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Paolo Monelli

Quanto mi gasava, Monelli!
Dopo un periodo di atroci sofferenze fu decisivo nel riportare la Lazio in serie A, a fine anni ottanta.
Non c’era tra gliEroi del Meno Noveche l’anno prima permise alla società biancoceleste di salvarsi da una retrocessione che, probabilmente, l’avrebbe fatta sprofondare definitivamente negli inferi del calcio italiano.
Inferi non in senso di terza divisione, ci mancherebbe.
Ma di inferno puro.

Per merito e per fortuna le cose andarono diversamente e poi, per l’appunto, ci pensò Monelli a riportarLa in massima serie.
Uno che, da giovanissimo, pareva destinato ad una carriera di vertice.
Non che gli sia andata malaccio, tutt’altro.
Però le premesse erano veramente notevolissime.


Paolo Monellinasce a Castelnuovo Monti, in provincia di Reggio Emilia, nel gennaio del 1963.
Ci troviamo in una zona di montagna, nell’Appennino Tosco-Emiliano, colParmigiano Reggianoche domina la scena gastronomica e diversi ottimi vini ad accompagnarne le molteplici degustazioni di formaggi, salumi, carni, pasta tutto il resto.

Alto e snello, Paolo sin da piccolissimo mostra doti da calciatore che sembrano alquanto intriganti.
In pratica è ancora un bambino allorquando entra a far parte del settore giovanile della Scandianese, piccola società dilettantistica del luogo.
Si muove da attaccante e ci sa fare, parecchio.
Miglior man mano che cresce e fa esperienza: appena dodicenne viene segnalato ad alcune compagini professionistiche.
L’Inter lo convoca per un provino, che regala ai presenti buone sensazioni.
Il ragazzino ha stoffa ed è un tipo maturo, responsabile, sveglio.
I nerazzurri lo richiamano per uno stage e poi avvisano la sua famiglia che molto probabilmente lo porteranno a Milano, per inserirlo nella rosa giovanile dei meneghini.

Paolo, neanche quattordicenne, è pronto a lasciare gli affetti di casa e spostarsi di circa centocinquanta chilometri, per raggiungere la Lombardia e sognare di poter diventare un calciatore professionista.

In effetti tutto ha inizio così
Ma la storia non comincia da Milano, bensì da Monza.
Perché in quest’ultima società c’è un dirigente che è imparentato col presidente della Scandianese, che detiene il cartellino di Monelli.
I due parlano del ragazzo e decidono di trasferirlo proprio a Monza, organizzando le cose in maniera accuratissima.
Paolo Monelli va a vivere negli appartamenti costruiti nei pressi della sede della società, che provvede anche ai suoi bisogni primari: vitto, impegni scolastici e percorso sportivo.
Il giovane, pur senza la famiglia accanto, ha la testa sulle spalle e fa subito la differenza nella categoria Allievi.
Segna tantissimo, come accadeva nei tornei di paese.
Qui siamo in ambiti ben più “seri”, però.


Tifosissimo dell’Inter, appena può è Milano a seguire i nerazzurri.
Sogna la serie A e su di lui mette gli occhi Magni, il tecnico della prima squadra, che lo fa allenare col suo gruppo e a soli sedici anni decide di lanciarlo nella mischia, da subentrante, in serie B.
Una decisione che per qualcuno è azzardata, ma che Paolo ripaga immediatamente con una rete all’esordio, contro il Rimini.
Nella medesima annata Monelli gioca altre due gare, da titolare, con Spal e Verona.
Tre vittorie, per la cronaca.
Il Monza in attacco dispone di due punte di valore, Silva e Penzo.
Anche il resto della squadra è forte: Gorin, Lorini, Volpati, Ronco, Marconcini, Stanzione, Pallavicini, Scaini, Corti, G. Vincenzi ed altri.
Difatti i brianzoli lottano per la promozione e perdono lo spareggio per la A col Pescara: 0-2 in campo neutro, a Bologna.
In questo match Paolo Monelli è in tribuna, con mister Magni che in una gara secca e decisiva preferisce affidarsi a gente più esperta e rodata.

Paolo Monelli - Monza

L’allenatore del Monza in Paolo Monelli però ci crede, eccome.
Nella successiva annata lo lancia infatti da titolare, impiegandolo per venticinque gare nelle quali il giovane bomber mette a segno cinque reti ed aiuta il suo team a raggiungere il quinto posto finale in graduatoria, a brevissima distanza dai posti destinati alla massima serie.

Con lui vi è anche un altro giovanissimo prodotto del vivaio monzese, il centrocampista Massaro.
Davanti il Monza schiera F. Vincenzi e G. Ferrari, oltre a Monelli.

In estate Magni lascia i biancorossi, che incappano in una stagione oltremodo negativa.
Paolo Monelli, titolare inamovibile, segna sei gol e le gioca quasi tutte, impegnandosi allo spasimo.
La squadra non è all’altezza del suo bomber e retrocedente mestamente in C1, nonostante la presenza di elementi comeAcerbis, Motta, Mastalli ed altri già citati.

Paolo Monelli è seguito da una marea di compagini, sia di B che di A.
Alcune di essere pure alquanto importanti, ecco.
Da alcuni mesi il ragazzo, nemmeno maggiorenne, è nel giro della Under 21 allenata da Vicini.
Il Monza, che lo ha pagato soli ventiquattro milioni di lire alla Scandianese, apre ufficialmente l’asta per il suo gioiello e per ilgemelloMassaro.

La Sampdoria è la prima società a fare un’offerta concreta per Monelli.
Poi ci pensano Juventus, Torino ed Inter.
I nerazzurri sarebbero i preferiti dall’attaccante, di sicuro.
Ma a piombare sul centravanti è la Fiorentina: Sacchero, il dirigente brianzolo che ha organizzato il blitz per soffiare Monelli all’Inter, è lo stesso uomo che in passato ha curato il passaggio di Antognoni dall’Astimacobi alla Fiorentina.
Un dettaglio che potrebbe fare la differenza.
E che la fa, in realtà.
Due miliardi e duecento milioni di lire e Monelli si trasferisce a Firenze, insieme all’amico Massaro, inserito nel pacchetto per corroborare la cifra importante investita dai toscani.
Il Toro, che sta vendendo Ciccio Graziani ai viola, prova a farsi dare Paolo in parziale contropartita.
Manco il tempo di visitare Firenze, insomma.
I gigliati preferiscono andare di cash, per la punta della Nazionale, e Monelli prende casa sull’Arno.


La Fiorentina, allenata da De Sisti, è una signora squadra.
Non si parla di Scudetto, forse per scaramanzia, ma la rosa è di assoluto livello: Antognoni, Bertoni, Vierchowod, G. Galli, Graziani, Pecci, Galbiati, Cuccureddu, Casagrande, Contratto, Miani, Ferroni.
Nel bailamme di acquisti e conferme, Monelli e Massaro vanno ad integrare un gruppo ambizioso e ben amalgamato, tra campioni e comprimari.

Paolo, nel ritiro estivo, si rompe un dito del piede destro.
Un infortunio che ne rallenta l’inserimento in squadra e gli fa perdere alcune gare della Under 21.
Come se non bastasse, più tardi pure Antognoni è vittima di un gravissimo incidente, dopo uno scontro col portiere genoano Martina.
I gigliati, nonostante i segnali sfortunati di cui sopra, lottano per l’alta classifica e sono Campioni d’Inverno.
Nel girone di ritorno non perdono mai, però rallentano il ritmo e la Juventus li riprende, proprio in vista del traguardo.
All’ultima giornata i viola pareggiano a Cagliari, con un gol di Graziani annullato dall’arbitro che invece ai più sembra regolare.
Contemporaneamente la Juve vince a Catanzaro -con un rigore che c’è, ma senza uno a favore dei calabresi che non viene fischiato- e festeggia lo Scudetto.
Una conclusione di stagione pregna di polemiche e veleni, con ilCampionato del Mondo del 1982che in estate ruba la scena e riporta la penisola -gran parte di essa, diciamo- in un clima di festa e di gioia.

Nella sua prima stagione in serie A il buon Paolo Monelli mette a referto tredici gare, senza reti.
Poi, nel settembre post Mondiale, il Direttore Generale della Fiorentina, Tito Corsi, ossia uno di coloro che maggiormente ha voluto l’ex monzese in Toscana, concede l’attaccante in prestito all’Ascoli, che lo soffia ad una nutrita concorrenza (Bologna, Pisa, Genoa, Cesena, Avellino).
I marchigiani pagano cento milioni per il prestito annuale secco, con una clausola di acquisto a titolo definitivo ad una cifra da discutere a fine torneo con la Fiorentina.
La quale, volendo, può a sua volta esercitare una sorta di contro-riscatto e riprendersi il giocatore, senza ulteriori esborsi.

Paolo Monelli ad Ascoli segna poco (due reti) rispetto al preventivato, ma gioca con impegno e continuità, contribuendo alla salvezza del gruppo allenato dal bravo Mazzone.

Quindi torna a Firenze, dove trova altri ottimi elementi in rosa: Passarella, Oriali, P. Iachini, p. Pulici, A. Bertoni, C. Pin, F. Rossi.
Graziani e Vierchowod non ci sono più, ma la squadra è veramente interessante.
Paolo inizia con una tripletta al Napoli (di destro, di di sinistro e di testa), mostrando un repertorio spaziale.
Poi prosegue, tra alti e bassi, segnando dodici reti e contribuendo al terzo posto deigigliati.
Bearzot, Commissario Tecnico dell’Italia Campione del Mondo in carica, lo attenziona a lungo e lo mette nel mirino pure per i Giochi Olimpici di Los Angeles, nel 1984, sebbene poi non lo inserisca nella lista dei convocati per la kermesse internazionale.
Partecipa però all’Europeo Under 21, con gli Azzurrini che si fermano in semifinale, battuti dall’Inghilterra, futura vincitrice del torneo.

Fiorentina Calcio

Con Antognoni gravemente infortunato, a Firenze arriva il brasiliano Socrates.
Insieme a lui, dalla Juventus, viene prelevato Gentile.
La Fiorentina non disputa una annata all’altezza, con De Sisti sostituito presto da Valcareggi e Monelli che, pur segnando sette reti, non può evitare un torneo da metà classifica.
Paolo fa bene pure in Coppa Italia, trascinando i viola sino alle semifinali allorquando è la Sampdoria a stoppare i gigliati, andando a vincere il trofeo battendo nella doppia finale il Milan.

Paolo Monelli resta a Firenze per altre due stagioni, mettendo a segno cinque reti nella prima e solamente due nella seconda.
Ovviamente niente Mondiale del 1986 per lui, che seppur da titolare quasi fisso non riesce ad incidere come ci si aspetterebbe da uno con le sue caratteristiche.
Un paio di infortuni di troppo ed un feeling non eccelso con Bersellini, che nella seconda annata sostituisce Agroppi con cui la squadra -e lo stesso Monelli- non aveva fatto male, tutt’altro.

Nel 1987 la Fiorentina ingaggia come allenatore lo svedese Eriksson, puntando sull’infinito talento di un Roberto Baggio finalmente ristabilitosi da un biennio di sofferenza fisica, causa infortuni, e sul senso della rete del teoricamente bomber Rebonato, preso dal Pescara, oltre a quello dell’argentino Diaz, già presente in rosa..
Monelli, separato dal gemello Massaro, che dodici mesi prima ha spiccato il volo verso il Milan di Berlusconi, finisce inesorabilmente sul mercato.

A sei anni di distanza dal suo passaggio alla Fiorentina, con la stagione di Ascoli ad inframezzare questo lungo periodo, il centravanti reggiano è pronto a separarsi dai viola.
Non è una separazione indolore, è chiaro.
In Toscana lascia un gran pezzo di cuore, Paolo.
E va via con la sensazione che quello Scudetto sfuggito nel 1982 avrebbe potuto cambiare moltissime cose, nella storia della Fiorentina e nel percorso sportivo dello stesso Monelli.

Bisogna dire che nel 1983, appena un anno dopo i fatti in oggetto, proprio l’ex Monza era stato inserito in un pacchetto comprendente Bruni e Ferroni e soldi per arrivare aBruno Giordano, della Lazio.
Affare poi saltato per vari motivi, tra i quali pure il rifiuto di Paolo nel doversi spostarsi altrove.
E dodici mesi prima si era scritto parecchio di un possibile passaggio della punta al Cesena, con l’austriacoSchachnera compiere il percorso inverso.
Esito: idem come sopra.

Sul giocatore -nel 1987- ci sono diverse società, intenzionate ad assicurarsi i servigi di un elemento versatile, in grado di fare sia la prima che la seconda punta, e con un bagaglio di gol che a detta di molti addetti i lavori potrebbe aumentare parecchio, a patto di trovare un ambiente adatto a lui e di riuscire a mantenere a lungo una condizione fisica non minata da infortuni e da contrattempi.

Lo cercano Avellino e Verona, in primis.
Entrambi i club erano stati vicini all’attaccante, in passato.
Gli irpini nella trattativa per Diaz e gli scaligeri per prenderlo come sostituto di Galderisi, venduto poi al Milan.
Ma le vie del calciomercato sono infinite e, come per altri interessamenti, non arriva la fumata bianca.


Un’offerta “pesante” per il calciatore giunge più tardi da Roma e, precisamente, dalla Lazio.
Sì, evidentemente era destino.
I biancocelesti, appena reduci da una soffertissima annata con la splendida salvezza ottenuta dagliEroi dei Meno Nove, come sarà appellato il gruppo di Fascetti che ha evitato la retrocessione in terza serie nonostante una penalizzazione di nove punti in classifica a causa delle sentenze delTotonero-bis, puntano dichiaratamente alla promozione in serie A.
Il tecnico, Fascetti, ha indicato in Monelli ed in Galderisi (lui, yes) gli uomini adatti a formare la coppia che avrà il compito di scardinare le difese avversarie.
Galderisi, ex scudettato al Verona e nel giro della Nazionale, viene ceduto in prestito secco dal Milan, con un faraonico ingaggio che convince l’attaccante a scendere in B.
Per Monelli, invece, la Lazio deve investire un po’ di moneta sonante per il cartellino (1800 milioni), con un bel triennale ad accompagnare il bomber nel viaggio verso la capitale.

Dove trova una rosa ben attrezzata per il salto di categoria: oltre ai due goleador ci sono infatti G. Pin,Beruatto, Caso, Martina, Savino, Muro, Acerbis, Gregucci, R. Marino ed altri ottimi gregari pronti a battagliare sui duri campi della cadetteria.
Galderisi segna come un terzino panchinaro (1), mentre Monelli timbra come un ossesso (13) e trascina la Lazio in serie A, con un paio di reti nel finale che fanno la differenza tra il giorno e la notte, per la compagine romana.
Soprattutto il gol messo a segno a Catanzaro, che vale il pari alla Lazio nel recupero di un match giocato contro una diretta concorrente per la promozione e in un ambiente caldissimo e tesissimo, è decisivo per l’esito finale della stagione.
Un gol in acrobazia, tra l’altro.

Paolo Monelli - Lazio

Tra i più belli della carriera di Paolo, forse da abbinare a quello che mise a segno con la maglia della Fiorentina dinanzi a ReMaradona, con un tiro da oltre cinquanta metri che superòGarella, in libera uscita nel tentativo di alzare la pressione sulla retroguardia toscana, e si depositò nella porta partenopea, facendo esplodere lo stadio gigliato.

Paolo Monelli a Roma si trova da Dio e la gente Laziale lo adora.
Inoltre ilpunteroreggiano, nell’annata con l’Aquilasul petto, mostra tutto il suo repertorio e lo fa con una continuità di rendimento che nelle ultime stagioni gli era spesso mancata.
Fascetti lo stima e ne chiede la conferma per la successiva stagione in massima serie.
Il presidente Calleri ha altre idee e la situazione diventa presto conflittuale, tanto è vero che il rapporto tra tecnico e società si interrompe prima che inizi il campionato e Paolo Monelli finisce così al Bari in cambio di un sostanzioso assegno di due miliardi.
I pugliesi sognano la promozione: chi meglio dell’ex monzese, che l’ha appena ottenuta, per giocarsela come si deve nella lotta per la gloria?


E Monelli non tradisce le aspettative, firmando un biennale da trecento milioni annui (in pratica i pugliesi rilevano in toto gli altri due anni del precedente accordo sottoscritto con la Lazio) e giustificandolo sul terreno di gioco con un bottino di dieci gol, che è buono, ma soprattutto con il suo continuo movimento offensivo a rendere il Bari una macchina da guerra.
Anche perché insieme all’ex viola ci sonoMaiellaro, Scarafoni, Di Gennaro,Mannini, Carrera, A. Carbone, Terracenere, O. Loseto, G. De Trizio, Urbano, M. Armenise.
Per la cadetteria questo è uno squadrone, che mister Salvemini conduce al primo posto finale a pari merito col Genoa di Scoglio.

Paolo Monelli - Bari

In estate Paolo Monelli rifiuta le avances del Torino, guidato da Fascetti.
Preferisce godersi quella A riconquistata dapprima con la Lazio e poi, nuovamente, col Bari, piuttosto che cercare la terza promozione consecutiva con i granata, che gli propongono un lauto triennale ed un progetto intrigante a lungo termine.
Ad ottobre dice no anche al Como, che vorrebbe scambiarlo col brasilianoMilton.

In massima serie il Bari ottiene una discreta salvezza, con Monelli che fa il suo in campionato e qualcosina di più nellaMitropa Cup, vinta dai pugliesi in finale col Genoa.


Nel calciomercato estivo del 1990 Paolo Monelli però non può opporsi al volere della società e viene dapprima offerto all’Udinese (che preferisceMarronaro) e quindi ceduto al Pescara, in cambio del difensore Di Cara.
Trattasi di uno scambio che accontenta entrambe i club coinvolti nell’affare: il Bari cerca un centrale da inserire nella rosa, mentre il Pescara abbisogna di una punta di esperienza da inserire nella batteria degli attaccanti.
Gli abruzzesi, guidati da Mazzone, schierano elementi comeBivi, Edmar, Baldieri, Destro, Mannini, Zago, Zironelli, Righetti, Gelsi, M. Armenise e altri ancora.
Partono da favoriti, in B, per la promozione.
Ma le cose non girano per il verso giusto e Mazzone saluta, con Galeone che subentra al suo posto.
Monelli inizia bene, con diversi gol e buone prestazioni.
Poi si infortuna, pesantemente, col Pescara che si salva in extremis dalla caduta in terza serie.

Il centravanti emiliano salta l’intera annata seguente, che vede gli uomini di Galeone conquistare l’agognata promozione in A.
Una volta ristabilitosi, Paolo Monelli entra in rotta di collisione con la società abruzzese, che vorrebbe disfarsene senza onorare il contratto in vigore.
Il giocatore si rivolge sia alla giustizia ordinaria che a quella sportiva, vedendo riconosciute le sue ragioni ed ottenendo un adeguato indennizzo in termini economici.

Lascia Pescara nel gennaio successivo, per accasarsi al Vicenza in C1.
E dando il via, di fatto, alla fase discendente dela carriera.


Fisicamente imponente, Paolo Monelli è un attaccante completo.
Dispone di ottima tecnica e di notevole senso della rete.
Abile nel gioco aereo e spettacolare in acrobazia.
Offre una doppia opzione che è merce rara, nel calcio “specialistico” degli anni ottanta, soprattutto in fase offensiva: può difatti fare il centravanti classico (9), boa e finalizzatore, ed anche la seconda punta (11) , abile ad aprire varchi per i compagni ed intelligente nel far salire la squadra e mettersi a disposizione del collega di reparto.
Generoso, versatile, tenace.
Alcuni infortuni ne hanno delimitato il rendimento e, molto probabilmente, ne hanno pure rallentato l’ascesa, da giovane.
Ha iniziato presto ed ha finito ancora prima, quantomeno ad alti livelli, perché la rottura del ginocchio a Pescara lo stoppa quasi definitivamente.
E forse, a volerla dire tutta, è mancato pure in alcuni momenti chiave.
Perché Monelli pareva destinato in alto, da ragazzo.
Molto in alto.


Invece nell’inverno del 1992 lo cerca il Vicenza, come detto, per dare una mano ai veneti a sbarcare in B.
Paolo non segna, ma in una decina di match mette la sua esperienza a disposizione del mister Ulivieri e dei compagni e contribuisce alla causa vincente del suo team.

Non confermato in cadetteria, Monelli resta fermo per alcuni mesi prima di accordarsi col Nola, in Campania, dove segna due gol in dieci partite e realizza una rete anche nei play out, persi col Siracusa.
Il Nola retrocede in C2, salvo essere ripescato pochi mesi dopo a causa delle mancate iscrizioni di altre società.

Monelli gioca una annata col Crevalcore (C1, salvezza e successivo fallimento societario) ed una al Palazzolo (C2, retrocessione nel Campionato Nazionale Dilettanti), entrambe senza grosse soddisfazioni personali e di squadra.

Scende quindi in Eccellenza Lombarda con la casacca di Cantalupo (vincendo il campionato) e Codogno, prima di dispegnarsi infine con Canzese e Vigevano.
All’alba del nuovo millennio Paolo Monelli appende le scarpe al chiodo, a trentasette anni di età, ed inizia ad allenare.


Si occupa per parecchi anni del Settore Giovanile del Monza, oltre a gestire una scuola calcio.
Più di recente lavora con le ragazze del Monza Femminile Under 19.

Vive proprio nel monzese se con la moglie Nicoletta, che gli ha dato due eredi (Alberto e Alessia).
Il maschietto ha giocato a calcio nei Dilettanti, come fece al tempo anche il fratello di Paolo.
Nel tempo libero si diverte con il golf, soprattutto in eventi benefici.

Paolo Monelli

Quante figurine di Monelli, all’epoca.
La Edis (Edizione Didattiche Illustrative Sportive) invertì lui e Roberto Baggio, nelle classiche figurine doppie, creando involontariamente diversi pezzi da collezione.

M più di ogni altra cosa di Paolo Monelli si ricordano le oltre trecento presenze suddivise equamente tra serie A e serie B, con parecchie reti e tanto impegno: quest’ultimo gli ha sempre garantito l’affetto delle tifoserie ove ha giocato e la stima degli appassionati di calcio della penisola.

Certo, da giovanissimo sembrava veramente un predestinato.
Poi è andata bene, ma non benissimo.
Nel senso che neanche una convocazione in Nazionale Maggiore per uno come lui, che stava quasi per vincere uno Scudetto a nemmeno vent’anni, beh, lascia pensare.

Poi l’infortunio di Pescara gli ha tolto quattro/cinque anni di calcio vero.
Un gran colpo di sfiga, purtroppo.

Le promozioni con Lazio e Bari sono forse i momenti nei quali Monelli, ancor più che a Firenze, si è imposto in modo prepotente.
A Roma, ancora oggi, lo ricordano come uno che ha giocato diverse annate in biancoceleste.
Invece è stata una soltanto, ma molto intensa.

Rimpianti?
La Nazionale, credo.
Ad un certo punto l’avrei meritata, una convocazione.
Poi la concorrenza era spaventosa, ai tempi, e va bene anche così.
A livello di club mi cercò il Torino, dopo la promozione col Bari, e col senno di poi sarebbe stata una esperienza da fare.
Ma in Puglia sono stato bene, così come in tutte le squadre nelle quali ho giocato.
Gli inizi a Monza, il sogno di Firenze, l’incredibile stagione con la Lazio.
Col Pescara è iniziata bene, poi mi sono rotto il ginocchio e lì si è fermata la mia carriera ad alti livelli.
Diciotto mesi a casa, a ventisette anni, sono una catastrofe.
Però non posso certo lamentarmi di come è andata!

Paolo Monelli

Ma certo che no, Paolo.
Anzi: è andata alla grande, dai.
Sia con il numero nove che con l’undici, aggiungo.
Altrimenti non saremmo qui a parlarne, dopo tanti anni.
Giusto?

Paolo Monelli: Paolo-gol.

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