nestor Sensini - Parma

Viene convocato per il Mondiale del 1994, in USA, giocando da titolare nell’Argentina guidata da Basile.
I sudamericani partono alla grande, ma la squalifica per doping di Maradona, durante la kermesse, annienta il sogno di ripetere l’impresa del 1986.
La Romania, agli ottavi, vince per 3-2 e rispedisce i ragazzi di Basile in patria.
Nestor è deluso e si rituffa nel campionato italiano con la proverbiale grinta e con tanta voglia di rivalsa.

In estate il Parma si rafforza con Couto, Branca, D. Baggio, Mussi e G Galli, dando l’assalto allo Scudetto.
L’intento è nobile, per quanto il secondo posto alle spalle della Juventus -Campione d’Italia- lo sia altrettanto.
La distanza è abbastanza notevole, in termini di punti.
Però gli emiliani ci sono, eccome.
E lo dimostrano vincendo la Coppa UEFA, superando in finale proprio la Juve di Lippi, nel doppio confronto-
Il duello si ripropone in finale di Coppa Italia, con i bianconeri che stavolta hanno la meglio.

Il Parma è lì, si è capito.
In alto.
Molto in alto.
D’altro canto dispone di una proprietà ricca (col marchio Parmalat alle spalle) e di una società seria e ben organizzata.

Nestor Sensini è protagonista, come nella precedente annata.
Salta alcune gare per infortunio e qualcun’altra per scelta tecnica di Scala, che ha a disposizione una rosa vasta e di qualità e può permettersi di far ruotare i propri uomini, a seconda dello stato di forma dei predetti e delle caratteristiche degli avversari.

Per la stagione 1995-96 il Parma mette le mani nientepopodimeno che sul bulgaro Stoickov, preso dal Barcellona.
Un fuoriclasse, seppur con una testa non sempre incollata al collo.
Con lui arrivano pure altri calciatori, tra i quali Fabio Cannavaro, dal Napoli, Pippo Inzaghi, dal Piacenza, e Brambilla, dalla Reggiana.
Esordisce anche un giovanissimo portiere, che di cognome fa Buffon.
Nonostante le notevolissime premesse l’annata si rivela un mezzo flop.
Il Parma perde la Supercoppa Italiana, con la Juventus.
In Coppa Italia va fuori al primo turno ed in Coppa delle Coppe ai quarti di finale, mente in campionato è sesto, a distanza siderale dalla vetta.

Nesto Sensini è tra i giocatori più utilizzati della rosa e, as usual, si barcamena in svariati ruoli: oramai è un jolly di mestiere, a tutti gli effetti.

Scala lascia la panchina ad Ancelotti, in vista della nuova annata.
Thuram, Chiesa, Crespo, Ze Maria, Bravo e Stanic sono i principali acquisti estivi di una squadra che delude in Coppa UEFA ed in Coppa Italia e fa bene in campionato, seppur con qualche rallentamento, sfiorando uno storico Scudetto.

Credo sia superfluo ribadire che Sensini giochi spesso e bene.
E si ripete nell’annata seguente.
Anzi: segna pure cinque reti, un bottino di riguardo, ed indossa in alcune circostanze la fascia di capitano di un Parma che esordisce in Champions League senza andare troppo lontano, perde terreno in campionato chiudendo al sesto posto e punta tutto sulla Coppa Italia, perdendo in semifinale con il Milan.
Una stagione non trascendentale, insomma.
Ancelotti entra in conflitto con i dirigenti parmensi e saluta la compagnia.

Nestor Sensini, nel giugno del 1998, partecipa al suo terzo Campionato del Mondo.
Passarella, Commissario tecnico dell’Argentina, è il terzo allenatore a fidarsi di lui per la competizione più importante nella carriera di un calciatore.
Un attestato di stima, in triplice copia.
In Francia, dove ha sede la kermesse intercontinentale, l’albiceleste si presenta tra le favorite del torneo.
Vince il proprio girone iniziale, mostrando un bel calcio.
Quindi elimina l’Inghilterra agli ottavi, dopo i calci di rigore.
Ai quarti va invece fuori, al cospetto dell’Olanda.
Nestor Sensini è in campo nella prima gara del torneo e nell’ultima, mentre nel durante subisce un leggero infortunio che lo tiene per un po’ lontano dai giochi.
Tornato in Italia, apprende di essere stato ceduto alla Sampdoria per sette miliardi.
Non gradisce la destinazione e si impunta per restare, forte di un contratto pluriennale in essere.
Il matrimonio con i blucerchiati è destinato a non essere celebrato, dopo il rifiuto di Pozzo a cederlo ai genovesi ai tempi dell’Udinese.
La Samp retrocederà a fine stagione, comunque.
Sensini ci ha visto bene, possiamo dirlo a posteriori.

L’argentino è cercato anche dalla Lazio.
Ci andrebbe a piedi, in questo caso.
Ma Tanzi e Cragnotti, i due patron, si concentrano su affari più complessi e la trattativa non arriva a dama.
Pochi mesi prima Nestor Sensini pareva vicinissimo all’Inter, ma pure in questo caso nulla di fatto.

Trentaduenne, con tre Campionati del Mondo alle spalle e molta esperienza accumulata per anni nel campionato italiano, il rosarino è ritenuto un complemento ideale in una rosa attrezzata per sognare.
Fa gola a molti, ma resta a Parma ed è la scelta giusta.
Insieme a Veron, Fuser e Boghossian e Balbo (lui, sì), nuovi acquisti parmensi, ed al tecnico Malesani, inseguito dalla società ducale da mesi, vince Coppa UEFA (in finale col Marsiglia, 3-0) e Coppa Italia (contro la Fiorentina, 1-1 all’andata a Parma e 2-2 al ritorno in Toscana), chiudendo al quarto posto in campionato.

Annata stratosferica per Sensini, che alza da capitano due trofei.
Il rapporto con Malesani non è idilliaco, va detto.
Però Nestor è un jolly troppo prezioso per essere accantonato in funzione di un’età non verdissima e di idee tattiche non sempre perfettamente coincidenti.


Nestor Sensini- Lazio

In estate il Parma cede Veron alla Lazio.
Cragnotti, su spinta dell’allenatore biancoceleste Eriksson, offre cinque miliardi per Sensini, in aggiunta ai circa sessanta sborsati per il suo connazionale.
Tanzi ne chiede otto: si chiude a sette e Sensini firma un ricco contratto triennale con i capitolini, unendosi ad un team in cui giocano Nedved, Nesta, Mancini, Boksic, Salas, Almeyda, Mihajlović, Simeone, Conceicao, Stankovic, Couto, Lombardo, Favalli, Pancaro, S. Inzaghi, Negro, Ravanelli e altri ancora.
Datemi i sali, che mi sento male.
Mamma mia, che squadra!

Sensini ha trentatré primavere sul groppone, sebbene esteticamente ne mostri almeno il triplo.
Si inserisce immediatamente nel gruppo Laziale, dando il suo immane contributo alla causa da pregiatissimo jolly.
Eriksson lo utilizza saltuariamente da difensore puro e più spesso come mediano, a protezione della difesa e del conterraneo Veron, le cui scorribande offensive accompagnano soventemente quelle di Nedved, Conceicao, Stankovic e Simeone.
Almeyda è forse l’unico che equilibra la situazione, sebbene con caratteristiche differenti da quelle di Nestor.
Ma con tanto ben di Dio a disposizione bisogna ragionare gara per gara e tutti sono utili ed indispensabili, nel contempo.
Il clan argentino è nutrito e qualitativamente e quantitativamente delizioso.

La Lazio diventa Campione d’Italia e Sensini vince finalmente lo Scudetto.
Segna un gol (al Torino) ed accumula ventiquattro gettoni di presenza in campionato.
Con i romani vince anche la Supercoppa Europea edizione 1999, battendo il Manchester di Ferguson (anche se l’argentino è out per uno stiramento), e la Coppa Italia, superando nella doppia finale l’Inter di Lippi.
Ed in Champions League arriva ai quarti di finale, con diversi rimpianti per un esito che sarebbe potuto essere ben diverso, se la sfortuna non ci avesse messo lo zampino.

Grande stagione, a prescindere.
Inizia a sognare il suo quarto Mondiale, Nestor.
La forma c’è, nonostante non sia più un ragazzino.
La mente calcistica è lucidissima e lo spirito, beh, è veramente indomabile.


Perché discorriamo di un giocatore veramente, ma veramente, preziosissimo.
Uno di quelli che se lo hai in rosa rappresenta la fortuna che si materializza in quanto tale.
Difensore centrale: sia stopper che libero che braccetto in un modulo a tre, a seconda delle necessità della squadra.
Pure terzino (maggiormente a sinistra), all’occorrenza.
Stessa storia a centrocampo: mediano, metodista, regista difensivo, incursore.
Può fare tutto, in pratica.
In due reparti su tre del team, peraltro, a dimostrazione di quanto sia importante e decisivo.
Tatticamente intelligentissimo, umile, concentrato, perennemente sul pezzo.
Fa gruppo come pochi altri, accetta le decisioni dell’allenatore con tranquillità e professionalità e dà sempre il fritto, esprimendo una eccellente continuità di rendimento.
Ha inoltre buona tecnica di base e di testa, pur non essendo un colosso, sa farsi valere.
Si inserisce con discreto tempismo in area avversaria e segna diverse reti, in carriera.
Sui contrasti è un autentico portento, deciso ed invalicabile.
Un jolly, uno di quelli che danno lustro alla categoria.
Con ben tre Mondiali alle spalle e col quarto sfumato per mera sfortuna.
Una colonna della sua Nazionale e delle compagini nelle quali ha militato.
Difetti?
Pochi.
Non velocissimo, pure se sopperisce con l’astuzia ed il mestiere.
Si muove in anticipo, leggendo l’azione con qualche centesimo di secondo prima degli altri: e questa è forse la sua caratteristica più degna di nota.
Ad avercene.
Oggi, ieri e domani.


A Roma il sudamericano si trova benissimo.
Ma nel calcio, è risaputo, tutto è in continua ridefinizione.

Nestor Sensini inizia la stagione 2000-01 indossando la maglia biancoceleste e fa in tempo a vincere la Supercoppa Italiana contro l’Inter.
Poi viene ceduto al Parma, nell’ambito di uno scambio con Dino Baggio.
Le due società, che già avevano definito un maxi affare con Crespo venduto alla Lazio e Conceicao ed Almeyda spostatisi in Emilia, oltre a conguagli pesanti che ballonzolano tra le parti, imbastiscono un ulteriore smercio fondato sul desiderio dei romani di acquisire un calciatore valido e giovane e dalla voglia dei parmensi di riavere nelle proprie fila un elemento esperto e che già conosce la piazza.

Nestor Sensini, che sogna il suo quarto Campionato del Mondo, accetta volentieri di tornare a Parma, sia perché la concorrenza per il posto a Roma è decisamente più problematica e sia perché i ducali gli garantiscono integralmente i due anni restanti del ricco triennale firmato dodici mesi prima con la Lazio.

E comunque pure i crociati dispongono di uno squadrone.
Buffon, Thuram, Cannavaro, Amoroso, Fuser, Milosevic, Di Vaio, Lamouchi e Benarrivo, per citarne qualcuno.
Ed il trio “Laziale”, che si inserisce in un contesto importante.
Malesani dura sino a gennaio, con risultati molto altalenanti.
Lo sostituisce Sacchi, che oramai non regge lo stress della panca e lascia subito il posto ad Ulivieri.
Il Parma arriva in finale di Coppa Italia, persa con la Fiorentina, ed esce agli ottavi di Coppa UEFA col PSV Eindhoven.
In campionato è quarto, lontanissimo dalle prime.
Nestor Sensini è utilizzato da riserva per trequarti di stagione, poi gioca da titolare la parte finale del torneo.

Nell’annata seguente il Parma fa cassa con Thuram e Buffon e cambia parecchi giocatori e tre allenatori, vincendo la Coppa Italia contro la Juventus, ma deludendo in campionato ed in Champions League.
Sensini gioca a sprazzi ed intuisce di essere fuori dal progetto tecnico dei gialloblù-
D’altronde, a trentasei anni suonati, non può essere altrimenti.
Per somma di sfortuna un infortunio lo priva della possibilità di essere presente al Mondiale del 2002, che ha luogo in Corea del Sud e Giappone.
Chiude la sua avventura con la Nazionale Argentina vantando una sessantina di gettoni ed un argento alle Olimpiadi del 1996.


Nestor Sensini - Udinese

E dopo il precedente ritorno al Parma si regala un ulteriore revival, accordandosi con l’Udinese.
In Friuli gioca altre quattro stagioni, perlopiù da libero, stabilendo diversi record di longevità e contribuendo ad un periodo importante del club bianconero.
Sesto posto nel 2003, settimo nel 2004 e quarto nel 2005, con Spalletti alla guida tecnica del team.
L’Udinese cambia più giocatori che mutande, ma riesce comunque ad allestire rose adeguate agli obiettivi di inizio stagione.
L’esperienza ed il carisma di Nestor Sensini, leader indiscusso dei friulani, è fondamentale per la crescita del club, che riesce a sognare quello che ai tempi di Zico pareva poter diventare realtà, anche se le cose andarono poi diversamente.

Per l’annata 2005-06 Sensini annuncia il ritiro dal calcio giocato, a fine stagione.
L’Udinese, passata nelle mani di Cosmi, ha un andatura alquanto incostante.
All’inizio del nuovo anno la società decide di esonerare il tecnico e punta su Sensini come allenatore, affiancato dalla vecchia gloria locale Dominissini, in possesso del patentino che l’argentino non ha ancora conseguito.
Una manciata di match, giusto per capire di non essere ancora pronto per questo incarico, e Nestor si dimette, dopo aver già smesso i panni di calciatore per sedersi in panchina.
Dominissini viene esonerato e a guidare i friulani nelle ultime giornate di campionato è Galeone, che riesce a traghettare i suoi all’undicesimo posto in graduatoria ed alle semifinali di Coppa Italia, allorquando sono eliminati dall’Inter, che poi andrà a vincere la competizione.


Nestor Sensini appende gli scarpini al chiodo in maniera stramba, come detto.
Una stupenda carriera con un finale non all’altezza.
Ma negli ultimi anni è stato una colonna di una squadra che in un ambiente tranquillo -e senza pressioni eccessive- ha ottenuto risultati di rilievo.
Tutto ciò non può essere sottaciuto.
E se tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori lo raccontano come un calciatore esemplare e di grande sostanza, beh, un motivo ci sarà.
I tifosi di Parma ed Udinese lo adorano ancora oggi e quelli della Lazio lo ricordano come se avesse giocato dieci stagioni, con la casacca biancoceleste.

In quella annata Sensini fu utilissimo alla causa Laziale ed io, che ho seguito dal vivo quasi tutte le gare, ho potuto apprezzare da vicino l’importanza di questo giocatore, sia per la squadra che -immagino- per lo spogliatoio.

L’argentino , da allenatore, guida Estudiantes, Newell’s, Colon e Atletico Rafaela, in patria.
In Cile allena l’Everton, di recente.
Nel mezzo una esperienza da dirigente, sempre al Newell’s.
Oggi possiede una scuola calcio, a Rosario.
Ed è un nonno felicissimo, datosi che sua figlia Giulia gli ha regalato Antonia, la dolcissima nipotina di cui Nestor e sua moglie Analia – con la quale ha un altro figlio, Federico- sono follemente innamorati.

Torno spesso in Italia, la mia seconda patria.
Ad Udine sono di casa, così come a Parma.
A Roma ho vissuto soltanto per un anno, ma la stagione disputata con la Lazio è stata la più importante della mia carriera.
Indossare la casacca della Nazionale Argentina è stata un’emozione indescrivibile, per uno come me che ha sempre vissuto di passione per il calcio e di attaccamento alle proprie origini.
Ho avuto inoltre la fortuna di giocare accanto a compagni straordinari, nel mio percorso professionale.
Maradona una categoria a parte, rispetto a chiunque altro.
Veron e Zola quelli che mi hanno fatto divertire di più, ma l’elenco sarebbe infinito.
Tra gli allenatori Eriksson ed Ancelotti sapevano gestire meglio il gruppo, con polso fermo e col sorriso stampato sul volto.
Io, come allenatore, ho maturato esperienze in Argentina ed in Cile.
Mi piacerebbe misurarmi nel campionato italiano, da tecnico.
Sarebbe un sogno.
Però se penso di dovermi separare a lungo dalla mia nipotina, Antonia, mi sento male.
Forse sto invecchiando, che dite?

nestor sensini

Gran bel tipo, Sensini.
Bello da vedere -si fa per dire- dal campo, con la sua superba tenacia ed il suo sublime senso tattico.
E notarlo in mezzo a Veron, Nedved, Mancini, Boksic e compagnia, credetemi, è un attestato di grandezza.

Una garanzia, il buon Nestor.
Utilissimo e, probabilmente, quasi indispensabile.

I suoi avi attraversarono l’Oceano per cercare fortuna nel nuovo mondo.
Sensini ha fatto il percorso inverso, per mettersi in gioco nel Vecchio Continente e nel campionato -all’epoca- più bello del pianeta.

Che storia, la sua.
Emozionante.

Nestor Sensini: Boquita.

V74

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *