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Bruges e Gand: le Fiandre

Il Belgio è una delle nazioni che ho girato più a fondo.
Non come Italia, Germania, Austria o altre, eh.
Ma ho visitato più volte la capitale Bruxelles, ho avuto la fortuna di passare un paio di giorni nella bella Anversa, ho visto la quasi italiana Liegi e ho addirittura passato qualche ora nel Lussemburgo Belga e girato il suo capoluogo Arlon (roba turisticamente trasgressiva, direi fetish).

Mappa del Belgio


E poi loro, l’imperdibile duo che non mi sono fatto di certo sfuggire: Bruges e Gand.


Le Fiandre, insomma.

Le Fiandre

Bruges (o Brugge, per olandesi e tedeschi) è il capoluogo delle Fiandre Occidentali.
Per le solite ragioni di ordine calcistico mi ero appassionato già in tempi lontani alla sua storia ed alle sue bellezze.
Parliamo di una città che viene soprannominata “la Venezia del Nord“, quindi il concetto di bellezza è insito nella sua presentazione.
E Bruges non viene meno alle premesse, bisogna riconoscerlo.
Con i suoi attraenti canali e le sue viuzze romantiche possiede una atmosfera davvero speciale.
Il suo centro storico medievale, perfettamente conservato, gli regala l’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.
Pur volendosi impegnare a fondo, credo sia quasi impossibile fare una foto di Bruges e non trovarla gradevole.
Uno scenario naturale che presenta la cittadina belga come una elegante e suadente dama sempre pronta a farsi immortalare nella sua fiera sensualità.
Difatti rapisce i sensi, Bruges.

Bruges

Si gira a piedi, la parte più interessante è tutta zona pedonale.
Meglio ancora in barca, volendo.
Fascino unico e prospettiva emozionante, da cinema.

La celebre Piazza del Mercato è il fulcro della rappresentazione,
Il Beffroi, la Torre Campanaria risalente al XIII secolo, è uno dei simboli della città: oltre ottanta metri di altezza a dominare e il paesaggio circostante, con i suoi tetti rossi e le guglie sottostanti.
All’interno uno sfizioso carillon con una cinquantine di campane che, in passato, scandivano tutte le attività degli abitanti.

Bruges, Piazza del Mercato

A pochi passi ecco un’altra piazza, Burg, col Municipio e la sua bella Sala Gotica e la Basilica del Sacro Sangue con le sue imponenti vetrate e la doppia coppia di stili: Cappella Superiore Gotica e Cappella Inferiore Romanica.
L’altro edificio religioso da non perdere è la Chiesa di Nostra Signora, stupenda e mastodontica all’esterno e ricchissima d’arte al suo interno (la Madonna col Bambino di Bruges, di Michelangelo, è l’attrazione principale), posta a brevissima distanza dal caratteristico Ponte di Bonifacio.

La cosa più divertente di Bruges è che non c’è bisogno, a parer mio, di una guida.
Passeggi, ritempri lo spirito e glorifichi la vista e ti ritrovi tutto a portata di mano, in qualche modo.

Il Groeningemuseum è il più importante museo della zona.
Gli esperti tendono a definirlo il più autorevole del paese, comprendendo una serie di collezioni che coprono secoli di pittura fiamminga, belga ed olandese, con dei maestri di assoluto spessore quali Bosch, van Eyck, Memling, Magritte, David ed ancora molti altri nomi di grido.
Mi è piaciuto davvero tanto.

Groninge Museum

Come mi è piaciuto tantissimo il Minnewater, il Lago dell’Amore, abitato dagli affascinanti cigni.
Monogami, eleganti, delicati.
Chi meglio di loro, in un luogo dedicato all’amore?

Minnewater

Invece non mi ha entusiasmato il Beghinaggio di Bruges, che come le altre attrattive mi sono ritrovato dinanzi mentre giravo per le pittoresche stradine del borgo.
Debbo ammettere che è una tipologia di richiamo che, nonostante sia molto apprezzata dai turisti, non suscita nel sottoscritto una forma di reale interesse, come ho avuto modo di riscontrare pure altrove.
Ci lavorerò su, ma senza grande convinzione.
Tutt’altro.

Piuttosto, ho parecchio gradito la camminata tra i mulini a vento, che sullo scrivente esercitano sempre un grande fascino.

Il mare è vicino e questo va ad influenzare la cucina locale: zuppa di pesce e cozze (con patatine) in primis.
Poi lo stufato di mare e le anguille, circondate da verdure e salse alle erbe.
Anche le carni sono abbastanza pregiate, accompagnate dalle immancabili patate.
Irrinunciabili le gaufre, cialde con tutto il ben di Dio a corredo: soprattutto cioccolata, che in Belgio è di altissima qualità.
Ed ovviamente la strepitosa birra locale, bevanda nazionale.

Io ho mangiato in tre/quattro pub e birrerie, tutte assolutamente di livello.
Ricordare i nomi è impresa ardua.
Mi sono aiutato con google immagini e forse ho recuperato qualche input.
Sfeerbistro De Twijfelaar è stata la prima tappa, la stessa sera dell’arrivo in città: un locale delizioso, con un menu in grado di spaziare dallo spuntino a base di panino e contorno fino alla cena gourmet con pietanze raffinate ed accoppiamenti ricercati.
Ero veramente felice, sia di essere lì dentro che -in primis- di trovarmi a Bruges, un viaggio che avevo “studiato” a lungo.
‘t Brugs Beertje è il paradiso della birra artigianale.
Ne avevano a milioni e le servivano insieme a succulenti taglieri di salumi, formaggi e qualche bel croque monsieur (tramezzino grigliato con formaggi e prosciutti di vario tipo).
Gli interni sono esattamente come un appassionato della birra vorrebbe che fossero: intimi, caldi, confidenziali.
Cambrinus è un’altra birreria che offre una lista variegatissima per bere ed un buona scelta per mangiare.
Turistico, ci sta, eppure degno di una ispezione enogastronomica.

Oltre all’offerta culinaria, Bruges dispone anche di molte strutture alberghiere.
Io optai per una sistemazione posta proprio nella Piazza del Mercato, in uno dei locali che offrono i pasti e dispongono anche di alloggi per la notte.
Oggi ho visto che la proprietà è stata riconvertita in appartamenti di lusso, senza servizi di gastronomia: quando ci passai io era in posizione strepitosa, come ora, ma il lusso non era previsto manco per sbaglio.

Per arrivare a Bruges ci sono parecchie opzioni.
La più semplice, dall’Italia, è quella di volare sulla capitale belga e poi spostarsi in treno o bus (poco più di un’ora di tragitto in entrambi i casi), mentre il transito diretto su gomma dall’aeroporto a Bruges richiede una mezzoretta in più.
I trasporti cittadini sono efficienti, orientati per la maggior parte verso la periferia cittadina, raggiungibile in bus.
In centro, ribadisco, si gira a piedi o, volendo, in barca.
La stazione ferroviaria è carina, in perfetto stile nordico, funzionale ed accogliente, rimodernata da qualche anno.

Bruges, Stazione


I convogli solitamente rispettano gli orari, pure perché le distanze non sono eccessive e l’organizzazione generale sembra abbastanza capillare.


A proposito di collegamenti, da Bruges a Gand bastano meno di trenta minuti in treno e poco più in bus.
Anche con la capitale i tempi tendono a dimezzarsi, rispetto alla Venezia del Nord.
La vicinanza tra Bruges e Gand e la facilità da entrambe di raggiungere Bruxelles permettono al turista di potersi sbizzarrire nel pianificare un bel tour del Belgio.
Ragionando in base ai giorni a disposizione, è chiaro.
In una settimana si riescono a vedere le cose più importanti e pure con la dovuta calma.
Man manco che diminuisce il tempo disponibile, tocca eliminare qualcosa dalla lista di base che deve necessariamente prevedere le succitate Bruxelles, Bruges e Gand, alle quali possibilmente aggiungere Anversa, Lovanio, Ostenda e Liegi.
E altro ancora ci sarebbe, eh.


Quando sono stato a Gand (Gent, Ghent o come pare a voi), oltre dieci anni or sono, la città era letteralmente un cantiere aperto 24H24.
Eppure, nonostante ciò, mi è piaciuta tantissimo.
Rispetto a Bruges è meno cinematografica, con un fascino più discreto e reale, se mi è consentito utilizzare questo termine.
Bruges è stupenda, intendiamoci.
Non artefatta, ci mancherebbe.
Ma tutto è naturalmente scenico, ecco.
Invece Gand esprime altrettanta bellezza, senza dubbio, però lo fa con maggiore placidità, a misura d’uomo, con vocazione turistica ma senza il caos che, volente o nolente, è presente nell’altra, essendo tutto concentrato nelle zone centrali e quindi soggetto, immancabilmente, ad una minore rilassatezza derivante dal trambusto dei moltissimi visitatori.

Gand

Fermo restando la differenza di grandezza delle località, mi viene spontaneo fare un paragone con Lipsia e Dresda, da poco raccontate, con Gand che potrebbe essere associata alla prima, bella e dinamica, e Bruges che potrebbe fare il verso a Dresda, stupenda ed eterea.

A Gand, che deriva il suo nome dalla confluenza dei fiumi Lys e Schelda, mi ha rimesso al mondo passeggiare attraverso i suoi canali senza, ripeto, il bordello eccessivo riscontrato nella sua rivale fiamminga.

Nel mio incedere ho subito incontrato il Beffroi, col campanile alto quasi cento metri che è inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.
Ho poi scoperto che Gand ha altri due campanili che si uniscono idealmente a quello del Beffroi: il campanile della Cattedrale di San Bavone e quello della Chiesa di San Nicola.

La Cattedrale, oltremodo imponente, ha una storia molto complessa che sfocia in una notevole varietà di stili che la compongono, per quanto quello gotico resti predominante.
Ospita al suo interno importanti opere pittoriche, tra le quali spiccano “L’adorazione dell’Agnello Mistico” dei fratelli van Eyck e la Conversione di San Bavone, di Rubens.
Durante il mio passaggio non si poteva visitare per intero, purtroppo, a causa di restauri in corso.
La cripta era invece aperta l pubblico ed è stata una fortuna, perché consente di viaggiare nel tempo con le sue pergamene, i libri antichi, i preziosi calici, gli oggetti in oro e gli altri reperti risalenti ai dintorni dell’anno 1000.
Una meraviglia.

Panorama

Anche la Chiesa di San Nicola merita, con gli esterni in pietra blu-grigia di Tournai e gli interni tipicamente gotici, con le vetrate grandi e colorate ed un affascinante organo dell’ottocento, molto ben conservato.

Paesaggio

Il Museo delle Belle Arti era chiuso, sempre per la questione della città cantiere aperto.
Ospita opere di Bosch, Tintoretto ed altri maestri.
Un giro al suo interno lo farei volentieri, qualora mi trovassi a Gand.

Ricordo anche altri musei, tra cui uno dedicato all’Arte Moderna.
Non essendo un genere che mi appassiona molto, e tenuto conto del periodo e delle varie chiusure in atto, andai oltre.

Proprio pensando al fatto che girai la città in una fase non eccelsa della sua storia, per così dire, mi sorprende che la ricordi così bene e con vivido entusiasmo.
L’atmosfera vivace, e nel contempo serafica, è la carta vincente di Gand.

Vista

Tante belle caffetterie, alcune rinascimentali sale da tè, molti bei localini dove mangiare (bene) e bere (ancora meglio) per ricaricarsi in vista della prossima passeggiata o dello shopping, che qui offre opportunità interessanti.

Gand ha due stazioni ferroviarie: Dampoort e SintPieters.
La prima è abbastanza centrale ed estremamente minuscola, tanto da poter essere scambiata per una fermata del tram.
La seconda è più distante dal centro ma può essere considerata una vera e propria stazione dei treni.
Ha un aspetto austero e signorile, che rimanda alle sue consorelle dell’est.
Lavori in corso pure qui, che mi parve di capire sarebbero durati pressoché in eterno.

Gand, Stazione


In Belgio, similarmente alla vicina Germania, i treni costano, ma pullulano anche le offerte, soprattutto durante i fine settimana.

L’offerta alberghiera, su Gand, è invece meno allettante.
Nel senso che, come a Bruges, bisogna muoversi per tempo per non rischiare di non trovare posto o, nel peggiore dei casi, di dover investire un capitale per una sistemazione magari nemmeno troppo lussuosa.

È la legge del mercato, baby.

Mi piacerebbe riuscire a ricordare lo stravagante localino ove ebbi il piacere di bearmi con una ottima birra accompagnata da un dolce m o n d i a l e (o viceversa).
Un posto stranissimo, che pareva catapultato lì direttamente dalla Belle Époque.
Chissà se prima o poi mi sovverrà il nome, dai meandri della follia mnemonica.
Mission: impossible.

Conservo un paio di scarpe che presi in quel di Gand, tuttora in uso.
Credo sia emozionante, almeno di tanto in tanto, riportare alla memoria i luoghi attraverso determinati oggetti.
Una mia fisima, apparentemente molto condivisa dall’umanità ma, nei fatti, la classica fisima del coglione, che se la gioca con le intramontabili tipo “nessuno vuole la guerra nel mondo” o “bisogna volerci bene in questa vita”.
Livelli top di (auto)coglionaggine, ecco.
Però mi piace lo stesso e quindi avanti così, fino alla morte.


Detto ciò, le Fiandre sono uno spettacolo.
Il Belgio è sicuramente degno di un giro fatto come si deve.

Le attrattive non mancano davvero e sono tenute discretamente bene, anche perché a differenza della nostra penisola i fiamminghi si fan pagare pure l’aria che si respira ed i culi che si ammirano per strada.
Esagerano loro, a parer mio, in un senso.
Esageriamo noi, all’opposto, nonostante i 3/4 di patrimonio artistico mondiale porti la firma tricolore.

Discorsi complessi, che mi fanno già rodere il mitico chiccherone.
Metto su una pomata lenitiva e mi vado a cercare sul tubo qualche video recente di Gand e Bruges, nell’attesa di tornarci dal vivo.


Buon viaggio!

V74

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