- Il Maestro del gol
Oleg Protasov
Bel soprannome, vero?
Suona un po’ troppo altolocato, ma ha un senso.
C’è stato un momento, neanche molto breve, nel quale in Italia si parlava moltissimo di un centravanti russo associato ad una miriade di squadre che poi, puntualmente, finivano per virare su altri obiettivi.
In realtà la situazione non dipendeva dal giocatore e nemmeno dalle società che provavano ad ingaggiarlo.
La Russia, al tempo, non lasciava partire i propri calciatori verso l’estero prima che questi ultimi avessero compiuto i trent’anni di età, tranne rarissimi casi.
Un peccato, perché alcuni di essi avrebbero dato spettacolo pure nel nostro campionato, che negli anni ottanta e novanta era senza alcun dubbio il migliore del mondo.
A patto di riuscire ad ambientarsi, però.
E questo non è affatto scontato.
Procediamo con ordine, comunque.
Il bomber che oggi si muove al centro dei nostri pensieri è Oleh Valerijovyč Protasov, noto universalmente come Oleg Protasov.
Che nasce a Dnipro, all’epoca Unione Sovietica ed oggi Ucraina, nel febbraio del 1964.
La sua famiglia è benestante, col padre e la madre che lavorano come ingegneri.
Il papà, appassionato di sport, lo porta allo stadio del Dnipro, il club locale, quando Oleg ha appena quattro anni.
Un folgorazione, per il piccolo, che si innamora dell’atmosfera e di quei ventidue pazzi in mutande che corrono avanti e indietro sul terreno di gioco.
Tre anni e mezzo più tardi il padre lo accompagna nella scuola calcio del Meteor SC, ben organizzata polisportiva della zona.
Da dove poi passa, un biennio più tardi, proprio al Dnipro, dando il via ad una carriera che si rivelerà oltremodo importante.
Impostato come attaccante, Oleg svolge tutta la trafila giovanile nella compagine biancoblu.
Alto e rapido, sviluppa un fisico longilineo, atletico, potente.
Ed è tosto anche dal punto di vista caratteriale, datosi che il giovane ha personalità e sfrontatezza.
Gioca da attaccante, come detto, ed è in grado di fare sia il centravanti che la seconda punta.

Promette parecchio, questo è sicuro.
E mantiene, eccome.
Nel Dnipro si ferma per sei stagioni.
Dagli inizi degli anni ottanta in poi, dopo una fugace comparsata nella squadra riserve, acquisisce sempre più spazio, conquistando il posto di titolare.
Accumulando circa centocinquanta presenze, e mettendo a segno quasi cento gol con la casacca del Dnipro, il buon Oleg Protasov dimostra di essere un bomber autentico, in grado di fare la differenza nel campionato russo ed anche con la Nazionale, nella quale diventa presto un elemento fondamentale dopo essere velocemente passato dalle rappresentative giovanili.
Oleg col Dnipro esordisce pure in Coppa dei Campioni e vince il campionato sovietico nel 1983 e la Coppa delle Federazioni Sovietiche nel 1986, oltre ad un paio di trofei minori.
Nel 1986 riceve la Scarpa d’Argento come secondo miglior cannoniere dei paesi membri della UEFA, mentre un anno dopo viene eletto miglior calciatore russo della stagione.
Nel 1985 e nel 1987 è capocannoniere del campionato sovietico.
Insomma: segna come un matto, Oleg.
E fa gol anche nella vita, datosi che sposa la sua Natalia soltanto pochi mesi dopo averla incontrata.
Un vero e proprio colpo di fulmine sia per lei, che legge un’intervista del bomber su una rivista sportiva e gli scrive una lettera, che per lui, che replica immediatamente e si bea della altrettanto rapida controreplica della ragazza.
La corrispondenza continua per un po’, poi i due si incontrano a Mosca e non si lasciano più.
Natasha è la figlia dell’allenatore ed ex calciatore (portiere) Evgenij Lemeško, che approva la relazione e dopo poche settimane accompagna la figlia all’altare.
Oleg Protasov, nello stesso periodo, finisce nel mirino di parecchie società importanti.
In Europa lo cercano in tantissimi.
In Italia il suo nome viene accostato a lungo alla Juventus, che tramite la famiglia Agnelli prova a creare dei contatti proficui con il paese d’appartenenza del bomber.
Si parla di accordi commerciali e, ovviamente, sportivi.
La Federazione Sovietica, va ribadito, non lascia partire i propri giocatori per l’estero, quantomeno sin quando non hanno raggiunto un’età in cui poter ricevere l’ok per salire in aereo ed emigrare.
Protasov potrebbe ricevere un permesso speciale, a patto di ottenere risultati di rilievo con la maglia della Nazionale.
Nel Campionato del Mondo del 1986, in Messico, l’Unione Sovietica del mitico Colonnello Lobanovsky schiera gente come Blochin, Belanov, Dasaev, Bubnov, Chivadze, Bal, Rodionov e tanti altri.
I russi vincono il proprio girone preliminare disintegrando l’Ungheria (6-0), pareggiando con la Francia (1-1) e superando il Canada (2-0).
Agli ottavi, al termine di un match assolutamente spettacolare, i sovietici vengono eliminati dal Belgio, che si impone per 4-3 ai tempi supplementari.
Oleg Protasov, che ha contribuito alla grande alla qualificazione dei suoi, gioca solo uno spezzone di gara col Canada, poi resta a guardare i compagni a causa dei postumi di un fastidioso infortunio all’inguine del quale ha sofferto mesi prima.
La vetrina per eccellenza, il Mondiale, abbassa la saracinesca per mera sfortuna.
Il centravanti, conclusa l’esperienza al Dnipro, passa poi alla Dinamo Kiev -del solito Lobanovsky- e partecipa al Campionato Europeo, che si tiene in Germania Ovest e che vede seduto in panca dei sovietici lo stesso tecnico che guida il club di Kiev.
Insieme a Protasov ci sono Zavarov, Belanov, Dasaev, Rats, Bessonov, Lytovchenko (amico fraterno di Oleg, sin dall’infanzia), Demijanenko, Khidiyatullin, Michajličenko, Alejnikov ed altri calciatori di valore.
Il nucleo della Dinamo Kiev è la base, con diverse aggiunte di qualità da altre compagini russe.
O sovietici esordiscono battendo l’Olanda per 1-0, poi impattano per 1-1 con l’Irlanda (Protasov in gol) ed infine superano per 3-1 l’Inghilterra, vincendo il proprio girone.
In semifinale è l’Italia a doversi arrendere agli uomini di Lobanovsky, con un secco 2-0 (la seconda rete è di Oleg) che non ammette repliche.
La finale è tra Unione Sovietica ed Olanda, ma stavolta non va come nella precedente occasione.
Gli olandesi la vincono per 2-0, con reti di Gullit e Van Basten.
Quest’ultimo, che nell’atto conclusivo della kermesse continentale realizza un gol di pregevolissima fattura, è il miglior cannoniere della manifestazione, davanti a Oleg Protasov ed al tedesco Voller.
L’attaccante della Nazionale Russa, che nel 1988 riceve la Scarpa di Bronzo come terzo miglior bomber UEFA, milita nella Dinamo Kiev per tre stagioni: nelle prime due il suo rendimento non è eccelso, ma nella terza ritorna ai suoi livelli e trascina il suo club alla vittoria del campionato, tornando a vincere anche la classifica cannonieri.

Per il giocatore si scatenano nuovamente molte sirene di mercato.
Dalla penisola è la solita Juventus, che con Zavarov e Alejnikov parla già russo da un po’, a farsi sotto, seguita da Fiorentina, Inter, Bologna e, soprattutto, Roma.
I capitolini trovano una bozza d’accordo sia con il bomber -triennale da seicento milioni di lire annui- che con la sua società per l’acquisto del cartellino -otto miliardi, per Oleg Protasov e per il compagno Mykhaylchenko-, sbaragliando la nutrita concorrenza che comprende club tedeschi, francesi, spagnoli ed olandesi.
Peccato che Viola, il presidente romanista, inizi ad avere problemi di liquidità e sia costretto a far saltare l’affare, suo malgrado.
La Federazione Russa promette ad Oleg di liberarlo, a patto di disputare un grande Mondiale in Italia, nel 1990.
Protasov, con l’iconico numero 10 sulle spalle, sbarca nella penisola carico di aspirazioni, sogni, speranze.
Il gruppo russo è solido e coeso e lo staff tecnico è il medesimo da anni, col tecnico che conosce a menadito i suoi giocatori.
L’Unione Sovietica però non brilla: perde all’esordio con la Romania (0-2) e fa il bis con l’Argentina (0-2), nel secondo match del torneo.
Nella terza gara i russi risorgono e superano per 4-0 il Camerun, con gol d’apertura proprio di Protasov.
L’exploit non basta a qualificarsi, purtroppo, ed i sovietici tornano mestamente a casa al primo turno.
Una delusione forte, per Oleg.

Il quale si impunta con la sua Federazione, che dopo la “figuraccia” intercontinentale vorrebbe trattenerlo ancora in patria, e si impone sui propri dirigenti affinché gli concedano il nulla osta per trasferirsi all’estero.
Il problema è che molte società, precedentemente accostate al centravanti, iniziano a porsi dubbi sul reale valore del puntero sovietico.
Il laboratorio Lobanovsky produce materiale umano di indubbio interesse, ma non è facile capire sino a che punto i calciatori dell’est siano in grado di integrarsi in ambienti diversi da quelli ai quali sono stati abituati.
In diversi casi le esperienze di giocatori sovietici nel Vecchio Continente non sono state esaltanti, tutt’altro.
Oleg Protasov è convinto che questo dipenda dalla eccessiva rigidità caratteriale dei russi, non molto propensi al dialogo e poco espansivi, al contrario del suo essere spontaneo ed estroverso.
Dopo alcuni mesi di stallo la Federazione gli concede il permesso di giocare all’estero e Protasov firma con l’Olympiakos di Atene, in Grecia.
A volerlo lì è Blochin, ora allenatore, che crea una piccola enclave russa con Lytovčenko e Savičev.

Per quattro anni Oleg si misura nel campionato ellenico.
Segna abbastanza e vince una Coppa di Grecia ed una Supercoppa, senza però riuscire ad imporsi definitivamente.
Allorquando Blochin saluta la compagnia per Protasov arriva la richiesta del Tolosa, in Francia, tramite la conoscenza del russo con l’ex attaccante Rocheteau che, a sua volta, è in contatto con l’amico Giresse, tecnico dei transalpini.
L’affare pare concluso quando, da un momento all’altro, si blocca.
Oleg resta così ad Atene per la sua ultima annata in terra greca, la peggiore delle quattro trascorse nel paese.
A trent’anni, oramai fuori anche dai giochi con la sua Nazionale -una settantina di gettoni di presenza ed una trentina di reti a corredo- che non esiste praticamente più, la carriera di Protasov pare oramai avviata verso il tramonto.
Centravanti abbastanza atipico, che ama partire da lontano ed aprire spazi nei quali lanciarsi in velocità.
Bravo anche da attaccante di manovra e da seconda punta, essendo tatticamente intelligente e versatile, con buona tecnica e con notevole presenza fisica.
Possiede un ottimo senso della rete, è coordinatissimo (ha praticato pure nuoto, da giovane) ed è bravo a proteggere la sfera ed a far salire la squadra.
Per assurdo potrebbe sembrare un centravanti boa, a vederlo, ed invece in campo si muove come il più smaliziato dei contropiedisti.
Fondamentalmente è un attaccante completo, che però toppa alcune occasioni importanti in carriera e non riesce a dare continuità al suo rendimento al di fuori della patria natia.
Avrebbe dovuto studiare sin da giovane alla scuola italica, contro i più forti difensori del pianeta, e chissà allora cosa sarebbe diventato.
I mezzi c’erano tutti, ma la Cortina di Ferro lo ha tenuto bloccato per anni.
E quando è partito, era già tardi per migliorare.
Un peccato.
Idem anche per l’infortunio che lo penalizza nel Mondiale del 1986: poteva essere una svolta per tutta una serie di ragioni ed incroci di quel preciso momento storico e invece si rivelò un mezzo flop, per il bomber.
Protasov a me comunque piaceva un botto, lo confesso.
Pure il cognome, che suona perentorio e letale, aveva un suo perché.
Il sovietico talvolta mancava di concretezza, ecco.
Ma spesso reggeva l’attacco da solo, con giocate di altissima scuola e gol da leccarsi i baffi.
La sfortuna lo fregò nel Campionato del Mondo del 1986, lo abbiamo detto e scritto: però in Messico c’era e tanto basta, per il sottoscritto.
Anche lui era lì, assolutamente.
Nel Mondiale più divertente di sempre, oh.
Dopo aver messo a referto una presenza con la neonata Nazionale Ucraina, Oleg vola in Giappone per firmare con il Gamba Osaka, raggiungendo l’amico Aleinikov.
Sebbene sia cercato da svariati club europei, comunque non di primissimo piano, il russo opta per una esperienza esotica e munifica, in Estremo Oriente.
Per un biennio è il miglior cannoniere del suo team e tra i giocatori più apprezzati del torneo nipponico.
Si appassiona alla cultura asiatica ed apprende pure qualche parola di giapponese, lui che da giovane si è diplomato in Educazione Fisica ed è appassionato di storia, letteratura e pittura, oltre ad essere un discreto poliglotta, datosi che parla ucraino, russo, greco ed inglese.

Lo staff tecnico del Gamba Osaka vorrebbe confermarlo, ma il presidente del club ha altre idee e lascia scadere il contratto del russo, che è felice comunque di ripresentarsi in Europa, dove si allena per alcuni mesi con lo Ionikos, squadra greca allenata da Blochin.
Non trovando l’accordo, Protasov valuta altre proposte.
Quella migliore gli arriva dal Veria, neopromosso nella prima divisione ellenica.
Firma un biennale e contribuisce al mantenimento della categoria con diversi gol e tanta esperienza messa al servizio dei compagni.
Nel 1994, trentaquattrenne, non viene confermato.
Il Veria va incontro alla retrocessione nella stagione successiva, mentre Oleg Protasov si accorda col Proodeftiki, ancora in massima serie greca, conquistando una tranquilla salvezza a fine torneo.
Non confermato dal Proodeftiki (che ovviamente retrocede in seconda divisione dodici mesi più tardi), Protasov gioca qualche gara col Panelefsiniakos, in quarta serie, potendo così fregiarsi della promozione del club in terza, a fine annata.
Poi nel giugno successivo, con trentasei primavere sul groppone, il russo/sovietico/ucraino appende le scarpe al chiodo ed inizia a lavorare come osservatore, per l’Olympiakos.
Fonda pure una Scuola Calcio a suo nome, per giovanissimi.
Quindi allena Veria, Olympiakos, AEL Limassol, Steaua Bucarest, Dnipro, Kuban Krasnodar, Iraklis, Rostov, Astana, Dinamo Misk, Astra Giurgiu e Aris Salonicco.
Con l’Olympiakos vince un campionato, mentre le altre esperienze in panca risultano essere oltremodo altalenanti.
Nel 2017 lavora come Direttore Tecnico all’interno della Federazione Calcistica Ucraina.
Un ruolo di prestigio, senza dubbio.
Con la sua adorata consorte, che gli ha dato tre eredi (Nikita, Ilya, Daria), vive tra Grecia ed Ucraina.
E chiunque sia passato dagli anni 80 e 90 lo ricorda benissimo, sicuramente..
Come se fosse oggi.
Anzi: è oggi.
Oleg Protasov: il Maestro del gol.
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