• Di nome e di fatto

Primo Maragliulo

E dopo un bel po’ di roba internazionale e/o di serie A, che ne dite di tornare in provincia, in quel calcio di periferia che tanto ci piace?
Magari ricordando Maragliulo, un talento di quelli che ti restano impressi nella memoria anche senza toccare vette eccelse in carriera.

Maradona? No, Maragliulo!”, fu il titolo di una testata minore che divenne celebre anche a livello nazionale, nella metà degli anni ottanta, rifacendosi ad un coro della Curva Nord del Brescia.
Ovvero quando ogni piccolo particolare del calcio, pure quello non di élite, possedeva la capacità di emozionare.
Sembra che siano passati millenni, da allora.
E forse son passati davvero.


Primo Maragliulonasce nella intrigante Lecce, nel maggio del 1961.
In Puglia si mangia da paura, si beve bene ed il mare è tra i più belli del meridione.
Negli anni settanta, in spiaggia, si gioca pure a pallone.
Oggi sarebbe un macello, come anche tra le viuzze cittadine o altrove.
Sì, i tempi sono cambiati maledettamente.

Primo, che è un ragazzino scaltro e vispo, quando vede un pallone impazzisce, letteralmente.
Adora giocare a calcio e sembra anche molto promettente: il fisico, sebbene non dia speranze da futuro corazziere, pare comunque tosto ed atletico.
Ma a conquistare lo sguardo di chi lo osserva è la tecnica sublime, che il ragazzino esprime attraverso dribbling ubriacanti, tiri in porta al fulmicotone e giocate d’alta scuola e di puro istinto.

Molti sono convinti che possa diventare un futuro campione.
Altri, consapevoli che la strada è lunga e tortuosa, si accontenterebbero di vederlo calciatore professionista.

Lui, nel frattempo, riesce ad entrare nel settore giovanile del Lecce, ove svolge tutta la trafila sino ad arrivare alle porte della prima squadra, che a fine anni settanta milita in serie B.
L’allenatore dei salentini, Mazzia, lo tiene d’occhio per alcuni mesi, prima di lanciarlo nella mischia in un match di Coppa Italia, contro il Palermo, allorquando il giovane ha da poco compiuto la maggiore età.
Per l’esordio in campionato Primo Maragliulo dovrà attendere un altro paio di mesi e la sfida con la Sampdoria, con Mazzia che lo fa subentrare nella ripresa.
Questa rimarrà l’unica presenza stagionale in cadetteria, per Primo.
Il Lecce lotta per non retrocedere ed il mister preferisce puntare su gente rodata, d’esperienza, in grado di fronteggiare tensioni e pressioni e di mantenere alta la concentrazione sino in fondo, per evitare la terza serie.

Il piano va a buon fine e nella successiva annata Maragliulo trova più spazio con Gianni di Marzio, che sostituisce in panca l’esonerato Mazzia pochi mesi dopo l’inizio del torneo.
La squadra è discreta: Miceli, Re, Magistrelli, Bresciani, Lo Russo, Cannito, Improta, Mileti, P. Bruno, Merlo.
Molta tigna, discreta tecnica.
Basta ed avanza per salvarsi, in un campionato che vede la presenza di squadre quali Milan, Lazio, Verona, Genoa, Cesena, Sampdoria e via discorrendo.
Primo Maragliulo colleziona oltre una ventina di gettoni, con una rete messa segno contro la Sampdoria.
Gioca spesso da titolare, venendo sostituito il più delle volte.
Trequartista, il suo ruolo.
Tendenzialmente, quando parte dall’inizio, cerca di dare il massimo sino alla metà del secondo tempo: se il Lecce è in vantaggio, Primo esce e lascia spazio ad un compagno con maggiori caratteristiche di copertura.
Nel caso contrario al suo posto entra una punta, per provare e recuperare il risultato.
Qualora si fosse in parità, ecco il probabile ingresso di un elemento con attitudine simile allo stesso Maragliulo.
Non è uno schema fisso, ci mancherebbe.
Ma ci andiamo vicino, garantito.

Primo Maragliulo

In estate il Lecce conferma Di Marzio come tecnico ed acquista G. Tacchi, con l’idea di utilizzare le due punte o, più frequentemente, il doppio trequartista alle spalle del centravanti boa.
In teoria sarebbe una buona notizia, per Maragliulo.
In pratica meno, poiché gli arrivi in squadra di Tacchi e della mezzala Orlandi, oltre a Magistrelli ed altri che possono ricoprire la medesima posizione in campo, finiscono per ridurre le possibilità d’impiego del prodotto giallorosso, che mette a referto una sola presenza con il suo Lecce, prima di essere ceduto -nel calciomercato autunnale di riparazione- al Campobasso, in C1.

I molisani hanno da poche settimane risolto positivamente una grave crisi societaria.
In panchina è ingaggiato il bravo Pasinato, che insieme ai nuovi dirigenti rivoluziona la rosa.
Primo Maragliulo, insieme all’estrosa mezzapunta Biondi, al solido portiereCiappied al grintoso attaccante Biagetti, è il rinforzo ottobrino scelto dalla società per regalare qualità e fantasia al centrocampo deiLupi.
I quali, grazie all’apporto di altri ottimi elementi come Maestripieri, Scorrano, Parpiglia, Ciarlantini, Canzanese, Di Risio e Calcagni, conquistano il secondo posto in campionato e sbarcano in serie B.
Sfiorano pure la vittoria della Coppa Italia di categoria, perdendo la doppia finale con i Lanerossi Vicenza.
Nella gara di ritorno in Veneto è proprio Maragliulo a segnare la rete del vantaggio dei suoi, rimontata poi da i vicentini che infine vincono la partita per 3-1 ai supplementari, alzando la coppa.
Sette reti in ventisette match, il bottino in campionato di Primo con la nuova maglia.
Non serve un grande intelletto per comprendere quanto il folletto leccese sia stato decisivo per la promozione del suo team in cadetteria.
Il gol che sancisce la salita nella gloria sempiterna è proprio il suo, tanto per gradire.

Gloria sempiterna, esatto.
Perché il Campobasso è per la prima volta in B, nella sua storia.
Immaginate la gioia e l’eccitazione del popolo molisano in vista del torneo successivo.

Che la società rossoblù, intelligentemente, affronta confermando quasi in toto il gruppo della promozione ed integrandolo con alcuni giocatori di valore:D’Ottavio, M. Donatelli, Pivotto, G. Mancini, Goretti, Progna e O. Tacchi.
Maragliulo, per scelta tecnica e per via di un paio di infortuni muscolari, gioca pochino.
Meno di una quindicina di match ed un paio di reti, le prime in B per lui, contro Monza e Palermo.
In un campionato equilibrato e duro il Campobasso ottiene la salvezza, con un piccolo margine di vantaggio sulle concorrenti.

Nel ritiro estivo, in vista deltorneo successivo, Maragliulo lavora duro, sia per rimettersi al cento per cento dal punto di vista fisico e sia per convincere definitivamente Pasinato a concedergli una maglia da titolare.
Il fantasista leccese riesce nel proprio intento e guida il Campobasso ad un campionato sorprendente, nel quale i molisani lottano addirittura per le posizioni di vertice.
Poi calano nel finale, soprattutto a causa di un rendimento esterno che non è all’altezza di quello interno, decisamente da primato.
Il quinto posto finale, a pari merito con Arezzo e Padova, è comunque un risultato di assoluto riguardo.
Primo Maragliulo segna quattro gol ed è titolare in quasi tutte le gare dei suoi, mettendosi in mostra da centrocampista completo, più addentro alla fase offensiva ma impegnato anche nel ripiegamento difensivo e nell’organizzazione di gioco.


A fine stagione Pasinato firma col Brescia, in serie C1, e chiede a Maragliulo di seguirlo.
Il ragazzo è indeciso: non vorrebbe perdere la B ed è triste all’idea di allontanarsi da un pubblico competente e passionale come quello molisano, che dopo un triennio gli è oramai entrato nel cuore.
L’idea di traferirsi al nord, in una piazza importante ed in un club ambizioso, lo stuzzica non poco, però.

Brescia 1984-85

Ci pensa su per qualche giorno, poi accetta e firma un buon contratto biennale con leRondinelle.
In Lombardia la squadra è costruita per vincere: Gritti, Ascagni, Bonometti, Zoratto, Maritozzi, Mossini, Torresani, Giorgi, Chiodini, Aliboni.
Primo Maragliulo, con undici gol e tantissime prestazioni degne di nota a corredo, è la ciliegina sulla torta di una compagine che vince il campionato di terza serie e conquista la serie B, puntando immediatamente alla A.
A proposito: provate ad indovinare chi è che realizza il gol che certifica la risalita.
Ve l’ho servita sul piatto d’argento, lo so.

I biancazzurri riusciranno nell’intento di raggiungere la massima serie: ma senza la presenza in rosa di Maragliulo che, nonostante una annata da autentico fuoriclasse, viene rispedito a Campobasso.


Una scelta societaria -apparentemente strana ed inaspettata- che mister Pasinato prova a sovvertire, senza esito.
I dirigenti bresciani spiegano che il ragazzo è in prestito secco e che il suo futuro non dipende da loro: invero provano a trattenere il giocatore, offrendo soldi e contropartite.
Il Campobasso non molla ed esercita il diritto di riscatto che aveva inserito mesi prima, per tutelarsi dalla possibilità che il pugliese fosse poi appetito da compagini di categoria superiore.
Il che si verifica, logicamente: ma nessuna delle proposte ricevute -inclusa quella del Brescia- soddisfa il club molisano.

Primo non si scompone oltre il dovuto, anche se in Lombardia è stato da Dio, e torna tra iLupipiù maturo e consapevole.
I rossoblù, che hanno rivoluzionato il loro recente gruppo, sono una squadra completamente nuova: Bianchi, C. Perrone, Della Pietra, Argentesi, R. Russo, Boito, Bonesso, Vagheggi, Anzivino.
Della vecchia guardia ci sono Maestripieri, Goretti, Lupo e Parpiglia, quest’ultimo ritornato -come Maragliulo- da un anno in esilio (nel suo caso al Taranto).

Primo Maragliulo -Campobasso

Il Campobasso, allenato da Mazzia, disputa un’annata discreta, culminata nel nono posto finale.
Primo Maragliulo parte titolare: poi, complice il rapporto non idilliaco col tecnico ed una forma fisica non perfetta, scivola in panca.
Stagione abbastanza deludente, per il fantasista pugliese.
Che in estate, con Mazzia che firma per la Cremonese, spera di potersi rilanciare.
Ma il club ha altre idee ed il calciatore leccese finisce sul mercato, con il Monza che prova ad ingaggiarlo su suggerimento del suo nuovo allenatore.
Chi?
Ma Pasinato, ovvio.


Eh sì, proprio lui.
I brianzoli, appena retrocessi in C1, affidano all’ex allenatore del Brescia il compito di riportarli in cadetteria e ripetere l’annata con leRondinelle.
Il Campobasso, che in terza serie ci finirà a fine stagione, stavolta non crea aste e si accontenta di un modesto assegno per il cartellino di Maragliulo.

Tra l’altro il leccese non può immaginarlo, in quel dato momento storico, ma quella appena trascorsa sarà l’ultima annata di serie B per lui.
Niente serie A, come avrebbe sognato.
E niente serie B, come onestamente meriterebbe.

Bisogna dire che per diversi anni il suo nome sarà ospite fisso delle trattative di calciomercato, sui quotidiani sportivi.
Molte richieste dalla cadetteria, moltissime dalla terza divisione.

Buono per tutte le stagioni, insomma.
Per chi vuole garantirsi la lotta per la promozione dalla C1 alla B e per chi ha bisogno di geometrie al centro del manto verde e/o fantasia sulla trequarti nella seconda categoria nazionale.

Il problema è che Primo, anche per i migliori contratti offertigli, opterà per la prima opzione, finendo per specializzarsi in un giocatore in grado di dare spettacolo e fare la differenza in C, piuttosto che in un combattente per la salvezza in B.
Ci sta, soprattutto dal suo punto di vista.
Meno da quello delle compagini di B che lo cercano sempre e non lo mettono sotto contratto mai.


Ed è un peccato, davvero.
Perché Primo Maragliulo, con tutto il rispetto, non è un calciatore di terza serie.
Bensì, a parere dello scrivente, è un elemento che abbina qualità e quantità e che avrebbe potuto tranquillamente continuare a lungo in B, se non proprio meritevole di una chance addirittura in una A che all’epoca, va detto, abbondava di veri campioni.
Teniamoci bassi e discorriamo di cadetteria, dove Maragliulo archivia un centinaio di presenze, con una decina di gol a referto.
Trequartista dal piede fatato, bravo sia nell’organizzare la manovra, da regista, che nel rifinirla, da mezzapunta e da mezzala, preferibilmente partendo dal centro-sinistra.
Prolifico e dinamico, possiede astuzia e grinta.
Si inserisce alla perfezione nelle maglie avversarie, con un dribbling secco che spesso manda a vuoto i contendenti e con un gran tiro dalla distanza, anche da fermo, che non di rado sorprende i portieri nemici.
Sui calci di punizione è un artista, sui rigori una sentenza.
Estro, classe e talento, i suoi marchi di fabbrica.
Il tutto con smisurata eleganza, s’intende.
Invecchiando arretra il suo raggio d’azione, continuando a mostrare lampi di genio.
Resistente nei contrasti e non intimidito dalle dure contese, ogni tanto si prende delle pause che gli costano un paio di treni persi, in carriera.
Treni comodi e veloci, per capirci.


Nel 1986, come detto, Maragliulo si accorda col Monza e prova a vincere il campionato insieme a colleghi quali Costacurta, Casiraghi, Bolis, Auteri,Saltarelli, Saini, Pinato.
Primo è titolare, ma non brilla come in passato ed il Monza chiude il suo torneo a grande distanza dalle due società promosse in B, cioè Piacenza e Padova.
Una delusione atroce, per l’ambiente monzese.

Pasinato saluta e si si accorda col Taranto, in B.
I pugliesi hanno appena vendutoMaiellaroal Bari e cercano calciatori in grado di segnare, accendere la trequarti, fare la differenza.
Il nome di Maragliulo circola timidamente per un paio di giorni nell’ambiente tarantino: poi gli ionici mettono le mani su Roselli, in uscita proprio dal Bari, e lasciano cadere ogni interesse per il fantasista leccese.
Il quale si guarda intorno e, infine, torna al sud, firmando per la Casertana.

Unitamente a compagni forti come D’Ottavio, Suppa, Casaroli, Cerbone, Pancheri, Battara e Viganò si impegna per trascinare il club verso la B.
Per poco ifalchettinon finiscono in C2, invece.

Va meglio dodici mesi più tardi, con rinforzi quali Bizzarri, Baldini e Clementi.
Ma la promozione non arriva ugualmente, seppur per pochi punti.
Primo Maragliulo lascia la Campania, dove non ha entusiasmato, con un forte senso di incompiuto.


A soli ventotto anni d’età il centrocampista leccese pare già avviato sul viale del tramonto.
Avrebbe bisogno di nuovi stimoli e di qualcuno che voglia davvero puntare su di lui, per rilanciarsi.
Non riceve molte proposte, al contrario degli anni passati.
Brutto segno, eh.

Poi, quasi dal nulla, spunta l’interessamento del Siracusa, neopromosso in C1, che mette sotto contratto sia lui che Bizzarri dopo averli prelevati dalla Casertana al termine di una breve trattativa.
Insieme al bomber Pannitteri i due nuovi arrivi avranno il compito di mettere a segno le reti necessarie al mantenimento della categoria, per i siciliani.

Ci riusciranno?
Sì, eccome.
In verità Primo non segna moltissimo, datosi che negli anni si è specializzato nel ruolo di centrocampista puro, maggiormente attento alla linea mediana del settore nevralgico del campo, rispetto al passato, piuttosto che sulla trequarti offensiva del suo team.
Nella stupenda Sicilia, della quale Maragliulo si innamora, si ferma per quattro stagioni, diventando capitano degliazzurri.
Nelle prime tre annate la compaginearetuseasi salva senza troppi patemi, mentre nell’ultima retrocede, salvo poi essere ripescata in estate.

Siracusa Calcio

Nel 1993 Maragliulo segue il suo ultimo allenatore Cadregari e passa allo Spezia, sempre in C1, dove incappa nella seconda retrocessione consecutiva, stavolta ai play out, nuovamente revocata nei mesi successivi, col ripescaggio dei liguri in terza divisione.

Primo Maragliulo, a fine annata, torna in Puglia e gioca per dodici mesi al Nardò, nel Campionato Nazionale Dilettanti.
Regala sprazzi di purissima classe e giocate da categoria superiore, sfiorando la promozione in C2.
Quindi, trentaquattrenne, appende gli scarpini al chiodo ed inizia ad allenare.


Inizia dalle giovanili del Lecce, prima di fare il vice all’Atletico Catania.
Successivamente guida Casarano, Crociati Noceto e Copertino.
Ritorna quindi al Lecce, sempre nelle giovanili, e poi torna a fare il vice al Pescara ed al Lanciano, dove allena pure i giovani.
Una parentesi al Nardò anticipa l’ennesimo ritorno al Lecce, dove si ferma per diversi anni come tecnico delle giovanili e come mebro dello staff della prima squadra.
Oggi lavora ancora nel club giallorosso, impegnandosi a curare lo scouting delle future promesse salentine.

Primo Maragliulo

A Campobasso ho lasciato il cuore, anche se da giovanissimo sognavo la serie A con il mio Lecce.
Se fossi rimasto a Brescia ci sarei arrivato, in massima serie.
Non dipese da me, purtroppo.
All’epoca decidevano le società, non i giocatori o i procuratori.
Ed era giusto così.
Oggi il calcio è cambiato moltissimo e, francamente, non sempre in meglio.

Primo Maragliulo

Lo ricordo in campo contro la Lazio, col Campobasso, e contro l’Ischia, con le casacche di Casertana e Siracusa.
Anche con il Lecce aveva sfidato i biancazzurri, qualche anno prima.
Nella memoria, come accennato in precedenza, pure una marea di trattative che hanno accompagnato le estati giovanili del sottoscritto e che, puntualmente, nella maggior parte dei casi non andavano a buon fine.

Un “pupillo”, più che un nome altisonante, e sostanzialmente privo di una nobile bacheca che possa attestarne la bravura.
Eppure in quella serie B degli anni ottanta, stupenda e guerrigliera, c’era anche lui.
Ed era bravo, fidatevi.
Bravo per davvero.
Tra i migliori di un Campobasso che scrisse bellissime ed indimenticabili pagine di calcio, mi verrebbe da dire.
Infatti lo dico.
Eccome, se lo dico.
W quel che meraviglioso Calcio che fu!

Primo Maragliulo: di nome e di fatto.

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