• Scuola Lobanovsky 

Vasyl Rats

“Potresti chiamarlo il blog dei laterali sinistri!”, mi ha scritto un simpatico amico dopo aver letto dell’ennesimo calciatore di fascia mancina, Briegel.
In effetti è un ruolo che mi piace, vero.
Parecchi miei pupilli sono cavalloni di sinistra.
Ci ho pure giocato lì, per quanto in realtà abbia ricoperto tutti i ruoli della difesa e mi sia dedicato al centrocampo, prima di arrendermi all’evidenza (meglio fuori che dentro).
Rigorosamente in funzione protettiva ed in categorie che manco il torneo amatoriale, intendiamoci.
Torniamo al Calcio vero, è meglio.


Vasyl Karlovich Rats è stato uno dei migliori interpreti -nella posizione di esterno sinistro, appunto- della sua generazione.
Un calciatore di buon atletismo, dotato dal punto di vista tecnico, intelligente e molto generoso.

Le sue qualità si sono manifestate ben presto, allorquando ha iniziato da giovanissimo a calcare i campi da gioco.

Un passo indietro: Vasyl Rats nasce nel 1961 in un piccolo villaggio della Transcarpazia, allora URSS ed oggi Ucraina.
La popolazione del suo borgo natio ha in gran parte origini condivise tra la stessa Ucraina e l’Ungheria e la famiglia di Vasyl non fa eccezione.
Padre autotrasportatore, madre segretaria comunale.
Uno dei suoi nonni, agricoltore con la passione per il Calcio, gli regala le prime scarpette da gioco.
Una festa, per il piccolo, che le costudisce con una premura che, ripensandola ai nostri giorni impregnati di consumismo, mette tenerezza.
Altri tempi.

Intorno ai dieci anni d’età entra a far parte della scuola calcio più importante della zona.
Fisicamente non è un colosso, però è sveglio, disciplinato e corre come un matto, senza fermarsi mai.

Il collegio sportivo di Leopoli, la più importante istituzione giovanile della regione, lo accoglie quindicenne: è un chiaro segnale di come la sua vita sportiva possa iniziare a regalare prospettive importanti.

Passa un biennio ed il Karpaty -club che ondeggia tra la prima e la seconda divisione sovietica e che in questa fase storica è in fase di ricostruzione- gli sottopone il primo contratto serio della sua ancor brevissima carriera.
Gioca diverse gare, poi Vasyl Rats passa al Nyva Vinnycja, seconda serie sovietica.
Qui il ragazzo ha maggiori possibilità di mettersi in mostra e le sfrutta, cavandosela alla grande.

Sul calciatore mette gli occhi colui che più di chiunque altro rappresenta la storia del calcio sovietico, il mitico Valeriy Lobanovsky , che lo porta alla Dinamo Kiev, cioè nel punto più alto che un giocatore a quelle latitudini possa sognare di raggiungere negli anni 70/80.

Vasyl Rats, da giovane

Vasyl è entusiasta del salto, ma dopo i primi mesi inizia a mostrare chiari sintomi di nervosismo.
Gioca poco o nulla e l’ambientamento in una società ambiziosa e vincente si rivela più difficile del previsto.

Un altro grandissimo allenatore e santone dell’URSS che fu, Konstantin Beskov, lo chiama allo Spartak Mosca.
Lobanovsky scopre il tentativo e blinda il ragazzo, spiegandogli che non lo reputa ancora pronto per essere un titolare in una compagine molto competitiva, ma che lo stima e che, ne è sicuro, sarà presto ed a lungo protagonista in maglia bianco-blu.

Vasyl Rats stringe i denti, si allena con ancora maggiore convinzione rispetto agli inizi e riesce ad imporsi, come il suo tecnico aveva ampiamente previsto.
Le qualità ci sono, tocca solo evidenziarle.

Il laterale entra così nel novero dei titolari e non ne esce più manco per sbaglio.
Veloce, grintoso, altruista: diventa una colonna del club e contribuisce alle vittorie in Vysšaja Liga (il campionato sovietico) nel 1981, 1985 e 1987.
Nel 1982, 1985 e 1987 vince anche la Coppa Nazionale dell’Unione Sovietica.
E, soprattutto, nel 1986 trionfa con la Dinamo in Coppa delle Coppe, sconfiggendo con un secco ed indiscutibile 3-0 l’Atletico Madrid di Luis Aragonés, nella finale disputata a Lione.

Vasyl Rats

Si impone pure in Nazionale, dove lo stesso Colonnello Lobanovsky  gli ritaglia un ruolo “ad hoc” per un calciatore delle sue caratteristiche: mediano incursore/intermedio con licenza di sgroppare sulla fascia ed accompagnare l’azione.
Dando un’occhiata alla difesa, certo, e proponendosi con continuità in avanti, andando al cross e, spesso, anche al tiro con il suo sinistro potente e preciso.
Rispetto alla Dinamo Kiev, dove di frequente agisce da difensore mancino, nell’URSS è centrocampista a tutti gli effetti.
Quando il Colonnello decide di blindare la retroguardia, di tanto in tanto, è terzino in una linea a 4.
Altrimenti un bel libero vecchia scuola al centro, due marcatori dinanzi a quest’ultimo e due esterni alti, con Rats che svolge un compito simile a quello che poco dopo, dalle nostre parti, vedrà imporsi Alberto Di Chiara (con Benarrivo a destra) nel Parma di Scala.
Arrembante eppure tatticamente accorto, con i suoi inserimenti che portano lo scompiglio nelle retrovie avversarie.
Pur essendo un peso piuma, esprime una forza fisica rilevante e, oltretutto, nelle gare che contano, soprattutto nelle finali, mette quasi sempre il proprio zampino, a dimostrazione della capacità di sapersi imporre quando il momento diventa decisivo per le sorti della squadra.


Vasyl Rats è, a tutti gli effetti, un calciatore moderno con una autorevole scuola classica alle spalle.
Bel prospetto, non c’è che dire.

Con la sua Nazionale partecipa da titolarissimo ai Mondiali del 1986, in Messico, dove segna un gran gol contro la Francia del suo idolo Michel Platini facendo innamorare parecchi tifosi, tra i quali anche il sottoscritto.
L’URSS disputa un ottimo girone preliminare, poi si arrende agli ottavi contro il Belgio, ai supplementari, in un match bellissimo e ricco di emozioni.

Unione Sovietica

Nella kermesse del 1990, in Italia, viene presto accantonato dal suo mentore, con l’Unione Sovietica che già dopo il primo turno fa le valigie e torna a casa.

Nel mezzo gli Europei del 1988, in Germania.
Rats segna un altro gran bel gol contro l’Olanda, all’esordio.
La sua squadra gioca un gran torneo arrivando a giocarsi il titolo in finale proprio contro gli olandesi che però, stavolta, si impongono per 2-0 e vincono il trofeo continentale.

Poco meno di una cinquantina di gare e 4 reti, il bottino complessivo di Vasyl Rats con la maglia sovietica.
Le ottime esibizioni sui palcoscenici internazionali valgono al laterale le attenzioni di alcune società di rango.

Nella Dinamo Kiev ha vinto trofei, ne ha sfiorati altri (finale di Supercoppa Europea persa con la Steaua Bucarest nel 1986, semifinale raggiunta in Coppa dei Campioni del 1986/87, diversi piazzamenti sul podio nel torneo sovietico) ed ha giocato con ottimi elementi quali i Palloni d’Oro Blochin e Bjelanov, il futuro juventino Zavarov ed il futuro sampdoriano Mychajlyčenko e tanti altri ottimi calciatori.


Il desiderio di guadagnare più soldi e di mettersi in gioco in contesti ambiziosi porta il suo club a valutarne la cessione.
La prima proposta arriva dal Torino, che poi chiude per il brasileiro Edu Marangon ed allenta la presa sul russo.
L’allenatore scozzese Graeme Souness prova a trasferirlo ai Glasgow Rangers, offrendo un ricco triennale a Rats e due miliardi di lire ai dirigenti d’oltrecortina.
Pure il Celtic, sempre Glasgow, fa un tentativo.
Ma Vasyl ha le idee chiare: la moglie è incinta e lui vuole vivere in una città ove il clima sia mite e piacevole.
La chiamata giusta arriva da Barcellona, all’inizio del 1989, firmata Espanyol: prestito da trimestrale a semestrale, con promessa di acquisto a cifre prestabilite al termine della stagione.
Vasyl accetta e parte con entusiasmo.
Gli spagnoli vivono un’annata bislacca e retrocedono, a sorpresa.
Decidono comunque di tenere il calciatore -che in poco tempo ha saputo farsi apprezzare dallo staff tecnico e benvolere da compagni e tifosi- in rosa, proponendogli un biennale con opzione per il terzo anno.

Espanyol

Lui tentenna: il regime è ancora in vigore e Lobanovsky lo richiama a Kiev.
Vasyl Rats, ligio al dovere, esegue gli ordini di scuderia.
Ritorna e contribuisce alla vittoria in campionato ed in Coppa dell’Unione Sovietica, nel 1990.

Dopo la dissoluzione dello Stato Sovietico Vasyl decide di andare a giocare in Ungheria.
Parla la lingua, ha origini magiare, apprezza la cultura del posto.

Una piccola asta tra le migliori compagini del paese vede prevalere il Ferencváros di Budapest, che dal gennaio successivo ingaggia il giocatore.
Rats è felice e da impeccabile professionista quale è si allena per qualche settimana in solitaria, per potersi presentare nella miglior forma possibile sul suo nuovo palcoscenico calcistico.
In una gelida serata pre-natalizia torna a casa stanco e stordito: allo stadio ha preso quintalate di acqua e freddo e decide di infilarsi subito a letto.
“Domani sarà tutto ok”, pensa.
Invece nei giorni successivi sta malissimo, si accorge di non riuscire a muovere gran parte del proprio corpo e manifesta dolori preoccupanti.
La moglie Klara, cresciuta a sua volta in una famiglia di calciatori, prende in mano le redini della situazione e trascina il marito in ospedale, dove viene ricoverato e curato per diverse settimane e, sebbene a fatica, rimesso in sesto.

Il Ferencváros lo aspetta e gli fa firmare un contratto triennale.
Vasyl torna ad allenarsi ma ben presto si accorge che ha problemi di equilibrio, sul terreno di gioco.
La forza fisica sembra scomparsa all’improvviso, il corpo reagisce lentamente agli stimoli atletici.
Brutta storia.
Il carattere, per fortuna, è la sua ancora di salvezza, unitamente all’ambiente familiare.
Si riprende.
Molto lentamente, ma si riprende.
Gioca qualche gara con un rendimento alquanto altalenante, prima di chiedere la rescissione del contratto, ritenendosi non all’altezza delle aspettative iniziali.
Una persona seria, onesta, leale.

Gli ungheresi apprezzano il gesto, ma optano per rimandare il taglio del giocatore.
Il quale compartecipa quasi da spettatore alla vittoria del campionato (1992) e di due Coppe Nazionali (1991, 1993).
Poi si impone per chiudere l’avventura a Budapest e viene accontentato, ritirandosi poco dopo dal calcio giocato e dedicandosi per un po’ alla famiglia, con i suoi due eredi maschi che iniziano a praticare sport (tennis ed atletica uno, football e calcio l’altro).


Negli anni successivi Vasyl Rats alterna l’attività di imprenditore (in vari rami del business) a quella di commentatore televisivo, con alcune avventure da tecnico (vice ed assistente) in compagini turche ed ucraine.

Vasyl Rats, oggi

Esiti modesti, non in linea con gli ottimi risultati ottenuti da calciatore, con alcuni titoli in bacheca e le più importanti onorificenze sovietiche ricevute per meriti sportivi grazie alle vittorie con la Dinamo Kiev ed ai piazzamenti di rilievo con la maglia della Nazionale.


Come detto, ai Mondiali Messicani del 1986, con quel numero 6 stampato sulla schiena nel solco dei cavalloni di sinistra che in quel periodo stantuffavano instancabilmente sulle corsie esterne, ha conquistato parecchi cuori, incluso il mio.

Vasyl Rats: Scuola Lobanovsky.
Una garanzia.

V74

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