• 1992

Secondo album degli Snap!

Primi anni 90: ne tirarono fuori svariate edizioni, come abitudine del tempo e del genere.

Ancor di più, per la precisione.

Edizioni come se piovesse, una nuova per ogni uscita di singoli.

Scelta commerciale che confuse e poi pagò, in un certo senso.

Genere discutibile, per dirla invece elegantemente.

Roba tamarra, molto tamarra, con qualche importante eccezione.

Dopo un esordio importante come quello di “Power” un paio di anni prima, gli Snap! erano attesi al varco della conferma: etichetta BMG, produttori seri alle spalle, marketing di livello a spingerne ed esaltarne gesta e figure.

No, non si parla di sprovveduti o di esordienti.

Eppure il secondo lavoro per un artista è un passo sempre snervante: difatti mentre la produzione filò sostanzialmente liscia, ricordo parecchie tensioni pubbliche (immagino le private) che non erano quelle classiche di stampo wrestling, a condire una minestra già bella che pronta, quanto piuttosto un reale e tosto confrontarsi tra musicisti di livello ed anime contrastanti e contrastate.

Alla fine il suddetto The Madman’s Return suona potente, potentissimo.

L’altro giorno l’ho inserito nel mio vecchio sistema stereo per testarne ancora il funzionamento, più per caso che per scelta: era tra i primi CD di un involucro che ne contiene parecchi da sistemare e mi ha ispirato il test, visti i bassi e il suono che emana, per l’appunto.

Dance, house, elettronica commerciale: troppo commerciale per le mie abitudini.

Però il prodotto merita, bisogna ammetterlo e riconoscerlo senza troppe specifiche, senza inutili paranoie, senza pedanti pregiudizi.

Colour Of Love uscì come primo singolo, mieloso e suadente: il contrasto che assurge alla gloria, bello e vincente.

Rhythm Is A Dancer divenne un tormentone di immani dimensioni, si sentiva pure tirando una catena del WC nel più sperduto gabinetto della Siberia, un qualcosa di assurdo.

Ex-Terminator e See The Light, in versioni rielaborate, modificate nei titoli e remixate a iosa, contribuirono ad aumentare vendite e gradimento di un’opera interessante e compatta.

Nulla di sconvolgente o innovativo, ma un album che non stanca, che coinvolge, che spesso sorprende e che mai scoccia, soprattutto.

Non stanca e non scoccia, oh: il che, per la tipologia intrinseca, non è affatto poco.

Pure gli altri pezzi, oltre ad i singoli, meritano l’ascolto.

Le succitate discussioni tra i membri del complesso sul come gestire direzione artistica e successo ha man mano allentato i rapporti tra i principali artefici della musica targata Snap!, finendo col minare determinate alchimie e chiudendo, di fatto, il periodo d’oro del gruppo.

Restano i primi lavori, resta l’atmosfera leggera ed irripetibile di festa che molte loro canzoni finivano per generare, resta la potenza -il termine che maggiormente mi evoca l’ascolto di questo disco- di TMR.

E con un discreto desiderio di sperimentare, proporre, spingere.

Potente, evocativo, sperimentale.

Ogni tanto va messo su, fosse in cassetta, CD o Vinile.

Ecco: alla prossima testo pure il Vinile.

Snap! – The Madman’s Return: 7

V74

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