• Natale e Capodanno al centro dell’Europa

Tour della Germania 2007 – Valle del Reno e Valle della Mosella

Germania, Lussemburgo, Belgio, Francia.

Da alcuni appunti abbastanza datati, (ri)propongo un resoconto di viaggio in una delle mie zone preferite, piena Mitteleuropa, con alcuni spunti che poi, spero, provvederò ad integrare con maggiore compartecipazione.

Fine anno 2007, inizio 2008.

Un incontro a sorpresa, un itinerario redatto a due mani ed un bel tour natalizio, quindi atmosfera adeguata e dintorni che, bisogna ammetterlo, sapranno dimostrarsi pienamente all’altezza delle previsioni. 


La prima tappa in agenda è Coblenza, amena ed antichissima cittadina tedesca, posta esattamente nel punto di confluenza tra il Reno e la Mosella, due fiumi che per lo scrivente rappresenteranno una tappa fissa, adorata ed abituale, nel corso degli anni successivi.

L’arrivo in zona è tardivo, quando le tenebre son calate già da parecchie ore, e quindi non resta che recarsi nell’hotel prescelto per soggiornare in loco, l’Ibis Hotel Koblenz.

Un albergo ubicato in pieno centro, poco distante dalla stazione centrale ed abbastanza vicino anche al celeberrimo Deutsches Eck, “l’angolo tedesco”, dove appunto le acque del Reno e della Mosella decidono di incontrarsi: buon rapporto qualità-prezzo, camere non particolarmente spaziose ma pulite, servizio adeguato alla classe della struttura.

Promosso, insomma.

Oggi è piuttosto elitario, pur non essendo lussuoso, ma Coblenza è mediamente cara e le alternative, non moltissime, invero, lo sono altrettanto.

Koblenz esprime una grande valenza storica e culturale, ma non disdegna di mostrare aspetti moderni, avendo vissuto ultimamente anni di notevole work in progress: si gira facilmente a piedi ed appartiene al distretto della Renania-Palatinato.
Una passeggiata nel centro storico risulta rilassante ed offre scorci che meritano il passaggio, come nel caso della bella basilica di St. Kastor (Castore), di origine romanica.

Deutsche Eck

Dopo una mattinata dedicata al posto che ci ospitava, con la mia compagna del tempo abbiamo destinato il pomeriggio alla visita di alcuni paesini del comprensorio locale, non distanti dalla stessa Coblenza e facilmente raggiungibili in treno, sfruttando una delle ottime e frequenti offerte delle efficienti -ma altrimenti care- ferrovie tedesche: la prima tappa ha luogo in quel di Cochem, distante una quarantina di minuti dal punto di partenza.

Cochem è un paesino veramente sfizioso ed alquanto caratteristico, attraversato dalla Mosella e con un centro storico vivace e pregno di vistose abitazioni dai colori sfavillanti, con dei tratti architettonici molto originali.
La fortezza di Reichsburg, purtroppo chiusa nel pomeriggio della nostra visita, sovrasta la cittadina ed è collegata a quest’ ultima mediante un servizio di bus.
Un buon bicchiere del famigerato vino locale ed una capatina in una delle provocanti pasticcerie incontrate durante la passeggiata hanno reso la pur breve visita ancor più intensa.

Lasciata Cochem con un arrivederci, ci siamo spostati nella vicina Bullay, ad una decina di minuti di distanza dall’altra, dove un lungofiume tranquillo e dei paesaggi rurali fanno da silenzioso sottofondo ad uno scenario molto bucolico ed emozionante.
Bullay si visita in breve tempo e, quantomeno nel nostro caso, con gradevole lentezza: le immancabili enoteche tracciano il cammino per la via principale, fino a giungere poi sulla riva della Mosella.

La mattina seguente ci imbarchiamo (solo metaforicamente, purtroppo) alla volta di Colonia, dove eravamo comunque già stati entrambi, in precedenza: una romantica giornata nella patria della Kölsch è però un piacere al quale si cerca di non rinunciare facilmente e così, tra un giretto sui tanti ponti del Reno ed una doverosa visita al sempre meraviglioso Duomo, stupendo come la città che lo ospita, ci ritroviamo immersi nella festaiola atmosfera di una Colonia in trepidante attesa dell’ormai prossimo Capodanno.

Koln Dom

Ritorniamo -abbastanza stanchi- a Coblenza in tarda serata e non essendo grandissimi amanti della vita notturna, in special modo in una cittadina che non brilla in tal senso, diamo un’ occhiata ai canali satellitari che l’Ibis ci mette a disposizione, incluso Rai1, per chi non riuscisse in nessun modo a rinunciare alla buonanotte Marzulliana (io ne faccio volentieri a meno).

L’indomani ci vede sulla strada di Boppard, al centro del ” Romantico Reno ” ed a una ventina di chilometri di distanza dalla stessa Coblenza.

Panorami indimenticabili, tra vigneti e paesaggi fluviali, ci accolgono in questo ridente villaggio impregnato di storia che con i colori primaverili ed estivi di sicuro acquisterà ulteriore fascino.

Ma anche sotto una coltre di gelo, il nostro manifesta ugualmente un carisma invidiabile: l’amabile passeggio per le viuzze cittadine non fa che confermare la subitanea sensazione di essere al centro di una fiaba.

Ci ritorneremo durante la bella stagione, difatti.

Dopo aver assaggiato una mistura di vini caldi ad altissima gradazione alcolica, torniamo indietro a recuperare qualche borsone e partiamo in direzione Treviri.

Treviri, Porta Nigra

Giungiamo nella cittadina di origine romana dopo un piacevole viaggio in treno lungo le valli e le colline della Mosella, con i curatissimi vigneti a parete a far da cornice al placido scorrere del fiume.

Come dimora per i giorni a cavallo del Capodanno abbiamo scelto l’ NH Hotel, un 3 stelle appartenente alla lussuosa catena di proprietà spagnola.
L’albergo dispone di 14 piani, ha una struttura piuttosto vetusta e necessiterebbe di un restyling, ma offre un bellissimo panorama sulla Mosella, offre stanze molto calde, spaziosissime e ben arredate, con tavolino da lettura, bagno con vasca, tv satellitare, frigo-bar, armadi enormi ed altre finezze di certo utili quando non si è in casa propria.
Il ristorante interno è ottimo e la colazione abbondantissima, quantunque abbastanza costosa, come spesso accade in terra teutonica.
15 minuti al giorno di traffico web sono offerti dalla direzione: i prezzi, qualora si decida di navigare per un tempo maggiore, risultano spropositati.
L’utilizzo della piscina-oggi non più aperta ai clienti- era gratuito e si poteva usufruire liberamente anche della limitrofa sauna, anch’essa non più disponibile.
L’hotel, in determinati periodi dell’anno, presenta offerte vantaggiose: noi abbiamo optato per una immensa camera doppia all’ultimo piano dal quale ci siamo amabilmente goduti lo spettacolo pirotecnico in zona,allo scoccare della fatidica mezzanotte.
Integro aggiornando le informazioni all’anno 2019, allorquando l’hotel si appella FourSide Plaza Hotel Trier ed è stato rimodernato e suddiviso in camere classiche ed appartamenti.
Alternative testate: l’ottimo e centrale Ibis Styles, il tranquillo B&B Hotel, l’affidabile Mercure Porta Nigra e, a due passi dalla stazione, il Vinum Integrationshotel.
Nei dintorni della succitata struttura, oltre al bel percorso costeggiante la Mosella, vi sono: un immenso ristorante cinese, il China-City, (consigliato il vastissimo menu a buffet), con pietanze anche di matrice europea e sorprendente qualità ed abbondanza dei cibi; un Lidl, discount dove poter acquistare generi alimentari e bevande a prezzi più che discreti; un fast food, dove mangiare qualcosa al volo 24H24; un centro fitness ben attrezzato; un piccolo Casinò.

A Treviri -patrimonio mondiale dell’ Unesco- se non si è con auto al seguito conviene fare il biglietto giornaliero, con il bus 30 che collega molto rapidamente la zona del lungofiume alla stazione centrale: le distanze non sono proibitive e chi fosse amante del sano camminare potrà girare l’ intera cittadina senza alcun problema.

Diverse le cose da vedere: innanzitutto la famosa Porta Nigra, nomen omen, vera e propria porta d’ ingresso nella storia romana, che qui ha lasciato segni indelebili del proprio passaggio. Non sconvolgente da visitare, ma fondamentale e strategica, come detto.
Poi l’enorme basilica di Costantino, l’imponente duomo di St. Peter con a fianco la chiesa di Nostra Signora, l’anfiteatro, la casa natia di Karl Marx, il pittoresco centro storico, le Terme Imperiali.

Una cittadina attraente e non caotica, Trier, nonostante il notevole flusso di turisti.
Proprio all’ingresso del paese, accanto alla Porta Nigra, è possibile trovare un ufficio informazioni foriero di materiale per chi desiderasse ulteriori ragguagli sulla zona.

Sulla stessa strada si trovano poi parecchi caffè, diversi bei negozi (non a buon mercato), un paio di centri commerciali e svariati ristoranti, alcuni con menu che si ispirano alla tradizione romana, seppur con ovvia matrice turistica.
Un altro centro commerciale è posto proprio dinanzi alla stazione ferroviaria, non all’altezza di altre sue consorelle germaniche, ove vi è però la divertente -per me, eh- opportunità di trovare giornali italiani anche prima che sia pomeriggio.


Dopo esserci incredibilmente (visto il periodo) alzati di buon mattino, si parte alla volta del vicino Lussemburgo.
Con la solita offerta a prezzo di favore, inclusiva del tragitto di andata e ritorno e con l’aggiunta della copertura libera e totale del piccolo territorio lussemburghese, dopo meno di un’ora di treno, tra paesaggi bucolici ed ameni, siamo a destinazione.

In stazione è presente un piccolo ma utile ufficio turistico che offre ottimo materiale illustrativo ed informazioni -con mappe annesse- della zona.
Molto comodo anche il deposito bagagli, dotato di timer elettronico, efficiente e semplicissimo da usare.
Bar e ristoranti, di ogni tipologia e prezzo, abbondano ad ogni angolo di strada.
La capitale, piccola ed affollata, si gira in mezza giornata, volendo anche meno.
Ha un’anima palesemente commerciale ed economica, con qualche aspetto meno modaiolo. La parte alta della città presenta un impressionante strapiombo, al termine del quale si affaccia la corrispettiva parte bassa.
Il Musée de l’Étaterwet e la bella cattedrale di Notre-Dame, in assenza di mostre o fiere di rilievo, possono contribuire ad appagare la sete di cultura del visitatore.
Il quartiere vecchio, unitamente alle fortificazioni, è classificato tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO.
I bus che effettuano servizio pubblico, che non abbiamo peraltro utilizzato, sembrano essere noleggiati per l’occasione, presentando ognuno di essi una diversa colorazione e, almeno in apparenza, una differente azienda di appartenenza (pure la rima: che Blog questo!).

Tanta natura circostante, affari ed economia ad iosa, geograficamente un polo strategico al centro dell’Europa pur essendo in pratica una entità a se stante.

Da vedere, senza remore.

Forse più da vivere che da visitare, per chi ne avesse la possibilità.

A patto di non stabilizzarsi qui definitivamente, rischiando la mancanza di gioia a settimane alterne ed una sicura meteoropatia a livelli cosmici.

Il da rivedere può invece variare parecchio,a parer mio.

Chi vivrà, vedrà.

O rivedrà, eventualmente.

Lussemburgo

Nel pomeriggio, preso atto di un improvviso problema tecnico che blocca per diverso tempo i treni destinati ad una località contigua che eravamo intenzionati a visitare, decidiamo di fare una piccola incursione nella vicinissima terra belga: ad Arlon, per la precisione.

Avevamo letto qualcosa su questo paesino della Vallonia, nella provincia del Lussemburgo belga, che dista solamente una ventina di minuti dalla città di Lussemburgo: ci accoglie abbastanza freddamente, sia in termini di temperatura esterna che dal punto di vista ambientale.
I negozi sono tutti chiusi e questo era prevedibile: il centro è carino ed abbastanza elegante, ma i segni di vita, compresi bar e ristoranti, si contano sulle dita di una mano.
Le condizioni meteorologiche, abbastanza rigide dopo alcuni giorni di sole, non avranno invogliato gli abitanti ad uscire di casa e li avranno tenuti dinanzi ai molti camini fumanti che ci hanno accompagnato nel nostro giro pomeridiano.
I due musei principali del paese, dedicati alla scultura ed all’archeologia e situati l’uno di fronte all’altro (conveniente biglietto d’ entrata unico, a leggere le tabelle esposte), sono entrambi tristemente sprangati, nemmeno a dirlo.
Fortunatamente è possibile accedere alla chiesa gotica di San Martin, posta nelle vicinanze della stazione e ricostruita nel 1937: un libricino di istruzioni in lingua italiana, piacevole sorpresa, ci accompagna nella visita.
Più distante spicca la cattedrale Saint-Donat. del XVII secolo.

Con le tenebre ormai padrone incontrastate del paesaggio abbandoniamo questa atmosfera gotica (mancano solo gli Enigma a far da colonna sonora), torniamo a recuperare i bagagli in quel di Trier e via verso Metz.

Metz

Nella cittadina francese abbiamo preso alloggio presso uno dei tre Ibis presenti in zona, precisamente nel Metz Ibis Centre Gare.
L’hotel -un tre stelle- si trova praticamente di fronte alla stazione centrale, in una zona comunque abbastanza tranquilla: il costo medio è sui 50E a notte per camera doppia.
La stanza, al terzo piano, non è particolarmente ampia: la pulizia degli ambienti, la comodità dei letti ed i parecchi canali satellitari disponibili (tra i quali l’onnipresente Rai1 e l’ottima Sky Sports in versione english) sopperiscono ad una fastidiosa rumorosità derivante dalla mediocre insonorizzazione della struttura, abbastanza obsoleta, a dire il vero.
La consiglierei comunque, sia per la posizione che per il costo, a patto di non dover soggiornare troppo a lungo nella capitale della Lorena.

Quest’ultima merita un paio di giorni di visita, soprattutto se si dispone di una automobile per godersi qualche escursione nei dintorni.
Il centro si gira magnificamente a piedi: la città, posta nel punto di confluenza tra la Seille e la Mosella, è impregnata di storia.

Ha infatti visto passare diverse dominazioni nell’arco dei secoli e mostra ancora i segni delle varie influenze di carattere storico ed artistico.
Da non perdere assolutamente la stupenda cattedrale di Saint Etienne, su base gotica e costruita tra il 200 ed il 500, dove grandi maestri come Herman de Munster e Marc Chagall hanno intinto la propria arte sulle superfici in vetro presenti nella maestosa costruzione.

Stupenda.

Degna di nota anche la chiesa di St. Pierre, così come le piazze settecentesche, le altre chiesette medievali, il bel teatro, la porta Serpenoise.

Qui mercatini di Natale, a differenza della vicina Germania, si allungano fino a fine anno, per poi lasciare spazio ai festeggiamenti di piazza, i cui segni sono ancora ben visibili al nostro arrivo.

Per chi volesse fare shopping il centro offre diverse opzioni: in periferia, ad una ventina di minuti di bus, si trova invece il Technopôle, un vasto spazio dedicato alla tecnologia ma non solo, con parecchi centri commerciali e diversi punti di ristorazione.

I costi dei ristoranti sono mediamente alti ma oltre alle solite catene internazionali di fast food, è possibile trovare alcuni esercizi che offrono menu di vario genere ed a prezzi abbordabili.
La vita notturna, all’apparenza e senza approfondimenti di sorta, non è parsa essere propriamente eccitante, tutt’altro.

Metz, bella per davvero, purtroppo non spicca per la pulizia delle sue strade.
I bus sono frequenti e, nota di servizio per i male abituati, lo sono anche i controllori.


Ripartiamo di buon mattino verso Treviri, puntando poi il mirino su Mainz.

Le connessioni ferroviarie in zona, anche per probabili ragioni legate alla tipologia dei luoghi, sono abbastanza farraginose e complesse: alla fine il tutto risulta essere un vero e proprio giro panoramico “sfruttando” il Rheinland-Pfalz-Ticket che consente il libero transito con treni regionali -fino alle 3 di notte- nella meravigliosa zona della Valle del Reno, tra stupendi castelli arroccati su strategici punti di dominio sui luoghi circostanti e geometrici vigneti che sembrano volersi specchiare nelle acque trafficatissime dello stesso fiume.

Un paesaggio veramente mozzafiato, che vedrá presto la sua bellezza essere ulteriormente valorizzata dai colori primaverili.

Nei weekend, qualora si volessero ulteriormente allargare i propri orizzonti di viaggio, risulta conveniente usare il biglietto Schönes-Wochenende-Ticket che consente (max 5 persone) il libero transito sull’intero territorio tedesco, dalla mezzanotte del giorno prescelto sino alle 3 del successivo, ovviamente utilizzando i treni regionali: il costo varia leggermente in base all’acquisti presso le macchinette automatiche in stazione o dal personale in biglietteria.

Mainz (Magonza), capitale della Renania-Palatinato, è situata sul punto di incontro dei quasi omonimi fiumi del Meno e del Reno.
Trattasi di una cittadina che si visita in meno di una giornata, ma ricca di storia e cultura.

Alquanto piacevole è il passeggiare attraverso i suoi stretti viottoli, osservare le caratteristiche case a graticcio, rilassarsi sui percorsi che avanzano paralleli allo scorrere delle acque che la attraversano.

Il celebre Duomo di San Martino, esempio classico di stile romanico in terra renana, è il protagonista principale dello show.
Molti i musei, tra i quali quello di storia naturale, poi il Landesmuseum (reperti storici e dipinti) ed il Gutenberg, dedicato all’inventore della stampa a caratteri mobili, che in questa terra ebbe i suoi natali.
Interessante la chiesa cattolica di St. Stephan, sulle vetrate della quale ha prestato la sua preziosa opera -così come a Metz- il maestro Marc Chagall.

Mainz Dom

Dopo una bella birra di produzione locale, consumata in uno dei tanti locali del centro, attraversiamo il fiume e ci spostiamo in quel di Wiesbaden, capitale dell’ Assia, dove abbiamo deciso di trascorrere la serata e la notte.

L’albergo prescelto è l’ Achat Hotel City Wiesbaden, un buon hotel in posizione centrale e non distante dalla locale stazione ferroviaria.
La nostra stanza ha dimensioni ridotte ma è silenziosissima, calda, arredata con design moderno ed ottimamente rifinita.
Il prezzo è fattibile se bloccato con un certo anticipo e sfruttando magari qualche offerta, altrimenti tende a lievitare: Wiesbaden è nobile e cara, quindi conviene muoversi per tempo.

Città per l’appunto aristocratica, rinomata per le ottime terme e ricca di trame storiche sulle spalle: bella,davvero bella.

Il centro è progettato da vari architetti: quindi tante anime diverse ed una sensazione di estrema classe.
Il Kuhrhaus, centro congressi e Casinò, è il simbolo del luogo, con i suoi magnifici colonnati ed i bei parchi circostanti.
Elegantissimo pure il curato Hessisches Staatstheater, teatro dell’ Assia.
Molte le chiese, ispirate a diversi culti religiosi, tra le quali: la Marktkirche, la Lutherkirche e la Bonifatiuskirche.

I costi -come detto in precedenza- sono mediamente alti: in fondo ci troviamo in una capitale, è bene non dimenticarlo.
Di giorno ci siamo affidati ad una abbondantissima colazione, con le super torte di Starbucks, nei pressi della stazione.

Un diabetico è pur sempre tale, anche in trasferta: onore al demerito.

La sera l’abbiamo invece dedicata ad una cena di ottimo livello e squisita fattura in un ristorante di cucina tedesca, il “Paulaner”, situato proprio nei pressi del Casinò: prezzi medio-alti, cucina strepitosa, porzioni abbondanti, ottima birra ed ambiente carino. Consigliato con dedica e lode in aggiunta.
Dopo cena una bella camminata random in centro, per smaltire l’abbuffata, prima del romantico ritorno in albergo.

Il giorno successivo prendiamo una bottiglia di Riesling (del Rheingau, zona collinare nota per i propri vini di qualità), lasciamo Wiesbaden e ci apprestiamo a vivere gli ultimi due giorni di viaggio, che dedichiamo a Francoforte.

Francoforte

Alloggiamo al Continental Hotel, di fronte alla stazione e pure a pochissimi passi dalla fermata del bus Ryanair che conduce ad Hahn, per la cronaca.
La stanza è al sesto piano con un balcone spazioso e servizi discreti: si affaccia sulla stazione, ma in lontananza si riesce a vedere una piccola parte del mitico skyline.
Nelle camere che guardano verso l’ esterno il rumore dello sferragliare dei tram, che circolano proprio sotto le finestre del palazzo, potrebbe infastidire qualcuno, soprattutto chi ha un sonno leggero.
In tali casi, eventualmente si soggiornasse nell’hotel in questione, è consigliabile far richiesta per un alloggiamento interno.

Alternative verificate in zona: l’ottimo Intercity Hauptbahnhof Süd, l’altrettanto valido Star Inn Frankfurt Centrum, il basico e discreto Ibis Centrum.

Essendo stanchi e già ottimi conoscitori del posto, ,non abbiamo girato molto.
Un pizzico di shopping intorno alla Zeil, la strada dei negozi; poi un’ occhiata al Römerberg, la piazza del municipio; un pellegrinaggio alla Commerzbank Arena, lo stadio, doveroso.

E parecchi giri in tram e bus (biglietto giornaliero), senza troppo impegno, in assoluto relax.
La prima sera abbiamo cenato in una specie di trattoria nei pressi dell’albergo, oggigiorno chiusa: non male, ai tempi.
La seconda ci ha visti protagonisti di una bella scorpacciata di cibo esotico in uno dei tanti kebabbari presenti in zona, con stuzzicherie di rito a corredo: niente male, anche in questo caso. Ed anche in questo caso, nel 2019 vi è altro dove quasi quindici anni or sono si trovava l’amico esotico.
La vita cambia, gira, muta.
Digestione serena, un paio d’ore di sonno e via verso il bus che ci ha portato in aeroporto.


In definitiva: meno di due settimane a zonzo in una zona stupenda, leggermente complessa in alcuni spostamenti se non si dispone di un mezzo proprio: ma che ha veramente tanto da proporre, sia esteticamente (panorami stupendi) che culturalmente (arte, storia e variegata offerta enogastronomica).

Atmosfera natalizia che aumenta il fascino, oltre che l’afflusso turistico.
Da vedere senza dubbio anche in primavera con la splendida navigata del maestoso Reno, con i suoi castelli da sogno, e della placida Mosella, con le sue suadenti colline a contorno.

E tanto, tanto, tanto buon vino ed allegria.

Non a caso, ci sono ritornato un casino di volte.

E ci ritornerò ancora, al Fato piacendo.

V74

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