• Il diciannovesimo

Una composizione maori, con una adorabile tartarughina incastonata al suo interno.
Il tattoo più impegnativo, tra quelli al momento presenti sul mio corpo.

Nessun dolore o fastidio, però, tanto è vero che il mio amico tatuatore mi ha ribadito la sorpresa per la mia capacità di resistere per ore ed ore a qualsivoglia sollecitazione, senza il minimo problema e/o lamento.

Debbo ammettere che ogni sessione è per lo scrivente un momento di vero piacere e totale relax.
Sia per la compagnia (con Mike intercorre ormai un rapporto di stima ed affetto profondo), sia per l’ambiente, che è veramente familiare ed oltremodo gradevole.
Mi sento come se stessi a casa mia e posso garantire che non è un qualcosa di scontato.
Tutt’altro.

Tornando in tema.
Lo stile “polinesiano” mi intriga e l’idea di avere sulla palle qualcosa che richiamasse questa cultura così lontana e tanto affascinante mi ha convinto ad unire un tattoo dedicato ad un animale meraviglioso (la tartaruga: simbolo di tenacia, resistenza, perseveranza, pazienza e, come una sorta di porta-fortuna, emblema di longevità e di protezione da eventi indesiderati) con una composizione in cui vi sono alcuni intrecci e molte sfumature che sono affidate alla libera interpretazione dell’artista.
Nelle prossime settimane ci torneremo su, per rifinire un paio di punti.

Il risultato finale, più dal vivo che in foto, che tra l’altro sono fatte dal sottoscritto senza filtri e/o pose specifiche e chiare, è davvero notevole.
IMHO, come sempre.

Poi, dopo mesi e mesi di busto, da settembre proveremo a “definire” anche la pellaccia e le ossa che ospitano cotanta arte.

Ed allora, solo allora, il quadro potrà iniziare a prendere forma come da progetto pisano.

Quanta pazienza, che ci vuole.
Tartarughina mia, dammi la forza.

V74

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