- Rocco Volante
Rocco Pagano
Una ventina di anni or sono, in uno dei solitamente gossippari e noiosi salotti di Mediaset, qualcuno ebbe l’ardire di domandare a Paolo Maldini quale fosse stato il giocatore più fastidioso da marcare, durante la sua straordinaria carriera.
Tutti i presenti in studio, a seconda dell’età e del gusto, hanno iniziato a fare ipotesi, a riguardo.
D’altronde il campo, mai come in questo caso, è alquanto vasto: Maradona, Roberto Baggio, Ronaldo il Fenomeno, Zidane, Kakà, Rummenigge, Platini, Gullit, Van Basten, Ronaldinho, Del Piero, Totti, Figo, Beckam, Zola, Weah ed altre decine di fuoriclasse, in un calcio che non c’è più ed in circostanze di varia natura, tra le tantissime gare disputate dall’ex fenomeno del Milan.
Paolo, sorprendendo tutti, fece però un nome che nessuno mai si sarebbe aspettato di sentire: Rocco Pagano.
Uno che chiunque abbia amato il calcio di qualche decade or sono ricorda benissimo, intendiamoci.
Ma vederlo sul gradino più alto del podio in una classifica che per quanto divertente e giocosa è pur sempre redatta da un mostruoso difensore di caratura interplanetaria, beh, fa un certo effetto.
Perché, prescindendo dal gusto personale, Maldini non ha mica tutti i torti.
Pagano, quando era in giornata, faceva letteralmente paura.
Se invece aveva la Luna storta, meglio soprassedere.
Decisamente.
Partiamo dall’inizio.
San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia.
Qui, in una delle regioni più affascinanti della penisola, nasce nel settembre del 1963 il protagonista del racconto odierno: Rocco Pagano, proprio lui.
Quando Rocco è ancora un infante i suoi genitori decidono di trasferirsi in quel di Torino.
Le temperature piemontesi sono molto diverse da quelle pugliesi, ma le prospettive lavorative spingono in direzione nordica.
Il futuro campioncino, sin da piccolo, sviluppa una forte attrazione per il calcio.
E se la cava bene, tanto che man mano che cresce pare destinato sempre più a diventare un giocatore vero.
Entra a far parte del Settore Giovanile della Juventus ed è un passo importante, perché se proprio dovesse andare male quantomeno finirà a svernare nei dilettanti.
Lui sogna un finale diverso, chiaramente.
Arriva sino alla Primavera, alle porte della prima squadra.
La Juventus, in quegli anni, è una corazzata.
Riuscire ad esordire in serie A è un’impresa titanica, riservata a pochi e fortunati talenti.
Rocco Pagano non è tra questi ultimi e decide di cambiare aria, per costruirsi una carriera altrove.
Si trasferisce quindi al Banco di Roma, in C2.
La squadra centra la salvezza, in un torneo alquanto equilibrato.
L’ex juventino gioca una ventina di gare, da centrocampista puro.
A fine stagione la società, che fa parte di una polisportiva, decide di sciogliere la sezione calcistica del gruppo.
Rocco Pagano torna quindi in Piemonte, firmando per l’Alessandria appena retrocessa in C2 e mantenendo la categoria in cui si era cimentato col Banco.
In squadra con lui ci sono diversi elementi che faranno strada, nel mondo del calcio (Gregucci, Camolese, Sgarbossa, Paci, F. Marangon) ed altri mestieranti della C, oltre a qualche vecchia gloria a regalare esperienza (Salvadori, Scarrone, Manueli, Perego, Cavagnetto).
Pagano segna un gol e gioca -nuovamente- una ventina di match, cavandosela discretamente.
L’Alessandria dei fratelli Calleri, futuri proprietari della Lazio pre-cragnottiana, chiude al terzo posto e sfiora la promozione.
In estate compie pochi e mirati movimenti di mercato: Rocco non viene confermato e si trasferisce al Derthona, a pochi chilometri di distanza.
Nella città di Tortona ed in un club organizzato incontra un uomo che gli cambierà la carriera e la vita, ovvero l’allenatore Domenghini, ex ala di Inter, Cagliari, Roma e Nazionale Italiana.
Il quale intuisce che Rocco Pagano ha il passo ideale proprio per giocare come ala, piuttosto che da mezzala e/o da interno.
E lo imposta come laterale destro di spinta.
Il ragazzo risponde alla grande, disputando un’annata importante -in un Derthona che in classifica si piazza alle spalle delle prime- ed attirando su di sé parecchi sguardi interessati.

Su di lui piomba il Pescara, serie B, che lo mette sotto contratto.
In Abruzzo trova un tecnico preparato e zonista come Catuzzi ed una squadra con alcune discrete individualità: Rebonato, Acerbis, Bergodi, De Martino, Gasperini, Roselli, Bosco ed altri ancora.
Rocco Pagano gioca una dozzina di gare, senza brillare.
Il Pescara lotta, ma perde le gare decisive e retrocede in C1.
Se non fosse che il Totonero-bis, ossia uno scandalo -gare truccate- che coinvolge parecchie società ed una marea di tesserati, cambia i destini degli adriatici, che vengono ripescati al posto del Palermo, pesantemente coinvolto nell’inchiesta e successivamente fallito per motivi economici.
La società affida la panchina ad un altro zonista, Galeone, ed attrezza una rosa per competere in C1.
Una volta ritrovatasi in cadetteria tenta di rinforzare ulteriormente il roster, ma non trova molti margini di manovra, con un calciomercato che fondamentalmente è già delineato.
Galeone, matto vero e tecnico di spessore autentico, nel ritiro estivo inizia a plasmare il suo 4-3-3.
Gatta in porta.
Camplone e Benini sule fasce, Ciarlantini e Bergodi centrali.
Bosco, Loseto e Gasperini in mezzo.
Pagano, Rebonato e Gaudenzi davanti.
Ronzani, Berlinghieri, Di Cara, Marchegiani, Ferretti e De Rosa sono gli altri componenti di un team che sorprende, esprimendo un grande calcio e divertendo il suo pubblico.
Rebonato segna 22 reti, capocannoniere del torneo.
Tutti gli altri disputano una stagione notevole e Pagano, sulla corsia destra, regala spettacolo e gol (7), trascinando il Delfino alla vittoria del campionato ed alla susseguente promozione in serie A.
Un trionfo, meritato quanto sorprendente.
Gli uomini di Galeone, principale artefice dello strepitoso risultato, hanno finito per dominare la B nonostante fossero stati chiamati inizialmente a far bene in C.
I meravigliosi ed imperscrutabili misteri del calcio.
Rocco Pagano si ritrova in massima serie a ventitré anni compiuti e al termine di una parabola sportiva strana, breve, intensa.
Una gioia infinita, per un giovane che sognava la maglia della Juve e che osservava da vicino i mostruosi campioni bianconeri: prima di dover ripartire dalla quarta serie e scalare, vertiginosamente, la piramide del calcio italiano.
ll Pescara non ascolta alcune sirene di mercato giunte per il suo fantasista ed ingaggia il forte brasiliano Junior, dal Torino, e l’estroso jugoslavo Sliskovic, dal Marsiglia.
Qualche alto rinforzo (Zinetti, Zanone, Galvani) è utile a completare una rosa che viene in gran parte confermata, dopo la grande annata precedente.
I pronostici non sono pregni di entusiasmo, per la compagine abruzzese.
Molti profetizzano un pronto rientro in cadetteria, ma Galeone -l’unico Profeta che abbia davvero voce in capitolo- rassicura tutti e carica ‘ambiente da par suo, costruendo un undici sbarazzino e coraggioso, che rispetto alla vittoriosa cavalcata della B vuole provare ad essere più attento nelle retrovie, perché in A nessuno perdona il benché minimo errore.
Il progetto è intrigante e Pagano, una furia sulla corsia laterale, è uno dei perni sul quale regge l’intero impianto tattico pescarese.
In mezzo al campo Junior regala geometrie sopraffine, mentre Sliskovic sulla trequarti inventa calcio.
I gol arrivano dagli inserimenti offensivi dei centrocampisti, Gasperini in primis.
Il Pescara si salva, aiutato dalle sole due retrocessioni previste in stagione e dalla penalizzazione che costringe l’Empoli alla resa, seguito in B dall’Avellino.
Per gli abruzzesi si tratta invece della prima salvezza ottenuta nella propria storia in massima serie.
Un traguardo importante, con Rocco Pagano –Rocco Volante, per i suoi tifosi- tra i migliori dei suoi ed autore di un paio di gol, uno dei quali messo a segno contro la sua ex Juventus, in un indimenticabile 2-0 per i biancazzurri di Galeone.

Nel calciomercato estivo arrivano varie richieste, per il funambolo di origine pugliese.
Il Napoli di Maradona sta per chiudere l’affare e portare l’ala in Campania.
Poi i partenopei decidono di investire meno soldi e propongono il cartellino di Hugo Maradona (ed un conguaglio non eccelso) per acquistare il calciatore pescarese.
Gli adriatici rispediscono la proposta al mittente, subodorando il palese tentativo di pacco.
Poco dopo è l’Inter di Trapattoni a sferrare l’attacco per il ragazzo e le società trovano anche una bozza di accordo per una cifra intorno ai cinque miliardi di lire, con alcuni giocatori nerazzurri che potrebbero rientrare nel pacchetto.
Ma i milanesi chiudono per Bianchi del Cesena -che pure trattavano da alcune settimane-, omologo di Pagano seppur con caratteristiche differenti, e lasciano cadere la pista per il biancazzurro.
Rocco ci resta un po’ male, comprensibilmente.
Adora Pescara ed il Pescara, ma sogna di cimentarsi in una grande squadra e di lottare per lo Scudetto.
Comunque riparte senza rimpianti ed impegnandosi allo spasimo per provare a ripetere il miracolo della stagione appena trascorsa.
Sliskovic è andato via, ma ci sono i brasiliani Tita ed Edmar a rinforzare la rosa adriatica, insieme a Miano, Caffarelli e Bruno.
Il girone di andata non è male, quello di ritorno è troppo altalenante per potersi salvare.
Retrocessione dolorosa per Pagano, che fa il suo e segna quattro gol, dribblando chiunque osi porsi sul suo cammino.
Potrebbe cambiare aria, ma i dirigenti abruzzesi non vogliono privarsi di un uomo fondamentale per il pronto rientro in A.
Galeone lascia il posto a Castagner, col Pescara che si rinforza acquistando giocatori di valore per la cadetteria: Gelsi, Traini, Armenise, Longhi, De Trizio, Quaggiotto.
Reja sostituisce Castagner dopo poche giornate, con la squadra che gioca un buon girone di andata ma che, ancora una volta, viene meno in quello di ritorno, chiudendo distante dalle posizioni che contano.
Rocco Pagano è titolare inamovibile e segna diverse reti.
Però non basta per la riconferma e difatti viene ceduto all’Udinese, appena retrocessa in B.
I friulani partono con cinque punti di penalità, per illecito sportivo.
La rosa dei bianconeri è completa: Balbo, Sensini, Giuliani, Dell’Anno, De Vitis, Marronaro ed altri ancora, giusto per dare un’idea.
Pagano ne gioca parecchie, anche se non sempre da titolare.
Il suo contributo è comunque importante per una squadra che cambia diversi tecnici (Marchioro, Fontana, Buffoni) e che sarebbe promossa in massima serie, se non fosse per la penalizzazione che, di fatto, costringe i friulani a rimandare di dodici mesi lo sbarco in serie A.

Rocco Pagano, in comproprietà tra Udinese e Pescara, non viene riscattato dall’ex club di Zico e torna sull’Adriatico.
Dove c’è nuovamente un signore di nome Galeone che lo aspetta a braccia aperte.
E con lui una squadra alquanto interessante: Allegri ad inventare calcio ed tridente Pagano-Bivi-Massara a comporre un attacco da primato, innanzitutto.
Dietro agiscono Righetti e Dicara da centrali difensivi, con Camplone a destra e Nobile a sinistra a completare il quartetto difensivo dinanzi al portiere Savorani.
In mezzo al campo Gelsi corre per due, mentre Ferretti collabora con chiunque ne abbia necessità.
Lo spregiudicato 4-3-3 galeoniano fa il resto.
Sorbello, Ceredi, Impallomeni ed altri ancora ampliano una rosa che vola in serie A soprattutto grazie alle reti di Bivi, Massara e Pagano, con quest’ultimo che fa la differenza tra il giorno e la notte, quando è in forma.
A ventonove anni Rocco Pagano torna in massima serie.
In teoria, s’intende.
Perché nella pratica il pescarese d’adozione firma un ricco triennale col Perugia del patron Gaucci, che milita in C1 ed ha mire ambiziose e voglia di ritornare il prima possibile nel calcio che conta.
In effetti gli umbri allestiscono una rosa fortissima, per la terza serie: Traini, Gelsi, Cornacchini, Giunti, Di Carlo, Bergamo, Braglia, Camplone.
Così, giusto per citarne qualcuno.
Un bel po’ di Pescara, nel gruppo allenato da Buffoni.
Al quale a stagione in corso subentra Novellino, che porta il team alla piazza d’onore in graduatoria a pari punti con l’Acireale ed alle spalle del Palermo promosso in B.
Gaucci caccia pure Novellino e chiama Castagner a guidare i suoi nello spareggio con gli acesi, che si gioca a Foggia.
Rocco Pagano, nato proprio nei dintorni, annusa l’aria di casa e sfoggia una prestazione spettacolare.
Il Perugia vince per 2-1, grazie ad una doppietta di Traini, e vola in cadetteria per alcune ore.
In quanto Gaucci, nei mesi precedenti, ha flirtato con un arbitro che bazzica il medesimo girone dei grifoni.
Il titolo ottenuto sul campo viene revocato ed in B ci va così l’Acireale.

Una mazzata atroce, per la compagine di Castagner: che comunque decide di fermarsi in biancorosso e ritentare la sorte, indicando alcuni rinforzi adeguati alla categoria.
Un Cornacchini in versione super bomber trascina gli umbri alla vittoria del torneo, conseguendo finalmente la promozione nel secondo livello del calcio nostrano.
Pagano salta il girone di andata per infortunio, poi torna in squadra nella seconda parte del campionato e contribuisce al trionfo.
Riassapora la B, in una società che ingaggi calciatori di nome: Matteoli, Rocco, Dicara, Evangelisti, Ferrante.
Cornacchini continua a segnare come un ossesso, ma il Perugia non sa essere continuo e dopo un inizio promettente cala nel girone di ritorno, non riuscendo ad inserirsi nella lotta per la promozione in serie A.
Pagano è tra i migliori del suo club ed allunga il suo contratto, fermandosi con i grifoni pure per la stagione successiva, con Novellino in panchina.
Negri, Baiocco, Briaschi, Allegri, Gattuso, Notaristefano, Suppa, Baldieri ed altri nuovi arrivi fanno chiaramente intendere quanto Gaucci voglia la massima serie.
L’inizio è mediocre ed il patron umbro, dopo un breve interregno di Giannattasio, chiama al capezzale biancorosso Galeone, che grazie alle reti di Negri ed alle giocate di Allegri, Pagano e company riesce a traghettare il club al terzo posto finale.
Il Perugia è promosso in A!
E Pagano, trentatreenne, è di nuovo sul palcoscenico calcistico più prestigioso della penisola.
Ala destra vecchio stampo, dotato di tecnica e fantasia: ideale in un modulo a tre punte e discreto come esterno di centrocampo.
La copertura difensiva non è il suo forte, però è astuto come una volpe e studia sempre il suo avversario nei primi minuti di gara, regolandosi di conseguenza sui movimenti da inscenare sul terreno di gioco.
Dribblomane accanito, salta facilmente l’uomo in velocità e sullo spunto ha davvero pochi rivali.
Rispetto a parecchi suoi pari ruolo è fisicamente ben impostato ed ha fiato da vendere, potendo sprintare in serie e mettere quindi sotto costante pressione lo sfortunato terzino sinistro di turno.
Nel caso può adattarsi pure sulla corsia mancina, invero, destreggiandosi con un pizzico di fluidità in meno rispetto alla sua zona abituale.
La finta di corpo a rientrare per andarsene dal lato opposto, una movenza felina, è il marchio di fabbrica della casa.
Dispone di una tecnica sopraffina e di un bel tiro, oltre che di una dote rara, ovvero il cross in corsa: roba per pochi eletti.
Non ha infortuni gravi in carriera e la sua incredibile longevità è la più apprezzabile conferma di quanto Rocco sia un professionista attento e scrupoloso.
Segna spesso e fornisce assist a profusione.
Talvolta è discontinuo, certo, ma avrebbe meritato quantomeno una chance in un club di vertice.
Almeno una sì, dai.
Perché quando è in giornata, tocca ribadirlo, bisogna affidarsi soltanto alla preghiera, per sperare di fermarlo.
E talvolta manco basta.
Nel Perugia l’ex pescarese gioca ancora qualche scampolo di gara, prima di essere ceduto nel mercato invernale.
D’altronde Galeone litiga con Gaucci un giorno sì e l’altro pure ed è quindi perennemente sulla graticola ed ormai pronto a salutare la compagnia.
Il team, che veleggia a metà classifica, dopo l’allontanamento del tecnico friulano inizia una lenta ed inesorabile discesa verso gli inferi, che condurrà gli umbri per l’appunto in B.
Rocco Pagano, separato dal suo mentore, viene fatto oggetto di un paio di offerte dalla cadetteria, che non si concretizzano.
Scende quindi in C1, accordandosi con l’Ancona e conquistando un’altra promozione insieme a giocatori come Gabriele, Fini, Modica, Morello, Scarafoni, Briaschi, Camplone, Tentoni, Parlato e via discorrendo.
In estate, libero da vincoli contrattuali, firma col Teramo, in C2.
Con Donati alla guida tecnica Rocco Pagano disputa due buone annate indossando la casacca dei diavoli biancorossi, con un quarto ed un ottavo posto conquistato.
Nella seconda stagione l’ex perugino è il miglior cannoniere dei suoi, con una decina di reti in campionato.
Dal Teramo ecco il passaggio alla Renato Curi Angolana, in serie D, dove ottiene un ottimo secondo posto, sfiorando la promozione in C2.
Quindi, per un biennio, Pagano si diverte nel Francavilla, in Eccellenza.
Quarantenne, non ci pensa proprio a smettere.
Si sente bene dal punto di vista fisico ed anche da quello mentale: non ha alcuna voglia di appendere le scarpe al chiodo, insomma.
E difatti gioca sino ad oltre cinquant’anni nelle categorie dilettantistiche: Ortona, Virtus Tollo, Adriano Flacco e Tollese le tappe di un percorso meraviglioso, con oltre mille gare disputate in carriera e gli ultimi anni, vissuti per la maggior parte dei casi in Prima categoria, trascorsi a farsi inseguire da ragazzini con meno della metà dei suoi anni.
Allenandosi come se fosse in serie A e divertendosi ancor di più, saltando pochi match e scendendo in campo con un ardore ed una passione da far invidia alla stragrande maggioranza dei suoi simili.

Rocco Pagano lavora inoltre come rappresentante di vini e, quando può, si incontra con le vecchie glorie del Pescara, in ricordo dei bei tempi andati.
Mi volevano Inter, Napoli e Milan, ma il destino ha scelto diversamente.
Ho comunque vissuto una carriera importante, indossando maglie speciali e giocando sino ad oltre cinquant’anni di età, divertendomi sempre come se fosse il mio primo giorno sul campo.
Il giocatore più forte?
Maradona e Maldini tra gli avversari, Junior e Sliskovic tra i miei compagni.
Pure il sottoscritto non era affatto male, sapete?
Però i campioni, quelli veri, erano altri.Rocco Pagano
Al termine della carriera agonistica sceglie di non allenare.
Non è portato, per carattere, ed è anni luce distante dal prototipo del calciatore moderno, col quale andrebbe sicuramente a confliggere, qualora se lo ritrovasse alle proprie dipendenze.
Conscio di ciò, si dedica ad altro e segue il calcio con occhio distratto e puntato, quando capita, sulle sue ex compagini.
Mi divertiva parecchio, Rocco Pagano.
Ai tempi della C venne pure a giocare contro l’Ischia, in alcune occasioni.
Tra A e B, ovviamente, lasciò tracce ben più rilevanti.
Un’ala di quelle che non se ne vedono quasi più, sul manto verde.
Sgasava in velocità, puntava l’uomo, lo saltava con quel movimento di bacino-anca che manco una ballerina di salsa e crossava in corsa per l’incornata/zampata del centravanti di turno.
Che spettacolo, cavolo!
E le sue figurine, con quella faccia simpatica e quel sorriso da marpione che pareva volerti fregare ancor prima che arrivasse la sfera in zona.
Che poi, gira e rigira, qualcuno che lo marcasse stretto lo ha trovato.
Qualcuna, per meglio dire.
Ossia Monica, una bella signora che dopo alcuni anni di convivenza lo ha portato all’altare,
Rocco, che ha una figlia adulta avuta da una relazione conclusa tempo fa, stavolta non è riuscito a smarcarsi ed è stata una giocata vincente sia per lui che per la consorte.
Un personaggio autentico e figlio di un calcio stupendo, con quel Pescara di Galeone che finì per piacere a tutti.
Ma proprio a tutti.
Ogni tanto anche gli avversari, purtroppo.
Ma son cose di calcio.
Per fortuna.
Rocco Pagano: Rocco Volante.
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