• Cannoniere

Uno dei miei tanti pupilli.
Rispetto ad altri, un nome meno altisonante.

Nico Claesen è stato un buon attaccante, discretamente prolifico e, dote meritevole di sottolineatura, in grado di fare la differenza nei momenti che contavano.
Il problema, purtroppo per lui, è che non si è quasi mai ritrovato in contesti che ambissero realmente ad arrivare in vetta, nonostante il nostro abbia vestito la maglia di alcuni club che non erano e non sono di secondo piano.

Nel Calcio, come nella vita, bisogna però avere quel pizzico di fortuna che ti permette di essere nel posto giusto al momento opportuno.
Lui in area ci riusciva benissimo: in bacheca meno, datosi che a fine carriera, nel salotto di casa, vi sono una sfilza di ricordi ma pochissimi trofei.

Claesen nasce nel 1962 in una frazione della cittadina di Maasmechelen, Limburgo belga, non distante dal confine con i Paesi Bassi e la Germania.
Il fiume Mosa ne tratteggia i margini e le vecchie miniere la storia.
Qui, nelle Fiandre, il piccolo Nico cresce con la smisurata passione per il pallone.
Il fisico non è particolarmente aitante, tutt’altro.
Però gli regala dinamismo e velocità, sin da giovanissimo.
Frizzante e vivace, Nico si impone subito come uno dei migliori prospetti della sua generazione ed a soli quindici anni è già nel giro della prima squadra del Patro Eisden, proprio a Maasmechelen, che in quegli anni ondeggia tra la seconda e la terza divisione nazionale.
Per Nico, notato da alcuni osservatori durante i tornei giovanili, arriva una buona proposta dal Royal Football Club Seraing, in fase di ricostruzione e voglioso di incamminarsi verso categorie di maggior blasone.
Qui il ragazzo si fermerà per diverse stagioni, iniziando a riempire il bagaglio di esperienza necessario a diventare un vero calciatore e, nel contempo, contribuendo al raggiungimento della prima divisione con la sua squadra.
Nel 1984 un vero e proprio exploit, da parte dell’attaccante, che con ben 27 reti diventa capocannoniere del torneo belga e porta i suoi alla quinta posizione in classifica, ad un centimetro dalla qualificazione per la Coppa Uefa.
Un risultato che non passa inosservato e scatena vari appetiti in società tedesche, olandesi e belghe.
Il Seraing decide di monetizzare dando fiducia al giovane congolese Kabongo, che si è messo in evidenza in alcune gare della stagione precedente e che pur possedendo caratteristiche fisiche e tecniche completamente diverse da quelle di Nico riuscirà a mettere a segno parecchi gol, per quanto il piazzamento finale del team sarà alquanto deludente.

Tornando a Claesen, l’offerta più sostanziosa per lui giunge dallo Stoccarda, appena laureatosi campione di Germania.
Ci provano anche i francesi del PSG, ma Nico segue in tv il torneo tedesco e non è convinto di mettersi in gioco in quello transalpino, che non conosce affatto.
Al tempo stesso la dirigenza parigina manifesta dubbi sul carisma e la personalità del calciatore, ritenuta ancora acerba per imporsi a livello internazionale.
L’affare va quindi in porto con i teutonici, ma le cose per il belga non funzionano come sperato.
La squadra non è affatto male, con elementi del calibro di Klinsmann, Allgöwer, i fratelli Förster, Buchwald, Sigurvinsson.
In Coppa dei Campioni arriva una bruciante eliminazione al primo turno contro i bulgari del Levski Sofia, mentre il campionato termina con un mediocre piazzamento a metà classifica che, nonostante le undici reti in ventisette gare, in fondo un discreto bottino, convince la dirigenza tedesca a cedere la punta belga dopo solamente una stagione in maglia biancorossa.

Lo Standard di Liegi riporta il giocatore in patria dopo poco più di un anno e lui, pur non ripetendo i numeri dell’ultimo torneo giocato nel proprio paese, segna diversi gol decisivi e si mette al servizio del compagno di reparto Czerniatynski.

Il club torna in Coppa Uefa e Claesen deve rifare le valigie, direzione Londra, dove il Tottenham vuole ripetere esattamente il medesimo percorso dello Standard, riaffacciandosi in Europa dopo una stagione avara di soddisfazioni.
Hoddle, Clemence, Waddle, Ardiles: niente male.
Terzo posto finale ed obiettivo centrato, con ottimi piazzamenti nelle coppe nazionali (sfortunata sconfitta ai supplementari in finale nella FA Cup ed eliminazione nel replay in semifinale nella Football League Cup).
Nico Claesen continua a disimpegnarsi decentemente, senza brillare, ancora una volta come attore non protagonista, oscurato dai grandi numeri del bomber Allen.
L’anno dopo va tutto male: il belga, in accordo con la società inglese che ha già ingaggiato Lineker, e dopo parecchie panchine e la prospettiva di farne molte di più, decide di tornare a casa.

L’ Anversa è disposta a pagare quasi la stessa cifra sborsata dai britannici un paio di anni prima e Nico, dopo un esperienza agrodolce, saluta la Regina e sbarca sulla Schelda, dove si ferma fino al 1994 svolgendo il suo solito compito: riportare il club nelle coppe continentali.
La squadra si stabilizza nelle zone alte della classifica e vince anche una Coppa del Belgio.
Nell’annata successiva raggiunge addirittura la finale di Coppa delle Coppe, ma Claesen non partecipa alla cavalcata perché dopo un litigio col suo vulcanico presidente passa in prestito al Germinal Ekeren per dodici mesi.
Qui torna a segnare regolarmente, dopo qualche periodo di appannamento con prima Van Der Linden e poi nuovamente Czerniatynski che si prendono la scena principale nella città dei Sinjoren.
Terminato il prestito Nico torna ad Anversa, ma ha le polveri bagnate e segna come un terzino, solamente due reti in oltre 30 partite.
Un flop che chiude definitivamente l’esperienza con il Royal.

Arrivati a questo punto, due flashback sono necessari.
Il primo riguarda la parentesi in Nazionale di Claesen, iniziata prestissimo con le rappresentative giovanili e poi continuata tra i Diavoli Rossi con esiti più che positivi.
Trentasei presenze e dodici reti nell’arco di un settennato.
Partecipa agli europei del 1984, ai Mondiali del 1986 e a quelli del 1990.
Nelle qualificazioni per gli Europei del 1988 è capocannoniere, ma i suoi non riescono ad ottenere il pass per la fase finale.
Nel 1986, in Messico, è uno degli artefici della magnifica cavalcata belga fino alle semifinali, allorquando è soltanto un immarcabile Maradona a porre fine ai sogni di gloria degli uomini di Guy Thys.

Il secondo fa riferimento alla possibilità di Claesen di militare nel campionato italiano.
In alcune occasioni è mancato poco che la circostanza non si verificasse.
Dopo la prima stagione al Tottenham è l’Empoli a farsi avanti per il giocatore: i toscani dispongono di poco contante e debbono ripiegare sullo iugoslavo Davor Čop, con disastrose conseguenze.
Qualche settimana prima era stato il Torino a fare un sondaggio, poi i piemontesi chiudono per l’austriaco Polster e Claesen resta a Londra, dove litiga con l’allenatore Venables e torna in Belgio, non prima di essere cercato dalla Fiorentina di Sven-Göran Eriksson, che alla fine vira su Borgonovo.
L’ultimo treno, probabilmente, per l’Italia e per il calcio che conta.

Nico Claesen, dopo Anversa, gioca per altre sei stagioni.
K.V. Oostende, Sint-Niklase Sportkring Excelsior e Beringen Football Club, scendendo man mano dalla prima alla quarta divisione, quando alla soglia dei trentotto anni abbandona l’attività.

Una carriera tutto sommato onesta per una punta centrale rapida, capace di esprimere una tecnica pregevole, un ottimo spunto, un discreto fiuto del gol, un tiro teso e preciso (soprattutto di destro) ed una diligente capacità di mettersi a disposizione dei compagni e della squadra.
Di contro, oltre ad una certa fragilità nei contrasti, la tendenza ad eclissarsi se non coinvolto appieno nel progetto tattico e non permeato della fiducia di chi lo circonda: Nico Claesen ha mostrato spesso eccessiva discontinuità per poter ambire a diventare un Campione a tutti gli effetti.

Più tardi si è dedicato al mestiere di allenatore, guidando varie squadre di non grande blasone, con risultati nella norma.

La mia simpatia nei confronti dell’attaccante in questione è nata durante i Mondiali del 1986, quando la favola dei Diavoli Rossi ha rischiato di arrivare fin sul tetto del Mondo.
Sono stato colpito da questo delantero generoso ed abile tecnicamente, un centravanti col fisico di un’ala che molte volte, col proprio movimento e i tanti scatti in profondità al limite del fuorigioco, ha assistito i propri compagni di reparto facendoli rendere al meglio, ed ha tenuto la sua squadra alta nella metà campo avversaria e i difensori rivali sotto pressione.

Parallelamente allo scouting ed all’allenamento negli ultimi anni Nico si è specializzato nell’edilizia e nella compravendita di appartamenti con il fattivo aiuto della consorte, che ha sposato il giorno prima di partire per Stoccarda e che, durante la sua carriera di giocatore, è stata colei che si è occupata di gestirne i contratti.
Lui è ancora oggi il burlone che sia nei ritiri in Nazionale che nelle squadre di club ha sempre tenuto alto il morale dei compagni, con il suo umorismo istintivo e la sua verve incontenibile.

Un ragazzo gioviale, un buon giocatore, uno dei tanti pupilli calcistici degli anni 80/90.
Nico Claesen.

V74

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