• Il nuovo inizio

Pur essendo di origine giamaicana, la sua pelle era più chiara dei confratelli ed ecco il nickname Roni, dall’unico personaggio di razza bianca di un film del tempo.
Da adolescente era ancora piccolino di statura e gli amici ironizzavano sulla sua taglia.
Questa è la genesi di Roni Size -pseudonimo di tanto altro ma pur sempre Roni Size, perché lui è tale a prescindere-, un artista innovativo e seminale.

Negli anni ha maneggiato svariate cose, nella maggioranza dei casi di buon livello.
La sua pietra miliare, indiscutibilmente, è New Form.
Siamo a fine anni 90, solito periodo di Musica serissima e dischi stratosferici.
Quello in questione vende oltre trecentomila copie.
Trattandosi di un prodotto teoricamente di nicchia, beh, è tanta roba.

Bando alle ciance e stop ai preamboli: New Form, nel suo genere, è un capolavoro.
Drum and Bass allo stato dell’arte.
Un manifesto: per età, qualità e genere.

Quando esce, giugno 1997, mette a soqquadro un intero movimento sonoro andandosi a conquistare spazi che fino ad allora, tranne rarissimi casi, erano stati ad esclusivo appannaggio di rock e pop, soprattutto per una questione di cassa di risonanza e di mercato.

Il progetto è tanto complesso quanto istintivo datosi che Roni fuma erba come un dannato, sogna di creare 24H24 e mette in studio tutto l’ardore del momento e la passione per un sound che agita mente, anima e corpo.
Con lui ci sono i Reprazent, collettivo impregnato di estro e sfrontatezza: insieme sfidano le convenzioni e pubblicano un lavoro destinato a squarciare le tenebre dell’elettronica.
Un disco “jazz”, sociologicamente parlando.
Fuori dagli schemi classici.
Anzi: che segue i propri e ne impartisce di nuovi.

Produttori quali DJ Die, Krust e DJ Suv.
Vocalist come Onallee e Dynamite MC.
Ed una pletora di altri ottimi elementi che incidono i solchi del disco con il loro imprescindibile marchio.

Una miscela esplosiva che rispetto al Timeless di Goldie -inconfutabile capostipite di tutto- ha una forma canzone più accessibile e diretta, coinvolge il pubblico ed intriga la critica, andando a guadagnare un inaspettato quanto meritato Mercury Music Prize, prestigioso riconoscimento destinato al migliore album dell’anno nella florida scena UK.

New Form si accomoda nientepopodimeno che dinanzi ai Radiohead (con OK Computer, oh!), ai The Prodigy (con The Fat of the Land, oh!), ai The Chimical Brothers (con Dig Your Own Hole, oh!) e ancora Primal Scream, Suede, e via discorrendo.

Drum and Bass e non solo.
Breakbeat, funk, house, hip pop, jungle, soul, reggae, soca, techno e quel che Vi pare.
Vi sono 3/4 di Musica degli ultimi decenni dentro questo strambo contenitore emozionale che però, magicamente, mostra un esito compatto, omogeneo, amalgamato, coeso.
La forma canzone riesce, davvero miracolosamente, ad uscirne non stravolta nonostante il tappeto sonoro potrebbe risultarle fatale, come spesso è capitato ad altri pur fenomenali contemporanei della medesima scena musicale.

Inizialmente previsto in duplice CD, venne poi dato alle stampe anche in versione unica, entrando nelle classifiche e restandoci per una vita, ad ulteriore conferma di come si possa arrivare alla massa pure con l’elettronica e senza dover necessariamente eccedere in compromessi.

Railing 2:04

Brown Paper Bag 9:03

New Forms 7:44

Lets Get It On 6:58

Digital 9:04

Matter Of Fact 4:04

Mad Cat 4:55

Heroes 6:34

Share The Fall (Full Vocal Mix) 6:13

Watching Windows 5:32

Beatbox 1:09

Morse Code 6:58

Destination 8:31

Intro 0:53

Hi-potent 6:52

Trust Me 6:26

Change My Life 8:27

Share The Fall 6:25

Down 6:50

Jazz 6:03

Hot Stuff 6:31

Ballet Dance 6:41

Una traversata nella paranoia, quella bella.
Nell’alienazione più appagante.
Nella pazzia musicale, d’alta scuola.

Entrare nel merito delle tracce, come spesso accade, qui non ha ragion d’essere.
Album da sorseggiare in toto, (rari) passaggi a vuoto inclusi: dalla prima all’ultima goccia.
Adoravo ed adoro la scena D&B.
New Forms lo presi a scatola chiusa nell’autunno del 1997, dopo averne letto mirabilie su di una rivista specializzata.
Ad Ischia mi costò un rene, come tutto ciò che andava richiesto ad personam e fatto giungere sull’amato scoglio.
Nessun rimpianto, tutt’altro.

Inoltre, da Radioamatore, come non adorare questa autentica chicca:

Bei ricordi.
E disco stupendo.
Roni Size lo ha poi riprodotto per festeggiarne il decennale, facendo un po’ di taglio e cucito e modificando diverse cose.
L’originale, senza le tecnologie odierne e con un pc Atari a gestire macchine e campionatori, è ancora oggi insuperato.
Nel regno del preset tutto è facilitato, chiaro, eppure meno autentico, viscerale, immediato, immaginato.

Imprigionare il talento non ha alcun senso.
indirizzarlo si, forse.
Forse.
O forse no.
No, forse no.
No.
Imprigionare il talento non ha alcun senso.

Roni Size / Reprazent ‎– New Forms: 8

V74

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