• Il fratello maggiore

Klaus Allofs

Una cosa che faccio spesso, per non dire spessissimo, è andarmi a rivedere sui siti di riferimento -i soliti, insomma- le varie tappe dei calciatori che più mi hanno appassionato, soprattutto in epoca passata.
Di alcuni di essi ricordo abbastanza bene il percorso.
Di altri meno e, comunque, una ripassata fa sempre bene alla salute ed alla memoria.

Avendo viaggiato moltissimo, in particolar modo tempo addietro, molte volte le tappe di certi giocatori coincidono con le città/località che ho avuto la fortuna di visitare.
Essendo un viaggiatore amante del “ritorno sul luogo del delitto”, cioè uno che preferisce conoscere un posto a fondo e nelle varie stagioni piuttosto che spendere una settimana di esotico all inclusive, ecco che mi diverte immaginare il protagonista di turno immerso nella spesa, dal dentista, nel bar sotto casa o dal tabaccaio.
Come un comune mortale, su.
Che poi, fama e conto in banca a parte, quello sarebbe.


Un calciatore che mi piaceva parecchio, con numeri davvero di rilievo alle spalle e che ha vissuto in luoghi che conosco molto bene, è Klaus Allofs.

Classe 1956, di Düsseldorf.
Iniziamo alla grande, perché è una città nella quale sono stato una marea di volte e che trovo alquanto sfiziosa.

Klaus nasce in una famiglia di sportivi: la madre, Maria, è stata un’ottima giocatrice di pallamano.
Il padre, Franz, è stato un buon calciatore dilettante.
Inoltre tra zii e zie, da un lato e dall’altro, si potrebbe tranquillamente organizzare una Olimpiade.
A completare l’opera arriva Thomas, fratellino minore -tre anni- di Klaus, con cui organizza veri e propri torneo di calcio-calzino.
Eh sì, perché mamma Maria ha severamente vietato l’utilizzo di un pallone di cuoio in casa, datosi che la villetta della famiglia Allofs ha più vetri che muri.
Quindi la sfera viene “creata” con appunto dei calzini appallottolati e ricoperti di nastro isolante, a dar consistenza ed amalgama a quell’oggetto che diventa il preferito dei piccoli.

Quando arriva la bella stagione, ecco che la famiglia si sposta a Walbeck, un villaggio oggi incorporato nella cittadina di Geldern e famoso per la produzione degli asparagi.
Siamo nella zona del Reno e da queste parti vi sono delle squisite tradizioni enogastronomiche.
Valle de Reno e della Mosella: tra le mie zone preferite, in Europa.
Qualche anno fa, durante uno stupendo soggiorno in quel di Boppard, mi allungai in una mini crociera sino a Winningen, oltre Coblenza, un paesino nel quale si produce l’unico vino rosso della regione -famosa per i Riesling – e dove le specialità stagionali più rinomate prevedono una cucina proprio a base di asparagi.
Che spettacolo!

Anche Waldeck è nota per la stessa coltura ed alcuni parenti degli Allofs sono ancora oggi attivi in tal senso.
Negli anni sessanta, invece, i legami parentali erano l’occasione per stare tutti insieme e godere di atmosfere rurali e serene.
Klaus e Thomas hanno trasformato un vecchio fienile dello zio in uno stadio di calcio e con tutti i ragazzini del posto danno vita a partite accese e divertenti.
Il maggiore è sempre il migliore e lo è pure se si gioca a tennistavolo, a bocce ed addirittura a minigolf, nella vicina Arcen, Paesi Bassi, dove spesso la “banda” al gran completo si reca in gita per qualche momento di ulteriore relax.
Spensieratezza ed armonia, per due bambini vispi e smaniosi.
Viziatissimi, oltretutto.
Perché una delle loro zie, Leni, non si è ancora accasata e sfoga amorevolmente su Klaus e Thomas il proprio istinto materno, deliziandoli con tutte le prelibatezze che il ristorante di Johannes, un altro zio, mette a disposizione.

L’atmosfera bucolica tiene i due fratellini sempre in movimento ed il pallone che rotola tra fieno, terriccio, prato e radura è un ottimo allenamento per la tecnica degli Allofs che, non a caso, arriveranno entrambi ad indossare la maglia della Nazionale Tedesca.


Ad otto anni Klaus viene accompagnato dal papà al campo del TuS Gerresheim, a due passi da casa, in una piccola polisportiva che dispone di un organizzato settore giovanile di calcio.
Poco dopo anche Thomas seguirà il medesimo percorso.

Klaus ha già il suo ruolo: attaccante.
Senza discussioni, eh.
Lui mira la porta, esattamente come quando è dagli zii in campagna.
Fienile o campo di calcio che sia, è uguale.
Lo scopo è uno soltanto: il gol.

A sedici anni passa nella Juniores del Fortuna Dusseldorf, club che proprio in quegli anni vive una fase importante della propria storia sportiva e partecipa per la prima volta alla Coppa Uefa.
Agli allenamenti ci va in tram, Klaus: sia perché la famiglia non dispone momentaneamente di un’auto, sia perché papà Franz non ha piacere che i figli si abituino alle moderne comodità senza prima imparare a conoscerne il valore ed i sacrifici necessari a goderne.


Klaus è un ragazzo con la testa sulle palle, comunque.
Estroso, questo di sicuro.
Però pure responsabile, a suo modo.
Adora giocare a calcio e si vede, quando corre come un matto inseguendo la sfera.

Maggiorenne, entra a far parte della rosa della prima squadra ed esordisce poco dopo, totalizzando una dozzina di presenze nel torneo 75-76, senza riuscire a mettere a segno alcuna rete.
A lanciarlo nella mischia, quasi sempre da subentrante e da centrocampista offensivo, è l’allenatore Sepp Piontek, che in futuro diventerà noto al grande pubblico per gli ottimi risultati raggiunti alla guida della Danimarca.
Allofs diventa titolare ed inizia vedere spesso la porta nella stagione successiva, col nuovo tecnico Tippenhauer che lo schiera fisso in attacco.
Il team arriva in finale della Coppa di Germania, perdendo 2-0 col Colonia.
Una delusione, per Klaus, che però al terzo anno in maglia biancorossa esplode definitivamente e diventa capocannoniere, con ben ventidue centri.
Un exploit che vale ai suoi un buon posizionamento in classifica ed al quale si aggiunge la vittoria in Coppa di Germania, dove il Fortuna giunge nuovamente nell’ultimo atto e stavolta vincendo, dopo essersi imposto per 1-0 sull’Hertha di Berlino, ai tempi supplementari.

Klaus Allofs, Fortuna Dusseldorf

Primo trofeo in carriera per Klaus Allofs e pure per Thomas, che ha raggiunto anch’egli la prima squadra e, curiosamente, è il partner offensivo del fratello.
Un risultato che mitiga, quantomeno in parte, l’enorme amarezza patita un mese prima a Basilea, in Svizzera, allorquando il Dusseldorf ha perso la finale di Coppa Uefa, ancora ai supplementari (3-4), contro il Barcellona di Neeskens e Krankl.

Dodici mesi più tardi le Coppe di Germania in bacheca diventano invece due, col bis -che sa di rivincita della gara di due anni or sono- contro il Colonia di Schumacher e Littbarski , sconfitto per 2-1.
Klaus Allofs, insieme a Burgsmüller del Borussia Dortmund, è capocannoniere di Coppa, con nove gol.


Avendo esordito giovanissimo in Nazionale ed essendosi confermato ad importanti livelli di rendimento in patria, il nostro viene convocato per gli Europei del 1980, in Italia.
La Germania Ovest supera in scioltezza il girone iniziale battendo per 1-0 la Cecoslovacchia, superando per 3-2 l’Olanda (tripletta di Klaus Allofs) ed impattando con la Grecia, 0-0, ritrovandosi proiettata direttamente in finale.
Il 2-1 al Belgio di Pfaff e Ceulemans vale il primato continentale: Allofs, capocannoniere del torneo grazie alla giornata di grazia con l’Olanda, è Campione d’Europa insieme a gente come Schuster, Rummenigge, Hrubesch, Schumacher, Stielike, Briegel ed altri ancora.

E continua a segnare molto anche in Bundesliga: nel 1980-81 ne mette 19, terzo nella classifica cannonieri dietro al solito Burgsmüller (27) ed al vincitore, il succitato signore di nome Karl-Heinz Rummenigge (29).
Il suo club ristagna a metà graduatoria ed inizia a pagare il conto -salato- delle ultime e positive annate: problemi societari seri (leggasi: economici), che ne mettono a rischio la permanenza in prima divisione.

Nella stagione che porta al Mondiale di Spagna del 1982 il Colonia prova lo scippo: oltre due milioni di marchi tedeschi al Fortuna e un lauto ingaggio pluriennale per il puntero di Dusseldorf, oltre a vari benefit e premi in aggiunta.
Il progetto dei caproni (come vengono soprannominati tifosi e giocatori del Colonia, richiamando il loro stemma) è chiaro: tornare a vincere la Bundesliga.
La rosa è forte e ad allenarla arriva il santone olandese Rinus Michels.
Il bomber Dieter Müller è passato allo Stoccarda e Klaus Allofs è l’uomo deputato a prenderne il posto.
Il popolo di Dusseldorf non apprezza affatto, ma la cessione del prezzo pregiato della squadra è necessaria alla sopravvivenza del club.


Klaus Allofs si sposta di qualche chilometro e si trasferisce nella bellissima Colonia, altra città che evoca nel sottoscritto miriadi di ricordi ed emozioni.
Il fratello, Thomas, non lo segue nella nuova avventura: passerà al Kaiserlautern dodici mesi dopo, continuando a segnare parecchio anche lui.

L’attaccante ritrova attuali compagni di Nazionale (Schumacher, Littbarski, Fischer) ed ex Campioni d’Europa (Zimmermann, Cullmann), oltre a parecchi altri buoni calciatori.
Compagine equilibrata e tecnicamente molto qualitativa, che sfiora la vittoria del campionato finendo dietro ai vincitori dell’Amburgo.

Colonia

La prima stagione per la punta è abbastanza interlocutoria.
Si prepara per il Mondiale del 1982, ma a viaggiare verso la penisola iberica è l’altro Allofs, sebbene non venga mai utilizzato durante la kermesse.
I tedeschi inizialmente non brillano: poi iniziano a carburare fino a battere la Francia di Platini e Giresse, in semifinale, nella mitica Notte di Siviglia, con il celeberrimo scontro tra Schumacher e Battiston.
In finale, a Madrid, ci pensa l’Italia di Rossi e Bearzot a stoppare i loro sogni e a mettere la Coppa del Mondo sull’aereo per Roma.

Klaus è deluso dalla mancata partecipazione alla massima competizione internazionale di calcio, però aveva già intuito da qualche mese che non avrebbe fatto parte della spedizione in terra spagnola.

Si rituffa nella Bundesliga e riprende a segnare.
Il Colonia non ripete la splendida stagione precedente, ma riesce a portare a casa la DFB-Pokal, la Coppa di Germania, superando in finale i cugini del Fortuna Colonia per 1-0.
Allofs gioca da punta, partendo dalla sinistra, con Fisher in mezzo e Littbarski -autore del gol che decide l’incontro- a destra.
Un tridente di qualità, supportato da un centrocampo muscolare e, nel contempo, con buone geometrie, protetto a sua volta da una difesa solida ed imperniata sull’estremo difensore più forte del paese.


Il C.T. Derwall decide di convocarlo per gli Europei del 1984, in Francia, lasciando a casa il fratello minore.
Lo schiera sul lato mancino -naturalmente in avanti- a supportare il bomber Voller, con Rummenigge sulla destra.
La Germania Ovest pareggia (0-0) col Portogallo di Bento e Chalana, batte la Romania di Hagi e Boloni (2-1) e perde con la Spagna di Santillana e Gordillo (0-1), prendendo gol all’ultimo minuto di gioco e salutando così la compagnia.

Al ritorno in patria, Allofs è carico a pallettoni e voglioso di fare una grande stagione col suo club, del quale è capitano.
Il Colonia disputa una bella annata, in effetti, chiudendo al terzo posto in classifica dietro al Bayern Monaco (campione) ed al Werder Brema.
Klaus è capocannoniere con ventisei reti, precedendo il suo amico Voller.
Thomas, intanto trasferitosi al Kaiserslautern, si ferma a quota diciannove e chiude il podio.
Un anno dopo i caproni non si ripetono in Bundesliga, concentrando tutte le energie sulla Coppa Uefa, dove arrivano a contendere il trofeo al Real Madrid di Butragueno ed Hugo Sanchez, nella doppia finale.
Gli spagnoli, più scafati dei tedeschi, vincono l’andata per 5-1 e tengono botta al tentativo di rimonta degli avversari, nel ritorno (2-0) giocato a Berlino a causa della squalifica del campo del Colonia, per incidenti accaduti nella semifinale contro i belgi del Waregem.
Allofs, con l’aiuto del movimento e degli assist di Littbarski e Bein, è capocannoniere della competizione.

Il Colonia, che nell’ultimo triennio è stato guidato da Löhr, ingaggia Daum come responsabile tecnico.
Lo scossone non regala gli effetti sperati, col team che si assesta a metà graduatoria.
Viene promosso in prima squadra il giovane Häßler, che vincerà Mondiale (1990) ed Europeo (1996) con la Nazionale e giocherà in Italia con Juventus e Roma.

I Campionati del Mondo in Messico rappresentano un’altra vetrina di pregio per i calciatori teutonici, allenati dal Kaiser Beckenbauer.
Klaus Allofs è titolare e segna nelle prime due gare, dapprima riportando in parità il risultato (1-1) contro l’Uruguay di Alzamendi e Francescoli, poi realizzando il 2-1 che consente ai tedeschi di sconfiggere la Scozia di Strachan e Souness.
Resta a secco nella sconfitta (0-2) con la Danimarca di Elkjær e Lerby.
La Germania supera il turno ed agli ottavi batte -in extremis- il Marocco di Timoumi e Zaki, per 1-0.
Poi nei quarti supera ai rigori i padroni di casa del Messico, con Allofs che realizza il suo tiro dal dischetto.
In semifinale è la Francia a doversi fare da parte: 2-0, con gol di Brehme e Voller.
All’ultimo atto, con Allofs sempre in prima linea, i germanici debbono lasciare il passo al Re, Sua Maestà Diego Maradona, ed alla sua Argentina.
3-2 e coppa che vola in Sudamerica.

In finale il nostro non ha brillato, venendo sostituito nell’intervallo da un Voller che contribuirà alla rimonta dei suoi, poi resa vana dalla rete decisiva di Burruchaga.


Klaus Allofs mi ha colpito, in quel superbo Mondiale.
Oltre alle reti di cui sopra, parliamo di un attaccante veramente forte.
Un sinistro che canta, potente e preciso, in grado di disegnare traiettorie impossibili da decifrare per i portieri avversari.
Rapido e con un bagaglio tecnico superiore alla media, Klaus è uno di quegli attaccanti che giocano a testa alta, seguendo l’azione e mostrando freddezza e senso del gol, allorquando la sfera è in area di rigore.
Ottimo rigorista, inoltre.
E calcia benissimo dalla distanza e da fermo: in particolar modo i corner, tesi ed a rientrare, con parabole arcuate di grande effetto che generano il pathos nell’area piccola.
A fine carriera i suoi numeri saranno indiscutibili: 177 gol in 424 partite di Bundesliga, due volte miglior cannoniere della competizione (1979 col Dusseldorf e 1985 col Colonia: primo a riuscirci con due società diverse) e tanti titoli, personali e di squadra, a certificarne il valore.
In Nazionale oltre cinquanta gettoni e poco meno di una ventina di gol, con il punto più alto nella vittoria agli Europei del 1980 e con la piazza d’onore ai Mondiali del 1986 a rappresentare forse il più grande rammarico della sua epopea personale.
Oltre alla solita -e per me irresistibile- questione onomatopeica, perché Allofs suona proprio teutonico ed efficace, Klaus è uno dei miei Top in uno dei mie tornei preferiti (Bundesliga) e nel Mondiale che mi ha più divertito ed emozionato (sebbene non lo abbia vinto l’Italia, purtroppo).
Una questione personale, insomma.
Oltre che uomo di Coppa, di quelli che mi gasano una cifra.
E poi Dusseldorf, Colonia, Marsiglia, Bordeaux e Brema: come detto, l’amico ha saputo scegliere bene dove prendere il domicilio.


Eh sì, perché dopo aver giocato l’ultima stagione a Colonia, dove si è ricongiunto col fratello Thomas in una annata senza particolari sussulti, nel 1987 Klaus si trasferisce a Marsiglia.
A sostituirlo in riva al Reno è il danese Povlsen, che va a far compagnia al connazionale Morten Olsen ed, in attacco, a Thomas Allofs, che invece resta in squadra.
Torna pure Littbarski, dopo una fugace apparizione nel Racing Club di Parigi, mentre saluta anche Bein, ceduto all’Ambrgo.
Una piccola rivoluzione, che di lì a breve consentirà ai biancorossi di Daum di tornare a lottare per il vertice.

Klaus Allofs, in scadenza di contratto, non trova l’accordo economico con il Real Madrid che lo cerca per un paio di settimane e va invece a Marsiglia, dai vice-campioni di Francia.

Allofs, OM

Prima di fare le valigie osserva da spettatore il Campionato d’Europa del 1988, che ha luogo proprio in Germania: dopo un decennio di fedele ed appassionata militanza saluta la Fußballnationalmannschaft poco prima della competizione, che vede i teutonici uscire in semifinale (1-2) contro l’Olanda di Gullit e Van Basten, che vincerà il torneo.

A Marsiglia il magnate Bernard Tapie si è da poco insediato alla presidenza della società ed ha mire di gloria, in patria ed all’estero.
La rosa è più che discreta, in effetti: Giresse, Papin, Bell, Genghini, Ayache, Domergue, Le Roux, Karlheinz Förster e Abédi Pelé, giusto per fare qualche nome.
Invero il primo anno di Klaus in Provenza (regione stupenda), per quanto segni tredici gol senza rigori (li tira Papin, che tocca quota 19), non è indimenticabile, perché in primavera è costretto ad operarsi al menisco e chiude quindi anzitempo una stagione avara di soddisfazioni per i provenzali.

Il riscatto, puntuale, si materializza dodici mesi più tardi: l’Olympique Marsiglia, rinforzatosi con elementi come Cantona, Sauzée e Vercruysse, vince la Division 1 e si laurea Campione di Francia.
Klaus Allofs ha giocato meno, però ha conquistato il double alzando al cielo pure la Coppa di Francia contro il Monaco di Hoddle e Weah, segnando anche una delle reti del 4-3 finale a favore dei marsigliesi.


Nel calciomercato estivo il Marsiglia tenta di ingaggiare Maradona, dal Napoli.
Il piano non riesce, così Tapie vira sul nazionale inglese Waddle, acquistato dal Tottenham.
A fargli spazio in rosa è proprio Allofs, che lo staff tecnico vorrebbe confermare ma che su pressioni dell’ingombrante presidente viene inserito in un doppio scambio col Bordeaux insieme al centrocampista Meyrieu.
In direzione opposta viaggiano l’iconico centrocampista Tigana ed il difensore della nazionale francese Roche.


Il Bordeaux ha problemi finanziari: la presenza di Allofs, che lascia Marsiglia col veleno addosso, per come è stato trattato, e che si innamora in men che non si dica della splendida cittadina dell’Aquitania, rivitalizza l’ambiente e pone le basi per una Division 1 all’insegna del bel gioco e dei punti.
I quattordici gol del tedesco permettono ai girondini di sfiorare l’impresa, finendo secondi alle spalle proprio del Marsiglia.

Lui rimarrebbe volentieri ed i tifosi del Bordeaux ne sarebbero felicissimi: una proposta del Werder Brema rimescola le carte e Klaus, a trentaquattro anni suonati, decide di tornare in patria, dove ancora sono in atto i festeggiamenti per il Mondiale vinto in Italia, nel 1990.

Il Werder è arrivato in semifinale di Uefa ed in finale di Coppa di Germania, nella precedente annata.
In campionato invece non ha brillato ed ha voglia di rilanciarsi.
Il mitico allenatore Otto Rehhagel punta sul neozelandese Rufer, per sopperire alla partenza del bomber Riedle, ceduto alla Lazio.
Allofs va a prendere in rosa il posto di Burgsmuller, ritiratosi dall’attività.
Calciatore di esperienza e carisma, pronto per ogni evenienza.
Alla fine Klaus le gioca quasi tutte, mettendo a referto una decina di gol ed un bel po’ di assist per Rufer, che arriva a quindici.
Il Brema – città che porto nel cuore– è primo nel girone d’andata, poi ha un calo di rendimento e finisce terzo, dietro al sorprendente Kaiserslautern campione ed al Bayern Monaco.
Vince però la Coppa di Germania, contro l’ex squadra di Allofs, il Colonia, sconfitto ai rigori nonostante Klaus sbagli il suo tiro, stranamente.

Un anno più tardi un altro trionfo, stavolta europeo: la Coppa delle Coppe, che Klaus Allofs firma con una rete in finale, nel 2-0 contro il Monaco di Weah, guidato da Wenger in panca.
Una stupenda seconda giovinezza, per l’attaccante di Dusseldorf.
E non c’è due senza tre: nel 1993 il Werder perde la Supercoppa Europea nella doppia finale col Barcellona, con Klaus che nella gara d’andata entra nella ripresa segnando la rete del pareggio, 1-1, mentre in quella di ritorno -in Spagna- non riesce a fare il bis e col 2-1 finale i catalani iscrivono il loro nome tra i vincitori della Coppa.
Però si rifà ampiamente vincendo la Bundesliga, con Allofs che gioca part-time e, nello specifico, contribuisce più col carisma che con le reti (0) ad una vittoria fondamentale nella storia dei biancoverdi.
Rehhagel crea un gruppo di ferro: Allofs, Rufer, Herzog, Votava, Bode, Wolter, Beiersdorfer, Sauer, Eilts, Reck, Bratseth, Borowka, Kohn,Hobsch, Legat, Neubarth e tutti gli altri.
Davvero una bella storia ed un lieto fine per la carriera di Klaus.
Che al termine della stagione, complice un fastidioso infortunio, decide di appendere gli scarpini al chiodo mettendo fine a quella che, senza alcun dubbio, può essere considerata una bellissima avventura, costellata di successi personali e di squadra e conclusa splendidamente con il suo primo ed unico Meisterschale.

Allofs, Werder Brema

Dopo il ritiro Klaus Allofs ha allenato il Dusseldorf.
Si è poi specializzato in ruoli dirigenziali, lavorando con ottimi risultati per Werder Brema e Wolfsburg, prima di tornare a chiudere quel cerchio magico che lo lega al succitato Fortuna Dusseldorf, dove ad oggi è Direttore Sportivo.

Grande appassionato di musica rock, Klaus ama i cavalli -ha posseduto una scuderia, prima che alcuni problemi insorti con le scommesse lo spingessero a chiuderla- grazie alla passione trasmessagli dal nonno ed adora rilassarsi in campagna come quando era infante, con la sua famiglia.
Ha avuto due eredi (un maschio ed una femmina) da sua moglie Ute ed un’altra figlia da quella che per un periodo è stata la sua compagna, Claudia, venuta a mancare prematuramente.
Oggi vive, con Ute ed il resto della famiglia, a Duisburg.

Allofs, 2022

Negli anni ottanta sua madre, Maria, decise di togliersi la vita.
Un colpo durissimo, per Klaus e suo fratello Thomas.
Entrambi hanno saputo rialzarsi, con immane forza, da una batosta tremenda.

Perché dietro a molti calciatori, oltre alla fama ed al talento, vi è pure tanto altro.
Tanto altro.

Klaus Allofs: il fratello maggiore.

V74

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *