- Mister Miliardo
Orazio Sorbello
Qualche anno fa mi è venuto a trovare un amico con il quale non ci vedevamo da una vita, pur abitando relativamente vicini, e con cui abbiamo passato da compagni di banco l’intero periodo delle scuole elementari.
Ricordi meravigliosi, davvero.
Ed una marea di aneddoti divertenti: tra questi ultimi lui, il caro Francesco, ne ha tirato fuori uno che mi ha fatto letteralmente scompisciare dalle risate.
Ovvero la dura reprimenda, invero pregna d’affetto ed ironia, alla quale il padre puntualmente lo sottoponeva ogniqualvolta ci incontravamo all’ingresso del plesso scolastico, io con il mio giornale sottobraccio e lui, Francesco, con in mano una merenda che era quasi il doppio della sua figura.
Il tutto accompagnato dal commento del genitore, a sottolineare la circostanza che ilo scrivente già leggesse una pubblicazione cartacea e l’altro, invece, non fosse altrettanto sveglio e capace, se non a tavola.
Il ragazzo poi si è fatto, eccome.
Sia fisicamente, un colosso che scoppia di salute, che professionalmente parlando.
Non tanto a livello di letteratura, come è facile immaginare: quanto piuttosto nel campo della decorazione e dell’edilizia.
Il sottoscritto, invece, ha seguito altri percorsi.
Ed ha una salute che manco dentro una bara al camposanto.
All’epoca ero un mezzo prodigio, è innegabile: ma era tutta passione per il calcio, null’altro.
Fervida e cieca passione che mi spingeva sin da pargolo a leggere, prendere appunti, attenzionare e vivisezionare ogni minuscolo particolare che riguardava calciatori, stadi, tifoserie, storie.
A Francesco, durante il nostro incontro e sollecitato dal suo sfizioso retroscena che mi riportò alla mente la sublime revocazione infantile di Gaetano (Massimo Troisi, in Ricomincio da tre) quando maledice Angelo, un bambino-genio che viveva accanto a lui e che lo portava ad essere massacrato dal suo genitore a causa del paragone continuo col vicino, pur essendo io ben consapevole di non possedere alcuna dote in tal senso, citai alcuni titoli di giornale che mi erano rimasti impressi nella mente in maniera oltremodo vivida.
Tra di essi, spicca quello della Gazzetta dello Sport che in un tiepido autunno ischitano di parecchi anni fa, mi ritrovai a leggere e che faceva riferimento a “Mister Miliardo”, ovvero Orazio Sorbello.
Un attaccante che per tale cifra stava per cambiare casacca e che, nella mia fanciullesca e fervida immaginazione si trasformò, all’istante, in un immarcabile bomber di serie A, pronto a mettere il sigillo ovunque richiesto.
In realtà le cose andranno diversamente, ma parliamo comunque di un puntero di valore, la cui parabola calcistica merita di essere raccontata e le cui gesta ebbi modo di osservare in svariate occasioni, apprezzandone le qualità da giocatore e le virtù dell’uomo, sempre pronto a mettersi a disposizione dei club nei quali ha militato.
Tutto, quantomeno in questo caso, ha origine nell’estate del 1959, in quel di Acireale.
Siamo nelle vicinanze di Catania, nella splendida Sicilia.
Zone che ho avuto la fortuna ed il piacere di visitare più volte e che porto nel cuore, senza dubbio.
Proprio ad Acireale e nel periodo succitato viene alla luce Orazio Sorbello, protagonista del nostro racconto odierno.
Sole, mare, aria buona e cibo delizioso: un bambino, al netto di qualche immancabile criticità che comunque è presente pure altrove e senza il Paradiso nei dintorni, cresce sicuramente bene in un simile habitat, ancor di più se coccolato da una famiglia attenta e se libero di giocare in spazi aperti e con tanti compagni accanto.
Giocare a pallone, chiaro.
Orazio, che a scuola se la cava e che col cuoio tra i piedi pare fortissimo, ha già scelto la propria strada.
Alto, slanciato e possente, intorno ai dieci anni inizia in alcune piccole società locali a muovere i primi passi, venendo attenzionato presto da un osservatore del settore giovanile dell’Acireale.
Successivamente gioca nella Juniores del Santa Venerina, per poi passare nella medesima categoria del Mascalucia e, poco dopo, nell’Aci Catena, dove esordisce nel campionato di Promozione.
Sempre a due passi da casa, s’intende.
Il giovane ha stoffa e l’Acireale è nel suo destino: il club acese lo segue per un po’, quindi lo inserisce nella propria squadra, che milita in serie D.
Gioca un paio di stagioni con la casacca granata, segnando una decina di reti e mettendosi in evidenza come punta di grande movimento ed anche abbastanza prolifica, tenendo conto che della giovanissima età e della ancor poca esperienza.
Nella seconda annata ad Acireale, con la compagine sicula che si spinge nei pressi dalla zona promozione, Orazio Sorbello gioca un gran match in quel di Napoli, contro il Campania, ovvero una delle due compagini che a fine stagione saranno promosse in serie C.
Il D.S. dei partenopei, Franceschini, rimane molto colpito dalle doti del calciatore avversario, tanto da appuntarsene il nome sul taccuino e sferrare l’assalto decisivo nel momento in cui la società del quartiere Ponticelli è oramai certa del salto di categoria.
I campani sono in rapida ed innegabile ascesa, avendo ottenuto quattro promozioni nel giro di sei anni, passando dalla Prima Categoria regionale alla C1 nazionale.
Il presidente dei biancorossi, Morra Greco, è un dirigente visionario e competente.
Lavora come dentista e nel tempo libero vive il calcio in maniera maniacale.
Si fida ciecamente del suo Direttore Sportivo e chiude velocemente la trattativa con l’Acireale, acquisendo il cartellino di Sorbello.

Orazio festeggia i suoi ventuno anni di età preparando le valigie per la Campania e per il Campania.
Saluta la famiglia e si sposta in un’altra regione dove sole, mare, aria buona e cibo delizioso non mancano di certo: tutt’altro, direi.
Se dal punto di vista ambientale il salto non è a perdere, si può tranquillamente affermare che anche calcisticamente parlando le cose si mettono bene, per il nostro.
Perché il Campania ha una rosa solida e coesa, abituata a lottare per vincere e forgiata alle battaglie dei duri campi della D.
In C serve aggiungere qualità e i due acquisti più importanti della società napoletana vanno proprio in questa direzione: Sorbello, per l’appunto, ed Arena, velocissima e grintosa punta prelevata dal Formia e detta “Freccia del Sud” per sottolinearne, non a caso, l’abilità se lanciata in campo aperto.
Arena e Sorbello trovano immediatamente l’intesa, con l’allenatore D’Alessio Monte che piazza il bravo libero Costa -altro nuovo arrivo, dal Savoia- alle spalle dei difensori e prova a ridurre al minimo i rischi nel reparto arretrato.
Davanti, oltre al duo prescelto e summenzionato, si aggiungono le reti del difensore-goleador Carrannante ed ecco che il Campania vince, meritatamente, il proprio girone di C2, sbarcando in C1 col miglior attacco del torneo.
Ancora una volta gli uomini del presidente Greco non deludono le aspettative e piazzano un colpaccio da novanta.
In una terra che ancora soffre il boato e le conseguenze del fortissimo terremoto del novembre del 1980, che ha devastato corpi ed anime, il calcio aiuta ad andare avanti, con le sue stupide distrazioni ma anche con la sua dirompente capacità di accumunare menti e cuori, all’unisono, per una maglia, per un simbolo, per un ideale, per un sogno.
Il sogno di Morra è di sfidare, un giorno, il Napoli.
Nella prima stagione in terza serie la squadra si comporta bene, rinforzata da elementi di valore come Massa (ex Lazio, Inter, Napoli ed Avellino), Bet (ex Inter, Roma, Verona e Milan), Nobile e Giansanti, tra gli altri.
Sorbello, miglior cannoniere dei suoi, segna dodici reti e contribuisce notevolmente al settimo posto finale in graduatoria del team.
Il siciliano inizia a far parlare di sé e riceve un paio di richieste da ambiziose società di C1.
Greco le rispedisce al mittente ed ingaggia Sereni come allenatore, puntellando ulteriormente la rosa della squadra con Negrisolo (ex Sampdoria, Roma e Verona) ed altri innesti che portano il Campania a lottare nientepopodimeno che per la serie B.
Lo stadio di Ponticelli, piccolo e caldo, nonostante alcuni lavori di ampliamento ed ammodernamento non viene ritenuto adeguato per una capienza importante, ragion per cui il Campania trasloca al San Paolo ed al Collana di Napoli, col suo pubblico che aumenta gara dopo gara e spinge i propri beniamini sino al vertice della classifica.
Sorbello si ripete, realizzando gol che pesano tonnellate e guidando i compagni al primo posto al termine del girone d’andata.
Campioni d’inverno, quindi.
Ma i biancorossi si fermano proprio nel momento più bello, pareggiando nel finale con Ternana e Siena, entrambe in lotta per non retrocedere, e facendosi scavalcare in graduatoria da Empoli e Pescara, promosse in cadetteria.
Il Taranto, anch’egli in lotta per la promozione, imita il Campania e si suicida ad un metro dal traguardo.
La vittoria con il Livorno, che peraltro condanna i toscani alla retrocessione per la peggiore classifica avulsa rispetto proprio a Siena e Ternana, non basta a sovvertire l’atroce destino dei campani, vicinissimi al sogno e, purtroppo, crollati ad un passo dalla tanto agognata meta.
Il boss dei biancorossi, Morra, è delusissimo.
Ma non è tipo da arrendersi facilmente.
Ingaggia Montefusco come tecnico e rivoluziona il roster del Campania: acquista De Vitis, Foscarini, Marigo, Orazi ed altri prospetti più giovani, cedendo buona parte della vecchia guardia che tanto bene aveva fatto negli anni precedenti in quel di Ponticelli.
Ma è nel novembre dell’anno prima, durante il calciomercato autunnale, che compie il suo capolavoro, alias ciò che origina il sottotitolo del racconto odierno.
Difatti Morra, che si trova in un hotel di Milano per chiudere un paio di affari minori, viene avvicinato dal patron dell’Avellino, che gioca in serie A, il quale gli propone un miliardo di lire e la comproprietà della promettente punta Carnevale (proprio lui, il futuro attaccante della Nazionale) in cambio del cartellino di Orazio Sorbello.
Pagamento in due rate da cinquecento milioni di lire l’una, entro i sei mesi dalla firma.
Il massimo dirigente del Campania traballa, quindi crolla ed accetta la cospicua proposta.
La Gazzetta dello Sport, avuta la notizia, prepara il titolo per il giorno dopo e Sorbello diventa Mister Miliardo: la settimana successiva avrebbe sfidato la Juventus di Platini, Zoff, Paolo Rossi e Scirea.
Da non credere, per un giocatore che in quel momento è in C e si prepara per andare a battagliare sui polverosi campi del sud.
Sibilia e Morra si danno appuntamento a Milanofiori, un paio d’ore più tardi, per ratificare ufficialmente in Lega tutto l’affare.
Il presidente dell’Avellino sale quindi sul taxi che lo porta a destinazione.
Morra scambia due parole con un amico, sorseggia un caffè e chiama anche lui un taxi.
All’arrivo dell’auto gialla entra al suo interno e si fa condurre all’aeroporto, dove prende un aereo per Napoli.
All’arrivo chiama Sibilia e gli spiega, scusandosi per l’accaduto e ringraziando per l’offerta che al mattino dopo genererà l’ormai già obsoleto titolo della rosea, che non se la sente di cedere il suo centravanti.
Significherebbe, per lui, rinunciare al sogno.
Vuole giocarsela ancora, almeno sino al termine del campionato in corso.
Purtroppo non va come sperato e, pur con i nuovi arrivi di cui sopra, va ancora peggio l’anno dopo.
Sorbello segna i suoi oramai abituali dodici gol, però il Campania, affidato successivamente a Nedi, non trova la quadra e rischia di retrocedere, salvandosi per un solo punto dalla caduta in C2.
Morra ci rirpoverà per qualche anno, senza esito.
Poi la “Favola del Campania” si concluderà a metà degli anni ottanta circa, con una crisi economica ed un cambio di proprietà e denominazione.
Resta un’avventura straordinaria, fatta di numeri d’autore e personaggi indimenticabili.
E Mister Miliardo?
Beh, le strade col Campania si dividono, giocoforza, nell’estate del 1984.
Pierpaolo Marino, Direttore Generale dell’Avellino, cioè colui che aveva auspicato il suo acquisto alcuni mesi or sono, sta trasferendosi al Napoli del nuovo arrivo Maradona ed è in altri progetti affaccendato.
Lo stesso Avellino ha altre idee per la testa.
Ma le offerte per Sorbello non mancano di certo.
Mezza B e trequarti della C1 sono su di lui.
Per la terza serie costa troppo, tra cartellino ed ingaggio.
In cadetteria si può fare, anche se la folla spinge senza voler spendere troppo.
Al miliardo non si ritorna, però comunque il Padova, ossia la società che ingaggia Orazio Sorbello, comunque deve sborsare bei quattrini per farlo salire al nord ed accaparrarsi la comproprietà della punta acese.
In Veneto il nostro trova Rambone come allenatore ed una squadra forte, che nel precedente torneo di B si è comportata bene, chiudendo da quinta.
Il Padova ha ambizioni da primato, insomma.
D’altro canto i calciatori di valore non mancano di certo: Pradella, Valigi, Da Re, Sorbi, Benevelli, Fellet, Fanesi, Baroni ed altri ancora.
Una buona squadra, con un attacco ben assortito e che promette faville.
Perché Sorbello, per quanto sia all’esordio in B, è un attaccante dal rendimento sicuro.
E Pradella, di poco più giovane del compagno di reparto ma già buon conoscitore della cadetteria, non è da meno.
I due realizzano sette reti a testa: un bottino non eccelso in una compagine che fa fatica a segnare e subisce una caterva di reti.
Nonostante ciò i patavini riescono ad evitare la C, quantomeno sul campo.
In quanto poco dopo scoppia il “Caso Padova”, inerente la gara trai veneti ed il Taranto: la successiva inchiesta appura una serie di accordi stipulati tra tesserati delle due società per truccare la partita.
Il Padova viene quindi declassato dalla Giustizia Sportiva e finisce, suo malgrado, in terza serie.
Orazio Sorbello non segue gli euganei in C: bensì firma un biennale col Palermo, che ne rileva la comproprietà sia dal Padova che dal Campania, acquisendo in toto i diritti alle prestazioni sportive del siciliano.
I rosanero, appena promossi in B, allestiscono una buona rosa per la cadetteria, con elementi come De Biasi, Barone, Pallanch, Piga, Majo, Paleari, Di Stefano, Falcetta, Ranieri, Pellegrini, Cecilli, Ronco, Bigliardi, Guerini, Benedetti.
Molta quantità ed anche discreta qualità, ecco.
L’allenatore Angelillo lascia presto il posto al collega Veneranda, che seppur con qualche patema riesce a traghettare le aquile verso una sofferta quanto apprezzata salvezza.

Orazio Sorbello segna una decina di gol, miglior realizzatore dei siculi.
Festeggia il mantenimento della categoria e si appresta a disputare la seconda annata prevista dal suo contratto con i rosaneri.
Ma nel contempo sorgono alcuni problemi.
E non di poco conto, purtroppo.
Innanzitutto scoppia il cosiddetto Totonero-bis, uno scandalo di notevoli dimensioni relativo ad alcune partite truccate.
Parecchie società ed una marea di giocatori sono coinvolti.
Il Palermo riceve cinque punti di penalità da scontare nel torneo successivo ed alcuni suoi giocatori e dirigenti si beccano pene di varia entità.
Sorbello se la cava con un mese di inibizione, per omessa denuncia.
Come se non bastasse, il Palermo vede iniziare ad acuirsi tutta una serie di problematiche societarie, invero già presenti da mesi, che unite al caos del processo per il Totonero complicano i piani e, in breve, portano i rosanero al fallimento.
Una autentica tragedia sportiva, non c’è molto da aggiungere.
Orazio Sorbello si ritrova quindi svincolato.
Prima di chiudere i battenti il Palermo aveva provato ad offrire il suo cartellino a diverse squadre, per recuperare fondi e provare a salvare il salvabile.
L’Ascoli (A) ed il Messina (B) ci avevano fatto un pensierino, ma i tempi troppo ristretti per chiudere l’affare prima che la burocrazia potesse dare il via libera agli introiti nelle casse palermitane avevano fatto saltare le trattative.
Il tentativo, come detto, non ha comunque prodotto risultati apprezzabili.
Naturalmente la condizione di svincolato comporta un aumento sconsiderato di offerte per l’attaccante di Acireale: mezza serie B chiama il ragazzo che, non avendo un procuratore, può decidere in solitaria quale opzione rappresenti per lui la scelta migliore.
Il club che lo cerca con maggiore insistenza è la Lazio e l’acese non disdegna affatto l’idea di trasferirsi nella capitale ed in una società con una storia importante alle spalle.
I romani, sempre per lo scandalo scommesse, partono penalizzati di nove punti.
Non sono pochi, nell’era dei due punti per la vittoria.
Orazio non è tipo da scomporsi ed ama le sfide: la Lazio però tentenna e per ragioni tattiche si orienta su altri profili di attaccante.
A farsi sotto per Sorbello è a questo punto l’Udinese, che gioca in serie A.
Ottima prospettiva per il bomber siciliano, con l’incredibile coincidenza che pure i friulani partono penalizzati, sebbene di cinque punti, per il medesimo processo sportivo nel quale sono incorsi il Palermo e la Lazio.
Parrebbe una maledizione.
In realtà il problema principale è che l’Udinese cerca una punta di scorta da inserire in rosa alle spalle di Graziani e Bertoni, entrando in concorrenza anche con Zanone.
Troppo caos, per uno come Sorbello che ha voglia di giocare e che non ama guardare i compagni dalla panchina.
Per la stessa ragione Orazio aveva detto no al Torino (A), mesi prima, che aveva pensato a lui per acquisirne il cartellino e poi girarlo al Pisa (A), in cambio di Kieft.
L’olandese finirà ugualmente sotto la Mole, ma in un affare che coinvolgerà altri giocatori.
Perché l’acese, che pure inizialmente aveva accettato la destinazione toscana, non vuole fare da tappezzeria.
L’Udinese quindi va a Cagliari ed acquista Branca, con Orazio Sorbello che attende il termine della sua squalifica, sfoglia la margherita e, infine, resta in Sicilia e nel calciomercato autunnale del 1986 va al Catania.
Mantiene la categoria, firma un accordo decisamente allettante e si avvicina ancor di più a casa: il fallimento del Palermo, per assurdo, ha finito per offrirgli prospettive oltremodo intriganti.
L’ex patavino ha preferito declinare la proposta dell’Udinese per essere riserva/comprimario in A, convinto di poterci arrivare in altre circostanze in massima serie, ed ha preferito continuare a segnare tanto e guadagnare bene in cadetteria.
Per la verità pure il Catania ha qualche problema societario in atto.
Il mitico presidente Massimino promette di risolverlo a breve ed ingaggia un bel po’ di gente valida, ad inizio stagione, calmando la piazza e regalando speranze di salvezza ai suoi appassionati tifosi.
Mister Rambone, che guida gli etnei e che ben conosce Sorbello, è convinto che i rossazzurri si salveranno, a patto di non mollare mai la presa.
A ben guardare qualcosa di buono in rosa c’è: Borghi, Braglia, Allievi, Novellino, Vullo, Tesser, Benedetti, Canuti.
Oltre ad una pletora di onesti mestieranti.
Non basta, purtroppo, a salvarsi dalla C: Rambone lascia per Pace, nel finale, ma il destino è segnato.
Il Catania è in C1 e Sorbello, migliore goleador dei suoi con sette gol in quello che è il peggiore attacco della categoria, deve rifare le valigie.

Su di lui si fiondano alcuni club di B, che scatenano un’asta: ad avere la meglio è il Modena, allenato da Mascalaito.
Obiettivo: la salvezza, ovvio.
Orazio ritorna al nord e trova compagni quali Frutti, Masolini, Boscolo, Rabitti, Montesano, Bergamo, Ballotta, Bellaspica, Torroni, Cotroneo.
L’impresa di mantenere la categoria non sembrerebbe troppo ardita, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
E nel calcio spesso teoria e pratica non coincidono.
Proprio come accade al Modena edizione 1987-88, che perde in casa l’ultima gara contro il Genoa, che se vinta avrebbe salvato i canarini, e finisce in C1.
Sorbello segna cinque reti e non brilla, incappando in una annata complicata e sofferta.
E nella seconda retrocessione personale consecutiva, inoltre.
Orazio è amareggiato, però a Modena si è trovato bene.
Città piacevole, ambiente tranquillo, società seria.
Ha voglia di rivalsa e resta con i geminiani, per riconquistare la serie cadetta.
I gialloblù rivoluzionano il proprio roster ed acquistano Sanguin, Torrisi, Melli, Bonaldi, Colomba e Calonaci, inseguendo il pronto ritorno in B.
Orazio Sorbello mette a segno una decina di reti, ma l’obiettivo non viene raggiunto, col Modena che arriva a ridosso delle prima, peraltro senza poterle impensierire seriamente.
Una bella botta, viste le premesse a dir poco ottimistiche.
Il Modena vincerà il campionato dodici mesi più tardi, ma Sorbello sarà altrove.
Ad Avellino, per la precisione.
Lo acquista ad ottobre, soffiandolo al Cagliari, quel Marino che dopo la parentesi al Napoli -ed un breve passaggio alla Roma- è ritornato in Irpinia, diventando presidente dei Lupi.
In squadra ci sono Cinello, Celestini, Baiano, Ravanelli, Battaglia, Onorati, Filardi, Amodio, Parpiglia, Dal Prà, Taglialatela, Moz, Pileggi, Gentilini.
In panchina Nedo Sonetti.
Si parte con i favori del pronostico e si finisce con una salvezza soffertissima, centrata soltanto nell’ultimo turno del campionato e con Lombardi come allenatore, subentrato in precedenza a Sonetti.
Orazio Sorbello, con tredici centri a corredo, è il super bomber dei suoi ed è anche il calciatore che fornisce il miglior rendimento in stagione.

In estate resta in Campania, mettendosi agli ordini del nuovo tecnico Oddo.
L’Avellino, con qualche innesto d’esperienza, spera di far meglio della precedente annata.
Invece deve nuovamente attendere l’ultima giornata per salvarsi: in questa occasione con l’aiuto della classifica avulsa, che premia gli irpini e condanna Cosenza e Salernitana allo spareggio, con i calabresi che lo vincono ed evitano la C.
Sorbello, stavolta, non si ripete: pochi gol e parecchie pause, che portano alla separazione con gli irpini.
Al suo posto arriva Bonaldi, ex compagno dell’acese in quel di Modena.
L’Avellino retrocederà in terza serie senza passare dal via.
Orazio invece va al Pescara, col solito Marino che si è appena insediato nella carica di Direttore Generale degli abruzzesi e che pensa a lui non appena arriva il responso medico -parecchi mesi di stop- sull’attaccante Monelli, che si infortuna seriamente proprio all’inizio del nuovo torneo di B.
D’altronde la piazza è importante e la squadra è alquanto interessante: Allegri ad inventare calcio, col tridente Pagano-Bivi-Massara a comporre un attacco da primato.
Dietro agiscono Righetti e Di Cara da centrali difensivi, con Camplone a destra e Nobile a sinistra a completare il quartetto difensivo dinanzi al portiere Savorani.
In mezzo al campo Gelsi corre per due, mentre Ferretti collabora con chiunque ne abbia necessità.
Lo spregiudicato 4-3-3 del geniale Galeone fa il resto.
Orazio Sorbello, insieme a Ceredi, Impallomeni ed altri ancora, regala pillole di esperienza e grinta, oltre a quattro reti di vitale importanza per il trionfo dei suoi, contribuendo notevolmente alla straordinaria cavalcata che conduce i Delfini in serie A.
Orazio Sorbello, trentatreenne, non viene però ritenuto utile ed adeguato per la massima serie.
Un peccato, per il bomber acese.
Goleador di cadetteria, tra i migliori del suo tempo.
Non riesce a realizzare il sogno della serie A, per scelta altrui nella maggior parte dei casi e per scelta sua in un paio di circostanze.
Centravanti possente dal punto di vista fisico e rapido nelle movenze, dispone di un buon bagaglio tecnico, di un dribbling sorprendentemente rapido per uno della sua stazza, di un tiro potente e preciso e di un discreto fiuto del gol.
In area di rigore è letale, mentre sulla trequarti è tatticamente accorto nell’aprire varchi per i compagni che si inseriscono dalle retrovie.
Tra i pochi attaccanti della sua generazione a poter agire sia da prima punta classica che da seconda, in supporto alla boa centrale.
Ogni tanto fa pure l’ala, nei ritagli di tempo.
Difatti in carriera si accoppia bene con qualsivoglia tipologia di attaccante, valorizzandosi inoltre come ottimo rincalzo d’esperienza con l’avanzare dell’età..
Perché da giovane non ne vuole sapere di fare panchina ed anche per questo, forse troppo frettolosamente, perde un paio di treni che, con un pizzico di buona sorte, lo avrebbero potuto condurre lontano.
Ambidestro, letale di testa ed ottimo rigorista: se fosse riuscito ad esprimere maggiore continuità nel suo percorso sarebbe arrivato in massima serie senza alcun problema.
E ci sarebbe potuto rimanere anche a lungo, a parer mio.
Nel 1992 Orazio Sorbello riceve alcune proposte per continuare in seconda serie e parecchie altre per scendere di categoria.
In cadetteria lo cercano Monza, Fidelis Andria, Cosenza, Spal, Ternana, Lucchese e Taranto.
I brianzoli, soprattutto, sono vicinissimi alla firma: offrono un buon biennale ed alcuni premi in base al numero di presenze e di gol in stagione.
Sorbello è sul punto di accettare, quando accade l’imprevedibile.
Mentre passeggia all’interno dell’aeroporto di Catania, in attesa di prendere un volo per Milano ed incontrare i dirigenti monzesi per ratificare l’accordo ed apporre le dovute firme sui contratti, si imbatte in Enrico Barbagallo e Toni Rapisarda, rispettivamente presidente ed amministratore delegato dell’Acireale.
I due colgono la palla al balzo, mai come in questo frangente, ed illustrano all’attaccante il loro progetto, che prevede l’assalto alla B dopo aver raggiunto, da un paio di anni, la terza serie nazionale.
Orazio riflette per un paio d’ore, poi segue l’istinto e decide di firmare con l’Acireale.
Sale sul volo previsto e ringrazia sia i dirigenti del Monza che gli altri club che hanno provato ad ingaggiarlo, da persona educata e rispettosa quale egli è.
Casa è casa, oh.
E tornare nel suo Acireale, a distanza di una dozzina d’anni, è un piacere enorme, per il bomber locale.
Che nel team granata si ferma per un triennio.
Nella prima stagione ottiene la promozione in B, in un torneo chiuso al secondo posto a pari merito col Perugia, da cui viene sconfitto nello spareggio per salire in B.
Se non fosse che Gaucci, patron degli umbri, intrattiene rapporti fin troppo confidenziali con un direttore di gara che bazzica spesso lo stesso girone dei grifoni.
Viene così revocato il risultato del campo e l’Acireale va a fare compagnia al Palermo, conquistando la cadetteria.
Al netto di polemiche e discussioni, l’Acireale ha meritato il trionfale epilogo.
Il pragmatico allenatore Papadopulo, cacciato da Gaucci pochi mesi prima, si è preso una rivincita epocale, costruendo una compagine tostissima, imperniata sui due centrali difensivi Migliaccio ed Infantino, risoluti come pochi altri.
L’affidabile portiere Amato pare il parabile e anche oltre.
Bonanno e Pagliaccetti sono terzini che difendono bene e spingono forte, se hanno spazio a disposizione.
Nel settore nevralgico del terreno di gioco agiscono Favi e Manetti, con Cancelli e Logiudice ad arare le corsie laterali.
Davanti Sorbello e Nuccio sconquassano le difese nemiche.
Celestini e Mazzarri, gente di nome, danno il loro contributo alla causa acese, così come fanno alcuni altri comprimari.
I granata accedono al secondo livello più importante del calcio tricolore sotto il segno di Sorbello, in primis, che va a segno in tredici occasioni e gioca da attaccante di razza, capitanando la truppa con orgoglio e mestiere.
Con Nuccio si completa alla grande e dimostra, una volta ancora, di essere capace di interfacciarsi ed interagire con chiunque, oltre a far reparto da solo, quando il tecnico glielo chiede.
Personalità, astuzia, esperienza, mentalità e passione, gli ingredienti principali della ricetta sorbellese.
Inoltre il fisico regge ancora bene, per quanto lo spunto non sia quello dei periodi giovanili.
E ci mancherebbe pure!

L’Acireale, alla sua prima avventura in B della sua storia, conferma buona parte della propria rosa, oltre che il tecnico.
Dal mercato arrivano alcuni rinforzi: Lucidi, Di Napoli, Modica, Ripa, Tarantino, Mascheretti, Solimeno, Miggiano, Morello.
Il torneo è equilibrato, duro, sfiancante.
Orazio Sorbello segna otto reti, l’ultima delle quali -nel pareggio esterno con l’Ancona- vale ai suoi lo spareggio col Pisa, essendo il Pescara, giunto a pari merito con toscani e siciliani, meglio piazzato nella classifica avulsa.
La gara, disputata sul campo neutro di Salerno, termina a reti bianche pure dopo i tempi supplementari.
Ai rigori è l’Acireale a vincere, con Sorbello che entra nella ripresa e festeggia la salvezza insieme ai suoi compagni.
Una soddisfazione immensa, per un acese DOC che torna a casa e dapprima conquista la gloria e poi, sebbene con sofferenza, ottiene la storica permanenza in serie B.
Dodici mesi più tardi lo scenario è totalmente diverso, purtroppo.
Difatti l’Acireale scivola in C1, nonostante faccia sei punti in più dell’anno prima.
Silipo sostituisce Papadopulo e la squadra viene praticamente rivoluzionata, con tanti nuovi innesti che faticano a trovare continuità.
Troppo altalenante, il team granata, per sperare nella salvezza.
Un moto d’orgoglio nel finale di stagione regala scampoli di speranza, ma per un solo punto il sogno di trasforma presto in disperazione.
Orazio Sorbello non va mai a segno, nella sua ultima annata in maglia acese.
Gioca da rincalzo, nella maggior parte delle gare, impegnandosi sempre allo spasimo per la casacca che ama.
In estate riflette seriamente se ritirarsi o meno dall’attività sportiva, pure perché l’Acireale cambia proprietà e nessuno dei nuovi dirigenti pensa di offrirgli un rinnovo di contratto.
Poi, all’improvviso, gli arriva la telefonata di Proto, presidente dell’Atletico Catania, che gli propone di unirsi agli etnei, in C1.
Orazio si sente fisicamente a posto, pur con trentasei primavere alle spalle.
Accetta e si diverte in una squadra che presenta ai nastri di partenza diversi calciatori di valore: Musumeci, Troscé, Di Bitonto, Marino, Del Nevo, Conca, Infantino, Calvaresi, De Sensi.
Mister Miliardo segna una sola rete, facendo gruppo ed aiutando la squadra a chiudere con un discreto settimo posto finale in graduatoria.
In vista della nuova stagione l’Atletico Catania mette le mani sul più giovane Lerda, come centravanti, e decide di salutare Sorbello.
Per quest’ultimo giunge una richiesta dall’Hamrun Spartans, blasonata società del massimo campionato maltese.
Orazio dice sì, in quanto gli viene prospettata la possibilità di cominciare anche ad allenare.
Per un biennio si cimenta in un calcio grezzo, ovviamente scarsino dal punto di vista tecnico ed abbastanza modesto pure dal punto di vista agonistico.
Orazio Sorbello fa la sua discreta figura -sia da giocatore che da mister- in una squadra che si attesta a metà classifica al primo anno e chiude più in basso nel secondo, mantenendo comunque la categoria.
Quindi, a quasi quaranta anni, appende le scarpette al fatidico chiodo e si dedica unicamente ad allenare.
Guida Siracusa, Rosarno, Messina (giovanili), Acireale, Sapri e Gela.
Gestisce inoltre alcune scuole calcio e si reinventa pure come dirigente, per alcuni mesi, nel sodalizio acese.
Il suo carattere, molto franco e poco incline ai compromessi, non lo aiuta ad emergere come tecnico in un mondo del calcio che diventa ogni giorno più cinico, nei rapporti tra le parti in gioco.
A livello personale ricordo Sorbello in diverse occasioni in campo contro la Lazio, in quegli anni.
Ed in serie C ha giocato più volte contro l’Ischia, con Acireale ed Atletico Catania.
All’epoca del Campania pareva destinato ad una carriera importante.
Non che Mister Miliardo se la sia cavata poi tanto male, assolutamente.
Per anni è stato uno dei bomber conclamati della cadetteria, con numeri importanti che in un calcio molto diverso da quello odierno avevano un peso specifico decisamente superiore.
Ragionandoci a posteriori debbo ammettere che avrei fatto bene ad accettare alcune delle offerte che ho ricevuto dalla serie A, durante la mia carriera.
Quella dell’Avellino, però, non fui io a rifiutarla.
Alla fine mi sono “specializzato” come goleador di categoria in B, ma onestamente credo che avrei potuto giocare per qualche anno anche nella serie superiore.
Comunque, se mi guardo indietro, non posso negare di aver vissuto una storia bellissima.
Portare l’Acireale dove non era mai stato prima, e da capitano, è qualcosa di indimenticabile.
In alcune avventure non ho avuto molta fortuna, mentre in altre ho toccato il cielo con un dito.
Nel calcio, come nella vita, è così che funziona.
Poi ai miei tempi era tutto diverso.
Oggi segnerei parecchi gol in più, rispetto a prima.
Ma mi divertirei molto meno, di sicuro.Orazio Sorbello
Re del calciomercato estivo ed Imperatore di quello autunnale, per giunta.
Oggi, da nonno amorevole, si gode la pensione e continua a seguire le sue squadre del cuore, ammettendo candidamente che il calcio moderno non lo stuzzica più di tanto.
Forse sente la mancanza di quei rudi ed efficaci difensori di un tempo, che lo costringevano a sudare sette casacche per riuscire a beffarli ma che, quando la sfera superava il portiere di turno, anch’egli quasi sempre di parecchie categorie superiore al collega odierno, beh, generava l’estasi.
Il pubblico, le figurine, i colori, gli stadi, le atmosfere, la passione.
Altro calcio, inutile girarci intorno.
Torniamo sempre lì.
Per fortuna.
Orazio Sorbello: Mister Miliardo.
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