• La Pantera Nera

Sui portieri africani le leggende si sprecano.
Nella maggior parte dei casi il materiale che origina le discussioni è, come dire, “canzonatorio”.
Infatti i guardiapali del continente nero sono spesso celebri per essere molto altalenanti, nel rendimento.
Il loro grande atletismo naturale è di rado è supportato da una preparazione tecnica adeguata e, di conseguenza, non è difficile sorprendersi dinanzi a spettacolari prodezze figlie dell’istinto e, subito dopo, mettersi le mani nei capelli osservando delle cappelle che manco all’oratorio.

Decenni fa, per ovvie ragioni, la situazione era ben più complessa.

Eccezioni ne abbiamo?
Si, assolutamente si.

Il ghanese Mensah, il nigeriano Enyeama, lo zimbabwese Grobbelaar, l’egiziano El Hadary e il marocchino Zaki, giusto per fare qualche nome.
Un discorso a parte lo meriterebbe la scuola camerunense, con diversi elementi che nel tempo hanno saputo guadagnare stima e rispetto nel panorama calcistico internazionale.
Il contemporaneo Kameni ed il meno recente Jacques Songo’o, ad esempio.
O le autentiche star del ruolo, cioè il binomio di fuoriclasse che per un quarto di secolo ha garantito ai Leoni Indomabili affidabilità e talento tra i pali: Thomas N’Kono & JosephAntoine Bell.

Il secondo è stato nominato dall’International Federation of Football History & Statistics (IFFHS) come miglior portiere africano dello scorso secolo.
Titolo molto probabilmente meritato, in quanto di discorre di un estremo difensore dal rendimento costante e dalla ottima padronanza di tutti i fondamentali.

Ma a livello di personalità e carisma, i segni distintivi che piacciono al sottoscritto e che si stampano indelebilmente nella memoria dei tifosi e degli appassionati, la palma di numero 1 va assegnata -e senza dubbio alcuno- al suo compagno di Nazionale, il succitato Thomas N’Kono.

Thomas nasce nell’afosa estate del 1955 a Dizangué, un villaggio camerunense di medie dimensioni situato sulla riva destra del fiume Sanaga, nella zona sudoccidentale del paese.

L’Éclair Douala -compagine della zona- è stata per diversi anni in seconda serie locale: un club con una storia modesta e con pochissimi capitali da investire.
Eppure da qui sono venuti fuori autentici miti quali il Bomber Roger Milla e i due portieri di cui sopra: N’Kono e Bell.
Si, proprio loro, Tommy e Jo-Jo: la rivalità per eccellenza.
Una coppia che dominerà la scena in patria per lunghissimi periodi, continuando ancor oggi a far parte dei ricordi più belli e delle emozioni più intense che i fans dei verdi possano vantare.

Forti e promettenti sin da giovanissimi, per quanto estremamente diversi tra loro.
Jo-Jo è chiacchierone, sfrontato, brillante.
Tommy è taciturno, concentrato, riservato.

Carisma e sicurezza appartengono al repertorio di entrambi i personaggi in questione, invece.
Bell è stato allevato da una famiglia benestante e di buona cultura ed ha studiato in collegio, mentre N’Kono si è dovuto arrangiare in campagna, dove ha vissuto a lungo con la sorella, per poi trasferirsi presso la residenza del presidente della propria società calcistica, che lo ha preso sotto la sua ala protettrice.

Thomas mostra subito il marchio di fabbrica della casa: para, tutto quello che può parare lo para.
Lo stile è grezzo e non potrebbe essere altrimenti.
Però ha carattere ed infonde tranquillità ai suoi compagni di reparto, imponendosi con personalità pure con i più esperti del gruppo.
L’Éclair, al termine di un fugace passaggio nella serie A del luogo, retrocede mestamente in seconda serie.
Vi è desiderio di tornare in alto e N’Kono è ritenuto uno dei perni sui quali puntare per la risalita.

Come spesso accade nella vita le cose prendono però una piega inaspettata e manco il tempo di sputare sui guantoni per prepararsi alla battaglia che dalla capitale, Yaoundé, arriva per lui l’irrinunciabile offerta del Canon Sportif, la più importante società sportiva del Camerun, che durante la semifinale di Coppa Nazionale giocata e vinta proprio contro l’Éclair ha avuto modo di notare le qualità del pipelet avversario.

Non ancora maggiorenne Thomas sbarca nel calcio che conta, quantomeno dalle sue parti.
Il professionismo è ancora parecchio distante, certo, ma le prospettive iniziano ad essere interessanti.

Nel Canon Sportif il portiere si ferma per un decennio.
Con lui in porta la sua squadra conquista cinque titoli nazionali, quattro Coppe del Camerun e, soprattutto, due Coppe dei Campioni ed una Coppa delle Coppe d’Africa.
Bottino di tutto rispetto, tenendo conto che inizialmente Thomas deve dividersi il posto col suo collega di reparto, più maturo e scafato.

Nel frattempo il nostro viene convocato per le nazionali giovanili e qui ha la fortuna di incontrare Vladimir Beara, jugoslavo, uno che il Ragno Nero Lev Jašin -si, lui- definì il miglior portiere della sua generazione.
Beara negli anni settanta si è trasferito in Camerun ed allena le rappresentative del paese.
Convoca N’Kono per alcuni stage e ne apprezza temperamento e forza fisica.
Per quel che concerne la disciplina, il discorso si complica allorquando il giovane asso decide di assentarsi per un paio di settimane dagli allenamenti, a causa di un presunto affaticamento muscolare.
In realtà Beara martella come un dannato ed il giovane N’Kono non è abituato a ritmi così forsennati.
Per sua fortuna l’intelligenza non gli manca e capisce che un tecnico preparato come lo slavo potrebbe rappresentare la svolta della sua carriera.

Si rimette in carreggiata e di lì a poco esordisce in Nazionale maggiore.
Per diversi anni si alterna con Bell, fin quando agli arbori del Mondiale in Spagna del 1982 è a lui che viene affidata la maglia di numero 1.
Lo storico contendente gli fa da secondo, mentre come terzo viene convocato l’esperto Tchobang.

In Spagna Thomas N’Kono è il capitano della sua squadra ed impressiona per la naturale indole al comando della difesa e per la reattività che mostra in ogni suo intervento.
Tranne uno, a dirla tutta.
Contro l’Italia, in un match decisivo per le sorti del torneo, Tommy scivola e favorisce la rete di Graziani.
Sarà l’unica rete subita nella kermesse iberica, ma basterà a condannare gli africani all’eliminazione e, nel contempo, a lanciare l’Italia verso il trionfo di Madrid.

Una controversa inchiesta giornalistica, qualche tempo dopo, farà scoppiare un presunto scandalo di combine che riguarderà proprio Italia-Camerun.
Polemiche a non finire ed infamanti sospetti non macchieranno la vittoria degli Azzurri e non inficeranno sulla carriera di N’Kono, che al ritorno dalla Spagna sarà oggetto di parecchie offerte per trasferirsi in Europa.

Nel vecchio continente le frontiere sono ancora limitate per gli stranieri e la maggior parte delle società è poco propensa ad offrire una chance in tal senso ad un portiere, ancor di più se si parla di calciatori di colore.

Tommy ha però mostrato doti importanti che fanno riferimento non soltanto all’indiscutibile atletismo dei coloured.
Ha talento, tigna, professionalità, disciplina.
I duri allenamenti con Beara gli hanno regalato qualità, affinandone l’istinto e motivandone la crescita caratteriale.
Para come un felino, osserva con attenzione tutta la sua difesa, monitora con assoluta diligenza e concentrazione tutta l’azione che si svolge dinanzi a lui.
Reattivo nelle uscite, usa il pugno per allontanare i pericoli dall’area piccola e spesso riesce a bloccare la sfera usando una sola mano.
Domina la scena e lo fa unendo spettacolo e concretezza.
Piace alla platea e impressiona gli addetti ai lavori.
I compagni lo adorano, gli allenatori lo stimano, gli avversari lo rispettano.
Inoltre è bravo pure a giocare con i piedi ed a lanciare lungo e preciso in direzione dei compagni d’attacco in una fase in cui ancora questa caratteristica non è ancora basilare per la scelta di un guardiano.
Oggi sarebbe la norma, mentre anni fa era un’ulteriore aggiunta al c.v. di un portiere.
Lui che da piccolino si era disimpegnato come punta, prima di essere spedito tra i pali perché, come ebbe a dichiarare al termine della carriera, “in Africa in porta ti ci mandavano, non ci andavi mai per scelta o per piacere”.
Vogliamo trovargli un difetto/limite?
Beh, forse in alcuni casi l’eccessiva pressione gli ha giocato dei brutti scherzi.
Della rete di Graziani abbiamo già detto.
Diremo poi di un gol regalato al brasiliano Tita che costerà una Coppa Uefa e di un ingenuo rigore concesso all’Inghilterra che priverà il Camerun di una semifinale mondiale.
Episodi.
Importanti, altroché, ma che rientrano in un risultato di gruppo e che non vanno minimamente ad inficiare una sublime parabola di ottimo professionista e di personaggio unico e speciale.

Tornando a noi: a fine mondiale ad accaparrarsi i servigi del calciatore è il Reial Club Deportiu Espanyol, la seconda squadra di Barcellona, che vince la concorrenza di Flamengo e Fluminense, intenzionate a portare il camerunense in Brasile.

Thomas N’Kono firma un contratto pluriennale e torna in Spagna, stavolta per restarci a lungo.
In Catalogna si ambienta benissimo ed entra nella storia del club, indossandone la maglia per ben nove stagioni nelle quali si distingue per l’ottimo rendimento tra i pali e per le sue doti umane che non passano inosservate.
Tommy è infatti un ragazzo estremamente tranquillo, docile, pacato, in grado di trasformarsi in campo e lottare con le unghie e con i denti per difendere il suo territorio.

L’RCD non ha un gran feeling con le vittorie, tradizionalmente.
Nemmeno la presenza di N’Kono cambia le carte in tavola, per quanto nel 1988 il team sfiori un trionfo epocale, cioè la vittoria della Coppa Uefa, che sfuma in modo allucinante dopo aver eliminato Borussia Mönchengladbach, Milan, Inter, Vítkovice, Bruges e sconfitto i tedeschi del Bayer Leverkusen per 3-0 all’andata in finale.
Gli uomini del tecnico Clemente, futuro C.T. della Spagna, riescono letteralmente a suicidarsi al ritorno, venendo sconfitti nei tempi regolamentari col medesimo risultato e soccombendo ai rigori dopo un prevedibile crollo nervoso e nonostante Tommy avesse parato il primo penalty dei teutonici.

Una delusione enorme, atroce.
Che sfocia in una inaspettata retrocessione in seconda serie, nell’annata successiva.

In terra catalana N’Kono diventa comunque un idolo indiscusso, soprannominato lo Zamora nero, in onore del “Divino“, il mitico portiere spagnolo degli anni trenta.

Thomas resta con i biancoblu per riportarli in Liga e ci riesce, per quanto sia costretto a saltare i play-off a causa della convocazione per i mondiali italiani del 1990.

Qui all’esordio della competizione ferma nientepopodimeno che Diego Maradona, il suo calciatore preferito, conquistando il cuore di migliaia e migliaia di tifosi tra i quali spicca un giovanissimo attaccante di provincia che resta folgorato dalle movenze feline del camerunense e decide, dall’oggi al domani, di cimentarsi in porta per imitarne le gesta.
Quel ragazzo si chiama Gigi Buffon e diventa uno dei più forti portieri nella Storia del Calcio.
Gigi stringerà amicizia con Tommy, più tardi, tanto da partecipare alla sua gara d’addio all’attività e arrivando addirittura a concedergli l’onore di chiamare suo figlio Thomas.

N’Kono è protagonista insieme ai suoi compagni di un ottimo mondiale, con i Leoni Indomabili che escono ai quarti contro l’Inghilterra, sfiorando il colpaccio della qualificazione alle semifinali.

In Italia il titolare sarebbe dovuto essere Bell, per la verità.
Thomas voleva tornare in Spagna, non avendo intenzione di fare il secondo.
Poi Jo-Jo ha avuto pesanti diverbi con la Federazione ed all’ultimo momento le gerarchie sono cambiate radicalmente in favore dell’acerrimo rivale.

Conclusa l’avventura mundial per N’Kono è ora di cambiare aria pure a livello di club.
L’Espanyol punta sulla linea giovane e Thomas passa al Sabadell, in seconda divisione e non distante da dove ha vissuto negli ultimi dieci anni.
Un biennio tranquillo, poi la società è retrocessa per debiti ed il portierone trova un contratto con l’Hospitalet, ancora Catalogna, in terza serie.

Resta comunque in Nazionale fino ai Mondiali del 1994, in USA.
Negli Stati Uniti il Camerun si presenta con un trittico di portieri che forse è il migliore di sempre, nella storia del calcio africano: N’Kono, Bell, Songo’o.
Roba da far tremare i polsi, per davvero.
Tre estremi difensori che sono uno più bravo dell’altro.
E tutti insieme.

Songo’o, generazione successiva, è il terzo.
Il futuro è suo, mentre nel frattempo i due arzilli vecchietti si giocano il posto da titolare.
Stavolta la spunta Bell, che milita nel SaintÉtienne, prima serie francese e quindi in un campionato ben più competitivo rispetto alla terza lega spagnola dell’antagonista.
Il Camerun non brilla, pareggiando con la Svezia all’esordio e perdendo nettamente col Brasile nella seconda gara del girone.
L’atmosfera si surriscalda e prima della terza e decisiva gara contro la Russia l’allenatore, il francese Henri Michel, spiega a Bell che il suo atteggiamento anticonformista nei confronti dei dirigenti, a causa di discussioni su premi partita ed emolumenti non percepiti, ha generato insostenibili problematiche interne che, per preservare i già precari equilibri di squadra, porteranno alla scelta di escluderlo dai titolari a favore di N’Kono.
Quest’ultimo, sorprendentemente, si schiera al fianco dello storico rivale e lascia il campo a Songo’o , il quale si becca un forte indolenzimento ai reni, a forza di raccogliere palloni nel sacco contro i sovietici.
6-1 e tutti a casa.

Bell torna in patria, trova la sua casa incendiata e decide di abbandonare l’attività agonistica dopo una cinquantina di gare in Nazionale.
Songo’o ne giocherà altrettante, disputando da numero 1 il mondiale del 1998 in Francia e da riserva quello del 2002, in Corea del Sud e Giappone.

E N’Kono?
Lui imita Bell e chiude l’epopea in maglia verde dopo il mondiale americano ed un ventennio di intoccabile fama.
Due Coppe d’Africa (1984 e 1988) in bacheca, oltre a tanti titoli personali, in primis quelli di calciatore africano dell’anno, nel 1979 e nel 1982.

A quarant’anni suonati pensa al ritiro.
Un giovane amico gli chiede di accompagnarlo ad un provino in Bolivia per tentare di spuntare un contratto al Club Bolívar, titolata compagine in cerca di un estremo difensore affidabile e di prospettiva.
Tommy accetta di buon grado ed una volta lì mette i guantoni e si diverte per qualche giorno col gruppo.
Il presidente della squadra lo osserva e decide di ingaggiare lui, anziché l’altro.
Un colpo di marketing, ma pure un buon innesto dal punto di vista tecnico.
N’Kono non è più giovanissimo, però con esperienza e prestigio compensa qualche riflesso comprensibilmente rallentato.
La non eccessiva qualità media del torneo boliviano fa il resto e Thomas gioca fino a 43 anni, portando a casa la vittoria del campionato in due occasioni (1996, 1997).


Carriera importante e affetto dei tifosi di tutto il mondo in tasca.
Avrebbe forse meritato una chance in una squadra di vertice, questo si.
Dopo i Mondiali del 90 era stato offerto all’Olympique Marsiglia di Tapie.
Affare saltato all’ultimo momento.

In Italia si era interessato a lui il Lecce, nello stesso periodo.
Poi Thomas preferì non allontanarsi troppo dagli affetti familiari e dalla Catalogna -oramai casa sua- e la cosa si fermò ai preliminari, per così dire.

Sarebbe stato bello, sicuramente.
Lui che mi ricorda un po’ quel genialoide di Pfaff, nello stile.
Meno istrionico, ma altrettanto solido.
Ci metterei qualcosina di Dasaev, in aggiunta.
Bell invece era più moderno, nell’interpretazione del ruolo.
Agiva quasi da libero e permetteva alla sua difesa di salire e di giocare più alta.
A differenza di Thomas, che prediligeva un atteggiamento meno rischioso, vecchio stile.
E i compagni si sentivano più sicuri con quest’ultimo, anche perché quando nelle retrovie non disponi di Baresi o Maldini ecco che tocca organizzarsi prima di tutto per non prenderle.
Soprattutto in certi contesti.
Il fatto che spesso il nostro sia stato convocato per partecipare ad aventi con rappresentative del “Resto del Mondo” la dice lunga sul come la sua “linea” abbia pagato, in campo e fuori.

Naturalmente dopo aver appeso gli scarpini al chiodo Tommy non ha pensato neanche per un secondo di abbandonare il mondo del calcio.
Ha dapprima preso il patentino di allenatore e subito dopo quello di preparatore dei portieri e si è messo in azione col Camerun, che per un transitorio lasso di tempo ha diretto dalla panca.
Dopo di che si è immerso nel progetto Espanyol, occupandosi dei portieri sia a livello di prima squadra che di cantera.
Sotto la sua gestione son venuti fuori discreti prospetti, tra i quali spicca il connazionale Carlos Kameni.

Thomas N’Kono, con la sua caratteristica tuta lunga a protezione degli arti inferiori e i suoi baffetti cool ad evidenziarne il viso da attore di cinema d’azione, è stato uno degli indiscussi protagonisti del calcio del suo tempo.

Per lungo tempo primatista di presenze nella Liga tra i calciatori di colore, il camerunense ha simboleggiato l’istinto che assurge a vera gloria, riuscendo a spazzare via parecchi pregiudizi atavici e mostrando la rara capacità di saper reagire all’immancabile razzismo incontrato per strada con intelligenza, classe, ironia, forza.

Dici Camerun e pensi a lui ed al folcloristico ed implacabile bomber Milla.
In automatico.
Un totem, iconico come pochi altri.

E precursore, con i suoi primati e, in particolar modo, con il suo anticipare i tempi e contribuire a rendere normale quello che sarebbe dovuto esserlo di per sé già da secoli ma che, purtroppo, per molti versi rischia di non esserlo neppure oggi, nel 2021.

Durante la Coppa d’Africa del 2002 torna alla ribalta per un frettoloso arresto in Mali, con l’accusa di compiere riti di magia nei dintorni del terreno di gioco, prima di una gara decisiva tra il suo Camerun ed i padroni di casa.
Per fortuna tutto si ricompone rapidamente e N’Kono può prendere di nuovo il suo posto in panchina senza eccessive complicazioni.

Perché lui di magie ne ha fatte parecchie, è innegabile.
Ma in porta, mica altrove.

Leggenda.

Thomas N’Kono: la Pantera Nera.

V74

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.