Uno degli attaccanti più iconici degli anni 80, idolo dei tifosi del Cesena ed amato pure da quelli del Torino e dell’Avellino. Stiamo parlando del biondone Schachner, centravanti di professione, che ha disputato diverse stagioni nel nostro campionato lasciando un buon ricordo nelle piazze in cui si è esibito.
Un bel prospetto: di quelli che si spendono per la squadra in primis, senza smarrirsi in fastidiosi individualismi.
Walter Schachner nasce nel febbraio del 1957 nel distretto di Leoben, cittadina posta nella regione della Stiria, in territorio austriaco. Ho girato a lungo il paese, peraltro stupendo, ed in passato ho visitato Graz, il capoluogo della Stiria, in occasione di un concerto dei Depeche Mode di un bel po’ di anni fa.
Walter è un discolaccio, da bambino. In senso buono, naturalmente. Si innamora subito del pallone e sogna di imitare i giocatori che ammira al campetto vicino casa, dove scavalca una rete di protezione per entrare e posizionarsi dietro una delle porte del terreno di gioco, perché ha timore che all’ingresso possano far pagare anche a lui il biglietto per assistere al match, nonostante la sua tenera età.
“Schoko“, è il soprannome che gli affibbiano gli amici, perché la madre di Walter è solita mettere una barretta di cioccolato nella borsa del piccolo, in caso di assalti di fame e come supporto energetico d’emergenza.
Un nomignolo, schoko, che accompagnerà l’intera carriera sportiva, invero molto importante, del ragazzo. E chi lo avrebbe mai detto, in quel momento?
In realtà Walter a calcio se la cava benissimo e dimostra immediatamente le proprie qualità. Ad appena dieci anni firma il primo cartellino da calciatore ed a dodici è già titolare indiscusso della categoria juniores regionale, dove si trova davanti avversari molto più grandi di lui che affronta senza alcun timore reverenziale. Tutt’altro.
Il piccolo Schachner è sfacciato e tenace, benché privo di arroganza. Possiede proprio il DNA del vincente: lotta come un matto e non vuole mai perdere. Gioca di punta e segna come un forsennato.
A quattordici anni inizia l’apprendistato come elettricista industriale, senza però fermarsi col calcio. Entra a far parte della prima squadra del suo quartiere, l’ESV di St. Michael, continuando a collezionare gol. Capocannoniere del torneo regionale, Walter Schachner è acquistato dal DSV Alpine di Donawitz, in seconda serie austriaca. L’accordo prevede un corrispettivo in denaro di diecimila scellini per il prestito e, in caso di conferma, altri ottantamila per chiudere la questione a titolo definitivo. Nella prima annata con la nuova casacca Walter gioca un match con la Nazionale B austriaca (e va in gol, ovviamente), dopo aver segnato ventuno reti in ventidue gare col suo club di appartenenza. Una media spaventosa, che non lascia dubbi sul riscatto dell’attaccante da parte del DSV, ove resterà in rosa per un ulteriore biennio, continuando a mantenere una superba media realizzativa e mettendosi in evidenza, tanto da meritare la chiamata nella Nazionale Maggiore dell’Austria, dopo aver pure completato il Servizio Militare obbligatorio nell’Esercito. Era dagli anni cinquanta che un giocatore di seconda divisione non veniva convocato nella più importante rappresentativa del paese: un chiaro segnale di stima, per un giovane dalle grandi doti.
Come se non bastasse, Walter Schachner è tra i prescelti per la spedizione ai Campionati del Mondo del 1978, in Argentina. Il bomber stiriano esordisce nella kermesse con una rete alla Spagna, che aiuta i suoi ad imporsi per 2-1 sugli iberici. Non è in campo nella vittoria per 1-0 con la Svezia e nella sconfitta per 1-0 col Brasile: l’Austria comunque supera agevolmente il primo turno, per poi crollare nel secondo atto della competizione, andando incontro ad una roboante sconfitta per 5-1 con l’Olanda e ad una più onorevole battuta d’arresto per 1-0 con l’Italia (Walter Schachner torna in campo), chiudendo infine con una vittoria per 3-2 con la Germania Ovest,il celebre Miracolo di Cordoba, purtroppo inutile ai fini della qualificazione alle semifinali. L’Austria schiera giocatori come Krankl, Pezzey, Prohaska e Koncilia, giusto per fare qualche nome. Eppure Schachner trova spazio e si impone come uno dei migliori del suo team.
Riceve offerte da diversi club, poiché è oramai palese che la sua dimensione non possa più albergare nella cadetteria austriaca, sebbene col proprio club lo stiriano abbia da pochi mesi sfiorato la promozione in massima serie. Sia il Rapid Vienna che l’Austria Vienna lo cercano con grande enfasi. La seconda propone più soldi rispetto alla concorrenza (due milioni e mezzo di scellini, con quella che oggi si chiamerebbe plusvalenza da paura, per il Donawitz) e porta a casa il cartellino di Walter Schachner, col ragazzo che si trasferisce in una delle più belle città d’Europa ed in una società blasonata e ben organizzata.
Diventando immediatamente un fattore, va detto. Una caratteristica peculiare di Walter, la sua capacità di imporsi sin da subito nei contesti in cui viene chiamato ad esprimersi.
Con l’Austria Vienna colleziona tre campionati austriaci (1978, 1979, 1980), vincendo il titolo di capocannoniere nelle prime due annate, e si spinge fino alle semifinali di Coppa dei Campioni, nel 1979. Il primo titolo di bomber in Bundesliga austriaca lo festeggia sfilando in carrozza nel suo paesino natio, insieme alla famiglia ed a tutti gli amici, ai quali offre birra a fiumi ricevendo in cambio un affetto smisurato.
Tifano tutti per Walter, nella Stiria. Idolo incontrastato, inizia a stimolare gli appetiti di parecchie squadre tedesche, francesi ed italiane. Nel Bel Paese ci sono diverse società sulle sue tracce, essendosi da poco riaperte le frontiere per gli stranieri.
Il Cesena, neopromosso in A, offre un corrispettivo di circa settecento milioni di lire per lui. Continuando a ragionare in scellini, siamo nell’ordine dei dieci milioni: si sale parecchio, eh.
In Romagna il buon Walter conquista i cuori della tifoseria cesenate. La società, per facilitarne l’ambientamento, gli mette alle calcagna un giovane della Primavera, di origini altoatesine, che parla meglio il tedesco che l’italiano. Tutto fa brodo, per favorire l’inserimento di chi è chiamato a fare la differenza in campo.
In verità la squadra parte a rilento, disputando un girone di andata alquanto modesto. L’allenatore Fabbri viene sostituito da Lucchi e, come spesso capita, il cambio ottiene gli effetti sperati. Schachner, Garlini, Piraccini, Verza, Oddi e compagni si guadagnano una sofferta quanto meritata salvezza. Walter segna nove reti: un buon bottino, tenendo conto che è all’esordio in quello che è il campionato più tosto del continente e che, soprattutto, siamo in una epoca in cui i numeri dei bomber sono mediamente inferiori a quelli odierni, essendoci difensori veri in giro e non pali della luce con annessa casacca di gioco sulle spalle.
Perdonate la franchezza, s’intende. Tornando all’austriaco: gli Ultras della Curva Sud del Cesena, in suo onore, decidono di cambiare il nome delle Brigate Bianconere in Weiss-Schwarz Brigaden, da cui l’acronimo WSB.
Perché Walter Schachner è uno che sa farsi volere bene: trascinatore delle folle, con la sua generosità ed il suo continuo movimento offensivo. Poi i gol, belli e pesanti.
Nel Mondiale Spagnolo del 1982 il mitteleuropeo è al centro dell’attacco austriaco, dopo che con la sua Nazionale non è riuscito a qualificarsi per le fasi finali dell’Europeo del 1980. C’è quindi voglia di rivalsa e di ripetere la bella avventura del 1978, in Argentina. Proprio Walter Schachner è l’autore della rete che all’esordio permette ai suoi di sconfiggere il Cile. Il puntero del Cesena si ripete con l’Algeria, aprendo le danze per il 2-0 finale dell’Austria, che nell’ultimo match del girone perde per 1-0 con gli storici rivali della Germania Ovest, in una partita che viene definita la “Vergogna di Gijon“, chiaro riferimento al succitato Miracolo di Cordoba. In pratica il risultato qualifica entrambe, eliminando l’Algeria. In campo è evidente l’intento di Germania ed Austria: non è la prima volta che nel calcio si verificano certe situazioni, ma basti dire che questa partita fu talmente ignobile che finì col sancire, da lì a breve, l’obbligo di contemporaneità delle ultime gare del girone, in Mondiali ed Europei. Schachner, come il tedesco Briegel, ha successivamente ammesso un certo clima accomodante, pur non condividendo la scelta della maggior parte dei compagni. Fatto sta che l’Austria è al secondo turno della kermesse, sebbene duri da Natale a Santo Stefano, datosi che perde per 1-0 con la Francia ed impatta per 2-2 con l’Irlanda del Nord, recandosi quindi in aeroporto a Madrid per salire sul volo che riporta in patria i biancorossi.
In estate Walter torna in Romagna, con i bianconeri che si affidano a Bolchi, per la guida tecnica. L’Inter acquista Juary dall’Avellino e prova a girarlo al Cesena in cambio di Schachner, offrendo pure un altro paio di giocatori a corredo ed un conguaglio in denaro, per far sì che l’affare vada in porto. I romagnoli fanno orecchie da mercante e l’eccitante giochino di calciomercato sfuma. Identico non lieto fine per la trattativa con la Fiorentina, che mette sul piatto soldi e calciatori a scelta (Monelli, Bertoni, Ferroni, Galbiati e/o Miani), facendo vacillare di brutti i dirigenti cesenati, che riescono in qualche modo a resistere, seppur sudando le celeberrime sette camicie. Con la Roma si discute per giorni di moneta sonante e di contropartite, senza arrivare a dama. D’altronde Bolchi non sarebbe affatto felice di veder andar via il suo campione. In effetti l’austriaco si conferma un cardine del team insieme a Gabriele, Genzano e Buriani.
Un girone di ritorno a dir poco catastrofico spedisce i romagnoli in B, senza manco passare dal via. Walter Schachner non segue i suoi compagni in cadetteria e viene cercato dall’Inter (nuovamente), dalla Roma (idem come i nerazzurri) e dal Napoli. Trattative che non vanno in porto, per diverse ragioni.
Invece va meglio col Torino, che sborsa tre miliardi di lire in totale (oltre 52 milioni di scellini, in parte coperti dal prestito di Cravero, dal cartellino di Bonesso e dalla comproprietà di Bertoneri, che però all’ultimo momento rifiuta il trasferimento in Romagna e costringe il Toro ad aumentare il cash) ed ingaggia il bomber austriaco, tra le lacrime dei tifosi del Cesena, follemente innamorati del loro oramai ex attaccante.
Quest’ultimo trasloca in Piemonte, firmando un triennale da trecento milioni annui ed entrando a far parte di un club che sta provando, lentamente, a ritrovare i fasti del passato. L’allenatore, Bersellini, ha a disposizione una rosa discreta: Dossena, Hernandez, Selvaggi, Danova, Beruatto, Caso, Zaccarelli, Terraneo ed altri buoni giocatori, tra i quali parecchi giovani interessanti, prodotti dal rinomato e florido vivaio granata.
In effetti il Toro disputa una buona annata, chiudendo al quinto posto il campionato -dopo un inizio notevole ed un finale non eccelso- ed arrivando sino alle semifinali di Coppa Italia, eliminato dalla Roma di Nils Liedholm, che va a vincere il trofeo battendo in finale il Verona di Osvaldo Bagnoli. Schachner è il miglior realizzatore dei suoi in campionato ed è capocannoniere assoluto in Coppa Italia. Niente male, vero?
Nel frattempo l’Austria non riesce a qualificarsi per EURO 84, in Francia. Walter Schachner ne approfitta per rilassarsi al mare, le sue vacanze preferite.
Ritornato in Piemonte incontra il nuovo allenatore del Toro, Radice, che fin dal ritiro lo utilizza come punta laterale, piuttosto che come riferimento centrale. In effetti, per caratteristiche intrinseche, l’austriaco tende spesso a svariare sul fronte offensivo e così Radice si convince a schierarlo come uomo assist, lanciando Serena da centravanti puro. La mossa si rivela indovinata perché Walter segna meno (7) del solito, però apre varchi e contribuisce allo sviluppo della manovra dei granata, che chiudono al secondo posto in campionato, dietro al Verona, regalando un calcio divertente ed omogeneo. Il fortissimo brasiliano Junior, il grintoso interno di centrocampo Sclosa e l’affidabile portiere Martina sono i nuovi innesti che permettono al Toro di tornare a respirare l’aria dell’alta classifica. Schoko diventa per tutti l’Uragano, che travolge ogni cosa che si frappone dinanzi al suo passaggio.
L’annata successiva i granata chiuderanno quarti, uscendo presto dalla Coppa UEFA e dalla Coppa Italia, ove anche nella precedente stagione le cose non erano andate come sperato. Walter Schachner torna ad agire da boa centrale, con Serena che viene restituito all’Inter al termine del prestito, come da accordi intercorsi in precedenza dalle società in oggetto. L’austriaco segna come un terzino (3) ed intuisce che la sua avventura in Piemonte è ai titoli di coda. L’Austria, inoltre, non riesce a qualificarsi per i Campionati del Mondo del 1986, in Messico. Non è una bella estate, per il nostro amico stiriano.
Quantomeno sin quando non gli arriva una telefonata dal presidente del Pisa, Anconetani, che gli propone un contratto biennale per trasferirsi sotto la Torre. Walter accetta volentieri: ma l’accordo salta in quanto il Pisa, che era stato promosso in serie A al posto di una Udinese retrocessa d’ufficio in B a causa delle sentenze sul cosiddetto Totonero-bis, si ritrova di nuovo in cadetteria al termine del processo d’appello, con i friulani riammessi in massima serie e penalizzati di parecchi punti.
Anconetani, occhio calcistico di grandissima qualità, non può fare altro che cedere Schachner all’Avellino, che lo aveva già cercato settimane prima, con l’inserimento del Pisa che aveva poi mutato -momentaneamente- il destino dell’austriaco.
Gli irpini debbono però superare la concorrenza di Udinese e Brescia, che provano ad inserirsi sull’ex punta del Toro. I campani mettono quindi sul piatto il cartellino di Cecconi (da poco acquistato dalla Fiorentina, via Empoli, nell’ambito dell’affare Diaz), aggiungono quello di Davide Lucarelli e completano il pacchetto con un miliardo di lire in contanti, ottenendo così la fumata bianca.
Alla fine della fiera il PIsa recupera materiale umano e denari sonanti, l’Avellino trova l’attaccante di cui aveva disperato bisogno dopo aver venduto l’argentino Diaz alla Fiorentina e Schachner si accasa in una società seria, che gli sottopone un contratto molto remunerativo e gli trova un appartamento lussuoso in quel di Salerno, oltre a fornirgli un voucher di biglietti per la tratta Napoli-Vienna, quando ha nostalgia di casa.
In campo le cose vanno leggermente meno bene, volendo discorrere di solo calcio. Il brasiliano Vinicio, che guida i Lupi dell’Irpinia, utilizza il suo nuovo attaccante a sprazzi, in base alla forma fisica ed alle caratteristiche dell’avversario. Walter Schachner, per la prima volta in carriera, non è titolare fisso. L’austriaco paga un po’ questo utilizzo alternato, con una fiducia oltremodo scricchiolante. Ciliegina sulla torta avariata: ad inizio stagione si becca una intossicazione alimentare da paura, dopo una lauta cena a base di frutti di mare consumata sulla costiera amalfitana, che lo ferma per alcune settimane, complicandone ulteriormente l’entrata in forma. Sul manto verde non lesina comunque impegno ed energie, as usual. L’Avellino, pur non fornendo prestazioni mirabolanti, conquista un apprezzabile ottavo posto in graduatoria, miglior piazzamento della società in massima serie. Protagonisti: il talentuoso fantasista verdeoroDirceu, l’esuberante ala Alessio, l’ordinato regista Colomba, l’estrosa seconda punta Bertoni, il grintoso mediano Benedetti, il tenace attaccante Tovalieri e tanti altri giocatori che mettono il cuore dinanzi all’ostacolo e trascinano i campani verso vette sino ad allora inesplorate.
Walter Schachner, come detto, non vive la sua stagione migliore. Il pubblico irpino si affeziona comunque a lui, sempre pronto a dare il fritto ogniqualvolta viene chiamato in causa.
Nella stagione 1987-88 sono previste solamente due retrocessioni, con l’Empoli che parte penalizzato di cinque punti per aver truccato in passato il risultato di alcune gare. Tutto ciò spinge la società avellinese a cedere il gioiello Alessio alla Juventus ed a compiere alcune operazioni di mercato discutibili, con la convinzione che non vi fossero pressanti rischi di retrocessione.
Un errore di valutazione, evidentemente. In effetti l’Empoli finisce in B, ma insieme ai toscani retrocedono pure gli avellinesi.
L’annata infausta ha origine dall’arresto del presidente Graziano, comunque, a causa di problemi legati ad appalti truccati nei quali il massimo responsabile societario viene pesantemente coinvolto. L’Avellino vive mesi difficili, con Schachner proposto a chiunque passi per l’Irpinia ed infine invitato ad allenarsi n Austria, magari per trovare una squadra in patria. Niente da fare: il recente mediocre campionato dell’austriaco non invoglia nessun club a puntarci. Manco in patria, figuriamoci altrove. Inoltre ha ancora un anno di contratto ed è una cifra non di poco conto.
I guai non vengono mai da soli, oltretutto. Il greco Anastopoulos, punta che arriva al posto del fantasista Dirceu, è una tragedia (greca, chiaramente). Gli altri acquisti non brillano e Walter Schachner, che sia con Vinicio che col suo sostituto Bersellini, che ben conosce, fa il suo, con 9 reti ed una continuità di rendimento che meriterebbe un plauso, è uno dei pochi a salvarsi dallo sfacelo societario e tecnico nel quale piomba il team irpino.
Qualche segnale di reazione c’è, nella seconda parte di stagione, ma la squadra si sveglia troppo tardi e nel finale non riesce a superare in classifica il Pisa, che resta in A. Una sorta di sliding doors, per Walter, che proprio alla corte di Anconetani era destinato, giusto un paio di anni prima.
Centravanti possente dal punto di vista fisico e dotato di una grande velocità di base, che gli consente di sgusciare via ai suoi diretti marcatori. Walter Schachner non è un mostro di tecnica calcistica, ma ha comunque buoni colpi, un ottimo stacco di testa ed una notevole capacità di svariare lungo tutto l’arco offensivo. Tatticamente è un centrocampista, per come segue l’azione e, spesso, per come riesce a leggerla addirittura con qualche frazione di secondo di anticipo rispetto ai suoi colleghi. L’incessante lavoro che svolge per la squadra gli toglie lucidità sotto porta, giocoforza. Segna parecchio, è indubbio: altrettanto indiscutibile è la circostanza che lo vede procurarsi una marea di opportunità per andare in rete, sì, ma finendo col divorarsene buona parte di esse in maniera, talvolta, assurda. Anche da seconda punta è in grado di fare la differenza, mettendosi a disposizione del centravanti di turno. Ragazzo d’oro, che ogni tifoso ama come se fosse uno di noi, per come si impegna e per la garra che lo caratterizza. Chissà come sarebbe andata se avesse avuto una occasione in una grande squadra ed un pizzico di freddezza in più nei pressi del portiere avversario.
Invece, al termine del biennio in terra avellinese, per Schachner si aprono le porte dell’amata Austria. Una stagione nello Sturm Graz, al termine della quale si parla di un romantico ritorno al Cesena: nelle ultime ore finali del calciomercato vi è il repentino dietrofront dei dirigenti bianconeri che amareggia, e non poco, il calciatore. Poi un’altra dozzina di annate passate a far gol tra la seconda e la terza divisione locale, per Walter. Rimette piede in un paio di occasioni nel suo DSV, negli anni, girando poi diverse altre società austriache sino ad oltre quarantuno primavere sul groppone.
Quindi appende gli scarpini al fatidico chiodo ed inizia l’attività di allenatore, che nei primi anni alterna ancora a qualche sporadica presenza da giocatore. Più tardi guida compagini importanti: Austria Vienna, Monaco 1860, Admira Wacker, LASK Linz.
I risultati parlano a suo favore, con un campionato austriaco messo in bacheca unitamente ad una Supercoppa d’Austria e a due Coppe Nazionali. Carattere deciso, poco incline ai compromessi, finisce con l’andare in conflitto con alcuni dirigenti troppo ingombranti e decide di dedicarsi all’attività di commentatore televisivo.
Per alcuni anni spera ancora di avere un’altra occasione in panca, ma alla fine si arrende all’evidenza e, più di recente, ha la fortuna di potersi dilettare a fare il nonno, con enorme gioia.
Segue sempre le squadre della sua vita e la Nazionale Austriaca, con la quale da giocatore ha disputato oltre sessanta match, segnando ventitré gol nell’arco di quasi un ventennio e sacrificandosi in varie occasioni agendo da ala di raccordo per il centravanti di turno, prima con Krankl e poi con Polster.
Una punta iconica, lo ribadiamo: con quel baffetto atrocemente simpatico e quel sorriso smaliziato che per anni sono stati entrambi protagonisti nel campionato più bello del mondo e nel calcio più spettacolare di sempre.
Un pizzico di freddezza in più sotto rete e parleremmo di un super goleador. Anche se Walter Uragano, in fondo, è stato un bel bomber, soprattutto in provincia.
Che ricordi, dell’Italia! Un campionato dove Maradona, il migliore di tutti, segnava 12/15 gol nell’arco di un torneo Il sottoscritto invece ne faceva qualcuno in meno, però la mia mentalità era quella di lavorare per la squadra, piuttosto che per il singolo. A Cesena c’è un mosaico in una chiesa dove il sottoscritto è rappresentato all’interno di una figura religiosa. Penso che basti a far comprendere il mio rapporto con la gente romagnola. Anche altrove sono stato bene. A Torino abbiamo rischiato di vincere uno Scudetto, mentre ad Avellino una forte crisi societaria ha rovinato un ambiente meraviglioso, conducendoci ad una retrocessione immeritata. Sono stato cercato da club importanti, ma non è scattata la scintilla, perché le squadre proprietarie del mio cartellino, soprattutto il Cesena, chiedevano moltissimi soldi per lasciarmi andare. Negli anni novanta stavo per tornare nel Bel Paese, cercato da un paio di compagini venete nei dilettanti. Avrei guadagnato più che nella serie B austriaca, dove militavo al tempo, ma non se ne fece nulla a causa di problemi burocratici. Peccato. Non tanto per i soldi, quanto per l’amore che io e mia moglie abbiamo per la penisola. Oggi, da pensionati, ci torniamo spesso. W l’Italia, amici!