• L’ottavo

Ho viaggiato sempre moltissimo, iniziando praticamente da infante.
Da questo punto di vista, come in un altro paio di cose della vita, ho avuto un culo immane.
Sul resto si potrebbe invece discutere.

Mi piace conoscere nuovi luoghi ed anche tornare dove sono già stato, quando organizzo i miei spostamenti, magari in tempi e stagioni differenti per provare a cogliere tutte le sfumature possibili ed immaginabili.

Ho una idea del viaggio decisamente personale.
Stramba, per certi versi.
Istintiva ed elegiaca, mi verrebbe da definirla.

Berlino è una delle mie mete preferite.
Ci sono stato per la prima volta a metà degli anni 90.

Poi ci sono ritornato in diverse occasioni, fin quando ho iniziato a passarci le estati, per un triennio.

Dopodiché ci sono andato direttamente a vivere, per un bel po’.
E l’ho vissuta in maniera viscerale, ardente, bizzarra, inconsueta.

Un rapporto di natura umana, più che di mera questione abitativa.

Ogni volta che ci passo la trovo diversa.
Oggi è forse troppo modaiola e chiacchierata, quantomeno per come l’ho adorata io negli scorsi decenni, quando se la filavano in pochi ed era strepitosamente sexy.

Ma i ricordi sono infiniti e l’affetto ancora smisurato.

Avambraccio interno sinistro, nella parte iniziale.

Nelle mie giornate pisane, quando ragionavo sulla tipologia e sulla cronologia dei tatuaggi in arrivo, Berlino era lì, assolutamente presente.

Le serate lounge sulla Sprea, le folli notti al Berghain, i viaggi in metro senza un perché, i bus presi in base ai numeri, le birre e le sigarette al Wannsee, l’Isola dei Musei, la prima casa a due passi da Potsdamer Platz, i concerti, le passeggiate nei boschi e sulle rive dello Schlachtensee e la incredibile moltitudine di semplici momenti passati insieme.
Tutti qui, con me.

Ci vediamo tra poco.

W Berlino, soprattutto la mia.

V74

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